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I periodici
Quaderno didattico
Credits
Storia di ieri. I PERIODICI [ versione stampabile ]

Sigle:

ISREC – Istituto Storico della Resistenza e dell'età contemporanea, Parma
BPPr – Biblioteca Palatina, Parma
Eme – Emeroteca Comunale, Parma

M.C. - Marco Carion
R.G. - Raffaella Garetti
F.B. - Francesca Bettono

Titolo: «10 Giugno»
Sottotitolo: Bollettino quindicinale dei Fasci di combattimento della II zona; dal 1 dicembre 1941
(secondo numero) diventa: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma. Bollettino della II
zona per i fasci di Colorno – Mezzani – Torrile - Sorbolo
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Gazzetta di Parma
Durata: A. 1, n.1 (16 nov. 1941) -  n.6 (8 mag. 1942)
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura dell’ufficio stampa della Federazione dei Fasci di
Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A. 074. 2
 
 
Bollettino quindicinale gratuito di 4 pagine dei Fasci di Combattimento. In prima pagina si trovano sempre articoli di fondo dedicati alla politica italiana e al suo impegno nel conflitto bellico come nel n.1 con un ampio intervento in occasione del Ventennale della Marcia su Roma. Articolo dai toni trionfalistici e declamatori che sottolinea come: «Vi sono nella storia delle date che potremmo chiamare basilari, in quanto segnano l’inizio di rivolgimenti politici, sociali e territoriali che cambiano il volto della terra. Tale è la data del 28 ottobre 1922 che segna la fine di un’epoca e l’inizio di un’Era Nuova, non solo per l’Italia, ma di un’Era che darà al mondo una civiltà nuova che si chiamerà “Civiltà Fascista”». In apertura del n.2 ci si pone la capitale domanda “Perché si combatte?”: «Alla base di ogni guerra e specialmente quella che attualmente si combatte c’è una rivendicazione di carattere economico. Popoli meno ricchi di materie primi o nazioni fortemente popolate hanno necessità di procurarsi tutte le materie prime e perciò cercano uno sbocco in territori meno densamente abitati. (…) Quella che si propone è una politica della giusta revisione nella distribuzione delle ricchezze e dei beni». In linea con la politica di esaltazione della figura del Duce,  nel n.5 campeggia una fotografia (Istituto Luce) del Duce che parla con una contadina con la
didascalia: «il Duce, con spontanea premura, ascolta le parole della madre…». Viene anche ricordato il Duca d’Aosta, morto in prigionia. [Amedeo di Savoia-Aosta (1898-1942), conosciuto con gli appellativi di Duca di Ferro e di eroe dell'Amba Alagi, fu costretto ad arrendersi agli inglesi di Lord Cunningham. Prigioniero di guerra, si ammalò di malaria e tubercolosi, morì il 3 marzo 1942 nell’ospedale militare di Nairobi. Al suo funerale anche i generali britannici indossarono il lutto al braccio n.d.a.]. Sul fronte interno (di cui si occupano pag. 3 e 4) si segnalano le consuete indicazioni per le coltivazioni, in particolare «La coltivazione delle bietole obbligatoria”: «Il decreto del prefetto stabilisce per i vecchi coltivatori di investire una superficie di terreno non inferiore a quella dello scorso anno. I nuovi coltivatori dovranno coltivare una superficie non inferiore a 4%». Campeggia a caratteri cubitali il motto «Lavorare in silenzio»: nessuno ha diritto di parlare e di criticare in questo momento cose che non conosce e che non ha visto e di cui non ha competenza. La patria si serve in silenzio e non nei caffè. Si difende il provvedimento dell’oscuramento: «l’oscuramento delle città ha funzione difensiva di prevenire i bombardamenti aerei». (F.B.)

 

Titolo: «A Noi!» (dal 13 febbraio 1928 Corriere del lunedì. A noi!, ad vocem)
Sottotitolo: Eco della Legione A. Farnese. “In Tempestate Securitas”
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  La Bodoniana, Parma; Officina Grafica Fresching (30 marzo 1927).
Durata: 28 ottobre 1926 – 30 gennaio 1928.
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Capo Manipolo Ugo Ugolotti
Localizzazione: BPPr,  Giorn. Parm. 67/1
 
Nato il 28 ottobre 1936, nel quarto anniversario della marcia su Roma, «A noi!» nasce con l’intento
di essere la voce ufficiale della Legione fascista Alessandro Farnese di Parma. La testata, composta
da quattro pagine, presenta in prima pagina i fatti più rilevanti e riporta con frequenza regolare
stralci di discorsi del Duce. Vengono presentate brevemente le principali notizie di politica
internazionale, e non di rado sono trascritti commenti positivi di giornalisti e politici di altri Paesi –
tra questi ultimi il primo ministro britannico Winston Churchill, o il capo del governo Giapponese – 
riguardo il Fascismo. La seconda pagina riporta notizie e informazioni relative alla Legione e ai
suoi protagonisti (nuovi legionari arruolati, trasferiti o radiati per inadempienze). La terza presenta
notizie sportive e militari; una colonna è riservata alla sezione culturale, con trafiletti dedicati ai
teatri cittadini e ai loro spettacoli. La quarta pagina è sempre dedicata alla pubblicità. In tutte le
pagine, brevi trafiletti in carattere maggiorato rispetto al testo degli articoli e in grassetto, sono
pubblicati alcuni “aforismi” fascisti, come «La camicia nera ha un solo dovere da compiere:
obbedire; un solo premio da desiderare: la soddisfazione di aver obbedito»; «Il fascismo non deve
servire, il Fascismo si deve servire». Il numero del 15 novembre 1926 riferisce della visita di
Mussolini a Bologna in data 31 ottobre, in occasione dei festeggiamenti per la Marcia su Roma. Si
accenna anche all’attentato subito dal Duce, e in seguito verranno proposti stralci del processo
contro l’attentatore, Zaniboni. Uno degli argomenti proposti con incalzante ripetitività, a partire
dalla fine di novembre 1926 è l’adesione al Prestito del Littorio: si esortano tutti gli italiani, e per
primi tutti i fascisti a palesare il proprio senso di appartenenza nazionale sostenendo la patria
finanziariamente. Il 31 dicembre 1926 viene annunciata la nomina del primo Podestà di Parma, il
dottor Mario Mantovani. Un mese dopo si riporta il decreto di legge pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale che prevede il fascio littorio come simbolo ufficiale dello stato; un altro articolo, firmato
dal direttore Ugolotti, ripercorre la nascita mitologica del fascio littorio e il suo impiego come
emblema del potere da parte prima degli Etruschi, poi dei Romani. A partire da fine febbraio 1927
viene introdotta una nuova rubrica “Per la coltura dei militi”, in cui vengono presentati cenni di
storia romana. Il numero del 30 marzo riproduce la foto con dedica autografa inviata alla Redazione
di «A noi!» dal vice segretario generale del Partito Nazionale Fascista, Alessandro Melchiori. Lo
stesso numero annuncia l’intenzione, da parte del Regno di Romania, di dedicare a Benito
Mussolini una statua in una piazza di Kishineff, capitale della Bessarabia, per sancire l’amicizia
italo-romena garantita dal trattato ratificato dall’Italia, che concede definitivamente la Bessarabia
alla Romania. Il cordoglio per la morte della scrittrice e giornalista Matilde Serao, una delle voci
più autorevoli dell’Italia postunitaria, è espresso nel numero del primo agosto 1927. Il numero
successivo riserva un trafiletto in prima pagina al processo americano che vide come imputati Sacco
e Vanzetti, seguito con apprensione dall’opinione pubblica italiana  – in questa occasione si afferma
che il Duce «ha svolto tutta la sua azione per salvare la vita ai due italiani». La loro esecuzione,
avvenuta il 22 agosto, verrà riferita nel numero del 1 settembre. La stessa edizione apre con la
notizia della vittoria fascista in Cirenaica, descritta con grande enfasi. Il numero di domenica 30
ottobre 1927, definito “numero speciale”, titola in prima pagina: «Nel V annuale della Marcia su
Roma la sacra effigie di Filippo Corridoni – scolpita nel bronzo – parla al cuore di Parma
interventista e fascista». L’edizione è interamente dedicata alla celebrazione dell’anniversario della
Marcia e alla figura di Corridoni, di cui in prima pagina viene riportata un’immagine. Vengono
pubblicati il testo e lo spartito musicale di un Inno Corridoniano (testo di Ugo Ugolotti, musica di
P. Furlotti). In seconda pagina è riprodotta inoltre un’illustrazione del monumento, inaugurato
proprio il 30 ottobre. In calce all’illustrazione è scritto: «Monumento a Filippo Corridoni (Arch. M.
Monguidi). La statua – scultore A. Marzaroli». La pubblicazione di questo schizzo del progetto
darà vita ad una polemica di cui si parla nel numero seguente: la redazione ricevette una telefonata
di protesta dell’Architetto Monguidi che lamentava il fatto di vedere il nome di Marzaroli in calce
ad una propria opera – lo schizzo del progetto, appunto. Vengono riportate a seguire la lettera
d’ingaggio da parte del comitato per il monumento, rivolte all’Architetto Monguidi per la parte
monumentale e al Professor Marzaroli per l’opera scultorea principale e i bassorilievi in bronzo,
oltre ad una lettera dello scultore, in risposta alla polemica aperta da Monguidi anche sulle pagine
del Corriere Emiliano. Interessante e curioso notare la vivacità intensa delle querelles cittadine.
Una polemica di portata internazionale, di cui le pagine del giornale «A Noi!» riporta non di rado
alcuni aspetti è quella politica tra Italia e Francia. Nel numero del 1 settembre 1927 si pubblicava,
ad esempio, un articolo dal titolo «Amicizia francese», in cui si faceva notare come nell’ultima
edizione del vocabolario francese Larusse fossero presenti, alle voci “Custozza”, “Lissa”,
“Caporetto”, riferimenti espliciti alle sconfitte dell’esercito italiano, non controbilanciate da
riferimenti alle vittorie italiane, totalmente assenti alla voce “Vittorio Veneto”. Il “nodo” politico
della questione sembra raggiungersi all’inizio del dicembre 1927, quando viene pubblicato un
articolo dal titolo «Roma, Parigi e Belgrado» in cui la Francia viene accusata di dare fiato con tutti i
mezzi all’odio jugoslavo contro il fascismo. Il riferimento è esplicitamente rivolto al patto di
alleanza tra Francia e Jugoslavia, che faceva effettivamente leva sul risentimento balcanico nei
confronti dell’Italia. Il nuovo anno viene inaugurato con un numero dedicato alla nuova vittoria
delle Camicie nere in Libia, e la fedeltà della Legione Farnese al Duce verrà premiata con l’invio
alla redazione di una foto autografata di Benito Mussolini, pubblicata in prima pagina, in grande
formato nel numero del 16 gennaio 1928. Gli ultimi numeri concedono maggior spazio, soprattutto
in terza pagina alle notizie sportive, probabilmente già in previsione del cambio di testata che farà
proseguire la redazione di «A noi!» nella nuova esperienza del «Corriere del Lunedì. A noi!».
(R.G.)

Titolo: «Aemilia»
Sottotitolo: Rivista mensile illustrata. Arte, lettere, Scienze, sport, Industrie, Eleganze, Vita
Mondana
Luogo di pubblicazione: Parma - Bologna
Tipografia:  Stamperia Bodoniana. A partire dal Anno I, n.6 (Giugno 1929) Stabilimenti Poligrafici
Riuniti Bologna
Durata 1929
Periodicità: mensile
Amministratore: Direzione a Amministrazione via S.Ambrogio, 8 Parma
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Luigi Passerini
Localizzazione: EC, p/c 534; BPPr, Per. Parm. 17
 
 
Rivista mensile illustrata che tratta di Arte, Sport, Vita Mondana e che nasce, come scrive
nell’articolo di fondo del n.1 il Direttore Luigi Passerini «nell’anno inaugurale delle maggiori leggi
fasciste. Essa, oltre a ricantare le bellezze naturali, le glorie recenti e passate della terra d’Emilia e
di Romagna, sarà l’eco fedele delle energie che il Regime va suscitando nella vasta regione in cui
noi viviamo e che, attraverso recentissime glorie di volontarismo e di squadrismo, s’è costruita più
splendente serto d’italianità». La rivista, che avrà vita solamente per un anno, per un totale di 12
numeri, ha una media di 120 pagine ed è corredata da numerose fotografie in bianco e nero. Fa
eccezione il n.7 (luglio 1929) dove vengono inserite due immagini a colori: sono due disegni, tratti
dal volume “Il Colore” di Cesare Ratta, rispettivamente un disegno di Grazia Foresi e uno di
Andrea Santandrea. La copertina, di cartoncino rigido, a colori, si presenta con un opera di Guido
Marussig (che ritornerà anche nei numeri 3-4-5-7-9/10) A eccezione del n.2 con copertina a opera
di  Erberto Carboni, quelle rimanenti n.6-8-11/12 sono a opera di Corvi, il vincitore del concorso,
indetto nel n.1 per dare l’opportunità a un giovane artista fascista di creare una copertina. La giuria
del concorso era composta dal Direttore della rivista, Luigi Passerini, da Guido Marussig e da
Renato Brozzi. Gli interventi di apertura della rivista sono sempre a sfondo politico ed esaltano la
figura del Duce, novello Cesare (n.2) e della sua politica (n.3, la firma dei Patti Lateranensi 11
febbraio 1929). Viene inoltre dato grande risalto ai suoi preziosi collaboratori (n.3, Arnaldo
Mussolini che, a partire dal 1922 assume la direzione del “Popolo d’Italia”; n.4, S.E. Il generale
Italo Balbo; n. 9/10 vengono presentati i 6 gerarchi emiliani che, nella nuova compagnia di
Governo, collaborano con il Duce). Asse portante della rivista sono gli articoli che esaltano i due
fiori all’occhiello del Regime: l’agricoltura e l’industria. L’agricoltura, con le grandi opere di
bonifica della zona di Reggio Emilia (n.1), dei calanchi (n.3); l’industria nascente emiliana con
l’impianto di Strettara per la produzione di energia elettrica (n.3); l’attività della Società Petrolifera
Italiana (n.11/12); la produzione industriale delle Ceramiche di Faenza (n.8). Non mancano le
industrie legate all’alimentare, fiore all’occhiello della terra emiliana: l’aceto, quale alimento e
farmaco dei popoli antichi (n.7); il Pastificio G.R. Fratelli Barilla di Parma (n.11/12), e la Spongata
Benelli (n.1). Ad argomenti encomiastico-clelebrativi di carattere militare sono dedicati articoli
sulle Legioni dell’Emilia: la incrollabile 82ª “Benito Mussolini” (n.1); la 1ª ciclisti “Bojardo”
orgoglio della Bassa (n.2); la 80ª “Farnese” silenziosa e intrepida (n.3). A due eroi della Grande
Guerra sono invece dedicati due ampi articoli: nel n.2 “Luigi Illiaca”. Nato a Castell’Arquato, poeta
e soldato valoroso, ferito, riotteneva di rientrare come volontario al fronte dopo Caporetto. «(…)
moriva il 16/12/1919 nel tempo in cui il fascismo scendeva sulle Piazze d’Italia per combattere le
più dure battaglie, per rivalutare la vittoria, per nobilitare il nome latino in faccia al mondo». Nel
n.8 “Una gloriosa ala emiliana: Ferdinando Bonazzi”. Il giovane e intrepido pilota moriva in 22
febbraio 1919 in un incidente aereo. Scrisse di lui D’Annunzio: «Egli portava i segni della sua terra
nel volto, in quella sua faccia emiliana che pareva largamente tagliata nella sostanza stessa della
bontà». A personalità significative che, con le loro opere onorano l’Emilia Romagna sono dedicati
alcuni interventi: il Prof. Giuseppe Mazzadroli e il suo Istituto Sperimentale di batteriologia
industriale (n.1); l’editore modenese e spirito bizzarro A.F. Formiggini (n.1). Personalità di oggi,
ma anche grandi personalità del passato come Padre Angelo Secchi (n.4); Giovanni Passerini,
botanico ed afidologo (1816-1893) e Giuseppe Sarti, musicista piacentino (n.7); il Cardinale Giulio
Alberoni, grande figura del Ducato parmense (n.9/10). Rubrica sempre presente dal titolo “Artisti
della Nostra Terra” presenta la biografia e le opere, numero dopo numero, di 12 artisti
contemporanei Emiliani, tra cui Amedeo Bocchi (n.1), Renato Brozzi (n.3), Casimiro Jodi da
Modena (n.6), Amleto Montevecchi (n.11/12). Altra rubriche fissa è “Cinematografo”, affiancata
nel n.3 e poi soppiantata dal n.4 da “Emilia che legge”: una serie di recensioni di libri di recente
pubblicazione. La amplissima Rubrica “Cronache” si segnala per le notizie provenienti da tutte le
città della regione (Salsomaggiore compresa). Notizie di costume, di spettacoli, di feste tradizionali,
di moda (con graziosi modelli), matrimoni, colonie estive per ragazzi, sporte e calcio; il tutto
corredato da numerose fotografie. Sempre presente inoltre, una novella. Le pubblicazioni di
Aemilia si chiudono con il n.11/12 dell’Anno I, 1929. Ne da notizia nell’editoriale il Direttore Luigi
Passerini in un articolo, scritto a quattro mani con Giovanni Botti, di cui riportiamo un estratto:
«Aemilia con questo numero, prende congedo dai suoi lettori. Non ostante la simpatia, osiamo dire
larghissima, che questa rassegna ha incontrato nella regione e in tutta Italia; non ostante i consensi e
gli aiuti che ci son venuti da tanti amici illustri ed oscuri, siamo costretti a sospendere le
pubblicazioni poiché i sacrifici personali sopportati in questo primo anno di vita non ci consentono
di assumere nuovi gravosi impegni. Gregari della lontana vigilia, abbiamo inteso di porgere al Duce
questa espressione della terra emiliana, della sua terra, questa voce della gente emiliana, della sua
gente: e profondamente ci duole che questa voce non abbia potuto levarsi che pel breve giro di un
anno. Nel ringraziare gli abbonati, i lettori, gli amici, formuliamo l’augurio che Aemilia possa, in un
prossimo domani, riprendere lena e seguitare la sua buona battaglia in pro del fascismo e del suo
grandissimo Duce».
(F.B.)
 
 
 Titolo:  «Annuario del Regio Liceo-Ginnasio G. D. Romagnosi»
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: numero unico, 1934
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Preside Prof. Fedele Bersanetti
Redattori: Prof. Gaetano Bignotti, Prof. Giuseppe Busolli, Prof.ssa Augusta Ghidiglia Quintavalle,
Prof. Lanzoni, Prof. Giuseppe Piaggesi, Prof. Ferdinando Bernini.
Collaboratori: ex-alunni, tra cui Attilio Bertolucci.
Localizzazione: BC, XXXV E 12
 
La concessione nel 1934 di una nuova, più ampia e moderna sede al Regio Liceo-Ginnasio
Romagnosi, sede sul Lungoparma che l’istituto ancora oggi conserva, fornisce l’occasione per
pubblicare un «Annuario», che rimarrà numero unico. Il riferimento all’inaugurazione solenne
ritorna in più pagine del volume: in una cronaca dettagliata della giornata di domenica 18 febbraio,
data della cerimonia, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Educazione S.E. Solmi, del
Prefetto di Parma, delle Autorità civili, religiose e militari, del Preside, dei Professori, di tutti gli
studenti e della cittadinanza; nel discorso tenuto in quell’occasione dal Prof. Giuseppe Busolli,
portavoce ufficiale della Scuola; nel breve articolo di saluto firmato dal Preside Bersanetti. Dopo i
saluti e i discorsi ufficiali, venne inaugurata anche una lapide, nell’atrio, a memoria degli ex alunni
e professori del Liceo caduti durante la prima guerra Mondiale. L’annuario si apre proprio con la
trascrizione di questa lapide, dettata dal Prof. Enrico Bevilacqua, e con i profili biografici del caduti
qui ricordati. Nel complesso il volume presenta alcuni contributi interessanti e di indubbio valore
culturale: oltre al simbolo del Liceo disegnato dalla penna di Paolo Baratta, l’intervento di Augusta
Ghidiglia Quintavalle su Giovanni da Udine, una rassegna delle collezioni d’arte private di Parma
firmata da Giovanni Copertini, un intervento di linguistica del Prof. Bernini sulla sopravvivenza
delle voci latine nel vernacolo parmense e un altro, dello stesso autore, sulla costruzione del
Battistero di Parma, un articolo sulla storia di Veleja firmato da Roberto Andreotti e un intervento
di Achille Norsa su Gian Domenico Romagnosi e la tradizione italiana. Gli articoli, presentati come
brevi saggi, sono tutti prodotti dal personale docente dell’Istituto, che poteva vantare un corpo
insegnati di altissimo valore scientifico. Un articolo illustrato con fotografie descrive la nuova sede,
conforme, come ricorda il dirigente scolastico, alle norme igieniche, didattiche e organizzative
proposte dalla Riforma Gentile. Il lettore viene guidato in una visita immaginaria all’edificio, che
già aveva ospitato un istituto tecnico. Vengono elogiate la facciata austera, l’atrio con la Lapide ai
Caduti, la scala, «ampia, comoda e chiara», le 24 aule semplici e luminose, destinate ad ospitare le
classi, con gli arredi nuovi e moderni forniti dal Comune, oltre al Museo di Fisica, con annessa
aula-laboratorio, il Museo di Scienze Naturali e la vicina Aula di Chimica, le due “aule magne”, la
Biblioteca ricca dei volumi raccolti dalla scuola in settant’anni di vita, e la Biblioteca di Storia
dell’Arte, e infine la palestra, «grande come il Salone d’onore di un palazzo cinquecentesco». Tra i
ricordi dei vecchi scolari spicca l’intervento di Attilio Bertolucci, ex allievo del Liceo Romagnosi,
che ricorda giorni di cieli tersi, solcati dal fragore degli aeroplani, osservati mente la mente correva
ispirata dalle letture di Omero fatte in classe. Vengono infine presentati i bilanci e le attività degli
anni scolastici 1932-33 e 1933-34, oltre al corpo docente e a tutto il personale della scuola. Alcune
curiosità: il numero di alunni iscritti all’anno scolastico 1932-33 era di 721; all’anno scolastico
successivo di 761, «così ripartiti: Ginnasio N. 487 alunni, di cui 325 giovani e 152 signorine. Liceo
N. 274 alunni, di cui 203 giovani e 71 signorine». Durante l’anno scolastico 1932-33 vennero
effettuate due gite istruttive fuori città, riservate agli studenti liceali: una a Castell’Arquato ed una a
Roma, per la Mostra della Rivoluzione. Le lezioni dell’anno scolastico 1933-34 «cominciarono
regolarmente il 30 ottobre 1934». Nello stesso anno la biblioteca dell’istituto si arricchì di una
cinquantina di volumi in lingua inglese, per incoraggiare lo studio della lingua da parte degli alunni.
Altra norma adattata a tale scopo fu la corrispondenza con colleghi di istituti stranieri; l’attività
risulta maggiormente gradita alla componente femminile degli allievi, e «battono il record per
numero di lettere inviate e ricevute le liceali Sborgi Leonarda, Sborgi Giuliana, Pigorini Renata,
Rossi Giuseppina, Beostri Paola. […] Gli alunni italiani sono i divulgatori del buon nome nostro
all’estero, della nostra grande Italia, destinata a divenire sempre più grande».
(R.G.)

Titolo: «Annuario del Regio Convitto Nazionale Maria Luigia in Parma»
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Casa editrice d’arte Bestetti e Tumminelli Milano-Roma
Durata: 1926
Periodicità: numero unico
Localizzazione: BC, XX A 35 (1926), ; BPPr, Per. Parm. 76
 
«Annuario del Regio Convitto», può essere grosso modo diviso in tre frazioni tematiche. La prima
parte ripercorre la storia del Convitto – istituito nell’anno 1600 dal Duca Ranuccio I Farnese –
arricchita dalla riproduzione di una lettera originale del duca in cui si esprime grande interesse per
l’istituzione, e dalla bibliografia completa dei documenti e degli studi sull’origine e sullo sviluppo
del Convitto. In questa sezione troviamo inoltre una sorta di “guida” alla visita dell’edificio che da
sempre ospita il Convitto. La ricchezza artistica delle sale, dei ritratti e dell’eredità bibliotecaria
posseduta fa del Maria Luigia un punto d’interesse notevole per la città. La seconda parte
dell’annuario passa in rassegna la componente umana del sistema convitto: la direzione, il consiglio
d’amministrazione, il corpo docenti e gli alunni degli anni scolastici 1925-26 e 1926-27 (gli alunni
convittori e semiconvittori erano rispettivamente 170 e 185 nelle due differenti annate). L’ultima
parte è costituita da un abbondante repertorio iconografico, con tavole in bianco e nero che
illustrano i locali del Convitto, alcune delle opere d’arte ospitate, e le immagini dei viaggi di
istruzione compiuti in quegli anni, come per esempio quelli compiuti al Lago d’Iseo e presso la
Repubblica di San Marino.
(R.G.)
 
