“Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce t’insegneranno cose che nessun maestro ti dirà”.

Bernardo da Chiaravalle, abate di Clairvaux

 

Dal 7 al 29 settembre 2019 sarà ospitata, presso l’ex Oratorio di San Quirino, l’esposizione fotografica “Boschi fatati. Boschi scolpiti” del fotografo parmigiano Marco Fallini, realizzata con il patrocinio e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma.

In mostra sono raccolte circa 70 immagini, nel classico bianco e nero, stampate dallo stesso Fallini in camera oscura, ricavate da negativi in bianco e nero. Le fotografie sono scattate negli ultimi dieci anni sull’Appenino Tosco – Emiliano (Val Parma, Val Taro, Lunigiana) e nella Bassa Parmense (Parma Morta di Mezzani Inferiore, Coenzo e l’area golenale di Zibello).

La mostra inaugurerà al pubblico sabato 7 settembre alle ore 11 alla presenza del fotografo, dell’Assessore alla Cultura Michele Guerra e di Davide Papotti, docente di Geografia all’Università di Parma, che ha dedicato parte della propria ricerca all’analisi e lettura del paesaggio, con particolare attenzione alle metamorfosi degli alberi e alla fotografia di Fallini.

La mostra vuole proporre una lettura e una riflessione sul tema del bosco e degli alberi a partire dalle fotografie in bianco e nero esposte che, attraverso un’atmosfera da fiaba, attirano e inquietano il visitatore nello stesso tempo. Le pose inquadrano parti di natura poco o per nulla contaminate dalle mani dell’uomo, ma spesso modellate dagli agenti atmosferici e dal tempo.

Fallini è un fotografo di altri tempi che, attraverso la cura e il tempo dedicato alla composizione delle proprie fotografie, cerca di riaffermare la qualità meditativa e la potenziale bellezza delle immagini. Si descrive un amatore-fotografo che pratica artigianalmente un’attività definita “antica tecnica di fotografia” e così racconta il suo rapporto con questa tecnica:  «La manualità è una capacità indispensabile per realizzare questi manufatti iniziando dal negativo, lo scatto fotografico, lo sviluppo in camera oscura e alla fine la sua confezione per presentarla su pannelli. A volte penso che le foto mie siano fatte per il solo piacere di stamparle! […]La foto in bianco e nero è una composizione di non colore. Il bianco e nero stampato in camera oscura, con la chimica non è un getto d’inchiostro come le stampe in digitale. Il trattamento sensibile spalmato sulla carta fotografica sono cristalli d’argento, quindi è una superfice viva e se è illuminata si accende dando profondità prospettica».

Il soggetto prediletto da Fallini è appunto il bosco che esercita sul fotografo un fascino particolare «Il bosco fa parte del paesaggio che frequento con passione da lungo tempo, soprattutto quello montano e recentemente anche quello sulle rive dei fiumi. Nel silenzio del bosco possiamo sentire ciò che le piante bisbigliano e così possiamo capire il loro mistero. È un ecosistema positivo che accoglie l’uomo nella sua tranquillità, armonia e bellezza; camminare nel bosco è liberatorio e ci protegge dalla sofferenza. È in questa realtà che ho osservato le architetture dei Boschi Scolpiti dell’Appennino e Fatati del grande fiume il Po».

La mostra è aperta al pubblico, ad ingresso libero, con i seguenti orari: martedì e mercoledì dalle 9 alle 12.30; venerdì pomeriggio dalle 16 alle 19.30; sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30.

Sabato 14 settembre alle ore 18 Fallini, a partire dalle immagini esposte, dialogherà con il professor Alberto Reggianini dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia e sabato 21 settembre, alle ore 18, l’autore sarà nuovamente presente in mostra per dialogare con il pubblico e illustrare le immagini esposte e stampate con la tecnica zonale Ansel Adams.

 

Biografia Marco Fallini

Nato a Parma nel 1943 si avvicina alla fotografia fin dalla gioventù.

È iscritto al CAI di Parma dal 1967 e ha partecipato a vari corsi di roccia e scialpinismo.

Ha percorso a piedi e fotografato le più importanti montagne del mondo: dalla Patagonia all’Islanda, dal Nepal alla Nuova Zelanda, dall’India al Messico ma preferisce camminare sulle montagne di casa nostra, dove i crinali chiudono l’orizzonte verso la Lunigiana, trasferendo nella fotografia le emozioni e la bellezza sinuosa delle colline e dei laghi. È un fotoamatore che sa cogliere il linguaggio della bellezza dell’Appennino, l’armonia delle architetture di pietra, senza trascurare il lavoro e le condizioni di vita della gente del territorio. Molte delle sue immagini sono stampate in bianco e nero. In trent’anni di ricerca fotografica in Appennino ha realizzato una vasta testimonianza fotografica per coloro che apprezzano le riprese dell’ambiente e della gente nella cornice più classica del B/N. Da anni fotografa Parma e il suo territorio nelle architetture romaniche delle Pievi, dei Monasteri, dei castelli e borghi medievali. Ha iniziato a trovare interesse per il territorio della Bassa Parmense, fra gli argini dei suoi fiumi e torrenti. Così il paleo-alveo della Parma Morta. Da ultimo il rinnovo architettonico dissonante della città e del suo territorio.