Parma Città candidata a Capitale Italiana della Cultura 2020

E'stato presentato il dossier di candidatura “Parma Capitale della Cultura 2020”.

I cittadini di Parma, i suoi amministratori, le imprese, le associazioni, le donne e gli uomini di ogni cultura e religione che vivono, lavorano e studiano in queste terre, candidano Parma a Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2020.

la cultura batte il tempo

 

La cultura batte il tempo” è il claim della candidatura del dossier, che valorizzerà la contemporaneità e storicità cittadina, con 25 istituzioni culturali coinvolte, 32 progetti specifici dedicati all'arte, alla letteratura, alla storia e alla musica, facendo leva sulla forza centripeta della cultura ma anche sulla sua capacità di arrivare in ogni quartiere, senza dimenticare l'importante presenza dei distretti socio-culturali, come il Ponte romano, il distretto della musica e il Wopa.

“Lo spirito con cui affrontiamo questa candidatura – ha detto il sindaco Federico Pizzarotti – è quello che respiriamo oggi in questo luogo carico della nostra storia e in cui ci siamo ritrovati così numerosi, portando ognuno le proprie energie, le proprie aspettative e desideri e il proprio orgoglio di appartenere a Parma: una forza sinergica di intenti che racchiude una idea di città che nasce da tutti noi e dalle nostre eccellenze. Parma 2020 si fonda sulla dimensione del “tempo” con la volontà di valorizzare i baluardi della nostra identità: un risultato a cui lavorare tutti insieme, uno stimolo importante per focalizzare un obiettivo all'unisono”.

A guidare tutta la presentazione del dossier è stato l'assessore alla Cultura Michele Guerra: “il progetto pilota tra quelli presenti nel dossier vede nell'Ospedale Vecchio il suo epicentro: un luogo simbolo nel cui recupero l'Amministrazione ha molto investito per riappropriarci del tempo della nostra città. “Il futuro della nostra memoria” è il nome che gli abbiamo attribuito, un progetto che si basa sulla rilettura del luogo come recupero dei nostri saperi anche attraverso il recupero documentale”.

Il cantiere di innovazione urbana e sociale che contraddistingue il territorio parmigiano di questi anni tende e deve tendere sempre più ad un modello aperto, ad una città permeabile, o – come la definisce Richard Sennett – ad una “città porosa”, casa dell’uomo artigiano, caratterizzata da un approccio dialettico tra istituzioni, società ed impresa, che ritrova nel tessuto urbano e nelle attività il senso profondo e la qualità del tempo che vive e che genera. 

Parma, come tutte le città, è un organismo vivente, che respira e si sviluppa lungo regimi di temporalità diversi. I diversi luoghi della città ce lo dimostrano ogni giorno e trasmettono in modo del tutto naturale questi diversi tempi a cittadini di ogni età e di ogni cultura: è quello che gli anglosassoni chiamerebbero “passive environmental exposure” e che innerva le nostre vite, dà loro profondità storica e sociale, senza che se ne abbia una piena e completa consapevolezza.

Esistono tante “Parma” ed ognuna di esse ha un posto preciso nel codice genetico di chi abita la città, ognuna di esse ha qualcosa da dire a chi viene da fuori, a chi studia in città, a chi vi trasferisce la sua vita, a chi la visita per un periodo più o meno lungo.

La città romana e quella medievale, la Parma rinascimentale e quella barocca, la borbonica e l’illuminista, la rivoluzionaria e l’asburgica, la Parma contadina e la Parma imprenditrice, quella verdiana – dei sentimenti forti e nazionali del melodramma – e la Parma delle barricate, quella profonda delle tradizioni popolari, la Parma dell’Oltretorrente, e la Parma innovativa e tecnologica: tutte queste sono, insieme e contemporaneamente, la città nella quale viviamo.

Uscendo per strada e camminando per qualche minuto, senza accorgercene attraversiamo tutti questi diversi tempi, penetrando un palinsesto di sentimenti e di visioni del mondo che prorompe silenziosamente da ogni strato temporale.

A marcare e connotare le diverse temporalità di una città contribuiscono, in ugual misura, le esperienze dei gruppi sociali che vi abitano e che ne scandiscono, per altro verso, il fluire, battendo un altro tipo di tempo: un tempo iperconnesso o pre-digitale, del lavoro e del riposo, del bambino, del giovane o dell’anziano, o ancora il tempo degli stranieri o dei viaggiatori. 

Ad ognuna di queste esperienze corrispondono orizzonti di attesa, che cercano nella città le prospettive per la loro realizzazione e che la città democratica deve intercettare e garantire. I tempi storici e i tempi sociali, naturalmente in rapporto con gli spazi che li caratterizzano, rappresentano il sistema entro cui si gioca e si dibatte oggi l’identità culturale della Parma contemporanea. Una sfida politica, certamente, ma prima di tutto una sfida culturale, l’una e l’altra volte alla costruzione di una Parma sempre più consapevole e accogliente.

È proprio sul tema del “tempo”, della sua rigenerazione attraverso la cultura, della capacità di ritmare la vita della città e di abbattere le barriere storiche e sociali attraverso processi di condivisione e di crescita, che abbiamo deciso di costruire la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2020

La cultura batte il tempo” significa intendere la cultura nel suo senso più ampio, vivo e produttivo, fattore decisivo nel processo di negoziazione che le diverse dimensioni temporali e sociali reclamano: la cultura scandisce il tempo di vita della città e nel far questo favorisce l’abbattimento degli steccati storici e sociali che rendono complicate le forme di dialogo. 

Considerare la cultura come luogo di “inclusione dei tempi” significa chiedere a chi opera in questo campo di tenere insieme la memoria e l’invenzione, l’assodato ed il rimosso e di creare spazi comuni in cui si possa avviare una riflessione sul senso autentico dell’essere comunità in una dimensione multiculturale e moderna.

Significa lavorare sui luoghi e nei luoghi, sui gruppi sociali e con i gruppi sociali. Significa attualizzare un pensiero lungo di secoli e farlo attraverso percorsi espositivi, museali e laboratoriali, attraverso spettacoli teatrali che recuperino e aggiornino la vocazione “politica” della teatralità, attraverso l’emozione ucronica della musica – che costruisce un altro tipo di “tempo”, un’altra idea di ritmo, decisiva in una città come Parma –, attraverso il potere aggregativo e immaginifico del cinema e dei nuovi media, o nella verticalità profonda delle biblioteche, nei luoghi di incontro e di scambio rappresentati dalle librerie, negli spazi collaborativi delle imprese culturali e delle industrie creative, in programmi specifici studiati insieme alle scuole e all’Università. 

In questi percorsi si ritrova non solo il senso dell’esperienza estetica nella contemporaneità, ma si ritrova il significato sociale e politico della cultura, oggi sempre meno svincolato dalla sua portata antropologica.

La Città di Parma si muove decisa lungo questa traiettoria e così il percorso di candidatura di seguito descritto vuole rappresentare l’occasione per identificare risposte adeguate alla necessità di un modello di sviluppo di città socialmente e ecologicamente sostenibile, dialettica e costruttiva, forte del grande lavoro avviato in concerto dall’amministrazione pubblica, dal sistema imprenditoriale, dall’Università e sostenuto dalle maggiori istituzioni culturali attive sul territorio e riconosciute a livello internazionale.

Non c’è miglior strategia per la crescita sociale dell’osmosi culturale, che va promossa, ma al contempo, con impegno, ricercata e ascoltata nelle pieghe della città.

 

Lettera di Franco Maria Ricci

Comunicato Stampa

 

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