Titolo: «A Noi»
Sottotitolo: Quindicinale dei Fasci di Combattimento dell’XI zona Parmense (Alta Val Taro)
Luogo di pubblicazione: Borgo Val di Taro
Tipografia:  Tipografia C.Cavanna – Borgo Val di Taro
Durata: A. 1, n.1 (28 ott. 1941) - n.4 (16 dic. 1941)
Periodicità: Quindicinale
Gerente (responsabile): A cura dell’Ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento
di Parma
Redattore capo: Fasci di Combattimento dell’XI zona Parmense (Alta Val Taro)
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 81 
 
 
Bollettino quindicinale gratuito di 4 pagine dei Fasci di Combattimento. Il primo numero porta in
grassetto, sotto il titolo una dedica significativa: «Ai giovani Camerati dell’Alta valle del Taro
immolatisi per la grandezza della Patria, ai feriti, agli ammalati della guerra rivoluzionaria, la
memore riconoscenza nostra. Ai Combattenti di tutti i fronti il nostro affetto cameratesco. Ai
mobilitati in Patria il nostro saluto. A tutti la promessa che noi nel fronte interno sapremo affrontare
qualunque privazione, l’impegno di mantenere integro lo spirito, pura la fede, tenace la volontà di
esser degni di loro!». Subito dopo, viene specificato il fine di questo bollettino e ne sono fissati gli
obiettivi: «(…) questo vuole essere pertanto un foglio di battaglia continua e tenace nell’ansia
perenne di raggiungere tutte le mete che il Duce ci addita. Sarà un foglio di verità, anche bruciante,
sarà brontolone, intransigente e bandirà dal suo testo l’abusato e deleterio luogo comune del “va
sempre bene”, mentre è suo fermo proposito toccare con il suo bisturi affilato le piaghe che
irretiscono la vita locale, le storture che ancora imbruttiscono la Rivoluzione». Sempre nel primo
numero vengono quantificati i dati statistici dei Fasci di Combattimento Valtaresi al 28 ottobre
1941, in una ampia ed esaustiva tabella (caduti, feriti, fascisti, donne , balilla, etc.). Sempre presenti
in tutti i numeri posseduti tre rubriche: la prima, dall’esplicito titolo “Botte, Botte” elenca i gesti o i
comportamenti considerati riprovevoli e incita alla “giusta violenza” nei confronti di coloro che
“mancano” al dovere. Altra rubrica è quella dal titolo: “Fra’ Paolo e Sor Girolamo”, un botta e
risposta tra un povero “sempliciotto” (Sor Girolamo) pieno di dubbi ed ansie, con un figlio
combattente al fronte e che esprime il parere della gente comune di fronte ad una guerra sempre più
aspra e a razionamenti sempre più duri, che pone quesiti e un dotto (Fra’ Paolo) e informato sui fatti
che, in linea con le direttive politiche, risponde alle domande, fuga i dubbi e, logicamente, fa
propaganda. Terza rubrica, dal titolo “Cronache agricole e di stagione”, è in realtà un utile insieme
di consigli per gli agricoltori e gli allevatori, per evitare malattie al bestiame o poca produttività
delle semine. Un “prontuario” per ogni contadino. Non mancano poi gli articoli, pieni di livore a
carattere diffamatorio contro il nemico per eccellenza: l’Inghilterra. A questo proposito è
significativo citare un passo dell’articolo “Odiare l’Inghilterra”, apparso nel n. 3 dove, oltre ad
esaltare le perdite russe nella ben nota Campagna, che costò anche all’Italia fortissime perdite (circa
100.000 tra morti, feriti, dispersi e catturati), mai citate, viene data una lettura completamente
riveduta e falsante della Grande Guerra: «(…) nel leggere i bollettini di guerra dello sterminato
fronte russo (…) Viene spontanea una domanda: da chi è stata armata la Russia? Dall’Inghilterra
che vent’anni fa non ebbe orrore di sacrificare milioni di uomini NON SUOI per salvare la sua
cupida potenza imperiale e che dopo la vittoria, che NOI SOLI, popolo di straccioni e di lavoratori,
VINCEMMO PER TUTTI, non esitò a rinnegare i patti, a rinnegarci quello per cui avevamo diritto
per il sangue dei NOSTRI settecentomila morti (…)».
(F.B.)


Titolo: «Archivio fascista di medicina politica»
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Tipografia Cooperativa Parmense
Durata: 1927-1931
Periodicità: bimestrale
Direttori: U. Gabbi, E. Maragliano, R. Pellegrini
Redattore capo: Domenico Campanacci
Collocazione: BPPr, Per. Parm. 124
 
L’«Archivio Fascista di Medicina Politica», più che come un bollettino medico, si palesa al lettore
alla stregua di un vero e proprio manifesto di propaganda politica. Non sono tanto le questioni
mediche a riempire le colonne dell’Archivio, bensì quelle dell’odierna Igiene pubblica, allora
indicata con il termine altisonante di “medicina politica”. Il triumvirato posto alla direzione della
rivista – composto da onorevoli e senatori del Regno – non nasconde sin dall’incipit il proprio
intento e le proprie idee «siamo ora in un Governo che è tutt’uno col Fascismo che non è solo
milizia, disciplina, rinnovamento di coscienze e di programmi, ma ministero elevatissimo di difesa e di elevazione del popolo, e sacerdozio disinteressato ai servigi della Patria. (…) L’Archivio Fascista di Medicina Politica sarà la tribuna della nostra attività ed il simbolo della nostra fede». È noto come il regime fascista abbia posto molta cura nelle questioni di igiene e salute pubblica, nonché su quelle delle necessità di una “generazione sana e consapevole di prole fascista”, tant’è che già nei primi fascicoli bimestrale dell’Archivio, all’interno della regolare rubrica “Questioni di attualità”, l’on. Gabbi, uno dei condirettori della rivista, espone i propri ragionamenti – portati al dibattimento in aula durante una seduta parlamentare – sulla vitale necessità dell’adozione di un certificato medico prematrimoniale, o «fedina gentilizia», da presentarsi da parte di entrambe i coniugi al momento dell’iscrizione dei futuri sposi nel registro di stato civile: «la Nazione ha il diritto di tutelare l’integrità fisica e morale della stirpe e di accrescerla; il diritto di Stato può sopprimere un diritto individuale se questo può essere di danno alla collettività. Importa che si perpetui la specie sana e forte e che si rallenti o tolga quella che può perpetuare od accrescere la degenerazione della stirpe». La rivista si struttura sulla base di un cliché molto semplice e standardizzato all’interno del quale trovano spazio alcune rubriche regolari: “Lavori originali” e “Questioni di attualità” sono dedicate alla pubblicazione di articoli e lavori tematici, mentre all’interno di “Informazioni”, “Varia” e “Recensioni” trovano spazio delle notizie di carattere pratico come aperture di nuovi asili e/o colonie marine e montane («Il munifico Principe Carrega ha fondato un asilo d’infanzia in bei locali con esposizione a mezzogiorno…»); relazioni e atti di convegni, o recensioni di articoli apparsi su altre riviste. Tutto ciò che è “devianza” dalla ideale retta via è, secondo i direttori della rivista, degno di attenzione da parte della medicina politica, e ciò lo si riscontra anche dai titoli degli articoli presenti nei vari fascicoli, come ad esempio «L’imposta sul celibato», o «La delinquenza minorile». Molti sono poi gli interventi, compiuti sempre da medici, che mirano a mettere in luce la magnificenza e l’azione illuminata del governo fascista in ambito di Igiene pubblica: «Igiene d’anima e rinnovamento fascista di coscienza», «Le leggi fasciste per la sanità della stirpe» e, in riguardo alle grandi opere di bonifica dei territori portata avanti dal governo, «L’alimentazione e la vita fisica e sociale quale è e quale sarà con la “Bonifica integrale”».
L’Archivio Fascista di Medicina Politica si configura inoltre come un grande compendio di “sana e
vigorosa vita fascista” allorquando, per esempio, ripescando il desueto termine “madricultura”, il
dott. Trerotoli nel fascicolo I, anno III del gennaio/febbraio 1929, compone una vera e propria ode
alla mater familias fascista, scrivendo che «… attraverso la cultura delle madri d’Italia, abbisogna
alla patria ed a noi stessi quella coscienza e quella mente sana necessaria per allevare i propri bimbi,
per intendere e sopportare con serenità i loro pianti, per vincere e soccorrere quelli che non hanno
madre, per farli crescere sani e saldi, per prepararli infine Balilla con le loro nuove idee, per non
creare, quando saranno Balilla o Avanguardisti, difficoltà intorno alla loro vita nuova che tante
madri, ahimè! ancora non sanno intendere». (M.C.)

Titolo: «L’Arciere»
Sottotitolo: Quindicinale di arte – tecnica e arte della pubblicità (marzo 1934). Quindicinale di arte
–arte – letteratura – sport (dal 10 maggio 1934). Vivere per vivere no; vivere per combattere, sì.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officine grafiche Fresching
Durata: 1 marzo 1934 – 11 giugno 1934 
Periodicità: quindicinale. Settimanale irregolare dal 10 maggio 1934.
Direttore: F.U. Mazzieri 
Vicedirettore responsabile: Giovanni Silvani
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. B 75
 
«Abbonarsi a L’Arciere significa amare la gioventù, viverla una seconda volta. È un quindicinale
fatto da giovani pei giovani di spirito e di mente» recita un piccolo trafiletto sul primo “numero di
saggio” della rivista. Un ulteriore motto, che accompagna il sottotitolo in tutte le stampe, «Vivere
per vivere no; vivere per combattere, sì», chiarisce ulteriormente lo spirito avanguardista, i toni
vagamente futuristi in cui si inseriva il periodico. Il fatto stesso di ambire a parlare in maniera
scientifica di un argomento “nuovo” come poteva essere la pubblicità, nella provincia italiana degli
anni trenta, colloca effettivamente «L’Arciere» tra i tentativi più coraggiosi di lasciar entrare
correnti rigeneratrici all’interno dell’editoria parmense; l’esperimento, in questo senso, durerà poco.
Il cambiamento di rotta annunciato a partire dal numero 3, uscito il 10 maggio 1934 dopo una pausa
forzata, include nel sottotitolo e tra gli articoli lo sport, mentre esce di scena l’attenzione alla
pubblicità, espressa nei primi numeri da due lunghi articoli che riportavano studi tecnici sulla
effettiva valenza della pubblicità e sulla sua importanza per industriali e commercianti. Oltre a
queste strategie di marketing ante litteram si trovavano notizie di carattere artistico, citazioni
letterarie, note di vita mondana cittadina, informazioni cinematografiche con le trame dei film
proposti presso le sale cittadine, commenti sugli spettacoli di lirica e prosa visti a teatro. Questi
articoli continueranno ad essere pubblicati, approfonditi, accompagnati dalle ultime notizie sportive,
evidentemente più ambite dai lettori de «L’Arciere». Si aggiunge inoltre una piccola rubrica
“Notiziario del Turista”, in cui si promuove, oltre alle località di villeggiatura nazionali e alle città
d’arte, un «viaggio in comitiva a Tripoli». Si riferisce anche di un maggiore sviluppo di afflusso
turistico alle Terme di Salsomaggiore dopo il passaggio del complesso termale alla gestione statale.
Incuriosisce un titolo pubblicato nel numero del 10 maggio: «Ancora un’attrice… anticrisi». Le
prime righe chiariscono il mistero, e fanno sorridere il lettore contemporaneo: «È  stato già detto
che anche a Hollywood non sono più in voga le donne crisi, le donne bacillo. La moda si è
indirizzata anche laggiù verso le donne prosperose. Così che Claudette Colbert, la cui linea non
peccava certo d’esilità, si è sottoposta ad un abbondante regime di dolci, di creme e di farinacei per
acquistare qualche libbra e personificare così anche meglio la figura di Cleopatra nel grande film
omonimo che Cecil De Mille sta realizzando per la Paramount». Il numero del 4 giugno festeggia
l’emissione della targa automobilistica «PR 6.000», inneggiando all’utilità e alla modernità
dell’automobile, non solo perché l’industria automobilistica arricchisce la nazione portando lavoro e
fatturato, ma soprattutto perché «l’automezzo è il collaboratore necessario ad ogni nuovo impulso
commerciale e industriale».
(R.G.)

Titolo: «L’Ateneo Parmense»
Sottotitolo: Bollettino della Società medica di Parma. A cura della Regia Università e della Società
di Medicina e Scienze naturali di Parma. Dal 1942: Organo delle Facoltà di Medicina e di Scienze
della R. Università di Parma.
Supplemento: al volume 1 del 1929, dedicato al Prof. Ambrogio Ferrari. Al volume 3 del 1931,
pubblica studi dell’Istituto di clinica chirurgica generale della Regia Università di Parma.
Supplemento al volume VI del 1934 “La società di medicina e scienze naturali a Parma”.
Luogo di pubblicazione:Parma
Tipografia:  Tip. Già cooperativa – Parma, Borgo Tommasini 34
Durata: 1929-1946
Periodicità: mensile regolare.
Direttore responsabile: Prof. Mario Camis (gennaio 1929 – dicembre 1935). Prof. Domenico
Campanacci (gennaio 1936 – 1946)
Localizzazione: BPPr, Per. Parm. 205 
 
«L’Ateneo parmense, bollettino ufficiale della Clinica Universitaria di Parma», pubblica articoli
scientifici redatti dai professori universitari e dai medici dell’Ospedale Maggiore. Un indice doppio
raccoglie prima gli interventi in ordine di comparizione, poi un ordine alfabetico degli autori. La
rivista è illustrata con disegni e fotografie esplicative degli studi proposti. Pubblica periodicamente
un “Rendicondo delle adunzanze della Società di Medicina e di Scienze naturali di Parma”. Le
ultime pagine sono dedicate alla recensione di nuove pubblicazioni scientifiche interessanti. Il
supplemento, dedicato alla carriera del Professor Ambrogio Ferrari, che nel 1929 lasciava la
cattedra e la direzione della Clinica Chirurgica dell’Ospedale di Parma, come si evince dalla nota
introduttiva firmata dal Professor Camis, mantiene la medesima struttura dell’«Ateneo parmense»;
pubblica, in aggiunta, una fotografia del Professor Ferrari in contro copertina. Il supplemento al
volume 3 del 1931, pubblica studi dell’Istituto di clinica chirurgica generale della Regia Università
di Parma, diretto dall’ On. Prof. Raffaele Paolucci, mantiene l’impianto tradizionale della rivista,
ma è più corposo (sfiora le 500 pagine) e viene stampato su carta lucida. Il successivo supplemento
è abbinato al volume VI del 1934, e intitolato «La società di medicina e scienze naturali a Parma»”,
a cura dei segretari G. Vercellana e A. Zanzucchi. Queste pagine contengono la storia della società
e il suo statuto, il regolamento, l’elenco dei Presidenti e Vice-presidenti dal 1899 al 1934; l’elenco
dei soci in essere all’anno 1934; l’elenco dei periodici nazionali ed esteri che pervengono alla
Biblioteca della Società e l’elenco delle Biblioteche italiane ed estere che ricevono le pubblicazioni
societarie. Il Presidente uscente della società, A. Marassini, firma un intervento introduttivo, in cui
si afferma che uno studio delle origini e dello sviluppo della Società era stato richiesto dal Ministro
dell’Educazione. Le edizioni pubblicate dopo il 1932 diventano bimestrali e meno ricche di
contributi. Il numero di marzo-aprile 1939 pubblica una memoria dedicata al prof. Pietro Guizzetti
(1862-1937) firmata dal Prof. G. Bini. A partire dal gennaio 1941 appare tra le pagine de «L’Ateneo
parmense» la pubblicità: stampata su carta azzurrina e di grammatura leggera, quasi a voler
distinguere il sacro dal sempre necessario profano, reclamizza medicinali, preparazioni
farmaceutiche, case di cura, ma anche istituti bancari, librerie e tipografie; la carta utilizzata per la
rivista diventa lucida. La periodicità diventa gradualmente irregolare all’interno dell’anno 1942, e
rimarrà molto irregolare negli anni successivi; gli ultimi numeri riducono notevolmente sia il
numero di interventi che le immagini pubblicate; queste ultime vengono stampate fronte/retro
anziché solo fronte.
(R.G.)

Titolo: «Aurea Parma»
Sottotitolo: Rivista di Lettere, Arte, Storia
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  La Bodoniana – Soc. Pd. Ed. Bologna
Durata: da Anno X, fasc.1 (1926) ad Anno XXIX, fasc.6 (1945)
Periodicità: bimestrale
Direzione e Amministrazione: B.go G.Tommasini, 6; a partire da Anno XII (1929) Via Vittorio
Emanuele, 113; a partire da Anno XVIII (1933) via del Correggio, 19; a partire da Anno XXII
(1938) Vicolo del Leon d’Oro, 8
Direttore: Avv. Giuseppe Melli; a partire da Anno XII (1929) Arnaldo Barilli; a partire da Anno
XVIII (1933) Glauco Lombardi; a partire da Anno XVIII (1934) Galuco Lombardi, Giovanni Drei,
Giovanni Copertini; a partire da Anno XXII (1938) Giovanni Drei
Vicedirettore: a partire da Anno XII (1929) Eugenio Bassanini
Redattore Capo: a partire da Anno XVIII (1934) Francesco Borri 
Localizzazione: EC, Per. 19; BPPr., Cons Loc. B 3
 
 
Questa rivista bimestrale, fondata nel 1912 da G.Lombardi e G.Melli, mantiene anche negli anni del
Regime e nei dolorosi anni della guerra, la sua impronta ed il suo stile, evitando di schierarsi
politicamente e cercando di correre sul filo degli avvenimenti senza mai cadere da quel “piedistallo”
di neutralità che gli argomenti della musica, della politica e della letteratura le permettevano di
mantenere. Sarà l’articolo di fondo che apre il n.1 dell’Anno XXIX (gennaio-dicembre 1945) per
penna del suo Direttore Giovanni Drei a chiarire il nuovo corso: «Aurea Parma riprende le
pubblicazioni nel nuovo clima democratico del dopoguerra. Non fu mai pubblicazione interamente
sospesa poiché fu una delle pochissime riviste non soppresse dal governo repubblichino: ma ora
Incipit Vita Nova» e a schierarsi, per la prima volta, con due interessanti articoli: «Note sulla
Liberazione di Parma» di Arnaldo Marocchi e «In memoria dell’avvocato Augusto Olivieri vittima
dell’oppressione nazi-fascista,  morto a Mauthausen». Molte le firme prestigiose di questa rivista
che vanno da Giovanni Copertini, Giuseppe Melli, Glauco Lombardi, Armando Quintavalle,
Giovanni Drei alla Giuseppina Allegri Tassoni, Francesco Lanzoni e Luigi de Giorgi. I temi toccati
sono eterogenei e vanno dalla storia di Parma con le sue personalità storiche più rappresentative (i
Farnese, i Borbone, Maria Luigia, Du Tillot, etc.) all’arte (da Coreggio e Parmigianino fino ai
pittori contemporanei), si parla di musica, di poesia (viene dato spazio, in ogni fascicolo a due/tre
pagine con poesie, sia in dialetto sia in italiano di poeti contemporanei). Si parla dei monumenti
della città (chiese, monasteri, palazzi) e delle recenti acquisizioni della Regia Galleria. Fissa la
rubrica “Libri Ricevuti” con recensioni di pubblicazioni a carattere per lo più storico-artistico. La
numerazione dei fascicoli è progressiva ed annuale. Importante è lo speciale in occasione della
mostra di Correggio in preparazione per l’Anno 1935. Nell’annata XVIII (1934) il fasc. II/III è
unico e ha per titolo: «Il Correggio. Raccolta di studi e memorie in onore di Antonio Allegri edita a
cura di Aurea Parma nel IV centenario della di lui morte  MCMXXXIV – XIII». Altro numero
speciale è per l’Annata XIX (1935) fascicoli IV/V dedicato a «G.D.Romagnosi. Studi e memorie
nel primo Centenario della morte, editi da Aurea Parma». Dal 1936 inizia una rubrica molto
interessante: «Parma, come l’han vista e giudicata. Resoconti di grandi del passato che hanno visto
la città o ne hanno scritto». Con le tristi vicende della guerra, anche la Rivista risente del clima di
razionamenti e insicurezze. Nel fasc, IV (lug.-sett. 1941) leggiamo infatti: «In ottemperanza alle
disposizioni contenute nel Decreto Ministeriale 16 luglio 1941 il numero complessivo dei fascicoli
viene ridotto di un terzo rispetto al normale e pertanto ne usciranno quattro invece di sei. Di
conseguenza, per l’anno in corso, rimane da pubblicare ancora un fascicolo che uscirà sui primi di
novembre». E così sarà sino alla conclusione delle ostilità.
(F.B.)

Titolo:  «Azione Francescana»
Sottotitolo: Rivista mensile di spiritualità e coltura (sic). Diretta da P.Placido da Pavullo O.M.Cap.
(da gennaio 1936 a gennaio-febbraio 1937). Rivista Bonaventuriana di Spiritualità e coltura nel
numero di aprile-giugno 1937. 
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia «La Commerciale» Fidenza, per Libreria Editrice Frate Francesco, Parma
Durata: 1936-1937. Del 1937 sono posseduti i numeri di gennaio-febbraio, aprile-giugno,
dicembre.
Periodicità: Mensile da gennaio a febbraio 1936. Bimestrale da marzo 1936. Trimestrale l’edizione
di aprile-giugno 1937. Mensile il numero di dicembre 1937.
Direttore responsabile: Padre Placido Piombini dell’Ordine Minore dei Cappuccini di Parma.
Redattore capo: Padre Michelangelo da Cavallana (numero di aprile-giugno 1937).
Localizzazione: BPPr Per.Cess. 1212
 
Edita e diretta dal Convento dei Frati Minori Cappuccini di Parma, «Azione Francescana» pubblica
i contributi dei Padri Francescani di tutta Italia. I temi affrontati sono vari, spesso esauriti in articoli
che seguono per due o tre numeri, e riguardano soprattutto la vita spirituale, problemi teologici e di
condotta cristiana nella vita laica mentre mancano rubriche fisse fatta eccezione per
l’"Osservatorio", bollettino di notizie sulle varie sedi dell’ordine. Un interessante contributo è
quello di Padre Vittorino Facchinetti, che racconta dei propri frequenti viaggi in aereo, su rotte
nazionali e intercontinentali, per ragioni di studio e di apostolato. Padre Vittorio afferma che l’unico
pericolo dei viaggi in «velivolo» non sia quello di cadere, né di soffrire il mal d’aria, o di spendere
un patrimonio (dichiara infatti di non aver mai dovuto pagare per i suoi viaggi, e ringrazia per
questo la divina Provvidenza): «il vero pericolo sta qui: ci si innamora tanto di questo velocissimo,
sicurissimo, comodissimo mezzo di trasporto, che ci vengono in odio tutti gli altri, compresi i treni
più rapidi e le più moderne automobili». Colpisce lo spirito d’avventura e i termini quasi futuristi
con cui il frate francescano elogia i viaggi aerei, che permettono di godere pienamente del mondo
intero. La modernità di questo contributo val oltre, e si spinge ad affermare che l’unica e sola
attuazione pratica riuscita di socialismo e di comunismo sia l’«internazionale francescana», dal
momento che i figli spirituali di San Francesco rinunciano ad ogni proprietà per condividerla con i
propri fratelli, e aprono a chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Nel numero di febbraio un lungo
intervento firmato dal Vescovo di Parma, Monsignor Evasio Colli, è dedicato al tema «I cattolici e
la Patria»: si parla in questa occasione del patriottismo come di una virtù cristiana, e di un dovere
poiché la patria per un cristiano è l’attuazione del piano provvidenziale. Viene elogiato il sacrificio
sul campo di battaglia come dono supremo della propria vita alla patria, nello stesso tempo si
sottolinea come dovere del Papa, in un contesto bellico, sia quello di tentare la pace in tutti i modi a
lui possibili.  Il direttore Padre Placido prende in questo numero posizione in merito alla polemica
anti colonialismo italiano portata avanti da alcuni domenicani francesi, in appoggio alla Società
delle Nazioni che condannava la politica estera italiana. Viene riportata la lettera indirizzata ai
religiosi francesi dal Chiarissimo Professor Guido Manacorda, e in aggiunta si ricorda la figura
eroica del missionario e patriota Padre Reginaldo Giuliani, cappellano delle Camice Nere caduto
mentre soccorreva i feriti in Africa Orientale, esempio fulgido di come l’apostolato e l’offerta di
soccorso ai bisognosi non abbia confini. Qualche pagina di critica letteraria (numeri di
gennaio,febbraio, marzo-aprile, luglio-agosto) è affidata a Monsignor Settimio Mondini, dottore in
Lettere, che consacra Alessandro Manzoni novello Dante del XIX secolo, e ricorda quanta
gratitudine gli debbano i cappuccini per l’esaltazione dei loro confratelli nel suo romanzo. Viene
riportato il proclama del Duce che dichiara l’Impero di Etiopia territorio italiano, posto sotto la
corona e il controllo del Re d’Italia e dei suoi successori. Nelle note successive si trovano elogi ai
cappellani militari, in particolare ai cappellani della Grande Guerra, eroici servitori della fede e
della patria. A partire da questo numero l’"Osservatorio" sembra perdere la propria natura di
bollettino francescano per lasciare spazio alla politica nazionale. Nell’"Osservatorio" del numero
successivo, si leggono note cariche d’entusiasmo per il «nuovo Impero sorto sui colli fatali di
Roma» e per la cosiddetta “sistemazione dei borghi” e costruzione di un accesso monumentale dal
Tevere  San Pietro, risolvendo così «un problema che da oltre quattro secoli appariva insolubile […]
in virtù soprattutto di quella feconda concordia degli spiriti che i Patti Lateranensi hanno
felicemente determinato». Ci si imbatte inoltre in una pagina dedicata all’enciclica papale «Degli
spettacoli cinematografici», indirizzata prevalentemente ai Vescovi degli Stati Uniti d’America,
uniti da tempo nella “Lega della decenza”, perché i Vescovi ottengano dai loro fedeli la promessa di
non assistere a pellicole che offendono la verità e la morale cristiana, e perché la Lega della decenza
classifichi le pellicole prodotte in modo che i fedeli siano informati sugli spettacoli da evitare.
L’edizione trimestrale di aprile-giugno 1937, nella nuova veste di rivista bonaventuriana, è quasi
interamente riservata a San Bonaventura.
(R.G.)
 
