Riaprirà al pubblico sabato 30 maggio presso l’Oratorio di San Quirino la mostra fotografica “Natura & Donna di Caterina Orzi, curata dalla critica d’arte Stefania Provinciali. 

La mostra - costretta alla chiusura nei mesi scorsi a causa dell'emergenza epidemiologica del Coronavirus - rientra tra i progetti idonei di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 e presenta trenta scatti che affascinano e interrogano. Hanno qualcosa del ritratto, della natura morta e poi molti fiori, risultato di un tempo dell’artista passato a distillare riflessioni, emozioni e pensieri: Natura e Donna sempre al centro. In questo percorso del vedere e del percepire, la luce naturale va aquisendo una propria autonomia compositiva.

Una peonia, un calla, un papavero. Una sequenza di forme, in bilico tra delicatezza e forza. Sono frammenti di istanti reali che regalano una rappresentazione intima, ravvicinata e cromaticamente delicata della femminilità. Accanto, immagini di donne, mani e volti. Poi, il registro visivo cambia sino a dissacrare il soggetto pittorico forse più famoso della storia dell’arte, la Gioconda di Leonardo Da Vinci, punto di partenza per una rielaborazione artistica inconsueta e suggestiva, un fil rouge fra arte, natura, donna e bellezza senza tempo. 

«A stimolarmi nella realizzazione di questa mostra, è stato il desiderio di contrapporre due linguaggi tecnicamente diversi - afferma Caterina Orzi - Da un lato quello dello still life, dell’evidenza che vuole imporsi in maniera netta e densa, tanto agli occhi quanto al cuore. Dall’altro quello della decorazione e rielaborazione digitale, dell’artificio e del surreale dove la Gioconda si trasforma assumendo le sembianze di animali in via d’estinzione. Una sperimentazione che mette a nudo l’anima di chi osserva».

Scrive Stefania Provinciali: «Le fotografie, realizzate con una Canon Eos 1000, sono spesso il frutto di pochi scatti, espressione di una ricerca volta a cogliere il momento ideale di luce e di rapporto fra oggetto fotografato e mondo esterno. Vengono così fissate piccole storie che diventano grandi storie di vita, che colgono particolari e li rendono centrali all’immagine fino a trasferirne i significati oltre il proprio contesto, la loro funzione originale, rielaborando nuovi modi di percepire la funzione stessa degli elementi colti dall’obiettivo della macchina fotografica».

Accanto alle immagini di fiori e di volti, in mostra si potrà ammirare la Gioconda - quattordici versioni decorate ciascuna con animali in via d’estinzione - e l’Ultima cena di Leonardo da Vinci decorata con carteggi che rappresentano frutti e fiori antichi. Una scelta che può apparire inconsueta, ma che «in realtà - continua Stefania Provinciali - si rivela di grande coerenza intellettuale se si tien conto che animali di ogni specie, frutti e fiori, si rincorrono in un panorama dove la vita e la natura si impongono con la loro forza anche se dentro a scelte visive che sono parte di un contesto culturale passato».

Le opere d’arte sono raccolte nel prezioso catalogo “Natura & Donna” (Corsiero Editore) disponibile in mostra, con una introduzione di Michele Guerra, Assessore alla Cultura del Comune di Parma, Giovanni Fracasso, responsabile della delegazione Fai di Parma, Nicoletta Paci, Assessore alla Partecipazione e ai Diritti dei cittadini, e Laura Dello Sbarba di ADA Onlus. Il testo critico è di Stefania Provinciali.

La mostra, allestita dall’Architetto Tommaso Brighenti nel settecentesco Oratorio di San Quirino, è promossa da FAI Delegazione di Parma e da ADA ONLUS - Associazione Donne Ambientaliste con il contributo di Fondazione Cariparma, il sostegno di Coop Alleanza 3.0 e la collaborazione di Ciaccio Arte Broker Insurance Goup. Ha il patrocinio e la collaborazione dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Parma e il patrocinio di Ascom Terziario Donna.

Testimonial d’eccezione: PPA Poaching Prevention Academy, AIEA Associazione Italiana Esperti d’Africa e Footprint che si occupano della salvaguardia delle biodiversità naturali e culturali.

I ringraziamenti vanno anche a Codere per aver creduto nel progetto artistico di Caterina Orzi, come già in passato. Infine un grazie anche a I Love my House Barazzoni, Bervini 1955 e Vivaio Attilio Neri.