Titolo: «Bollettino agricolo»
Sottotitolo: Organo della Federazione parmense sindacati agricoltori; Organo della Federazione
Sindacati Fascisti degli Agricoltori della Provincia di Parma (dal 28 novembre 1925)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officine grafiche Fresching
Schedato: 4 aprile 1925 – 29 dicembre 1928
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. Giulio Gennari (dal 6 marzo 1926); Michelangelo De
Palma (dal gennaio 1927); Arturo Goldoni (dal 7 luglio 1927); Buatier de Mongeot (dal settembre
1928)
Redattore capo: Umberto Cerdelli
Collocazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm 64
 
Voce del mondo dei proprietari terrieri e medio-grandi coltivatori raccolti intorno al Sindacato
agrario prima, al Sindacato fascista degli agricoltori poi, «Bollettino Agricolo» mantiene la
promessa di essere un puntuale resoconto della vita agraria parmense, e offre costantemente
aggiornamenti e riflessioni di tipo sanitario, legale, assicurativo, tributario, oltre ad offrire consigli
pratici per la coltivazione.
Da subito il «Bollettino» si schiera a favore del Fascismo, confermando le radici agrarie e il
supporto dei proprietari terrieri a Mussolini. Grande attenzione è prestata alla battaglia del grano e
all’apporto dei coltivatori parmensi alla lotta nazionale. Si legge sul numero del 6 febbraio 1926:
«Nessuno si sdegni per il tono d’imperio di questo articolo: la nostra Federazione ha il preciso
dovere di sospingere tutti i suoi gregari a dare il massimo contributo possibile per la vittoria del
grano, e noi tecnici dell’agricoltura siamo degli Ufficiali al comando del Duce che ha ordinato la
battaglia del Grano e che vuole guadagnare la vittoria ad ogni costo. Dunque…. agricoltori, in rango
e sull’attenti!». All’esortazione seguono otto consigli imprescindibili per un raccolto rigoglioso, e si
aggiunge che i coltivatore che non seguirà le indicazioni della Commissione Provinciale Granaria,
si macchierà di tradimento e di furto nei confronti dello Stato, diventando «non solo un cattivo
agricoltore, ma un pessimo cittadino!». Un curioso articolo (datato 11 agosto 1928) consiglia ali
agricoltori l’utilizzo di “consulenti” rabdomanti, per individuare le falde acquifere prossime alle
zone coltivate, costruire pozzi e perfezionare l’irrigazione. Anche l’ultimo numero conferma la
propria fedeltà al Duce, ringraziando il Governo fascista per le «larghe concessioni a favore
dell’agricoltura» che «tracciano ai rurali la via maestra da seguire». (R.G.)

Titolo: «Bollettino bimestrale della sezione di Parma»
[dal n.3, a. V (Maggio-Giugno 1926), «Sindacato Nazionale Fascista Ingegneri. Bollettino del
Sindacato Provinciale di Parma»]
Sottotitolo: Associazione nazionale Ingegneri e Architetti italiani. Collegio degli Ingegneri della
Provincia di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Tipografia Orsati & Zinelli
Durata:  1921-
Periodicità: bimestrale
Direttore responsabile: Pietro Giacobbi (n.3, a.V, Maggio-Giugno 1926); Marco Monguidi (n.4,
a.V, Luglio-Agosto 1926 – n.1, a.XI, Gennaio-Febbraio 1932); Edmondo Barbieri (n.2, a.XI,
Marzo-Aprile 1932)
Redattore capo: Giacomo Brizzi (n.1 a.IV, Gennaio-Febbraio 1925 – n.3, a.V, Maggio-Giugno
1926)
Collaboratori: Pietro Giacobbi, Licinio Zurli, Giovanni Uccelli, Ugo Pescatori, Giacomo Brizzi,
Alberto Celli, Carlo Ferrari, Gino Gainotti, Luigi Menozzi, Giuseppe Valente
Localizzazione: BPPR, Per. Parm. 33
 
Il «Bollettino dell’Associazione Nazionale Ingegneri e Architetti italiani», nato già nel 1921, si
presenta ai lettori con l’intento di informarli su tutto ciò che riguarda il mondo dell’ingegneria edile
a Parma e provincia. Suddiviso in varie sezioni – “Albo del collegio”; “Vita della sezione”;
“Mercuriale dei prezzi correnti pei materiali da costruzione”; “comunicazione dei prezzi”;
“Preventivi vari”; “Comunicazioni varie”; “Giurisprudenza Tecnica” – questo periodico mantiene
un’impostazione estremamente standardizzata e riservata, sia per contenuti sia per registro
comunicativo, esclusivamente agli addetti ai lavori. Dal n.3, a.V del Maggio-Giugno 1926, il
«Bollettino» varia la propria intestazione seguendo l’evolversi stesso del collegio, che da
Associazione Nazionale Ingegneri e Architetti italiani si trasforma in Sindacato Nazionale Fascista
Ingegneri, diventando così il «Bollettino del Sindacato Provinciale Fascista di Parma». Proprio in
questo numero vi è forse l’unica apertura “politica” della rivista, quando, nella prefazione in prima
pagina, si parla dello scioglimento dell’A.N.I.A.I. e della nascita del Sindacato Fascista Ingegneri:
«Alla precedente A.N.I.A.I. subentra con energie giovani, vigorose, elastiche il Sindacato Nazionale
Fascista Ingegneri, il quale, inquadrato nella grande Organizzazione Nazionale del Lavoro, saprà
portare la Classe dei Tecnici all’avanguardia di ogni opera di ricostruzione e di valorizzazione della
Nazione». A partire dal n.1, a. XI del Gennaio-Febbraio 1932, il «Bollettino» cambia faccia e
dimensione, venendo stampato in un formato più grande caratterizzato da un’impaginazione
leggermente più ricercata, all’interno della quale spiccano da un lato la copertina – in cartonato più
rigido –, ove trovano spazio lo schizzo di uno scorcio di un’architettura chiaramente razionalista e
un fascio littorio, dall’altro una soluzione grafica estremamente sobria e adatta ai tempi, che
incornicia i titoli delle diverse sezioni. Dal n.2 del medesimo anno comparirà poi in copertina un
motto, firmato Mussolini, dedicato agli ingegneri e al loro lavoro: «Vi dico che la civiltà moderna
non si spiega se si prescinde dall’opera dell’Ingegnere, che oggi è prevalente su tutte le altre
attività».
(M.C.)


Titolo: «Bollettino del Collegio dei Geometri di Parma»; da novembre – dicembre 1925:
«Bollettino del Sindacato Provinciale Geometri di Parma».
Sottotitolo: Sezione della Federazione Nazionale dei Periti Agrimensori (Geometri).
Supplemento: I Albo ufficiale dei Geometri della Provincia di Parma, supplemento al n. I anno VI
del dicembre 1930.
Luogo di pubblicazione: Parma.
Tipografia:  Tipografie Riunite Donati.
Durata: gennaio 1925 ( gennaio 1926) – agosto 1930.
Periodicità: mensile irregolare.
Direttore responsabile: geometra Riccardo Pastorini; dal novembre – dicembre 1925: geometra
Umberto Piccoli.
Localizzazione: BPPr, Per. Parm. 101
 
Il «Bollettino del Collegio dei Geometri di Parma» nasce per diffondere comunicazioni e materiali
interessanti per gli iscritti al Collegio. Si propone inoltre di essere, nell’intervento inaugurale
firmato dalla redazione composta da un Comitato scelto, «l’espressione e la voce degli interessi e
delle aspirazioni della nostra classe». La pubblicazione, che intende affiancare il più generale
«Bollettino Nazionale della Federazione Geometri», riporta le relazioni delle Adunanze ordinarie
del Collegio, le comunicazioni della segreteria ai soci, il «Mercuriale dei materiali da costruzione»
(ovvero un listino dei prezzi autorizzati dal Prefetto e dalla Camera di Commercio di Parma),
recensioni di riviste tecniche e articoli di giurisprudenza inerenti allo svolgimento della professione,
bandi di concorso per gli appalti indetti dal Comune di Parma, variazioni nei dazi sui diversi
materiali, novità legislative, necrologi di categoria, tariffari professionali. Tutti i numeri hanno,
nella seconda parte, una consistente sezione dedicata alla pubblicità. Ogni anno viene pubblicato
l’Albo degli iscritti, e si aggiornano regolarmente i nuovi soci. Si assiste ad un cambio di direzione,
e ad una variazione del titolo, nel momento in cui la Federazione Nazionale dei Geometri fa il suo
ingresso tra le Corporazioni Fasciste (numero di novembre – dicembre 1925); sullo stesso numero,
il Segretario Provinciale dell’ordine, Luigi Bonomini, dichiara l’adesione del Collegio alla “raccolta
pro dollaro”. A partire dal 1926, viene pubblicata una “Rubrica agraria” con quesiti di agrimensura;
tutti i soci sono invitati a partecipare proponendo risposte ai quesiti, con diritto fisso di lire 12 per le
risposte corrette. Il numero di aprile 1926 riporta lo Statuto del Sindacato Provinciale dei Geometri
di Parma, l’iscrizione al quale è strettamente riservata ai geometri «che non professino idee
contrarie alle direttive del Governo Nazionale». Nel numero di ottobre, in prima pagina, viene
pubblicata una parte del discorso tenuto da Mussolini il 10 ottobre a Roma in occasione della
distribuzione dei premi per la “Vittoria del grano”. Dal 1926 in poi si leggono, stampate a caratteri
molto grandi rispetto al corpo del testo, esortazioni ad aderire alle campagne nazionali indette dal
Duce, come «Preferite i prodotti nazionali!» o «Sottoscrivete al Prestito Littorio». Il numero di
marzo – aprile 1928 ospita uno scambio di battute sulla polemica già sorta e vivace tra le pagine del
Corriere Emiliano, riguardo al colonnato della Ghiaia, al suo «aspetto incolore» e alla «lineazione,
non aggraziata dall’artista» che «risente della rigidità del tecnico» perché non progettata da un
Architetto ma da un perito geometra. Pronta la reazione del Sindacato, e le scuse dell’Ingegnere Del
Bono, autore dell’articolo pubblicato sul Corriere Emiliano. Il numero di luglio-agosto 1929 è
interamente dedicato a celebrare la figura e la carriere del Geometra Uberto Montanari, nell’ultimo
giorno di professione didattica dopo 32 anni di insegnamento di Costruzioni e Geometria descrittiva
presso l’Istituto tecnico cittadino. Apre con una fotografia del professore in prima pagina, unica
immagine fotografica pubblicata nella vita del periodico. Il numero precedente aveva annunciato
questa edizione speciale e la sottoscrizione partita dal Collegio Geometri per istituire una borsa di
studio annuale a nome del professor Montanari, riservata al miglior studente dell’Istituto tecnico.
Nell’edizione di dicembre 1929, il direttore firma un articolo in cui, facendo il bilancio dei cinque
anni di pubblicazione del «Bollettino», annuncia per l’anno successivo riduzioni e pubblicazioni
meno frequenti, a causa delle ristrettezze finanziarie della Redazione. (R.G.)


Titolo: «Bollettino della Federazione Provinciale Fascista del Commercio di Parma»
[continuazione del «Bollettino Mensile dell’Associazione fra Esercenti di Parma e Provincia»]
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Orsatti & Zinelli
Durata: dall’Anno IV, n.1, gen. 1926 all’ Anno IV, n.7/8, lug./ago. 1926
Periodicità: mensile
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Avv. Ferdinando Bocchi
Redattore capo: Redazione via della Corte d’Appello, n.2
Localizzazione: BPPr., Misc. Giorn. Parm. A 88/2
 
 
Dal 1 gennaio 1926 l’Associazione fra Esercenti di Parma e Provincia cambia il suo nome in
Federazione Provinciale Fascista del Commercio di Parma e nel n.1 se ne dà notizia con un
comunicato scritto dal suo Presidente Giuseppe Amoretti; a questo comunicato segue lo Statuto
della Federazione Provinciale Fascista del Commercio di Parma. La Federazione si pone a tutela e a
controllo degli esercenti, per evitare che siano vittime di soprusi (ad esempio attraverso la
possibilità di segnalare con documentazioni precise quei casi di eccessi di richieste, di disdetta o
addirittura di sfratto che meritino un diretto intervento della Confederazione) e che, a loro volta
compiano atti non conformi alla legislazione vigente. Importante è a questo proposito la rubrica
“Decreti, Leggi e Notizie importanti” in cui ad esempio vengono illustrate le norme per la
repressione delle frodi nella preparazione e nel commercio di sostanze di uso agrario e di prodotti
agrari (R.D.L. 15 ottobre 1925 N.2033) come vini, aceti, Olii, burro e strutto, sciroppi e conserve
(n.2, feb.1926). Ancora più importante è nel n.4 (apr. 1926) il Regio Decreto Legge per la
fabbricazione e smercio di droghe adulterate con polveri di legno, di gusci, di noccioli, etc. Dal tono
dell’articolo sembra che fosse non insolito tra i commercianti, per realizzare maggiore profitto,
mescolare materiali non commestibili a quelli commestibili, ad esempio la vendita di zucchero
mista alla polvere di marmo, di latte con l’aggiunta di acqua di calce, di farina di grano con
l’aggiunta di polvere di talco, di caffè macinato con aggiunta di polvere di legno. Oltre a vigilare
sulla corretta applicazione delle Leggi, l’Associazione si batte per i diritti dei suoi Soci come nel n.6
(giugno 1926)  a proposito delle deficienze ferroviarie: «Da parte della categoria Grossisti in frutta
e verdura, si lamenta che la merce che arriva di notte alla stazione di Parma non viene
immediatamente smistata e trasportata allo scalo ma bensì trasportata in attigui vagoni e solo al
mattino portata al magazzino. Tale inconveniente reca grave pregiudizio alla categoria che può
ritirare la merce solo molto più tardi, quando cioè il mercato della frutta e della verdura è pressoché
esaurito. Anche il consumatore risente dell’inconveniente in quanto la merce che dovrebbe essere
acquistata lo stesso giorno non può essere che acquistata il giorno dopo». Il mensile, oltre a
occuparsi nello specifico della città di Parma e a dare notizie di carattere quasi folkloristico e
comunque meramente locale, tiene un occhio vigile agli eventi di carattere nazionale, partecipando
con accorata preoccupazione al secondo attentato al Duce n.4 (apr.1926) «Per la salvezza d’Italia
Iddio non ha voluto che il nefando attentato contro il Sommo Reggitore dei nostri destini si
compisse» e promuovendo la Campagna per il Prodotto Nazionale: «(…) l’appello lanciato dal
Governo nazionale per la valorizzazione delle nostre industrie e per combattere la forte
importazione dei prodotti esteri, deve essere da tutti, e in particolar modo dai commerciati, inteso
come un ordine, specialmente in questo momento nel quale i paesi esteri cercano in ogni modo di
impedire, con insormontabili barriere doganali, la esportazione italiana».
(F.B.)


Titolo: «Bollettino dell’Ordine dei Farmacisti» 
Sottotitolo: e del Sindacato Provinciale Farmacisti della Provincia di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: da Anno II, n.1 (feb.1925) a Anno III, n.1 (apr. 1927)
Periodicità: mensile nelle intenzioni ma con periodicità irregolare
Amministratore: Direzione e Amministrazione Strada Vitt. Emanuele 192 (Farmacia Maturini)
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Romeo Allegri
Localizzazione: BPPr., Misc. Gior. Parm. A78
 
 
Bollettino tecnico dell’Ordine dei farmacisti di 4 pagine. La prima pagina è sempre occupata dagli
estratti degli Atti dell’Assemblea Generale Ordinaria che di norma avviene una volta al mese. In
sostanza questo mensile più che dedicarsi alla tutela della categoria, come accade in bollettini di
altre Associazioni, punta ad ammonire contro eventuali abusi nell’esercizio della professione come
nel n.1 (feb.1925): «Condanna per stupefacenti: il Dott. Lo Iacono di S.Pietro in Volta è stato
condannato dal Pretore a £2.000 di multa, spese e tassa di sentenza, per aver prescritto stupefacenti
senza segnare sulla ricetta il nome e l’indirizzo del cliente. Stiano in guardia i colleghi farmacisti a
non violare l’Art.12 della Legge 18/2/1923 n.396». Altro “punto caldo” su cui torna con regolarità il
bollettino è la questione della tariffa. Molti moniti, anche minacciosi nei confronti di quei farmacisti
che non rispettano le direttive Nazionali: «Saranno quanto prima emanate dal Ministero disposizioni severissime sull’esercizio abusivo e sulla vendita abusiva. (…) lo spettacolo che in special modo danno le farmacie della città in fatto di tariffazione è addirittura nauseante (si corre al ribasso senza limiti di sorta) o per meglio dire, senza limiti di pudore. Le nostre associazioni fanno tutto il possibile per ottenere tariffe dignitose dal Governo e alte percentuali sulle Specialità dai Produttori, e la classe stride perché non ottiene mai quanto desidera, poi … praticamente opera al contrario.
Non c’è male per una classe di professionisti! Quasi quasi è da augurarsi un triplo di tasse da
pagare, oh sì, che allora si osserverebbe un po’ più la Tariffa! Le tasche rimarrebbero
medesimamente vuote, ma si avrebbe salva la dignità». Si informano poi i farmacisti sui divieti di
vendita come nel n.5 (dic. 1925): «Divieti di vendita: Compresse Urotropina. Con la preghiera di
avvertirne i farmacisti della Provincia si comunica che per Decreto Ministeriale è vietata la vendita
e sono sottoposte a sequestro le compresse di urotropina della Ditta Regge Ghirardelli e C. di
Milano; lo stesso per le pillole Amono contro cancro, sifilide e scabbia prodotte da Antonio Amono
di Arpigliano (Cosenza)» o sulla necessità di denuncia al Prefetto degli stupefacenti venduti entro
l’anno. Si informa inoltre sulle imposte da pagare sulle farmacie e altre notizie a carattere locale.
Alla fine di ogni numero si trova sempre una tabella della Casa Farmaceutica Emiliana: specialità
medicinali- prodotti chimici farmacologici con l’elenco dei prodotti e il prezzo. La quarta e ultima
pagina è dedicata alla pubblicità di prodotti farmaceutici.
(F.B.)

Titolo: «Bollettino Liturgico»
Sottotitolo: Ritorniamo alle sorgenti. Diretto dai Padri Benedettini di Parma
Supplemento: “Il Chierichetto” a cura dei Padri Benedettini di Parma sotto gli auspici della
Presidenza Centrale della Gioventù Italiana di A.C.
Luogo di pubblicazione: Via Vescovado, 1 Vicenza
Tipografia:  Società Anonima Tipografica fra Cattolici Vicentini. Casa Editrice Pontificia e
Vescovile
Durata: Da Anno XVII, n.1 (genn. 1939) ad Anno XVII, n.12 (dic. 1939)
Periodicità: mensile
Amministratore: Badia di San Giovanni Evangelista - Parma
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Badia di San Giovanni Parma
Localizzazione: BPPr, Per. Cess. 1386
 
 
Il «Bollettino Liturgico» è una pubblicazione mensile con copertina rigida (con la raffigurazione di
un cervo che, arrampicato su un pendio, beve alla sorgente) di venti pagine. La numerazione delle
pagine è progressiva da gennaio a dicembre. All’interno della copertina si trova il sommario, con il
sommario del supplemento. Solitamente l’editoriale, con commenti e riflessioni sugli avvenimenti
nazionali è a cura di D. Paolino Beltrame-Quatrocchi O.S.B. come per l’importante evento
dell’aprile 1939 con l’elezione al soglio pontificio di Pio XII. Nel primo numero ci si cala in medias
res spiegando due concetti fondamentali: cos’è la Parrocchia: «La Parrocchia è la nostra patria
spirituale, l’affermazione dell’unità della Chiesa, il centro dove “l’unum sit” si concretizza e
diventa vitale. È la cellula della Chiesa di fronte a cui sta come la famiglia alla patria» e chi è il
Parroco: «Il Parroco è l’Angelo Custode visibile che la chiesa dà ai singoli fedeli. Egli illumina: ci
parla a nome della Chiesa. E’ il maestro. Custodisce: conserva e difende. Regge: sostiene il debole,
il fanciullo, il vecchio, l’ammalato. Governa: guida la navicella in mezzo alla grande flotta della
Chiesa». Moltissime le rubriche presenti nel mensile: “La pagina dei Lettori” dove i fedeli possono
rivolgere ad esperti domande, osservazioni o chiedere chiarimenti su dubbi. Viene proposta sia la
domanda che la risposta; “I libri buoni” invece sono una serie di recensioni sulle recenti
pubblicazioni consigliate al buon parrocchiano; “Note e Notizie” invece è una rubrica che riporta
curiosità dal mondo (con episodi edificanti o riprovevoli che hanno come comune denominatore
argomenti di fede). Altra rubrica molto interessante è quella dal titolo “L’arte al servizio dell’altare”
in cui, di volta in volta, vengono spiegate le origini e le regole che presiedono ai paramenti liturgici
quali, ad esempio il corporale, la palla, l’ammitto e il purificatoio. Importante appuntamento
presente ogni mese è quello dal titolo “Liturgia e Azione Cattolica” in cui vengono spiegati di volta
in volta i diversi rapporti tra gli aspetti della liturgia e l’Azione Cattolica. In ogni numero viene
inoltre analizzata una festività religiosa particolare (che cade nel mese in corso). Allegato al
«Bollettino Liturgico» vi è il supplemento “Il Chierichetto” dedicato ai giovani e ai ragazzi. Come il
Bollettino da cui dipende, è ricco di rubriche tra cui “Il piccolo clero della Parrocchia” con notizie
sul primo chierichetto della storia, speciale sui Fanciulli cantori e calendario dei Santi; altra
Rubrica, dedicata ai più piccoli è “Il racconto di Fra Galdino” con storie a sfondo morale sul dovere
dei chierichetti. Importante poi, a fini edificanti per i giovani, la storia di Bore Sini, giovanissimo
chierichetto, morto dopo una lunga e terribile malattia in odore di santità. 
(F.B.)

Titolo: «Bollettino statistico mensile»
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  F.lli Godi già E. Pelati
Durata: luglio 1930 – dicembre 1934
Periodicità: mensile regolare
Redazione: pubblicazione a cura dell’Ufficio di Igiene del Comune di Parma
Localizzazione: BPPr, Per. Cess. 745/4
 
Pubblica le tabelle contenenti i dati statistici raccolti dal Comune di Parma (dati demografici,
economici, sanitari, metereologici eccetera). Questi dati potrebbero risultare molto interessanti per
studi specifici su natalità, mortalità, movimenti migratori, costo della vita, condizioni sanitarie, ma
si riferiscono purtroppo ad un arco temporale assai breve.
(R.G.)


Titolo: «Combattere»
Sottotitolo: Gruppo Rionale Fascista “Walter Ungherini – Amedeo Robuschi”
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Stabilimento Tipografico G.Ferrari e Figli
Durata: da Anno I, n.1 (5 nov. 1941) ad Anno I, n.2 (20 nov. 1941)
Periodicità: Quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura dell’Ufficio Stampa e Propaganda della
Federazione dei Fasci di Combattimento - Parma
Redattore capo: Redazione Gruppo Rionale Fascista “Ungherini-Robuschi”
Localizzazione: BPPr., Misc. Giorn. Parm. A 83
 
 
Bollettino quindicinale gratuito di 4 pagine. Nel primo numero compare, programmatico, il foglio di disposizioni del Segretario del Partito per l’Anno XX che reca la consegna di lavorare in profondità.
L’ordine del Duce, che dovrà essere irradiato rapidamente in tutti i settori periferici e capillari delle
organizzazioni fasciste, troverà, come sempre, esecuzione pronta, vigile e appassionata. Segue una
esortazione a stringere i denti e a non mollare in un frangente tanto difficile: «sentire la guerra in
tutta la sua tremenda realtà: ecco il maggior dovere del popolo italiano. Bisogna sentirla, non
soltanto come un gigantesco conflitto d’ordine militare ed economico, ma anche come un
formidabile collaudo si spiriti, di nervi, di forza civile e cosciente. Fronte militare e fronte interno
sono due facce complementari di questa immane lotta che il nostro popolo ha coraggiosamente
iniziato e dal cui esito dipende la sua stessa vita. Anche chi non rischia la propria esistenza dinnanzi
al nemico è un combattente (…) può darsi che occorra stringere la cintola di qualche altro buco».
Oltre alle lettere dei combattenti, inviate dal fronte e al consueto notiziario della vita del gruppo, a
p.3 troviamo una fotografia di un gruppo di donne che si dedicano qualche ora al giorno a
confezionare indumenti militari: «Ogni maglia che esce dal ferro è un pensiero di affetto per il
soldato lontano dalla Patria. Mani operose, mani benedette, che compiono con serenità la più dolce
e la più materna delle missioni affidate alla donna». Anche nel n.2 troviamo un appello alle donne a
donare la lana e l’elenco delle donazioni, con nome e cognome dei donatori e il peso di lana donata.
Il n.2 si apre con un botta e risposta che sembra una barzelletta: «“Chi è l’uomo più saggio del
mondo?” STALIN. “Chi è l’uomo più amato del mondo?” STALIN. “Chi è il nostro sole e il sole di
tutti gli uomini?” STALIN. Non sono le battute di un giornale umoristico. Sono invece alcuni brani
del libro di testo obbligatorio nelle scuole elementari russe. Non umorismo dunque ma tragedia: la
tragedia più spaventosa della storia». Non solo il fronte esterno ma  anche quello interno con il
drammatico problema degli accaparratori: disprezzo quei commercianti di abbigliamento che
avevano contravvenuto alle norme sul razionamento e quei privati che ne approfittavano: elenco dei
negozianti colpevoli.
(F.B.)
 
Titolo: «C.O.N.I»
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma. Periodico del Comitato Provinciale
di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Gazzetta di Parma
Durata: a.I, n.1(9 gennaio 1942) – a.I, n.4 (1 aprile 1942)
Periodicità: variabile
Direttore: Uff. stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 77 
 
Emanazione diretta del Comitato Provinciale di Parma del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il
«C.O.N.I.» vede la luce nel gennaio del 1942, con l’intento di «tenere aggiornati tutti i Comitati
Provinciali delle Federazioni Sportive, Società, Gruppi, Enti o Organizzazioni sportive». La rivista
si compone, in tutti i suoi numeri, di due fogli – quattro facciate – ognuna della quali viene
graficamente suddivisa in cinque colonne di testo. «C.O.N.I.» svolge una duplice funzione: da un
lato risulta essere un utile strumento informativo, a mò di bollettino, per le società, fornendo loro
tutte quelle informazioni riguardanti le normative che regolano lo svolgersi delle attività e delle gare
sportive (viene pubblicato lo statuto del C.O.N.I., il regolamento per l’assegnazione delle medaglie
al merito sportivo, un elenco degli impianti sportivi di Parma e provincia, nonché degli atleti
tesserati per le rispettive federazioni); dall’altro è una cassa di risonanza per le manifestazioni
sportive che si svolgono in città, e per le discipline collegate alle rispettive federazioni. Lo sport e
l’attività fisica erano, durante il Ventennio, uno dei punti cardine dell’organizzazione fascista, ed
anche in un questo caso, i redattori della rivista non esitarono quindi a mettere in luce l’unione tra la
pratica sportiva e la robustezza della stirpe: «Lo sport abitua alla lotta, alla fatica, al calcolo delle
proprie disponibilità di forze, al progressivo accrescimento di queste disponibilità: al sacrificio, alla
tenacia e alla lealtà». Per rinvigorire questi concetti la linea editoriale prevede, in tutti i numeri,
l’inserimento sporadico, all’interno delle colonne, di alcuni riquadri con frasi a tema firmate
Mussolini, volutamente formattate con un carattere maggiore e in grassetto che incitano il popolo ad
aderire alla pratica sportiva: «Abituare gli italiani alla ginnastica, allo sport, al moto, all’aria libera,
sarà ottimo non solo dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista morale, perché gli uomini che
sono forti, sono sempre saggi»; «Dedico da 30 a 45 minuti del giorno agli esercizi fisici e li pratico
quasi tutti (…) Ho fatto del mio organismo un motore sorvegliato e controllato che marcia con
assoluta tranquillità». Sempre all’interno delle colonne trovano poi posto alcune vignette satiriche
che però ben poco hanno a che fare con gli argomenti sportivi: «Churchill: Bisogna dividersi il
lavoro: la Russia penserà all’Asse, l’America al Giappone, e noi pregheremo Iddio che aiuti la
Russia e l’America»
(M.C.)

Titolo: «Contenzioso italiano»
Sottotitolo: Rivista critica della responsabilità civile e del diritto del lavoro
Luogo di pubblicazione: Milano
Tipografia:  Officine Grafiche Fresching
Schedato: gennaio1940 - settembre 1942 
Periodicità: bimestrale
Direttori: Domenico Riccardo Peretti Griva e Giovanni Robimagra
Redattore responsabile: Alfonso Cortini
Collocazione: BPPr Per 180


Titolo: «Corriere del lunedì. A noi! (prosecuzione di «A noi!»)1
Sottotitolo: Organo ufficiale della 80° Legione M.V.S.N. “A. Farnese” e dell’Ente sportivo Prov.le
fascista.
Luogo di pubblicazione: Parma.
Tipografia:  Tipografia del Corriere Emiliano; Stamperia Bodoniana (21 maggio – 25 giugno1928); 
Tipografia “Corriere Emiliano – Gazzetta di Parma” (2 luglio 1928).
Durata: 13 febbraio 1928 – 1 ottobre 1928.
Periodicità: settimanale
Direttore responsabile: Ugo Ugolotti; Giuseppe Ravasini (21 maggio 1928)
Vicedirettore responsabile:  Ugo Ugolotti (21 maggio 1928).
Redattori: Giovanni Silvani, Nino Bocchi, Virgilio Poletti.
Localizzazione: BPPr, Giorn. Parm. 667
 
Il «Corriere del lunedì – A noi! » nasce, lo dice il titolo e lo spiega l’articolo di spalla firmato dal
direttore del Corriere Emiliano Luigi Passerini, dall’unione di due differenti esperienze editoriali
parmensi. Una è l’«A noi!, organo ufficiale della Legione fascista Alessandro Farnese», che aveva
chiuso le stampe un mese prima della comparsa di questa nuova testata, l’altra è il tradizionale
supplemento del lunedì del «Corriere Emiliano», dalla vocazione principalmente sportiva, ma anche
politica, di cronaca cittadina e di costume, come era stato negli anni 1925-26 il «Piccolo del
Corriere Emiliano». La sovrapposizione delle due testate preesistenti, e delle loro redazioni, dà vita
ad un prodotto ibrido, in cui si incontrano «Milizia e Sport», titolo dell’intervento di apertura del
direttore Passerini, per dar voce a due organismi: la Legione Farnese e l’Ente sportivo provinciale.
Fino al cambio di redazione, avvenuta il 21 maggio 1928, il settimanale segue una impostazione
tematica fissa. La prima pagina è dedicata alla politica, soprattutto nazionale, con brevi notizie di
politica estera; la seconda pagina raccoglie sotto il titolo “Nella vita e nell’arte di giorno e di notte”
curiosità, cronache teatrali, rassegne culturali, una rubrica destinata alle signore con consigli di
moda e bellezza (“Nel regno d’Eva”) e alcuni appunti di critica e curiosità cinematografiche; la
terza pagina, riservata allo sport, titola “La nostra giovinezza sui campi sportivi”; e l’ultima pagina
raccoglie notizie di cronaca cittadina nella sezione chiamata dapprima “Quel che avvenne in città”,
poi “Cronaca della domenica”. In questa ultima parte troviamo un bollettino abbreviato della vita
all’interno della Legione Farnese. Quattro numeri riproducono in bianco e nero in prima pagina
tavole di Erberto Carboni (numeri del 27 febbraio, 2 marzo, 19 marzo, 26 marzo). Tra le notizie cui
viene dato maggior risalto v’è la morte del Maresciallo Armando Diaz, in data 5 marzo; e in data 16
aprile l’attentato compiuto a Milano in occasione della visita ufficiale del Re. Tutti i risultati
sportivi delle squadre locali e della selezione nazionale vengono ampiamente commentati: calcio,
automobilismo, ginnastica, atletica, pugilato, ciclismo, tennis, bocce, ippica. Anche il cinema riceve
grandi attenzioni da parte dei redattori, che oltre a rendere noti i palinsesti delle sale cittadine,
recensiscono pellicole e pubblicano profili biografici e curiosità sui più noti divi del cinema
americano: amatissimo, tra tutti, il regista e attore Charlie Chaplin. Il cambio di direzione, che vede
comunque Ugo Ugolotti come condirettore responsabile, coincide con un rinnovo della veste
tipografica: i caratteri di stampa sono più grandi e la lettura risulta più agevole. In prima pagina
compaiono le rubriche intitolate “Notizie dall’Italia e dall’Estero” e “Curiosità dal mondo”, mentre
le altre pagine rimangono sostanzialmente invariate. Viene seguita e proposta con costanza la
questione istriano-dalmata e la deplorevole situazione di tanti italiani ormai stranieri in patria. In
seconda pagina vengono pubblicati racconti brevi, spesso drammi amorosi senza lieto fine. Il
numero dell’11 giugno presenta in un articolo di terza «Il Foot-ball Rugby – Uno sport che si fa
strada», delineandone storia, regolamento e differenze tra il rugby all’europea, di tradizione inglese
e le varianti introdotte dal football americano. Durante il mese di giugno viene seguita con
apprensione la spedizione in dirigibile, verso l’Artide, dalla squadra del Generale Nobile, dispersa,
infine portata in salvo da soccorritori svedesi. Ritornano in terza pagina due rubriche che si erano
viste tra le pagine del «Piccolo del Corriere Emiliano»: “Profili” degli atleti famosi e le “Note
tecniche” di sport. Un nuovo cambio di tipografia, all’inizio di luglio, riporta il settimanale ai
caratteri grafici iniziali. L’ultima gestione tipografica porta con sé alcuni errori di stampa nel corpo
dei testi. La terza pagina diventa “Cronaca cittadina”, e la quarta “Corriere sportivo”. Iniziano a
comparire fotografie in bianco e nero con una certa regolarità, ma comunque destinate a personaggi
illustri della politica, dell’esercito, dello sport. In occasione dell’estate, in seconda pagina
compaiono piacevoli racconti dalle località di villeggiatura. Le più amate dai parmigiani risultano
essere la Versilia, la Riviera Ligure e quella Romagnola, le Dolomiti e i laghi lombardi. Il numero
del 24 settembre, oltre a concedere ampio spazio alla firma del trattato di amicizia tra Italia e Grecia
firmato da Mussolini e dal Presidente del Consiglio greco Venizelos a Roma, dedica un articolo di
fondo a Raul Forti, già Comandante della Legione Farnese e osannato nei primi numeri di A noi!,
poi allontanato dall’incarico. Si afferma: «Raul Forti liquidato da Parma, ha avuto anche a
Genova…il riconoscimento delle sue fatiche. […] Il motivi principale del provvedimento che l’ha
colpito togliendogli il comando della Legione è questo: Massoneria. Massoneria militante anche
dopo lo scioglimento per disposizione di legge delle sette». Nel complesso le anime del settimanale
convivono con equilibrio: la politica nazionale e spicciola cronaca cittadina, la cultura e le novelle
d’amore, lo sport e la vita militare. Sembra di ritornare nel leitmotiv che era stato sottotitolo e linea
guida del «Piccolo del Corriere Emiliano»: “Settimanale sportivo – mondano – politico”. 
(R.G.)
 

Titolo: «Corriere Emiliano»
Sottotitolo: dal n.156, a.I, 11 luglio 1925 «Quotidiano Fascista»; dal n. 2 a. II del 3 gennaio 1926 al
n.128, a.II del 1 giugno 1926 «Parma Nuova. Organo ufficiale della Federazione Provinciale
Fascista»; dal n.129, a. II del 2 giugno 1926 «Quotidiano ufficiale della Federazione Provinciale
Fascista»; dal n.156, a. IV, 1 luglio 1928 «Gazzetta di Parma»; dal n. 68, a. 182, 20 marzo 1937
«Credere, Obbedire, Combattere»
Appendice: «La mia Abissinia. Un parmigiano per venti anni nell’impero del Negus» (n. 133, a.
183, 5 giugno 1938) 
Supplemento: n.22, a.II, 27 gennaio 1926, Numero straordinario per la celebrazione
dell’anniversario di Giuseppe Verdi; n.82, a.II, 7 aprile 1926, Numero straordinario in occasione del
fallito attentato al Duce; n.150, a.II, 26 giugno 1926, prima edizione straordinaria riguardo il
dissesto della Banca Agricola; n.150, a.II, 26 giugno 1926, seconda edizione straordinaria riguardo
il dissesto della Banca Agricola; 
Inserto: dal n.1, a. 177, 1 gennaio 1932, «La pagina del commerciante. Bollettino della federazione
Fascista Parmense del Commercio», periodicità mensile; dal n. 211, a.177, 6 settembre 1932
«Mondo Sportivo», periodicità settimanale; dal n. 4, a. 177, 6 gennaio 1932,«Bollettino Agricolo
della Federazione Fascista Agricoltori e del Sindacato Provinciale Fascista Tecnici Agricoli»,
periodicità settimanale, redattore agricolo Arturo Goldoni (Buatier de Mongeot dal n. 13, 1 aprile
1932); dal n.301, a.179, giovedì 20 dicembre 1934 «La Pagina del Balilla» periodicità settimanale
(«ONB» dal n. 9, a.180, 10 gennaio 1935); 
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Off. Graf. Fresching; Società Poligrafica Editrice La Bodoniana (n.56, a.II, 11 aprile
1926); Tipografia del Corriere Emiliano (n.68, a.III, 22 marzo1927)
Durata: n.1, a.I 10 gennaio 1925 – n.239, a. 186, 7 ottobre 1941. 
Periodicità: quotidiano
Direttore responsabile: Pietro Solari; Piero Saporiti (n.2, a.II, 3 gennaio 1926); Raul Forti (n.122,
a.II, 25 maggio 1926); Luigi Passerini (n.1 a.IV, 1 gennaio 1928); Stanis Ruinas (n. 112, a. 176, 13
maggio 1931); Enzo Boriani (n. 237, a.177, 6 ottobre 1932 ad interim); Guido Gamberini (n.262,
a.177, 4 novembre 1932); Enzo Boriani (n. 155, a.181, 30 giugno 1936 ad interim); Giorgio Rosso
(n.2, a.182, 2 gennaio 1937); Silvio Maurano (n.85, a.185, 9 aprile 1940); Corrado Rocchi (n.132, a.
186, 3 giugno 1941) 
Vicedirettore responsabile: Enzo Boriani (n.262, a.177, 4 novembre 1932 – n.154, a.181, 29 giugno
1936; n.2, a 182, 2 gennaio 1937) 
Localizzazione: EC, Per. 3 loc; BPPr, Quotidiani 4
 
Altra icona, unitamente alla «Gazzetta di Parma», del giornalismo locale, il «Corriere Emiliano» ha
impersonificato, nell’arco di poco più di tre lustri, la comunicazione di regime a livello locale.
Questo quotidiano, formato di tre fogli – tranne che negli ultimi mesi di vita quando i fogli si
ridurranno a due o, addirittura, ad uno – proponeva uno schema di stampa piuttosto semplice
all’interno del quale hanno trovato spazio nel corso degli anni numerose rubriche: “La vita a Parma
e in Provincia” (o “Cronaca Cittadina” o, dal gennaio 1932 “Vita e interessi della Provincia”);
“Corriere Sportivo”; “Notizie dal mondo”; “Teatri e concerti”; “La Vita del Fascismo Parmense” e
“Recentissime per telegrafo e telefono”. Il giornale, nato con spirito sostanzialmente mite e non
apertamente ostile verso gli oppositori, attua una virata fondamentale a partire dal n.156 del luglio
1925 allorquando, inserendo nella testata il sottotitolo «Quotidiano Fascista», l’editoriale informa in
modo entusiastico i lettori di questa grande novità: «Quotidiano fascista: con questa superba
qualifica, che abbiamo l’orgoglio d’aver meritata pel nostro esplicito e netto atteggiamento sin dal
primo giorno di vita, iniziamo oggi il settimo mese di attività […] La nuova denominazione è l’atto
estrinseco d’una disciplina fascista che abbiamo sempre intrinsecamente rispettata […] Fascisti
siamo stati, Fascisti siamo, Fascisti saremo sempre!». Siamo nel luglio del 1928 quando la testata,
su ordine della direzione centrale del partito, si fonde con la «Gazzetta di Parma» diventando così il
principale quotidiano cittadino. Lungo i suoi sedici anni di vita il giornale mantiene
un’impostazione grafica piuttosto omogenea e gli unici cambiamenti sono da riferirsi alla
formattazione dei caratteri del titolo: ora di tipo goticheggiante (1926), ora più standardizzati (1927)
ed infine molto simili a quelli della «Gazzetta di Parma» dal 1929. Il «Corriere Emiliano» connota
la sua peculiarità giornalistica dedicando le proprie attenzioni in maniera preponderante alla cronaca
politica nazionale e all’esaltazione dell’agire fascista, a discapito – a differenza di quanto aveva
sempre fatto la «Gazzetta» – della cronaca locale che viene inserita solitamente in seconda o terza
pagina prima con delle rubriche create ad hoc, e successivamente con la pubblicazione di una
pagina speciale intitolata «Gazzetta di Parma». Non molte sono le polemiche contro gli oppositori
del regime che vengono o completamente ignorati o, quando presi in considerazione, sbeffeggiati
sia per iscritto (giornalisticamente mirabili le polemiche contro gli aventiniani, indicati come
«fegatosi contemplatori del proprio ombelico sedenti sulla montagna» e contro la tanto vituperata
massoneria: «chi ha per bussola la mala fede non potrà camminare a lungo […] l’asino alato e
sciancato su cui cavalca burbanzosamente la democrazia massonica internazionale col suo bagaglio
di principii immortali sta per cadere per sempre») o tramite delle Xilografie a firma di Guareschi. Il
Fascismo, il suo Duce e le opere del governo sono il cuore pulsante di ogni articolo: «Il Fascismo –
Partito, Sindacato, Milizia – è un complesso di forze invincibili che tendono instancabili verso un
solo obbiettivo: l’unità spirituale e la potenza civile della Patria»; «Il bilancio dello stato. Oltre 258
milioni di avanzo […] appare così evidente e documentata, ancora una volta, la granitica posizione
della nostra finanza e le previsioni sull’avvenire della nostra economia riordinata, rinsanguata a
potenziata dal Regime». In ogni occasione la linea editoriale del «Corriere» non manca mai di
rimarcare la sua adesione a Fascismo e il suo ruolo di altoparlante del regime, così come in
occasione del plebiscito del marzo 1929, quando la prima pagina, riprendendo la parole del Duce,
titola «Voi e il Popolo voterete SI. Il breve monosillabo mostrerà al mondo che l’Italia è Fascista e
che il Fascismo è l’Italia». A partire dall’11 giugno 1941, con l’entrata in guerra dell’Italia il
giornale si riempie di avvisi “pratici” ai cittadini a scopo difensivo: «norme per la circolazione
durante l’oscuramento»; «come si devono schermare i fari delle automobili»; «applicare delle
strisce di carta sui vetri di finestre o vetrine, per evitare il rompersi dei vetri con lo spostamento
d’aria dovuto allo scoppio di bombe» «Protezione antiarea»; «TACERE ed OBBEDIRE» «chiudere
rigorosamente l’orecchio alle notizie non ufficiali diffuse da incoscienti o da pappagalli
irresponsabili […] tutte le notizie non date dai giornali o dalla radio italiana devono considerarsi
false e diffuse allo scopo di disorientare il pubblico». È il 7 ottobre 1941 quando esce l’ultimo
numero del «Corriere Emiliano» che, a partire dal giorno successivo, compirà lo stesso cammino
fatto tredici anni prima dalla «Gazzetta»: da titolo diverrà sottotitolo, da testata diventerà solamente
un foglio e dal 1943 scomparirà completamente.
(M.C.)


Titolo: «Credere» 
Sottotitolo: Gruppo Rionale Fascista “Walter Branchi” di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Stabilimento Tipografico G.Ferrari e Figli
Durata: da Anno I, n.1 (8 nov. 1941) ad Anno I, n.6 (23 gen. 1942)
Periodicità: Bollettino Quindicinale
Amministrazione, Direzione e Redazione: Gruppo Rionale Fascista “Walter Branchi”, Viale
Marconi, 2 Parma
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 81
 
Bollettino quindicinale di 4 pagine, intitolato a Walter Branchi, studente fascista, ucciso dai
sovversivi dopo un corteo fascista il 29 marzo del 1919 e considerato un “martire” degli albori del
Fascismo. Nel primo numero nell’articolo di fondo, dal titolo «Il Partito e la Guerra» vengono
analizzate le ragioni ideologiche di questa guerra; la lente di ingrandimento si appunta poi, come
consuetudine, contro il nemico, la cui politica spregiudicata viene mirabilmente sintetizzata da una
frase tratta dalla “Storia della Guerra dei Sette Anni” di Federico il Grande (1712-1786), a
dimostrazione che, i tempi cambiano, ma i costumi inglesi no: «È un principio della politica inglese
pretendere tutto dagli alleati, ma non fare nulla per essi». D’altro canto  nel n.6 (23 gen. 1942) si
annotava sarcasticamente che «Chi volesse far raccolta di tutto quanto è stato scritto nel corso di
questi ultimi secoli contro l’Inghilterra da personaggi politici, da Principi, da capi di stato, potrebbe
ritrovarne grossi volumi tanto abbondante è la materia, ma il concetto resta lo stesso: un senso
piratesco di latrocinio fu da sempre il movente della loro politica». Non mancano poi le critiche agli
altri nemici dell’Asse, ad esempio contro gli americani: «Qual è il paese dove la base della nazione
non è la famiglia ma il divorzio? Dove l’alcolismo è una istituzione? Dove la polizia fa a mezzo con
i gangsters? Dove si sovvenziona il comunismo russo, la barbarie tartara, la delinquenza serba? Gli
Stati Uniti». Per quanto riguarda i russi invece, la critica si concentra contro la classe dirigente
sovietica, non contro la popolazione tenuta nell’ignoranza e usata come carne da macello: «URSS
… e non sanno perché combattono. Un soldato russo fatto prigioniero ha raccontato di essere un
operaio che, condotto a forza su un treno per il fronte, con a capo un ufficiale ebreo non sapeva
nemmeno che c’era la guerra e i suoi compagni combattono e cadono senza saperne il motivo».  Per
quanto riguarda il fronte interno invece, oltre agli “epici” proclami di regime, il bollettino è molto
attento ai problemi di ordine nutrizionale per la popolazione ormai ridotta la razionamento. Già nel
n.1 (8 nov. 1941) si danno precisi consigli sull’allevamento domestico dei polli («Quando si tratta
di allevare una gallina o due non serve nemmeno il balcone o il cortile: basta una gabbia in cucina»)
e si ammonisce severamente contro l’accaparramento domestico, considerato ancora più dannoso di
quello fatto dai grossisti in quanto «i viveri conservati presso le famiglie corrono maggiore rischio
di deterioramento poiché mancano i locali e la conoscenza per una buona conservazione». Nel n.2
(23 nov. 1941) nell’editoriale si riprende un articolo pubblicato su «Il Popolo d’Italia» del Dott.
Mario Musella dal titolo «Il medico cuoco di guerra» per spiegare come la scienza ci dimostri che,
con opportuni accorgimenti, possa venire largamente modificato il costume alimentare senza che il
nostro organismo abbia a soffrire. Il colore del pane scuro è dovuto al rivestimento del grano che in
tempi normali si destinava all’alimentazione del bestiame. E sono questi elementi che aumentano il
valore nutritivo e nutrizionale del pane. Di notevole impatto poi la rubrica “Corsivo” che, in piccoli
trafiletti, bacchetta il malcostume della classe “borghese” che, sentendosi economicamente
superiore alla grande maggioranza della popolazione, si premette un comportamento riprovevole. A
p.3 ogni bollettino riporta il Notiziario del Gruppo con notizie sportive, di tesseramento, di
organizzazione del dopolavoro e l’attesissimo evento della Befana Fascista.
(F.B.)


Titolo: «Crisopoli» vedi «Parma. Rivista Bimestrale del Comune»


Titolo: «L’Eco del Seminario»
Sottotitolo: Organo ufficiale dell’Opera per le Vocazioni ecclesiastiche e per il Sacerdozio (a partire
dal settembre 1935)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: da Anno I, n.1 (gen. 1935) ad Anno VIII , n.5 (mag. 1943)
Periodicità: Periodico mensile
Amministratore: Seminario Maggiore, Via Cardinal Ferrari, 1 Parma
Gerente (responsabile): Mons. Giovanni Del Monte
Gerente (provvisorio): 
Direttore (responsabile e/o provvisorio):
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): 
Redattore capo: Don Raffaele Dagnino (Seminario Maggiore)
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. B 153 
 
 
Lo scopo di questo foglio, di sole 4 pagine, dichiarato in prima pagina, è «far conoscere il sacerdote
e il seminario ai fedeli» in quanto, citando una frase di G. de Maistre, «Il sacerdozio deve essere la
preoccupazione suprema di una società che vuol risorgere». Questo foglio, nel giro di 5 anni cambia
l’illustrazione della testata per ben 3 volte. Il N.1, Anno I (gennaio 1935) presenta una veduta di
Piazza Duomo a centro pagina, affiancata a sinistra dalla figura di un giovane sacerdote a mezzo
busto, di profilo; a destra invece l’immagine della mensa Eucaristica. Il primo cambiamento
avviene con il N.12, Anno I (dicembre 1935): due fasce laterali omologhe con a sinistra la tiara
papale, le chiavi incrociate e lo stemma del pontefice in carica (Papa Pio XI Ratti), mentre a destra,
la mitra vescovile con i bastoni pastorali incrociati e lo stemma del vescovo di Parma (Mons.
Evasio Colli). Al centro campeggia la figura della Vergine con un giovane seminarista cui indica
Gesù in Croce, avvolto dalla luce. Le motivazioni di questo cambio di testata vengono esplicate in
un editoriale, nel quale si commenta la scelta, concludendo con l’emblematico monito: «(…) capirai
quanto meglio sia scolpita in questa nuova testata l’opera intima di preparazione e di
perfezionamento del candidato al Sacerdozio (…)». Terzo cambio di testata avviene con il N.3,
Anno V (marzo 1940): ancora una volta nell’editoriale viene spiegato questo nuovo cambiamento:
«Non fu tanto per amor di varietà, quanto per adattarci a certe esigenze di miglioramento della veste
tipografica che venne abbandonata l’artistica testata del Prof. D.Tadé e adottata questa. Le
prospettive laterali sono quelle dei due Seminari, il Maggiore e il Minore e al centro, dalla
Cattedrale, si diffondono cerchi di luce che si dilatano a dimostrare l’eco (…)». Fisse nei diversi
numeri della rivista, troviamo due rubriche: la prima, in posizione variabile a seconda dei numeri,
dal titolo “Vita di Seminario”, scritta in modo leggero ed ironico, con racconti divertenti su episodi
della vita comune dei giovani Seminaristi. La seconda, dal titolo “Vita dei Seminari” (Seminario
Maggiore e Seminario Minore), collocata sempre in quarta pagina, porta notizie inerenti alle attività
delle due Istituzioni con il calendario degli avvenimenti che caratterizza la vita dei giovani ed
esuberanti seminaristi. Ricordiamo che la preparazione di un Seminarista ha la durata di 12 anni. In
ogni numero poi viene quantificata la questua, divisa o per parrocchie, o addirittura con i nomi
stessi dei donatori più generosi. Non in tutti i numeri, ma con cadenza piuttosto frequente, vi è la
rubrica “Martiri del XX secolo”: storie di persecuzioni, anche piuttosto crude e realistiche, che
narrano i supplizi cui sono vittime i sacerdoti in quanto tali, per fare solo un esempio, nelle Asturie
dove i comunisti seviziavano e fucilavano i sacerdoti solo per l’abito che indossavano. A tali, forti,
racconti, si affiancano spesso narrazioni eroiche di sacerdoti che hanno donato la vita per la fede. I
numeri da maggio ad agosto 1935 non sono posseduti. Riprende con il mese di settembre. In questi
mesi di lacuna nasce l’O.V.E. (Opera per le Vocazioni Ecclesiastiche) e a partire da questo mese la
rivista avrà il sottotitolo: Organo Ufficiale dell’Opera per le Vocazioni Ecclesiastiche e per il
Seminario. Da questo momento a pagina 3, prende vita la rubrica “Vita dell’Opera” con notizie,
note organizzative, oboli per iscrizioni e agevolazioni per gli iscritti. Ad esempio tutti gli iscritti
all’Opera possono godere di indulgenze speciali; a questa rubrica si affianca quella “Per Voi,
piccoli soci”, dedicata esclusivamente ai più giovani lettori, composta da novelle (la maggior parte
scritta da Giulia Favre), con il fine di inculcare l’idea del sacerdozio nella mente dei bambini. Da
questo momento in poi nasce una vera e propria Crociata per il Sacerdozio. Partendo da dati
statistici di una eloquenza impressionate (si confrontano il numero dei sacerdoti ordinati e i
sacerdoti morti dall’anno 1900 al 1935: totale degli ordinati 256; totale dei defunti 335) si chiede
esplicitamente alle donne, cui è negato il sacerdozio, di essere messaggere del sacerdozio e di
invogliare i figli a seguire questa strada. Le donne cui è negata la gioia della maternità siano
catechiste e reclutino seminaristi. A partire da gennaio 1939, in coda alla rivista, troviamo il
movimento demografico della Provincia di Parma. Nel numero di marzo 1939 troviamo l’apologia a
papa Pio XI, da poco defunto, scritta, a tutta pagina, da Sua Eccellenza Vescovo di Parma, Mons.
Evasio Colli. Ad aprile sarà eletto pontefice Pio XII. Nel numero speciale del mese di aprile 1939 si
celebra il termine della costruzione del Nuovo Seminario, correlato da numerose immagini in
bianco e nero. Si affianca la rubrica “Carità di benefattori”, con nome, cognome e cifra devoluta per
la costruzione dell’edificio. Con l’anno 1940 si moltiplicano gli episodi e le notizie «(…) intorno
alle tristissime condizioni create dalla bufera bolscevica che ha sconvolto la Spagna”: immagini e
testimonianze raccolte in loco dello “(…) splendido Monastero di Santander che ha conosciuto la
furia devastatrice rossa (…)». Vengono poi dedicati panegirici a grandi anime sacerdotali: ad
esempio «Una vittima della persecuzione russa Monsignor Antonio Malecki». Nei mesi di luglio-
agosto 1940 viene dato molto spazio alle solenni celebrazioni bercetesi (dall’8-15 agosto) per la
Settimana Mariana, in occasione del 50enario dell’Incoronazione della Beata Vergine delle Grazie e
per la commemorazione del I centenario dell’erezione del Seminario Vescovile. È sconcertante
come, ad eccezione di episodi della guerra civile spagnola, non si alluda mai alla guerra che ormai
da tempo coinvolgeva l’Italia in maniera completa e sanguinosa. Dal numero di settembre-ottobre
1942 si passa a un numero del maggio 1943. Il formato del foglio è aumentato di 3 cm circa, la
testata si è ridotta ed è nuovamente cambiata: una semplice croce sullo skyline di Parma. È l’ultimo
numero.
(F.B.)


Titolo: «La Fiamma»
Sottotitolo: Foglio d’Ordini quindicinale  della Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma;
da Anno II, n.13 (10 giu. 1942) diventa “Rivista de la Fiamma”
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: da Anno I, n.1 (15 gen. 1941) ad Anno II, n.18 (Ottobre 1942)
Periodicità: quindicinale; da Anno II, n.15 (agosto 1942) diventa mensile
Amministratore: Direzione e Amministrazione Federazione dei Fasci di Combattimento 
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Alessandro Minardi
Localizzazione: EC, p/c 31; BPPr, Per. Parm. 111
 
Rivista inizialmente quindicinale e a partire dall’agosto 1942 mensile, si compone di 32 pagine con
sommario, copertina, pagine lucide e un ricco apparato fotografico. La copertina è quasi sempre
opera di Carlo Mattioli, fanno eccezione i n. 1 e 2 (nov. 1941) opere rispettivamente di Pietro
Fulotti, vincitore del Concorso Nazionale per la copertina della «Fiamma» e Guglielmo Lusignoli, il
secondo classificato. Va segnalato il numero straordinario per la consegna della Spiga d’Oro, l’8
ottobre 1941. La spiga d’oro è l’altissimo premio messo a disposizione dal Ministro per
l’Agricoltura e Foreste del Comitato Nazionale per l’incremento delle concimazioni e viene per la
prima volta conferito alla provincia di Parma distintasi nella produzione granaria dell’annata 1941.
Altro Numero Speciale è quello che celebra il primo annuale della rivista (31 mag. 1942) di ben 60
pagine, tutte dedicate alla cultura, alla letteratura e alla città di Parma. La vicende  politiche interne
ed estere non vengono menzionate.  Nell’articolo di fondo del primo numero viene presentata la
nuova rivista: «Nel clima dinamico e guerriero vede la luce in Parma Fascista e corridoniana “la
Fiamma”, foglio d’ordini della Federazione dei Fasci di Combattimento. E’ il vecchio titolo, che già
agli albori del fascismo in questa stessa città portava la voce e le idee del Duce, che oggi ritorna per
ricordare che la Rivoluzione, attraverso le numerose tappe vittoriose è ancora in cammino». Molto
interessante l’editoriale del n.3 (15 gen.1941) dal titolo «Siano date pene esemplari» che si occupa
di vicende particolarmente incresciose, quella del processo Motta a Milano per accaparramenti e
l’arresto dei coniugi Susa a Torino per insaccamento di carni infette e putrefatte: atti da considerarsi
tra i reati più infamanti, visto il clima di guerra e di razionamenti. A p.4, dopo l’editoriale, si trova
la rubrica “Atti della Federazione dei Fasci di Combattimento” che pubblica le nomine, i
provvedimenti disciplinari nei confronti dei “cattivi fascisti” i cui nomi e cognomi vengono
pubblicati e gli avvisi della vita della Federazione. Tra le diverse rubriche, si segnalano “A volo
radente” con osservazioni ironiche e trafiletti sarcastici contro il malcostume dei cittadini e dei
politici; “La Guerra dell’Asse” con il punto della situazione delle operazioni belliche; “Punta e
Taglio” con la rassegna stampa di pubblicazioni nazionali e “Taccuino di guerra” a cura di Pino
Guareschi, corrispondente dal fronte orientale (Russia). Nel n.12 (30 apr. 1942) viene pubblicato,
all’interno della rivista “Dovunque” (a cura dei soldati Italiani in Russia) diretto da Pino Guareschi:
«Da qualche settimana riceviamo regolarmente dalla Russia “Dovunque” il giornale dei soldati
italiani. Niente articoli retorici, niente articoli tecnici di guerra e strategia. Ma rubrichette compilate
dai soldati che avranno fatto sì e no la terza e l’avviamento, disegni e poesiole». Alle donne è
sempre dedicato un articolo in ogni numero: alle mondariso, alle attività dei Fasci Femminili,
all’attività della sezione Operaie Lavoranti a Domicilio, alla Mostra delle Massaie Rurali. La
sezione “Arti, Teatro, Cinema, Lettere” chiude la pubblicazione.
(F.B.)


Titolo: «La Fiamma»
Sottotitolo: Settimanale Fascista del Lunedì; da Anno X, n.1 (18 giu. 1942) Settimanale del Fascio
Parmense
[Continuazione de “La Guardia del Brennero, la Fiamma”]
Luogo di pubblicazione: Fidenza - Parma
Tipografia:  Tip. Mattioli; da Anno V, n.33 (30 nov. 1931) Tipografia del Corriere Emiliano; Anno
VII, n.10 (9 gen. 1933) Tip. La Bodoniana Parma; da Anno VII ,  n.11 (16 gen. 1933) Officina
Grafica Fresching; da Anno X, n.1 (18 mag. 1942) Tipografia Gazzetta di Parma
Durata: da Anno V, n.6 (23 mar. 1931) ad Anno X, n.33  (28 dic. 1942)
Periodicità: settimanale
Amministratore: Direzione e Amministrazione Via Mameli, n.1; Anno VII – n.9 – 2 gennaio 33
borgo del Correggio 19; Anno VII – n.11 16 gennaio 33 Piazza della Ghiaia, 76
Gerente (responsabile): G. Stefanini; da Anno X, n.1 (18 mag. 1942) Attilio Musini 
Direttore (responsabile e/o provvisorio):  Pietro Bianchi, Enzo Dalla Chiesa, Giuseppe Stefanini (da
Anno VII, n.16, 27 feb. 1933) non è più presente il nome di Bianchi: da Anno VII, n.28 (12 giu.
1933) scompare anche il nome di Dalla Chiesa; da Anno X, n.1 (18 giu. 1942) G.Bernardini e
A.Musini
Redattori:  N.Bocchi – M.Gorreri
Localizzazione: BPPr, Giorn. Parm. 50
 
Continuazione de «La Guardia del Brennero», la Fiamma nasce (ancora con il sottotitolo che ne
identifica la filiazione) il 23 marzo 1931 e nell’articolo di fondo il Direttore G.Stefanini ne spiega
l’origine: «Con questo numero il nostro periodico sdoppia il suo titolo. E pur rimanendo organo del
movimento super Nazionalista creato nel 1926 da S.E.Marinetti si chiamerà ora e d’innanzi soltanto
“la Fiamma”: nome di battaglia e di gloria per il fascismo parmense. Mutamento di titoli da noi
vivamente desiderato e che riuscirà oltremodo simpatico a quanti hanno eroicamente vissuto le ore
epiche dello Squadrismo parmense». Programmaticamente il settimanale di 4 pagine si pone come
settimanale fascista anche se rimane sempre piuttosto ai margini delle questioni politiche senza
approfondire troppo i temi scottanti della politica e poi della guerra. Sarà solo con l’abbandono di
Stefanini e con la nuova direzione nell’Anno X, n.1 (18 giu. 1942) che le vicende belliche e i
bollettini dai fronti si faranno più presenti e i toni trionfalistici e propagandistici diventeranno più
marcati al punto che il n.5 del 15 giu. 1942 verrà stampata una “Edizione Straordinaria” per
celebrare la vittoriosa azione aereo-navale nel Mediterraneo. Il n.24 del 26 ott. 1942 invece è un
numero speciale dedicato al Ventennale del Regime (di 6 pagine). Il giornale è così strutturato: la
prima facciata del foglio è dedicata all’editoriale a tutta pagina che tratta di politica su scala
nazionale, spesso accompagnato dalle xilografie o linoleum di Nino Guareschi a commento; a
partire dal 1942 saranno sostituite dalle vignette di Aristide Barilli. In prima pagina si trova anche la
rubrica “I Corsivi “ (poi “Semafori”) trafiletti ironici e caustici che censurano i comportamenti di
politici e della gente comune. A pag.2 troviamo la “Cronaca della Città” e i programmi degli
spettacoli e del cinematografo. Alla cronaca è dedicata anche la rubrica “Piccole Disgrazie”
(qualche esempio: una massaia cade dalle scale, un bimbo si infila uno stecchino nell’orecchio
destro, un macchinista si ferisce alla mano, una rissa che si conclude con una ferita alla testa per
uno dei partecipanti). A pag.3 solitamente si trova un racconto, novella o discussione letteraria: ad
esempio “Sun and Moon” di Caterina Mansfield, “Un incontro” di James Joyce, “Un fratricidio” di
Kafka e “Paradossi” di G.K.Chesteron. Completa la pagina la rubrica “Massime e Riflessioni” con
aforismi. Di importanza sempre maggiore, con il procedere della guerra la rubrica “carta stampata”
con la rassegna stampa internazionale. Pag.4 è dedicata alla cronaca sportiva e completata dalla
rubrica “L’Espresso di Mezzanotte” con curiosità sportive e divertenti notizie come nel n.2 (7 nov.
1932): «Sappiamo il perché della clamorosa sconfitta del Parma in quel di Forlì. I crociati, giunti
verso le due, si sono rimpinzati la pancia di buona pastasciutta. L’effetto è stato disastroso: Morale:
Pastasciutta batte Parma 4 a 0» (F.B.)


Titolo: «La Fiamma Corriere del Lunedì»
[prosecuzione di «Corriere del Lunedì – A Noi!»] 
Sottotitolo: Settimanale Fascista
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia del corriere Emiliano
Durata: da Anno I, n.1 (8 ott. 1928) a Anno II, n.1 (7 genn. 1929)
Periodicità: settimanale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Lino Domeneghini; Pelopida Pagani (a.I, n.11  17 dic.
1928)
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): Eugenio Bassanini
Localizzazione: BPPr., Giorn. Parm. 52/4
 
Questo settimanale di 6 pagine, prosecuzione del «Corriere del Lunedì – A Noi!», nell’articolo di
fondo del primo numero, alla firma del Direttore Domeneghini, esprime le proprire finalità: «(…)
Dobbiamo educare moralmente e fisicamente i giovani perché siano degni e preparati ai tormenti
del domani come vecchi legionari (…) Ciò non è facile. Grave è il cammino di un gregge in una
vallata di lupi; ma non meno pericoloso è il trasvolare di aquilotti sulle vette ove vecchi cacciatori
barbuti attendono col fucile, aiutati non dal cane bensì da una piccola volpe infedele. Sarà un
giornale di giovinezza. (…) Strappare le vesti, le vernici e le incrostazioni, anche se con esse
possono cadere lembi di pelle scoprendo le ossa insanguinate. Non è un foglio di battaglia. È una
piccola fiamma tranquilla come quella del focolare, serena come si sprigionasse dal ceppo
tradizionale della notte santa. Non arderà come un rogo. Riscalderà il giovane, conforterà il lavoro e
dalla sua molesta luce possa la volontà del bene e della forza, esprimere la fraternità operante, che
in questa rinascita parmense trova in Remo Ranieri [Onorevole che assegna la direzione del
giornale al direttore n.d.r.] la superba onestà del milite e del capo». La prima pagina di questa
pubblicazione rivolge il suo sguardo a fatti di rilevanza nazionale, come nel n.4 (29 ott. 1928) con
un ampio intervento sull’inaugurazione delle nuove opere pubbliche nella capitale o con lo speciale
nel n.5 (5 nov. 1928) per la grandiosa celebrazione romana del decennale della Vittoria in cui, con
un corredo di immagini fotografiche, si raccontano le fasi salienti dell’evento. Il settimanale non si
occupa solo di vicende nazionali, ma ha sempre un occhio attento alla politica estera, anche nelle
notizie più curiose come Atene che minaccia di rimanere senza pane, l’incendio di una nave nel
porto di Cannes, il governo sovietico che vende tesori artistici per fronteggiare la crisi finanziaria
(447 quadri e oggetti d’arte dai palazzi dell’Ermitaggio, di Michaylovsky, dalla Gatchina e altri
istituti), la repressione del brigantaggio in Cina, la triste vicenda di alcuni esploratori divorati dai
lupi in Canada e il flagello della peste in Sudafrica. Con il n.11 (17 dic. 1928) vi è
l’avvicendamento alla Direzione del settimanale: al camerata Lino Domeneghini subentra il tenente
Pelopida Pagani. Il nuovo Direttore così si presenta: «(…) questo foglio che egli ha amato
profondamente (Domeneghini) continuerà ad essere la Fiamma serena, dritta e pura che riscalda,
tempra ed esalta, alimentata da un’idea, piena di fascino e di potenza, collocato più in altro di ogni
nostra aspirazione (…) non c’è successione ma fraterno passaggio di consegne e la parola d’ordine
è “marciare”. Ho buoni garretti, molta fede e molto entusiasmo». A corollario di questa
pubblicazione a p.2 sempre una novella e a p.3 la cronaca cittadina.
(F.B.)


Titolo: «La Fiamma Perenne»
[Dal Numero 1, Anno II, Gennaio 1932 la Fiamma Perenne diventa periodico affiliato a
S.F.I.N.G.E.]
Sottotitolo: Periodico mensile di enigmi a premio 
Supplemento: La S.F.I.N.G.E. (Sodalicium feconditatis ingeniorum nobili gaudio eliciendae) 
Bollettino ufficiale della Federazione Enimmistica italiana con Anno III, n.12 (12 dic. 1933)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Officina grafica Fresching; a partire da Anno III, n.1 Tipografia La Bodoniana
Durata: da Anno I, n.1/2 (sett./ott. 1931) ad Anno XII, n.8/9 (ago./sett. 1942) 
Periodicità: mensile
Amministratore: Direzione Amministrazione Viale Paolo Toschi 15;  dall’Anno V, n.11 (nov. 1935)
in Via Trento, 69; dall’Anno IX, n.7, (lug. 1939) in Piazza Arrigo Boito
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Cesare Bordi (Pinocchio)
Redattore capo: Romeo Bertolini (Bojardo) fino alla morte nel dicembre 1940
Redattori: La Morina, Stelio, Alcide (Crittografo)
Localizzazione: BPPr, Per. Parm. 22 S
 
Mensile di 12 pagine esclusivamente dedicato a giochi, quiz, enigmistica. Nel primo numero (sett.
1931) l’editoriale a cura di Bojardo e Picchio spiega la funzione di questa rivista: «Intendiamo
colmare il vuoto lasciato dalla “Favilletta!” dell’indimenticabile Ser Brunetto e perciò la nostra
rivista con metodo semplice e piano servirà di addestramento alle giovani forze che in un prossimo
domani, andranno ad ingrossare le falangi dell’enigmistica ufficiale». A partire dal n. 4 (dic. 1941)
cambia la testata e dal semplice titolo si passa ad una incisione con la Sfinge e una fiamma ardente.
La testata è opera del valente Fra Ristoro (Prof. Diego Riva di Sassuolo). In tale veste rimarrà sino
al n.1 del gennaio 1934 (Anno IV) in cui l’incisione presenta la Sfinge sovrapposta ad un braciere di
color rosso con fiamme e accompagnato dal volto pensoso di un uomo calvo con gli occhi chiusi.
L’ultimo cambiamento avviene con il n. 8/9 del 1942 (anno XII) dove la copertina da color rosa
diviene color bianco e la testata si semplicizza con la Sfinge ed il braciere con le fiamme color
rosso. In ogni numero si trova un ampio repertorio di giochi (Sciarada incatenata, Indovinelli,
Intarsi, Anagrammi, Crittogrammi, Scacchi) per una media di 40 giochi per mensilità. Non manca
poi il cruciverba a premi (che vengono elencati di volta in volta, a secondo della disponibilità e
delle donazioni: ad esempio a partire dal n.4 dell’aprile 1933 la ditta Perugina mette, ogni due mesi,
a disposizione della rivista un premio consistente in una scatola di cioccolatini). Alla fine di ogni
pubblicazione vi è l’elenco dei solutori dei giochi del numero precedete. Tutti possono collaborare
alla rivista inviando giochi ed enigmi firmandoli con uno pseudonimo a condizione di essere
abbonati alla rivista stessa. Ad incentivare la campagna abbonamenti ci sono anche dei premi come 
le 12 coppe ed una bottiglia di spumante da mettere a disposizione di colui che avrà procurato il
maggior numero di abbonati annuali per l’Anno II. Nell’ottobre 1932 si celebra il VIII Congresso
Enigmistico della S.F.I.N.G.E. e oltre ad un ampio resoconto dell’evento vi è anche una fotografia a
testimonianza dell’omaggio floreale degli enigmisti italiani sulla tomba dei Genitori del Duce.
Con il n.12 (dic. 1933 Anno III) vi è in allegato la S.F.I.N.G.E. (Sodalicium feconditatis ingeniorum
nobili gaudio eliciendae), il bollettino ufficiale della Federazione Enimmistica italiana.
(F.B.)

Titolo: «La Fiamma Repubblicana (Non avere paura di avere coraggio)»
Sottotitolo: Per il Popolo che lavora, per la Gioventù che combatte. Quindicinale della Federazione
dei Fasci Repubblicani; dall’Anno III, n. 2-3 (15 gen. – 1 feb. 1945) Quindicinale dei Fasci
Repubblicani di Parma. Le rovine non bastano a seppellire gli impavidi.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Gazzetta di Parma
Durata: Anno II, n.9 (13-26 marzo 1944); Anno III, n.2-3 (15 gen. – 1 feb. 1945); Anno III, n.8
(15 apr. 1945)
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Gianni Carbognani; dall’Anno III Sigismondo Bragli
Localizzazione: BPPr., Misc. Giorn. Parm. B. 131
 
Si tratta di un bollettino quindicinale di un solo foglio, organo ufficiale del fasci repubblicani di
Parma. L’editoriale del n.9 (anno II) dal titolo «La luce del sangue» mette in luce i drammatici
eventi del periodo della Repubblica di Salò, quando l’Italia era divisa al suo interno da un conflitto
insanabile: «un nuovo scaglione di volontari è partito (…) Questi volontari sono quasi tutti
giovanissimi. E dove i padri hanno mancato, suppliscono i figli. Dove i padri hanno rinnegato la
Patria i figli giovinetti vi si offrono a riscattare l’onore di un nome macchiato. La Patria non potrà
dunque perire. (…) il nemico può spegnere i loro fulgidi occhi, come spegne i capolavori dell’arte e
della storia, ma non può spegnere ciò che quegli occhi dicono. Una nazione che si farà vergine e
pura col sangue delle sue più pure generazioni afferma così la sua divina immortalità». Emerge poi
da diversi articoli un mal celato astio nei confronti del clero che oggi addirittura si trova a rinnegare
i suoi stessi martiri, morti sui campi di battaglia e protagonisti di gesti eroici, solo perché fascisti.
Altro intervento che mette in luce il disagio nei confronti della difficile situazione italiana divisa tra
fascisti e partigiani è nell’articolo «Gli intossicati frutti delle idee funeste» che fa riferimento a un
fatto di cronaca nera avvenuta in città, quando una brigata partigiana aveva, con una sommaria
esecuzione, ucciso un medico ed una donna gravida. Emblematica la frase: «(…) e su tutto
quell’obbrobrio che quasi quasi ci fa chiedere il perché siamo nati italiani (…)». Consuete le
rubriche “Punte d’acciaio” con sarcastiche punture di spillo contro il malcostume nazionale e
“Lettere dal Fronte” di cui si segnala nel n.8 (Anno III) la commovente lettera di un paracadutista
della Folgore che scrive alla madre e urla tutto il suo orgoglio «(…) di essere soldato, di soffrire e di
combattere veramente, non imboscato sui monti con rappresaglie e agguati, alla faccia di chi chiama
i soldati vigliacchi (…) ormai sto rivivendo i giorni duri e gloriosi a cui ogni vero e buon soldato è
destinato, si stringono i tempi, si serrano le mascelle, perché ci nutriamo di volontà e gallette, e
questo lo sappia chi ha ancora il coraggio di chiamarci vigliacchi». A intestazione di questa rubrica
si trovano queste parole: «Tu che hai preferito la vergogna dei monti, l’ombra vile dell’imboscata,
leggi e impara. Queste righe sono scritte per te, per frustare la tua condiscendenza, per metterti di
fronte alla tua miseria».
(F.B.)

 

Titolo: «Gazzetta di Parma»
Sottotitolo: Quotidiano liberale; Corriere Emiliano (n.240, a. 186, 8 ottobre 1941)
Appendice: «Reduci senza pace» n. 131, a. 172, 5 giugno 1927 – n.305, a.172, 31 dicembre 1927
(settimanale); 
Supplemento: «Gazzetta del Lunedì», agosto1943 – aprile 1945 (settimanale, esce il lunedì –
irregolare)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: La Bodoniana; Officine Grafiche Fresching (n.1, a.173, 1 gennaio 1928); Gazzetta di
Parma (n.240, a. 186, 8 ottobre 1941)
Durata: 1 gennaio 1926 – 25 aprile 1945
Periodicità: quotidiano (irregolare nel 1945)
Direttore responsabile: Gontrano Molossi; Priamo Brunazzi (n.260, a. 170, 5 novembre 1927);
Corrado Rocchi (n.240, a. 186, 8 ottobre 1941); Giovanni Silvani (n.179,a.188, 28 luglio 1943);
Glauco Copertini (n.217, a. 188, 15 settembre 1943); Attilio Musini (n. 235, a. 188, 1 ottobre 1943);
Pino Romualdi (n.283, a. 188, 26 novembre 1943); Corrado Rocchi (n.83, a. 190, 7 aprile 1945);
Tito de Stefano (n.102, a. 190, 30 aprile 1945); 
Redattore capo: Leonida Fietta (n.260, a. 170, 5 novembre 1927)
Localizzazione: EC, Per. 3; BPPr, Quotidiani, 4
 
 
La «Gazzetta di Parma», vero monumento del giornalismo italiano e locale, vive tra il 1926 e il
1945 uno sviluppo piuttosto travagliato, all’interno del quale viene per 13 anni (30 giugno 1928 – 8
ottobre 1941) assorbita dal coevo «Corriere Emiliano», rendendosi poi nuovamente autonoma
dall’ottobre del 1941. Anche se inglobata all’interno di una differente testata – tra la pagine del
Corriere Emiliano un’intera sezione verrà intitolata proprio «Gazzetta di Parma» – il quotidiano
locale per antonomasia non ha mai perso la sua connotazione principale, quella cioè di essere
l’informatore principale degli avvenimenti cittadini. Orientata in maniera preponderante più verso la
cronaca locale e provinciale piuttosto che verso quella nazionale o estera – alla quale veniva
comunque dedicata un’intera pagina – la «Gazzetta», stampata su due o tre fogli di sei o otto
colonne ciascuno, si compone di una struttura piuttosto semplice, all’interno della quale trovano
spazio durante tutto l’evolversi del giornale alcune rubriche fisse come “Cronaca della città” (poi
“Cronaca cittadina” e poi più semplicemente “Cronaca”); “Eco della Provincia”; “Cronaca degli
Sports” ed altre variabili, anche se piuttosto regolari, intitolate “Su la scena” o “Teatri e concerti”
che informavano i lettori sugli avvenimenti teatrali, concertistici e culturali della città; “Nelle aule
giudiziarie” che poneva l’attenzione del lettore – con modalità che molto ricordano il giornalismo
contemporaneo – sui dibattimenti dei processi mediaticamente più interessanti; “Varie ed ultime di
cronaca” una rubrica che raccoglieva sotto il proprio titolo una miriade di piccole o grandi notizie,
degli argomenti più svariati provenienti dall’Italia e dal mondo (le notizie giungevano in redazione
via telefono, telegramma o dittafono). Forte è il sentimento di commozione che il 30 giugno 1928 –
ultimo giorno di stampa autonoma della «Gazzetta» – trapela dalle righe dell’editoriale, tant’è che
l’intera prima pagina verrà dedicata ad un riassunto della storia della storica testata della «Gazzetta
di Parma» dal 1735 sino a quel giorno. Stesso sentimento lo si percepisce leggendo anche il n° 240
dell’8 ottobre 1941 allorquando la «Gazzetta» si “emancipa” riprendendo in pieno la propria
autonomia: in questa occasione l’interno giornale viene dedicato a questo avvenimento proponendo,
oltre al consueto riassunto della storia del glorioso quotidiano, un collage di immagini raffiguranti
tutte le diverse vesti grafiche del titolo «Gazzetta di Parma» susseguitesi durante i più di due secoli
di storia. Lo svolgersi della contemporaneità incide non poco sulla struttura del giornale e sulla sua
vita in generale: in prima pagina trovano posto i “Bollettini di guerra”, nascono nuove rubriche
intitolate “Ultimissime” – interamente dedicata alle notizie provenienti dai diversi teatri di guerra
ove le nostre truppe erano impegnate – e “Fotocronaca della guerra”, dove l’andamento del conflitto
viene raccontato attraverso due o tre istantanee dal fronte. La «Gazzetta», che dal 1941 non esce il
lunedì, si completa poi con uno speciale inserto settimanale – solamente dall’agosto 1943 all’aprile
1945 – intitolato la “Gazzetta del Lunedì”. Una antecedente edizione speciale di questo
supplemento esce il lunedì 26 luglio 1943 – contravvenendo, in questo caso eccezionale, al
consueto silenzio del primo giorno della settimana – in occasione dell’arresto di Benito Mussolini,
riportando la notizia a caratteri cubitali. Il giornale cerca sempre di mantenere la regolarità delle
proprie uscite, ma non sempre vi riesce come a cavallo dei giorni che vanno dall’8 settembre 1943
sino al 14 quando, per volere dell’appena insediato Comitato Militare Germanico «desideroso che il
lavoro ritorni normale in ogni settore, la Gazzetta di Parma riprende oggi le sue pubblicazioni».
Desta impressione, e segna l’evolversi della situazione storica, leggere, sempre sul medesimo
numero, il decalogo sulla sicurezza in città imposto dal «SS Standortkommandantur» che, con tono
marziale impone l’ordine di «consegnare le armi entro 24 ore al SKT in piazza Garibaldi; chi avrà
armi dopo questa data verrà giustiziato; il saccheggio implica la pena di morte; a partire da oggi 14
settembre viene imposto il coprifuoco». Il 1945 risulta essere decisamente il periodo più complicato
per la testata cittadina che durante i primi 4 mesi, oltre a non poter garantire la regolare quotidianità
delle uscite, si vedrà costretta in molte occasioni a dimezzare la dimensione fisica del giornale (già
dal 1944 la Gazzetta verrà stampata quasi sempre su di un unico foglio, e non più su due o tre) «in
conseguenza delle deficienza della carta […] I lettori vorranno comprendere il nostro disagio,
dovuto ad una situazione transitoria che speriamo di breve durata.»
(M.C.)

 

Titolo: «Il Giornale - Rassegna mensile», (prosecuzione de «Il Giornale»)1.
Sottotitolo: Ufficiale per gli atti della sezione di Parma dell’Associazione Nazionale fra mutilati ed
invalidi di guerra.
Supplemento: «Rassegna mensile» (supplemento regolare a tutti i numeri).
Luogo di pubblicazione: Parma.
Tipografia:  Tipografia Mutilati Colorno.
Durata: gennaio-dicembre 1927.
Periodicità: mensile.
Amministrazione: Tipografia Mutilati Colorno.
Redattore responsabile per Il Giornale: Giuseppe Balestrazzi.
Direttore responsabile per la Rassegna mensile: Priamo Brunazzi.
Localizzazione: BPPr, Per. Parm. 75.
 
Prosecuzione della pubblicazione curata dalla sezione parmense dell’Associazione Nazionale
Invalidi e Mutilati di guerra, «Il Giornale» inaugura nel gennaio del 1927 una nuova edizione,
diretta da Giuseppe Balestrazzi, vicepresidente della sezione di Parma, edita e stampata (come
precedentemente) dalla Tipografia Mutilati di Colorno, ed arricchita di un nuovo inserto settimanale
intitolato «Rassegna mensile», a cura diretta della sezione di Colorno, che si propone di allargare il
proprio campo d’azione informativa a tutte le sezioni italiane dell’Associazione. Il mensile
tradizionale si riduce da subito a uno o due fogli ogni mese, mentre la Rassegna, illustrata, a
differenza del periodico di origine, acquista maggiori pagine e importanza; spiccano su quest’ultima
gli interventi di Priamo Brunazzi, futuro direttore della «Rassegna mensile», quando la testata
assumerà vita propria. I temi trattati in entrambe le riviste sono come è ovvio esclusivamente riferiti
alla vita, ai problemi, agli ideali condivisi dall’Associazione: il collocamento di invalidi e mutilati,
gli istituti medici specializzati nelle cure (oculistiche, ortopediche eccetera) più richieste dai reduci,
le novità in campo di protesi, ma anche lunghi articoli di esaltazione della guerra come atto
necessario ed eroico, discorsi di Mussolini e del Generale Cadorna, la commemorazione costante di
battaglie eroiche e dei compagni caduti. Le annotazioni che seguono sono riferite al supplemento
«Rassegna mensile», fisicamente contenuto da una copertina illustrata e a colori, stampata su carta
di grammatura maggiore rispetto a quella utilizzata per le pagine interne. Si invitano, soprattutto nei
primi numeri, tutti gli associati ad aderire al Prestito del Littorio, con appelli come questo, sempre
evidenziati graficamente ed isolati dal testo degli articoli: «Gli invalidi di guerra sono più degli altri
cittadini interessati a mantenere alla lira la sua capacità di acquisto e di il suo valore: sono più degli
altri interessati alla buona riuscita del Prestito e al risanamente della finanza Nazionale». A partire
dal mese di giugno si segue con continuità, sulla Rassegna mensile nazionale, il problema
dell’Oltretorrente di Parma, «problema nazionale» che merita interventi di ampio respiro curati da
collaboratori parmensi e non. Non si tralasciano articoli culturali, volti per lo più a promuovere il
territorio domestico con pezzi su la Reggia di Colorno («la piccola Versaglia»), il sito archeologico
di Veleja, le bellezze dell’Appennino, la storia della Lunigiana, la stazione termale di
Salsomaggiore, ma anche perle dell’arte italiana quali la città di Venezia. Sono presenti resoconti
puntuali di battaglie che dovevano essere ancora vive nel ricordo dei reduci; questi brani sono
accompagnati da disegni tecnici, ricostruzioni del territorio, foto con annotazioni e legende che
illustrano le fasi e i luoghi dei singoli combattimenti. Il numero di ottobre dedica ampio spazio ai
cimiteri monumentali dedicati ai caduti della grande guerra, in particolare a quello di Redipuglia.
Nello stesso numero si ricorda la scomparsa di due eroi italiani: Ugo Foscolo (qui ricordato con il
nume completo di Nicolò Ugo) e Filippo Corridoni. Dal gennaio dell’anno successivo «Rassegna
Mensile» diventa una rivista autonoma.
(R.G.)
                                               
1
  «Il Giornale», gennaio 1915 – gennaio 127.Organo dell’associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di guerra, sezione
di Parma.

 

Titolo: «La Giovane Montagna»
Sottotitolo: Rivista mensile di studi montanari (dal 1936). Rivista mensile di studi montanari e
dialettali (dal 1942).
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Società poligrafica editrice Bologna – Unione tipografica Parmense. Dall’aprile 1926,
La Bodoniana, già Tip. Mutilati. Tipografia Poliglotta «C. di M.», Roma (15 agosto – 15 settembre
1944). Tipografia Poliglotta Vaticana (15 ottobre 1944 – 15 febbraio 1945).
Durata: 9 gennaio 1926 – dicembre 1930. Mancante fino al 1 ottobre 1936
Periodicità: settimanale. Mensile dal 1 febbraio 1927.
Direttore responsabile: avvocato Michele Arnone (fino al dicembre 1930). Eugenio Bassanini
(ottobre 1936 – novembre 1944).
Redattore: Giuseppe M. di Borgo (15 agosto 1944 – novembre 1944 ). 
Redattore responsabile: Giuseppe M. di Borgo (dicembre 1944 – febbraio 1945). Giuseppe Micheli
(settembre – novembre 1945).
Localizzazione: EC, p/c 19; BPPr, Per Parm. 20 
 
«La Giovane Montagna» nasce come notiziario di cronaca cittadina e della zona montana
circostante. Sono frequenti notizie di botanica, agricoltura, geologia, regolamenti forestali, consigli
sulla coltivazione delle colture più diffuse, e molti articoli dedicati all’emigrazione, una soluzione a
cui evidentemente arrivavano molti abitanti della montagna. Diventano di conseguenza sempre più
frequenti gli articoli dedicati allo spopolamento delle montagne, a partire dal gennaio 1928. Le
notizie riguardanti gli attentati a Mussolini (10 aprile 1926, che titola: «Ringraziamo Iddio che ha
reso vano il gesto folle e criminoso tentato da una donna straniera contro il Capo del Governo del
nostro Paese!»; 18 settembre 1926; 6 nov.1926 ) sono di fatto gli unici articoli di politica pubblicati
dalla testata. Durante l’anno 1927 scompare gradualmente l’impianto tematico della rivista. «La
Giovane montagna»  diventa un periodico di matrice maggiormente culturale, con alcune nozioni di
agricoltura e interventi sui problemi della montagna. Sono mancanti i numeri dal gennaio 1931 al
settembre 1936. Vediamo, dal numero di ottobre 1936 in poi, una presenza rilevante di immagini
fotografiche. La veste grafica è più moderna, i caratteri leggermente più grandi. L’aggiunta del
sottotitolo “Rivista di studi montanari” in parte chiarisce la nuova anima del mensile, che diviene
una rassegna culturale dell’Appennino, parmense e limitrofo. Vengono d’altra parte abbandonate le
nozioni tecniche relative all’agricoltura e alla vita in montagna, e gli articoli pubblicati presentano
ricerche (storiche, artiste, botaniche, geologiche) di tutto rispetto, e sicuramente degne di nota per
chi voglia dedicarsi a studi del territorio montano. Compare la rubrica “Montanari all’estero”, con
corrispondenze di cittadini emigrati all’estero, e racconti dettagliati della loro storia di emigranti. I
primi anni Quaranta coincidono con una nuova variazione sul tema all’interno della pubblicazione:
oltre alle tematiche storiche, artistiche e culturali relative alla montagna, approfondite dalla rivista
fin dai primi numeri, si concede spazio alle ricerche linguistiche, di dialettologia e di
toponomastica. Anche in questo caso una variazione nel sottotitolo adegua l’orientamento tematico
specifico della rivista. Aumenta considerevolmente lo spazio volto ad approfondire tematiche
storiche e artistiche relative alla montagna piacentina e reggiana, attraverso la collaborazione di
studiosi locali. Nel 1944 vengono pubblicati a Parma unicamente i numeri di gennaio e febbraio. Il
numero successivo del 15 agosto 1944, mantiene la sede amministrativa e la direzione a Parma, ma
viene pubblicato e stampato a Roma, nella sede provvisoria sulla via Flaminia. L’editoriale,
intitolato «Riprendendo il cammino», spiega che mentre il numero di marzo era già in tipografia per
la stampa, giungeva l’ordine nazi-fascista della soppressione del periodico, interruzione determinata
da ragioni che «altamente onorano» la direzione e i redattori. Si aggiunge che la voce della
montagna doveva essere messa a tacere dalle forze di occupazione perché proprio l’Appennino si
era rivelato il luogo ideale in cui rifugiarsi e organizzare la resistenza; il numero di agosto viene
distribuito a Roma e nei territori liberati perché nessuna forza bellica ha potuto sminuire il valore e
l’amore di patria del territorio montano. I numeri pubblicati a Roma sono sei testimoniano la
volontà ferma – di una piccola redazione con risorse assai limitate – di tenere in vita la propria
voce, di farla arrivare per quanto possibile ai normali fruitori della testata, gli abitanti della
montagna parmense e limitrofa, e di diffonderla come testimonianza della sopravvivenza e
dell’”esportabilità”, nonostante le limitazioni del caso, dei valori di una comunità. La redazione
romana presenta ai nuovi lettori, geograficamente parlando, alcune illustri personalità della terra
natale: Arturo Toscanini, Amedeo Bocchi, Ildebrando Pizzetti. Estende inoltre i propri studi di
dialettologia al vernacolo romano: vengono pubblicati studi comparativi tra i dialetti emiliani e
quello di Roma, e sono presenti alcune poesie di Trilussa. Si apre la rubrica “Parmigiani a Roma”,
con i contatti di istituzioni presenti sia a Parma che a Roma, per chi necessitasse supporto o
informazioni. Soprattutto, la rivista riprende ad occuparsi di politica, riportando puntualmente le
ultime notizie dal fronte di resistenza sull’Appennino. Degni di nota alcuni interventi firmati da
penne illustri: Indro Montanelli(dicembre 1944) e Benedetto Croce (gennaio 1945). L’edizione di
gennaio-febbraio 1945 annuncia: «Il prossimo numero sarà stampato a Parma», numero che uscirà
solo a settembre, con un nuovo direttore (l’onorevole Micheli) e il senso di ritorno graduale alla
normalità di cui sono intrise le sue pagine. Si commemorano i caduti, gli amici persi, ma si torna a
parlare dei problemi della montagna, di passeggiate, pievi e castelli. Il numero di settembre e quello
che lo segue, di ottobre-novembre, lamentano spese insostenibili che minacciano la sopravvivenza
del giornale. Non ci saranno altri numeri, ma «La Giovane montagna» rimane nel complesso una
testimonianza vivace della cultura parmense.
(R.G.)

Titolo: «In Piedi»  
[prosecuzione di «Parati ad Bellum. Quindicinale di preparazione politica»]
Sottotitolo: Quindicinale del Corso di Preparazione Politica / Federazione dei Fasci di
Combattimento di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Gazzetta di Parma
Durata: da Anno I, n.4 (1 febb. 1942) ad Anno I, n.6 (1 apr. 1942)
Periodicità: Quindicinale nell’intenzione ma irregolare
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di
Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 71
 
 
Questa pubblicazione nasce con il preciso intento di formare politicamente i giovani iscritti al Corso
di Preparazione Politica, quindi, fin dal suo esordio, si pone nel vivo delle questioni sociali,
economiche e politiche del paese in maniera filosofico-idealizzante. Gli argomenti vengono
sviscerati ed analizzati nel loro contenuto, ricercando le giustificazioni e le cause sino all'essenza
stessa del concetto. Ogni articolo viene redatto con un lessico forbito e con ampi riferimenti storico-
filosofici adatti ai giovani istruiti cui si rivolge. L’editoriale del n.4 dal titolo «Evoluzione di un
motto: O Roma o Morte!», pone subito le basi storiche a un problema contingente come la guerra
sul fonte russo, legittimandola e dotandola di un serio apparato ideologico: «Sangue di purissimi
eroi aveva già banato le fatidiche zolle romane per la difesa della mazziniana repubblica del 1849
quando Garibaldi – improvvisamente sbarcato a Palermo nel giugno del 1862 – lanciava alla
giovinezza italica il tragico e inesorabile dilemma: O Roma o Morte! Esso non si esaurisce con il
1870. Il popolo italiano quando si accinge 45 anni dopo ad abbattere l’Impero Asburgico, difende e
fa trionfare la tradizione e la civiltà romana. Dal fatidico 28 ottobre 1922 un nuovo dilemma assilla
l’Europa e il mondo. I due gridi si fondono in uno solo: se Roma vuol dir vita, Mosca vuol dir
Morte. Roma è il sole che illumina e riscalda la civiltà; Mosca è la gelida tenebra. Per questo ai
popoli della nuova Europa i cui eserciti nelle pianure russe creano le premesse della definitiva
vittoria dello spirito sulla materia, risuona nell’animo il categorico ordine “O Roma o Morte”!». Se
in altre testate lo scottante problema razziale viene in parte minimizzato e in ogni caso gli articoli
non raggiungono mai picchi di livore eccessivi, nel «Bollettino di Preparazione Politica» troviamo
un forte intervento antisemita (n.5, 15 feb. 1942): «(…) codesti traditori [che ascoltano radio
Londra n.d.r.] si nascondono impunemente tra le file sparute e tremanti di alcuni stranieri più o
meno nemici dichiarati, chissà come sfuggiti ai campi di concentramento ed in quelle più fitte
dell’ebraismo locale, momentaneamente ancora in circolazione. Il luridume antifascista ha però
come la volpe, la coda di paglia e per paura che prenda fuoco se ne sta tappatissima in casa, o
nascosta come topi in cantina o in soffitta, mentre subdolamente ascolta (…)». La violenza
ideologica si fa sarcastica e corrosiva anche nei confronti degli Inglesi, nemici da sempre, e degli
Americani, da poco più di un anno protagonisti delle vicende belliche: «Gli Inglesi avevano
promesso ai loro soldati che si imbarcavano nell’autunno del 1939 una “simpatica guerra” (Lovely
War) così come nel novembre del 1941 il Ministro della Marina Americana Knox aveva dichiarato
che in caso di conflitto con il Giappone avrebbero spazzato dai mari in brevissimo tempo il Sol
Levante e i bombardieri americani avrebbero incenerito le città di carta e di bambù dei giapponesi.
Ma poi è capitato agli Yankees quello che è capitato ai Tommies, i quali erano partiti con la lancia
in resta e l’intenzione di andare ad appendere la loro biancheria sulla linea di Sigfrido». Da non
dimenticare poi l'interessante rassegna stampa con articoli scelti da altre testate italiane.
(F.B.)

Titolo: «La guardia al Brennero»
[dal n.5, anno IV, del 22 marzo 1930 «La guardia al Brennero – La Fiamma»]
Sottotitolo: Periodico mensile della sezione di Parma, dal n.1, anno III, del 5 gennaio 1929
Periodico quindicinale della sezione di Parma.
Supplementi: a.III, n.20 (dicembre 1929) «La Valanga – Numero straordinario per il IX°
anniversario del Natale di sangue»; a.IV, n.7 (10 aprile 1930) «Numero straordinario per
l’Anniversario della fondazione del Fascio di Parma»; a IV, n.20, 27 ottobre 1930 «Numero
straordinario dedicato all’anniversario della Marcia su Roma»; a.IV, n.24 (25 dicembre 1930),
«Speciale Natale del ‘30».
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Officine grafiche Fresching, Parma.
Durata: a.I,n.1 (20 dicembre 1927) – a.IV, n.24 (25 dicembre 1930)
Periodicità: mensile; quindicinale dal n.1, anno III, del 5 gennaio 1929
Direttore responsabile: Mario Righi; Giuseppe Stefanini (a.II, n.10, ottobre 1928)
Redattore capo: Giuseppe Stefanini (a.II, n.3 febbraio 1928 – a.II, n.10 ottobre 1928); Mario Lavelli
(a.III, n.20, dicembre 1929 – a.IV, n.6, 28 febbraio 1930; a.IV, n.16, 25 agosto 1930 – a.IV, n.23, 8
dicembre 1930); Mario Gorreri (a. IV, n.12, 23 giugno 1930).
Collocazione: BPPr, Giorn. Parm. 66
 
«Chi siamo? Noi siamo quegli stessi, che ancora giovanissimi, attraverso ed a sussidio del dinamico
movimento futurista, iniziarono fin dal tempo della guerra libica il risveglio della gioventù italiana
dal torpore nel quale l’avevano gettata i politicanti di allora»; «Cosa vogliamo? L’italianizzazione
di tutte le frontiere e particolarmente dell’alto Adige. La redenzione di tutti gli italiani alla Madre
Patria». Con un editoriale di prima pagina di tale fattura, «La Guardia al Brennero» si presenta da
subito ai suoi fidi lettori (e soprattutto agli “altri”) come una rivista decisa, schietta e, naturalmente,
apertamente schierata. «Tutto per l’Italia imperiale e per la sua santa rivoluzione fascista», questo è
il motto che anima i due direttori che si susseguono alla guida di questa testata che esce, prima con
cadenza mensile, variata poi in quindicinale a partire dal terzo anno di vita e che, a far data dal n.5,
a. IV del marzo 1930 si unirà alla «Fiamma», variando così anche il carattere del proprio titolo. Il
periodico dei fasci di combattimento di Parma si compone di una struttura piuttosto semplice,
composta da due, o a volte tre fogli, suddivisi in quattro colonne di testo ciascuno (le colonne
diventeranno poi cinque a partire dal n.19 del 9 dicembre 1929). «La Guardia» è un susseguirsi di
slogan, di motti, atti a rinvigorire lo spirito patriottico di ogni buon fascista e quindi di ogni italiano:
«Marciare, non marcire» recita il titolo di apertura del n.2 dell’anno II (1928, VI “dell’epoca
fascista”) all’interno del quale si può leggere un accorato appello alla ricostruzione delle
amministrazioni pubbliche ove «le alte Gerarchie Fasciste insistono […] affinché le vecchie e fedeli
camicie nere ottengano i posti di comando». Corpo e cuore di ogni intervento, così come tutti gli
editoriali (molto curati e decisamente “accattivanti”) sono rivolti a colui che la rivoluzione fascista
l’ha pensata e condotta: «Il Duce, mente superiore che tutto in sé assomma, che lo spirito di nostra
stirpe ha preposto ai destini d’Italia, traccia con linee magistrali la via da percorrere e segna la meta
da perseguire», e gli aggettivi fantasiosi ed altisonanti a lui rivolti si sprecano sia in quantità sia in
fantasia «Creatore magnifico, insuperabile, esaltato e invidiato da molti popoli è il DUCE: tempra
superba di Tribuno, di Interventista, di Mutilato eroico». Omphalos della rivista, attorno al quale si
sviluppano gran parte degli interventi, è senza dubbio la questione della rivendicazione delle terre
dalmate, altoatesine e giuliane, nonché l’amore dei fratelli italiani all’estero (in esilio o meno) verso
la genitrice patria italiana. «Viva la Dalmazia italiana», recita il titolo di un articolo all’interno del
quale vengono fornite le notizie storiche, a mó di sussidiario scolastico, atte a dimostrare l’italianità
di quelle terre: «Gli italiani non possono rimanere insensibili al grido di dolore della Dalmazia
martoriata. Essi amano e venerano questa terra benedetta che per 1800 anni appartenne alla
latinità». Non di “terra martoriata”, ma di “indistruttibile latinità” si parla invece nell’intervento, sul
n.8, a.II del luglio 1928 allorquando l’editoriale viene dedicato in toto all’«Apoteosi Italica»
dell’inaugurazione del monumento alla Vittoria della città di Bolzano. L’opera dell’architetto
Piacentini viene inaugurata con «miriadi di bandiere, di gagliardetti, di orifiamma che sfolgoravano
al purpureo bacio del sole delle Dolomiti eccelse e del Brennero inespugnabile. I balconi, le
colonne, gli archi, tutto era avvolto nel Tricolore santo della Patria immortale. L’Italia intera aveva
rovesciato nella millenaria città di Druso, fiumane di popolo esultante.  Bolzano ardeva tutta di
fede, di passione, di Italianità, di eroismo: si era trasformata in un'ara immensa di bellezza e di
gloria. Malgrado tutte le truccature straniere, essa che conserva ancora l'impronta romana,
affermava fieramente la propria indistruttibile latinità». La rivista, in puro stile fascista, promuove
inoltre gli sport e le attività sportive definendole indispensabili dato che «l’avvenire dell'Italia
nuova è nella giovinezza sportiva e nella conquista della forza fisica; essere forte è un dovere
nazionale, in nome della Grande Patria Imperiale di domani», e tra tutte le attività possibili,
fedelmente alla propria connotazione geografica, La guardia al Brennero propone come
fondamentali per un buon fascista l’escursionismo, l’alpinismo e l’attività sciatoria (sic). Le
rubriche presenti all’interno dei differenti numeri del periodico – “Interessi cittadini”; “Cose
nostre”; “Vita dell’Associazione”; “Teatri” – sono dedicate ad informare i lettori riguardo alle
manifestazioni presenti nella città ducale, alle problematiche politiche e sociali della città, e ai
momenti di vita dell’associazione stessa e dei suoi soci. Non sono unicamente gli articoli
riguardanti la montagna, lo sport o la politica nazionale a riempire le colonne di questa rivista, ma
trova sempre spazio – solitamente nell’intera terza pagina – una approfondita panoramica della
realtà locale. Ed è infatti sul n.3, a.II del febbraio 1928, che appare un articolo intitolato «Il
risanamento dell’Oltretorrente». Risulta molto interessante notare la scelta della terminologia
adottata per questo (come per altri) pezzo, al fine di meglio comprendere le logiche che
governavano la politica e l’azione di repressione verso in nemici del governo: si parla infatti di
“risanamento” – il che presuppone o una malattia o comunque uno stato di degrado, di marcescenza
–, aggiungendo che quello dell’Oltretorrente «è un problema, quasi secolare, importantissimo sia
dal lato igienico che da quello morale e sociale…», e che se sino ad ora non era stato fatto nulla per
risolverlo – tant’è che «l’antifascismo, sfruttando lo stato di miseria e di ignoranza di questa povera
gente, piantò nell’Oltretorrente le proprie tende …» – ora la situazione sarebbe radicalmente
cambiata, perché «l’Oltretorrente verrà radicalmente e completamente risanato, con quella celerità e
perfezione che è stile squisitamente fascista». Lo stile altisonante degli interventi è inoltre
corroborato dalla “presenza scenica” di titoli vigorosi e ficcanti, che sicuramente farebbero breccia
anche ai giorni nostri, suscitando l’ammirazione dei moderni titolisti: «Marciare, non marcire»;
«SAVOIA, nome che nei secoli risuona glorioso. SAVOIA! Grido di guerra e libertà»; «Santa
Giustizia è stata fatta»; «Roma è rimarrà la Capitale del Mondo, la cosa più grande che il sole possa
vedere sulla terra». Segnaliamo inoltre la presenza di ben quattro numeri speciali, dedicati uno al
IX° anniversario del Natale di Sangue, uno all’anniversario della marcia su Roma, un altro
all’anniversario della fondazione del fascio di Parma e, come ultimo, uno dedicato al natale del
1930, all’interno del quale – pubblicato su carta verde – trovano spazio anche delle Xilografie di
Guareschi.
(M.C.)


Titolo: «Il Lattante»
Sottotitolo: Periodico Mensile di fisiopatologia, igiene e difesa sociale del bambino nel primo
biennio di vita
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografie Riunite Donati
Schedato: da Gennaio 1930 a Dicembre 1943
Periodicità: mensile
Amministrazione: Clinica Pediatrica – Ospedale dei bambini - Parma
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. cav. Olimpio Cozzolino 
Responsabile: Prof. Mario Bergamini
Collaboratori: Tutti i titolari di Clinica Pediatrica
Collocazione: BPPr, Per 212


Titolo: «Libertà»
Sottotitolo: Settimanale del I Battaglione della 143 Brigata d’Assalto Garibaldi
Durata: da Anno I, n.1 (24 feb.1945) ad Anno I, n.3 (10 mar. 1945)
Periodicità: Settimanale
Gerente (responsabile): Il Commissario politico del I Battaglione Guerriglieri
Localizzazione: ISREC, ST/MI/e 15-16-41
 
 
Settimanale scritto a macchina con inchiostro nero o blu, su fogli di carta molto sottile, e fotocopiati
a livello artigianale. Diversi anche gli errori di stampa. Nel primo numero l’editoriale è alla firma di
Passatore, uno dei principali redattori del giornale, composto di 4 pagine. Così scrive Passatore: «È
il primo numero del nostro giornale questo. (…) Il nostro primo saluto è per i nostri compagni
morti, per tutti i figli d’Italia che in tutte le epoche hanno dato il loro sangue per le cause più nobili.
A tutti i morti, antichi e recenti, il nostro saluto e che il loro sangue ci additi sempre le dritte vie che
seguirono in ogni evenienza: quelle della Patria e della Libertà. (…) uniti in fraternità di intenti,
dimentiche delle nostre piccole cose, guidati dai nostri morti, opereremo con sincerità perché sulle
nostre terre abbia ancora a brillare la luce della Libertà». In tutti i tre numeri posseduti l’editoriale
di Passatore punta sempre su tematiche a respiro nazionale, sia che attacchi l’ormai ex Duce (n.2),
sia che si parli di un problema scottante come quello della disciplina tra le brigate: «(…) Abbiamo
visto anche in seno alle nostre formazioni a quali estremi porta la indisciplina, a quali abusi, a quali
eccessi. E noi che combattiamo per un mondo nuovo, dobbiamo lottare contro questi estremi, contro
questi abusi contro eccessi se non vogliamo rinnegare a priori lo scopo della nostra lotta» (n.3).
Problema questo, cui si richiamano più volte i compagni: «Cooperazione: tra noi si è creata una
mentalità sbagliata. Quando vediamo un partigiano di un'altra brigata lo si guarda in cagnesco. Cioè
forse dovuto ma non giustificato da un trattamento differente. E diciamolo pure, tale differenza c’è
ed è quanto mai perniciosa. Dobbiamo convincerci che per reagire alle manovre nemiche, dobbiamo
formare un blocco compatto che nessuna forza, palese o occulta, possa inclinare, facendo
differenze, cadremmo in uno dei tanti errori  del deprecato fascismo, e cioè quello di voler creare
una casta  a danno delle masse». L’importanza del giornale sta anche nell’ammonire i compagni a
non compiere azioni avventate come nel n.3 quando leggiamo «Un contadino residente a  Molinetto
di Neviano, ha sporto querela perché verso le ore 11 del 17 c.m. durante un mitragliamento aereo,
certo Ursus, per non essere individuato, ha scavato letteralmente un fosso per mimetizzarsi,
danneggiando gravemente il seminato (…) consigliamo ai lettori di mettersi al riparo in altro modo
durante i mitragliamenti per non danneggiare la produzione agraria dell’annata». Il bollettino ha
anche funzione di informare su possibili rappresaglie dei nazi-fascisti e di segnalare notizie che
possono salvare la vita dei coraggiosi combattenti: «Attenzione: risulta che i tedeschi hanno messo
in circolazione tubetti esplosivi camuffati da tubetti di dentifricio. Tali ordigni si troverebbero anche
nelle zone di Castione, Bazzano e dintorni» o ancora «(…) nella gionata dell’8 c.m. per la
esplosione di una bomba “ballerina” trovavano la morte 4 nostri compagni ed altri rimanevano più o
meno feriti. In questa dolorosa circostanza che ci priva di 4 buoni compagni sentiamo il dovere di
raccomandare a tutti la massima cautela nel maneggio delle armi e degli esplosivi». In ogni numero
vi si trova la rubrica “Cronaca della Gloria” dove vengono narrate le gesta di coraggiosi compagni,
morti nel vivo dell’azione. A pagina 4 viene proposto un gioco enigmistico che non riscuote però
grande seguito tra i compagni.
(F.B.)

 

Titolo: «Il Littorio»
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma; Bollettino della IX zona per i fasci
di Berceto – Ghiare di Berceto – Solignano - Valmozzola
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Gazzetta di Parma
Durata: Si posseggono due numeri: 1 dicembre 1941 e 21 marzo 1942
Periodicità: quindicinale
Redattore capo: A cura dell’Ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 69/1
 
 
Quello del 1 dicembre 1941 è il primo numero e, nell’editoriale si dichiara che «[…] vuole essere
un foglio di combattimento del fronte interno. Riporterà momenti di grande rilievo dell’azione
vittoriosa condotta dall’Asse contro il mondo plutocratico e il bolscevismo […]». Il consolidato
odio verso gli inglesi, porta a riesumare un libro pubblicato 90 anni prima a Bruxelles dal titolo
«Decadenza dell’Inghilterra» di Lerdu Rollin. In questo articolo dal titolo «Odio all’inglese» ne
riporta diversi passi significativi. Il problema della fuga di notizie, diviene di vitale importanza in
periodo di guerra. A questo proposito è esemplare la novella dal titolo «Attenzione: guardarsi dai
bene informati». La storia si svolge nella stazione di un paesino di montagna. Il manovale confida
alla moglie di essere preoccupato per l’arrivo di un carico di esplosivo presso la stazione del paese.
La figlia del manovale, per farsi bella agli occhi del fidanzato, gli rivela la notizia e il giovanotto se
ne vanta con gli amici … alla fine il giorno previsto per l’arrivo del convoglio i binari sono stati
minati e il convoglio salta per aria …
Seguono le notizie dai vari Fasci e le indicazioni per i Fasci Femminili tra cui, l’importantissima
raccolta della lana. Nel numero del 21 marzo 1942 l’articolo di apertura, dal titolo «Il punto nel
Mediterraneo» viene fatta una analisi approfondita sulle brillanti operazioni condotte dalla flotta
fascista, le cui operazioni nel Mediterraneo vanno acquistando una caratteristica che mira all’unico
scopo di liberare il Mare Nostrum dalla presenza della flotta britannica. Riprendendo il concetto già
espresso nel corso del numero del 1 dicembre 1941, questa volta l’avvertimento al non far trapelare
notizie viene espresso in maniera efficace e forte da una immagine con la scritta: “Tacete. Il
Nemico ascolta!” Sempre presenti i consigli dei Fasci Femminili alle massaie: in un periodo di forte
deficienza di uova bisogna segnalare come una delle cause che menomano la deposizione siano i
parassiti: il pidocchio pollino in particolare, che compromette lo sviluppo fisico delle galline. Per
evitarlo e debellarlo viene consigliato un bagno a polvere che si attua con una cassa dentro cui si sia
messa sabbia asciutta fine, polvere di strada, cenere e una piccola quantità di polvere insetticida. La
cassa deve avere due coperchi, una per l’entrata, una per l’uscita delle galline. Il bollettino si
conclude con un articolo che esalta l’esempio valoroso di un soldato impegnato nella guerra
d’Africa: «Un sergente dei bersaglieri impiegato in Africa Settentrionale, ferito al braccio da una
granata, non ha voluto ritirarsi dal combattimento e chiesto un coltello, ha reciso il pezzo di braccio
penzolante e lo ha scagliato contro un carro armato nemico che avanzava. Quel braccio senza moto,
quella mano senza vita erano la maledizione di un lavoratore italiano contro la potenza dell’oro».
(M.C.)

 


Titolo: «La Lotta»
Sottotitolo: Organo Settimanale del IV Battaglione
Luogo di pubblicazione: 
Tipografia: stampato in proprio
Durata: da Anno I, n.3
Periodicità: settimanale
Localizzazione: ISREC, ST/MI/e 17
 
Ciclostile di 4 pagine privo di data (l’unica indicazione è Anno I, n.3) e privo del luogo di
pubblicazione. Foglio clandestino, distribuito in ciclostile, del IV Battaglione, 143a Brigata
d’Assalto Garibaldi. In prima pagina si trova l’articolo di apertura che solitamente è affidato al
Comandante della Brigata o ai Commissari dal titolo «Attesa Costruttiva» in cui viene spiegato il
motivo di sosta nelle azioni, dovuto alla necessità di riorganizzazione del Battaglione. L’articolo
occupa per intero la prima colonna e un terzo della seconda. Segue la rubrica “Le Nostre Azioni”
con resoconti delle principali azioni fatte dai partigiani, come l’attacco contro una caserma di militi
a San Michele Tiorre: 70 militari con mitragliatori, mitra e decine di bombe a mano. Risultato
dell’azione: 34 vittime tra i fascisti e un partigiano. Articolo interessante è quello a pag.3 dove ci si
chiede: «Perché i Nazifascisti praticano la politica del terrore uccidendo anche donne e bambini?
Perché i popoli terrorizzati sono facile preda per un reclutamento di massa». A pag.4 brevi resoconti
con interventi da parte di tutti i membri del Battaglione con fatti di vita vissuta, resoconti anche
scherzosi e divertenti, brevi saggi di critica letteraria e comunicazioni interne: importante in questo
numero il problema della troppa baldanza dei patrioti che rischia di metterli in situazioni pericolose.
Il distaccamento Puntirol è stato infatti costretto a epurare i suoi ranghi dagli individui marci che
concorrevano a  menomare l’onore di tutti e ha raccolto i veri Patrioti.
(F.B.)

 

 Titolo: «Il lunedì»
Sottotitolo: Settimanale parmense di cronache arte e sport
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officine grafiche Fresching
Durata: luglio 1934 – luglio 1935
Periodicità: settimanale
Direttore: Francesco Borri
Responsabile: Giovanni Silvani
Collocazione: BPPr, Giorn. Parm. 49
 
Riallacciandosi alla tradizione dei settimanali del lunedì, dedicati a politica, sport, vita mondana e
cultura che a Parma aveva goduto di un certo successo, «Il lunedì» mantiene, nel suo anno di breve
vita, l’intento di essere una pubblicazione in cui si coniugano «cronache arte e sport». Il giornale
apre sempre con un editoriale di politica, nazionale o estera, spesso firmato dal direttore Borri, e in
generale questo è il tenore della prima pagina. La seconda pagina accoglie le notizie della provincia,
e la rubrica “Teatri-concerti-cinema”, con palinsesti, recensioni di spettacoli, interviste dei
protagonisti delle rappresentazioni teatrali e cinematografiche della città. Qui trova posto anche una
breve cronaca mondana salsese. In terza e in quarta pagina, titolate rispettivamente “La Cronaca” e
“Avvenimenti sportivi”, si trovano brevi notizie, curiosità, e i risultati delle principali competizioni
provinciali. Risultano particolarmente interessanti gli articoli di politica in prima pagina, che
permettono di seguire il filo rosso ideologico non solo della testata, ma in maniera più generale di
una determinata opinione pubblica in un biennio decisivo sul piano internazionale.
Nel numero 3, del 23 luglio, all’interno dell’articolo di apertura «Fervore di opere cittadine», si
passano in rassegna le opere e le infrastrutture volute dal Regime in città, in particolare il
rifacimento del Lungoparma, la costruzione di una efficace rete fognaria, la sistemazione
dell’Oltretorrente. Il numero del 30 luglio in prima pagina pubblica «Fascismo e
Nazionalsocialismo», intervento con il quale si prendono le distanze dalla politica hitleriana e si
teorizza una incompatibilità radicale tra i due sistemi politici: nel fascismo si ravvisa una
rivoluzione, mentre nel nazismo uno stanco spirito conservatore. Più sotto troviamo un ulteriore
intervento sul nuovo assetto urbanistico di Parma previsto dal piano regolatore: l’allargamento di
via Mazzini e il risanamento dei quartieri suburbani.  Il dissenso nei confronti del nazismo prosegue
nel numero successivo, in cui nell’avvento di Hitler al potere non viene ravvisato l’inizio di un
nuovo corso, ma  il «tramonto di Weimar», titolo dell’editoriale. Il 17 settembre l’articolo del
direttore prosegue su questa strada: l’occasione per criticare la politica tedesca è offerta dalla
questione dell’indipendenza austriaca. Si legge a proposito dell’intervento di Mussolini presso
l’incontro della Società delle Nazioni a Ginevra: «La provvida e tempestiva azione del Duce ha
salvato l’indipendenza dell’Austria e nel tempo stesso, probabilmente, la pace dell’Europa. Ora è
necessario che la Germania comprenda finalmente che l’Italia e le altre grandi potenze non
permetteranno mail la realizzazione dell’”Anschluss”». Nel numero del 29 ottobre 1934, in
occasione dell’inizio del XIII anno del Fascismo al potere, la prima pagina ospita una fotografia a
grande formato del Duce a cavallo, e viene riportato il messaggio di Mussolini alle camicie nere.
L’anniversario viene celebrato anche a Parma, con discorsi ufficiali, sfilate, e soprattutto con
l’inaugurazione di nuove opere pubbliche: la Casa del Balilla, la Casa della Nuzialità, il ponte sul
torrente Ceno che univa la Fornovo-Bardi, il dopolavoro della Cassa di Risparmio. Il numero
successivo, uscito il 5 novembre, celebra invece il XVI anniversario della vittoria della prima guerra
mondiale. L’articolo del direttore, dal titolo «Continuità», sottolinea il ruolo del fascismo quale
continuatore dello spirito interventista e «consolidatore della Vittoria». Una cronaca dettagliata dei
festeggiamenti in città porta il titolo «Parma fascista a (sic) celebrato con fervido entusiasmo». In
prima pagina due primi piani en pendant, il Re d’Italia in alta uniforme militare e un profilo del
Duce, con elmetto da battaglia. Il 19 novembre l’editoriale è dedicato alla scuola, e all’adozione
della camicia nera da parte dei maestri e delle maestre elementari. Il firmatario L. L. (probabilmente
il redattore Lodovico Luppi) ravvisa nella novità apportata dal Regime conseguenze molto positive
sull’educazione delle nuove generazioni: «Oggi abbiamo bisogno finalmente di fargliela sentire,
questa assistenza, al ragazzo anche mentre studia, in maniera che le sue cognizioni si inquadrino
bene in una cornice di comprensione fascista». Il nuovo anno politico ha inizio con i colloqui tra
Mussolini e Pierre Laval, Ministro degli Esteri francese, sul patto di non ingerenza nella politica
austriaca, come riportato in grandi caratteri nel numero del 7 gennaio 1935. Il primo numero di
marzo rivolge la propria attenzione alla guerra civile greca, ma la redazione non prende nessuna
posizione in proposito, limitandosi a trasmettere le alterne notizie provenienti dal fronte interno
greco.  Nell’aprile del 1935 l’attenzione viene concentrata sulla Conferenza di Stresa, tra Italia
Inghilterra e Francia. Si esprime la soddisfazione del Duce e della due potenze straniere. Gli ultimi
numeri  seguono da vicino la «questione etiopica», le proteste internazionali e «Gli imbarazzi della
Società delle Nazioni» (titolo del 1 luglio), difendendo con fermezza il «buon diritto dell’Italia in
Abissinia» (15 luglio). A questo proposito viene costantemente monitorata la stampa straniera, di
cui si riportano opinioni e interviste. Un numero speciale esce in occasione del Natale 1934: 16
pagine, riccamente illustrate, e il titolo stampato con inchiostro rosso.  L’evento clou dell’anno
1935 per la città di Parma fu senza dubbio la grande mostra dedicata al Correggio, 400 anni dopo la
sua morte (la mostra avrebbe dovuto essere inaugurata nel 1934). «Il Lunedì» inizia ad occuparsene
nel numero del 21 gennaio con un articolo in prima pagina firmato dal Regio Sovrintendente per
l’Arte Medievale e Moderna Carlo Calzecchi Onesti. Il numero seguente replica con un articolo
analogo che annuncia le opere presenti in esposizione. Il 29 aprile si titola a tutta pagina: «S. A. R.
la Duchessa di Pistoia e il Vice-Segretario del Partito On. Serena inaugurano la Mostra Nazionale
del Correggio», e in seconda pagina si prosegue con il discorso dell’Onorevole Serena e la cronaca
della visita della Duchessa di Pistoia, rappresentante ufficiale di Sua Maestà la Regina. In terza
pagina inoltre un trafiletto dal titolo «Per visitare la Mostra del Correggio» sono  indicati orari e
modalità di visita della mostra. Tutti gli articoli sono illustrati con riproduzioni in bianco e nero
delle più famose opere correggesche. Edizione speciale il numero dell’8 luglio 1935, che per
festeggiare il primo anno di vita del giornale, titola in rosso e rinnova la propria veste grafica,
mentre l’impianto tematico rimane in sostanza invariato. Il numero del 29 luglio annuncia una
sospensione delle stampe «per le consuete ferie annuali», annunciano che «Il Lunedì» riprenderà le
pubblicazioni il 26 di agosto. 
(R.G.)

Titolo:  «Il Macigno»
Sottotitolo: Federazione dei fasci di combattimento di Parma – Bollettino della VII zona per i Fasci
di Busseto – Pieve Ottoville – Polesine Parmense – Soragna – Zibello. Credere Obbedire
Combattere.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Gazzetta di Parma
Durata: è conservato un solo numero
Periodicità: sconosciuta
Redazione: Casa del Fascio Busseto
A cura di: ufficio stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento.
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A/70
 
Rimane un solo numero de «Il Macigno», rivista illustrata e organo dei Fasci di Combattimento per
la bassa parmense, datato 8 maggio 1942 – XX, e numerato 3 anno I. Un’illustrazione completa il
titolo chiarendone il significato: un grande masso, il macigno appunto, caratterizzato con i simboli
della svastica, del fascio littorio e del sol levante sovrapposti, a segnalare il Patto d’acciaio tra
Germania, Italia e Giappone, viene scagliato su quello che sembra essere, per abbigliamento e
acconciatura, un ebreo ortodosso. Il giornale titola «Un impero perduto per sempre», riferendosi alle
recenti perdite olandesi di territori importanti come l’isola di Java dopo l’attacco giapponese. Una
vignetta umoristica si prende gioco di Roosevelt e degli americani: due visitatori vogliono essere
ricevuti dal presidente degli Stati Uniti, ma un segretario dice loro che Roosevelt è occupato. «Te lo
dicevo io! – commenta uno dei due visitatori – I Giapponesi hanno occupato anche lui!». In seconda
pagina vengono pubblicate alcune missive nella rubrica “Lettere da e per il fronte”, con lettere di
combattenti alle famiglie e lettere accorate di madri italiane rivolte ai figli al fronte. La terza pagina
titola “Vita e attività dei fasci”, e nelle tre sezioni “Fascio di Busseto”, “Fascio di Soragna” e
“Fascio di Vidalenzo” approfondisce la vita delle varie comunità tra recite filodrammatiche,
raccolte di fondi, alimenti e sigarette da spedire al fronte, festeggiamenti per il 21 aprile (Festa del
Lavoro) e morti eroiche di compaesani. Un documento interessante viene pubblicato in quarta
pagina. L’articolo titola «La profezia di Lincoln», e riporta una lettera inviata dal presidente
americano Abramo Lincoln al parmigiano Macedonio Melloni. L’enfasi dell’articolo insiste sule
parole del XVI presidente, che vedeva nell’Italia e nella sua indipendenza e unità (o almeno
nell’idea che di esse avevano i patrioti risorgimentali) una potenza politica di grande portata, da
contrapporre a due «incongruenze storiche, o se preferite veri paradossali mosaici delle più svariate
etnografie» quali Lincoln riteneva essere l’Impero Austriaco e quello Britannico. Si legge nella
lettera: «Roma, ripeto, dovrà essere in un periodo di tempo più o meno prossimo la capitale
luminosa degli Stati Uniti di Europa in contrapposizione a quella sistematica distruzione di ogni più
fondamentale principio di libera indipendenza che sta facendo ed ha fatto si qui la presuntuosa
piccola Inghilterra1 […]». Il documento è degno d’interesse per molteplici ragioni: notare quali
fossero i contatti dei patrioti italiani; sottolineare la passione con cui il Presidente americano
seguiva gli sviluppi dell’indipendenza italiana; inserire in questo contesto internazionale la figura
del Melloni, di professione fisico. Una ulteriore curiosità: la traduzione in italiano che sia legge
nell’articolo, fu redatta personalmente da Giuseppe Mazzini. Un’ultima illustrazione compare in
quarta pagina, questa raffigura l’URSS come un teatro di burattini, e Stalin alacremente impegnato
a muovere i fantocci, le «teste di legno» del teatrino comunista. Nel complesso «Il Macigno»
presenta molti punti in comune con i bollettini dei Fasci di Combattimento di altre zone, con una
forte polemica nazionalista e antisemita. Purtroppo la sopravvivenza di un unico esemplare rende, è
necessario dirlo, l’analisi assai limitata.
(R.G.)
                                               
1
 In grassetto nell’articolo

 

Titolo: «La Meta»
Sottotitolo: Bollettino Quindicinale dei Fasci di Combattimento dell’VIII zona per i Fasci di Arola-
Pilastro, Corniglio, Langhirano, Monchio, Palanzano, Tizzano, Torrechiara, Vigatto – (Fedrazione
dei Fasci di Combattimento di Parma)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: Da Anno II, n.3 (15 dic. 1941) ad Anno II, n.13 (21 giu. 1941) 
Periodicità: Quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura della Federazione dei Fasci di Combattimento di
Parma
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 80
 
 
Bollettino quindicinale gratuito, composto da 4 pagine. In prima pagina, accanto ad un ampio
editoriale, che tocca tutti gli aspetti della politica estera, si accompagna una rubrica dal titolo
“L’Inghilterra nel giudizio dei Grandi” dove, di numero in numero, si succedono stralci di scritti di
illustri uomini politici (Federico il Grande e Tommaso Jefferson) di poeti (D’Annunzio, Byron,
Dostoevskij) e filosofi (Schiller) del passato, tutti con un denominatore comune: un giudizio
negativo nei confronti dell’Inghilterra. Ben esplicate, nell’editoriale del n.5 (15 gen. 1942) le
ragioni per cui l’Italia è entrata in guerra: «Trae il suo motivo determinante non soltanto dal trattato
di Versaglia, ma nella inesorabilità del divenire storico (…) In secondo luogo da un imperativo geo-
politico: l’Italia è abitata da 45.000.000 di abitanti; almeno altri 10 milioni vivono in terre straniere.
Il nostro territorio angusto e di forma allungata ha una enorme importanza strategica: si protende
nel mediterraneo e ne domina la vasta estensione: non è concepibile da Roma una indipendenza
politica ed economica ed una liberà senza una grande politica continentale e interoceanica. (…)
Infine un imperativo di carattere economico che va dalla necessità di procurarsi certe materie prime
di cui difettiamo, alla possibilità di trasportarle liberamente delle libere vie dei mari. Questa è
dunque la guerra del pane, del carbone, del ferro, del petrolio, (…)». Nel giugno del 1941 iniziò
anche la campagna di Russia ed è comprensibile che proprio il popolo sovietico sia il bersaglio di
numerosi articoli tra cui il n.8 (28 feb. 1942): «Le deportazioni in Siberia son una fosca tradizione
russa. (…) La maggior parte dei deportati è costituita da culaik vale a dire da contadini con le loro
famiglie provenienti dalle fertili regioni dell’Ucraina, del Caucaso e deportati in massa perché
nemici del bolscevismo». E ancora nel n. 13 (21 giu. 1942): «(…) Chi in realtà ha basato la propria
strategia sul numero non è il Giappone ma l’Unione Sovietica che era ed è un inesauribile pozzo di
San Patrizio. Ma uomo non è sinonimo di soldato. A loro lode non si può dire altro che questi
uomini sanno morire. Ma la missione del soldato è vincere, non morire». Bellissimo a questo
proposito, un piccolo trafiletto, che ricorre in tutti i numeri, per ricordare l’importanza della
solidarietà: «Fischia il crudo vento invernale della steppa: due pericoli minacciano la sentinella: il
nemico, il congelamento. Lo difenda dal primo l’arma, dal gelo lo protegga la vostra lana». Il
freddo invernale non è nemico solo per i soldati al fronte russo, ma anche per i raccolti in patria. A
tal proposito nel n.7 (15 feb. 1942) leggiamo «Sotto la neve, pane. Bisogna però aver seminato
bene. la risposta, purtroppo non è quella che potremmo desiderare, quella che dovrebbe essere.
Anche se i Comuni della pianura hanno risposto bene, insufficienti, negativi sono i risultati dei
centri della nostra montagna. (…) La nazione è in guerra e nessuno sarà commosso o turbato da una
condanna a confisca del podere al proprietario resosi immeritevole». Va segnalato infine il discorso
di Hitler del 26 aprile 1942, in cui parla del Fascismo. Ne viene riportato un ampio stralcio nel n.12
(31 mag. 1942):  «La più grave lotta contro la distruzione che minacciava il popolo e lo stato ebbe
luogo in Italia. Con una ribellione eroica senza precedenti ex combattenti italiani e la gioventù
italiana, sotto la guida di un Uomo che ha avuto la grazia di essere illuminato in un grado unico,
hanno abbattuto in lotte sanguinose il compromesso tra la viltà democratica e la prepotenza
bolscevica, sostituendolo con una nuova idea positiva nazionale e statale. Non è senza commozione
che si legge la storia del Fascismo, la storia di questa epica lotta che non solo eliminò l’immane
pericolo, ma riuscì a guadagnare alla causa del nuovo ordine le masse che erano state traviate dal
marxismo. Io raccomando vivamente a tutti i tedeschi lo studio della storia della rivoluzione
fascista, che ha tanti punti di contatto con la nostra che è così commovente che può essere
considerata una parte della lotta per assicurare il nostro destino. Solo dopo la vittoria del fascismo si
può parlare dell’inizio del salvataggio dell’Europa».
(F.B.)

Titolo: «Monte Caio»
Sottotitolo: Periodico della 143° Brigata Assalto Garibaldi “Aldo”
Tipografia: in proprio
Durata: n.4, 24 aprile 1945 
Periodicità: esce ogni 10 giorni
Direttore responsabile: Il Commissario di Guerra di Brigata
Collocazione: ISREC, ST/MI/e 14
 
«Patrioti, l’ora della liberazione della nostra città, e di conseguenza dell’attacco, è imminente»
questo è il messaggio che il 24 aprile 1945, Monte Caio, il periodico ciclostilato della 143° Brigata
Assalto Garibaldi “Aldo” lancia con forza e vigore a tutti i componenti dell’ex raggruppamento di
Montagna. A meno di 24 ore dalla data fatidica, il Corpo Volontari della Libertà è oramai sicuro
della vittoria finale e non esita, con la baldanza di chi ha il trionfo a portata di mano, a irridere e
minacciare i propri avversari/nemici sia esterni «Adolfo (sic) ha assicurato che i tedeschi useranno
presto nuove armi segrete. Noi siamo del parere che i nazisti abbiano sempre usato una sola arma
segreta: quella di contar balle!», sia interni «Si annidano ancora tra noi certe persone che si sono
intantate (sic) nei nostri reparti per salvare la pelle […] Non sarebbe bene che cominciassimo ad
epurare le nostre fila? Ci si risparmierebbe la fatica di inviare lunghe liste alla Commissione
Giustizia». Ciclostile costruito secondo lo stile semplice e “corporativo” tipico delle pubblicazioni
partigiane, Monte Caio riflette a pieno l’ansia e il fervore di quei giorni dove “l’ora della
liberazione è prossima”, tant’è che una buona parte del giornale – costituito da tre pagine di carta
semplice, stampate solo sul fronte – è dedicata ad un ode al territorio partigiano per eccellenza, la
montagna, intitolata «Addio al Bosco». In queste righe il sentimento e la lirica si mescolano in un
registro quasi bambinesco «Sarà con senso di nostalgia che ti lascieremo (sic) bosco aspro e
selvaggio per scendere laggiù, nella piana che intravvediamo fra la bruma …» che ci fornisce però
un’istantanea piuttosto precisa di quella che fosse la vita quotidiana di questi “Raggruppamenti di
montagna”.
(M.C.)


Titolo: «Monte Penna»
Sottotitolo: Giornale della 32° Brigata Garibaldi “Monte Penna”
Tipografia: in proprio  
Durata: n.1,1 aprile 1945 
Collocazione: ISREC, ST/MI/m 1 
 
Ciclostile stampato su sei pagine di carta velina e rilegato con un foglio protocollo a mò di
copertina, «Monte Penna» è l’organo di stampa ufficiale della 32a Brigata Garibaldi. Tutti gli
articoli, firmati rigorosamente con i nomi in codice («Rolando», «L’Appuano», «D’Artagnan»,
«Bill», «Pinco» e «Klim»), presentano il testo scritto a macchina, mentre i titoli, così come la testata
principale posta in copertina, vengono invece scritti a penna e in corsivo in un momento successivo.
Tipico giornale partigiano, «Monte Penna» – che esce per la Pasqua del 1944 – vuole tenere
informati i «compagni e fratelli» della 32a, ponendo l’accento sia sulla situazione contingente, sia
su quella passata, ripercorrendo in un intervento ciò che è accaduto tra la Pasqua del ’43 e quella del
’44. Non mancano poi trafiletti dedicati alla vita della Brigata «Dopo un inverno rigido, per un
buona parte fatto da metà brigata scalzi, finalmente le nostre richieste sono state esaudite. Le scarpe
sono state lanciate dagli Anglo-Americani con altrettante cose belle», ai caduti per la libertà e
qualche racconto partigiano come quello, intitolato «Vigilia d’armi», dove il famigerato appetito dei
partigiani nelle trattorie di Bedonia prima di una battaglia lungo via Emilia, viene “romanzato” con
dovizia di particolari.
(M.C.)


Titolo: «Notiziario Rurale»
Sottotitolo: Omaggio della Compagnia di Assicurazione di Milano.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina grafica Fresching Parma
Durata: numero unico del 1939
Periodicità: numero unico
Direttore responsabile: dott. Ing. Camillo Rondani
Localizzazione: BPPr, Num. Unici C127
 
«A voi agricoltori, dedichiamo queste brevi note da noi appositamente compilate con l’intento di
farvi cosa utile e gradita, raccogliendo consigli, dati e notizie che maggiormente possono
necessitarvi nell’esplicazione del vostro diuturno lavoro». Queste sono le parole con cui si apre il
numero unico di «Notiziario Rurale», offerto dalla Compagnia assicurativa di Milano ai propri
clienti agricoltori. Il contenuto, teorico-pratico, fornisce consigli per migliorare la capacità
produttiva dei terreni, illustra le tipologie, i limiti e le virtù dei differenti concimi; le prevenzioni e
le cure per le malattie delle piante; indica i comportamenti corretti da tenere al momento
dell’acquisto di nuovo bestiame, elenca le scadenze e le disposizioni legali legate al mondo
dell’agricoltura, e infine suggerisce alcune forme assicurative appositamente studiate per gli
agricoltori.
(R.G.)


Titolo: «La Nuova Italia»
Sottotitolo: Giornale del Territorio libero del Taro num. 1. Giornale delle Libere Valli del Taro e del
Ceno num. 2.
Luogo di pubblicazione: Borgotaro num 1. Presso la sede del Comando Unico Operativo della
Proincia di Parma Ovest Cisa (numero 2).
Tipografia:  Cesare Cavanna Borgo Val di Taro num. 1
Durata: 13 luglio 1944 – 9 aprile 1945
Periodicità: irregolare
Gerente responsabile: (secondo numero) Il Governo Repubblicano Fascista, e per esso, Roberto
Farinacci.
Localizzazione: ISREC ST/MI/b 15-16-17
 
Sorridendo leggiamo, alla destra della testata: «Questo giornale che è destinato a diventare una
rarità, si vende al prezzo minimo di lire 1. Chi lo pagherà più caro farà opera buona, perché gli utili
saranno devoluti ad opere di pubblica beneficenza.» Il prezzo “consigliato” in seguito sale a 5 lire.
Non mancano trale pagine de «La Nuova Italia» allusioni ironiche: oltre ad indicare come gerente
responsabile Roberto Farinacci, il secondo numero aggiunge: «Questo giornale si stampa più che
mai senza il permesso del Ministero della Cultura Popolare, residente, al solito, a X». In ogni caso
sono le tematiche serie a prevalere: il primo numero ricorda tutti i caduti per la liberazione della Val
Taro, e nel secondo vengono riportate una storia dettagliata della liberazione delle valli insieme a 
notizie generali e pratiche. Dopo una pausa di otto mesi il foglio riprende le attività  con medesimi
intenti: essere la voce veritiera di eventi che, seppur limitati nello spazio, possano rispecchiare gli
ideali di tutto il movimento di liberazione.
(R.G.)

Titolo: «Obbedire»
Sottotitolo: Gruppo Rionale Fascista “Silvio Vaga” di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Stabilimento Tipografico G.Ferrari e Figli - Parma
Durata: da Anno I, n.1, (10 nov.1941); Anno I, n.3, (10 dic. 1941); Anno II, n.7, (10 feb. 1942)
Periodicità: Bollettino Quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Gruppo Rionale Fascista “Silvio Vaga”, Via Petrarca
Parma
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 81
 
Questo bollettino quindicinale, composto da 4 pagine, come tutti gli altri, nel primo numero spiega
nell’editoriale il significato del nome della sua testata: «”Obbedire”: Obbedire ai fascisti, ai quali
non può sfuggire il senso storico della loro missione, questo comandamento è e sarà sempre
presente nel campo delle loro opere quotidiane». L’Operazione Barbarossa con l’invasione nazista
dell’Unione Sovietica prese avvio il 22 giugno 1941. A questo proposito viene citato uno stralcio di
un articolo che parla della vittoriosa penetrazione nel territorio “bolscevico”, senza dimenticare il
nemico “per eccellenza”, l’Inghilterra: «(…) La marcia vittoriosa dei soldati dell’Asse verso il
cuore della Russia bolscevica, non distrae la nostra attenzione da John Bull, il nemico pubblico n.1,
la causa di tutti i mali che travagliano l’Europa è l’isola maledetta. Quella che Mussolini ha definito
“l’immane battaglia fra l’oro e il sangue” non sarà stata combattuta in vano(…)». Passando dai
problemi di politica internazionale, alle quisquiglie del Rione, un rimprovero ai cittadini fascisti,
viene dall’articolo «Bandiere al vento»: «Abbiamo purtroppo constatato che in passato, in
occasione di feste nazionali, le finestre delle case delle nostre contrade spesso sono sprovviste di
bandiere o drappi tricolori. Per l’avvenire ciò non deve più accadere e non accadrà. E non
manderemo neanche ad avvertire di provvedere all’imbandieramento, manderemo invece qualcosa
d’altro, per i sornioni, intesi?». Nel n.3 in prima pagina troviamo un forte articolo, toccante e
commovente, dal semplice, ma significativo titolo “Eroi”, ne viene riportato un piccolo saggio: «Le
cronache narrano che quando gli inglesi, assalitori di Culqualbert si lanciarono a far prigionieri i
superstiti di un battaglione di Carabinieri Reali, si accorsero che nessuno era in vita e che il terreno
era cosparso di pugnali e baionette insanguinate. I magnifici guerrieri avevano disperatamente
combattuto all’arma bianca anche dopo l’ultima cartuccia, finché la morte non li aveva stesi a terra,
solo allora vinti ma non domi». Accanto a eroismi sul fronte, troviamo piccoli gesti quotidiani che
assumono però, nel triste contesto della guerra un forte significato. Nell’articolo “Gesto da imitare”
si racconta di come una vecchietta con l’unico figlio in Africa, abitante in un appartamento abbia
saputo dal suo padrone di casa che non dovrà più corrispondergli l’affitto sino alla fine del conflitto.
Un gesto nobile da imitare e un esempio nei confronti di quei padroni che pretendono affitti
nonostante le ristrettezze della guerra o magari fanno credito da estinguersi alla fine del conflitto,
togliendo il sonno ai poveri coinquilini che conteggiano l’immenso debito che avranno da pagare.
(F.B.)


Titolo: «Obbiettivo»
Sottotitolo: Periodico settimanale del distaccamento “Puzzarini”
Luogo di pubblicazione: non conosciuto
Tipografia:  stampato in proprio
Durata: 18 novembre 1944 (numero unico)
Periodicità: numero unico
Localizzazione: ISREC ST/MI/f 15
 
 
Conservato solo parzialmente e in fotocopia, «Obbiettivo» è un foglio ciclostilato con il titolo
disegnato a matita. Una dichiarazione della redazione chiarisce la ragion d’essere di tutte le
pubblicazioni simili a questa fiorite nell’ambito dei nuclei di partigiani a partire dal 1944: «Per
disposizioni superiori si vuole che ogni distaccamento presenti settimanalmente un periodico
riguardante la sua vita. Noi pure, di questo distaccamento, intendendo di obbedire a dette
disposizioni, presentiamo un nostro notiziario, curandoci di cogliere la vita del nostro reparto come
veramente si manifesta, rilevando ogni particolare materiale, morale, spirituale e politico,
ritrattando insomma, ogni suo aspetto interiore ed esteriore».
(R.G.)
 


Titolo: «Parati ad Bellum»
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma. Quindicinale del corso di
preparazione Politica
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Gazzetta di Parma
Durata: Anno I, n.1 (1 dic. 1941)
Periodicità: Quindicinale
Redattore capo: A cura dell’Ufficio Stampa della Federazione Fasci di Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parma A 72
 
 
Periodico quindicinale di 4 pagine di preparazione politica. Gli intenti di questo periodico, sono
spiegati mirabilmente dalle parole di Giuseppe Mazzini, che diventano, in questo caso
programmatiche: «(…) io non tengo all’Italia materiale: all’anima dell’Italia io tengo, alla sua
missione nel mondo alla sua grandezza morale, alla sua educazione, in una parola. A me importa
che Ella venga a fare la parte sua nel Mondo (…)». Nell’articolo di fondo si riprende il concetto e lo
si sviluppa sottolineando come la cognizione di causa, l’informazione e la disciplina siano i fattori
determinanti per il successo in guerra, perché, come propugna il titolo dell’articolo «I Soldati che
combattono con convinzione di causa sono sempre i migliori»: «(…) Ed ogni giovane di oggi, se
vuole essere degno del combattimento, deve dunque conoscere su quali principi storici ed etici si
fonda l’idea fascista e come essa si attui in concreto. Al combattimento ideale il fascismo intende
addestrare i giovani mediante lo studio dei principali elementi di storia, di etica di politica. I corsi di
preparazione politica tendono appunto a questo scopo. Attraverso la frequenza al corso il giovane
impara tutto quanto occorre a far di lui il fascista perfetto». A pag.2 a tutta pagina la Rubrica “Albo
della Gloria” . Le radici della politica militare della “Nuova Italia Fascista”, sono ben espresse a
pag.3 nell’ampio intervento dedicato alle vicende di Corfù, un episodio risalente all’agosto del 1923
quando erano caduti trucidati alcuni italiani facenti parte della delegazione militare Italiana della
commissione internazionale incaricata della delimitazione dei confini dell’Albania. In 48 ore una
divisione di fanteria e mezza flotta furono a Corfù: «(…) Il mondo intero sbalordì all’inaudita
impresa di quell’Italia dai maccheroni, buona soltanto a dilettare il prossimo con il suono dei suoi
mandolini e a pagare con il sangue dei suoi figli migliori le fortune e le glorie altrui». Grazie a
questa prova di forza la Grecia si convinse a pagare all’Italia i 50 milioni riconosciuti tra le
tergiversazioni di Ginevra.
(F.B.)


Titolo: «Parma» [«Crisopoli» a partire da Anno II, n.2 (mar.-apr. 1934)]
Sottotitolo: Rivista Bimestrale del Comune; Rassegna del Comune di Parma a partire da Anno II,
n.2 (mar.-apr. 1934)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Ziconografie dello stabilimento “Tridentum” di Trento
Durata: da Anno I, n.1 (gen.-feb. 1933) ad Anno III, n.4 (lug.-ago. 1935) 
Periodicità: bimestrale
Amministratore: Amministrazione della Rivista Palazzo Podestarile
Direttore (responsabile e/o provvisorio): a partire da Anno II, n.2 (mar.-apr. 1934) Arnaldo Barilli; a
partire da Anno III, n.4 (lug.-ago. 1935) Enzo Boriani
Redattore Capo: a partire da Anno III, n.4 (lug.-ago. 1935) Alessandro Minardi
Comitato di Redazione: a partire da Anno II, n.2 (mar.-apr. 1934) Pietro Barocelli, Giovanni Drei,
Armando Ottaviano Quintavalle, Pietro Zorzanello; a partire da Anno III, n.1 (gen.-feb. 1935)
Matteo Cerini, Giovanni Drei, Armando Ottaviano Quintavalle, Fortunato Rizzi, Arturo Scotti
Localizzazione: EC, p/c 77; BPPr, Per. Parm. 16
 
Pubblicazione del Comune di Parma con copertina in cartoncino color liquerizia che nell’articolo di
fondo del primo numero, programmaticamente informa: «La Rivista del Comune, mi disse il
Podestà, deve essere lo specchio della vita di Parma, il lucido specchio dove, sullo sfondo solenne
dei monumenti e delle glorie del passato si muovono (…)  La rivista che affido alle sue cure deve
essere bella, ariosa, sostanziosa: ricca di illustrazioni e di articoli che diffondano e approfondiscano
la conoscenza della nostra storia, dei nostri tesori artistici e dei grandi uomini che tra queste mura
nacquero ed operarono, delle nostre aziende». Il periodico è composto da un sommario, la rubrica
“Notizie” con la rassegna bibliografica accompagnata da brevi note, critiche, la rubrica “Parmensia”
di solito legata a eventi culturali che coinvolgono la città e la sua provincia (ad esempio in
occasione della Mostra Sindacale d’Arte con opere di Latino Barilli, Giorgio Bandieri, Amedeo
Bocchi, Paolo Baratta). Fissa inoltre la rubrica sulla moda, relegata però tra le ultime pagine. Illustri
intellettuali e storici dell’arte firmano interessanti articoli di cultura come Giovanni Copertini,
Arnaldo Barilli, Giovanni Mariotti, Armando Quintavalle e Giuseppina Tassoni. Il Correggio,
protagonista della grande mostra in occasione del centenario della morte, del 1935 è il protagonista
assoluto del n.3 (mag.-giu 1934) con una serie di interventi dei maggiori storici dell’arte a livello
nazionale e mondiale tra i quali Adolfo Venturi e Corrado Ricci. Non solo un periodico di cultura
ma anche attento alla città: notevoli e ricchi di immagini l’intervento sui Pompieri di Parma (n.1
gen.-feb. 1933) con la storia del corpo, l’attuale ordinamento, la caserma, le divise, le officine e
quello che sottolinea l’efficienza del servizio di pulizia urbana presso le abitazioni (n.2 mar.-apr.
1933). Il tema dell’assistenzialismo ha parte rilevante nel bimestrale con ampi servizi, corredati da
un ricco apparato fotografico sulle mense per i poveri, la befana fascista ai bimbi ricoverati in
ospedale, le abitazioni ultrapopolari fatte costruire dal Comune, i campi estivi per i ragazzi in
campeggio e il campo solare in via Varese che ospita contemporaneamente 2000 bimbi affetti da
patologie respiratorie. Anche le principali aziende della città trovano spazio sulla rivista, con servizi
sull’Azienda Elettrica Comunale di Parma, la Regia Stazione Sperimentale per l’industria delle
conserve alimentari, la centrale del latte di Parma e l’azienda turistica e termale della cittadina di
Salsomaggiore. A partire dal n.4 (lug.-ago. 1935, Anno III) con il cambio di direzione, ora assunto
da Enzo Boriani, cambia la copertina della rivista che diviene di colore giallo con il titolo a caratteri
rossi e a tutta pagina la raffigurazione di un tempietto del Giardino Ducale e cambia anche il tono
stesso della rivista, che diviene più politicizzata: ad esempio il primo servizio fotografico è una
composizione  creata dai Giovani Fascisti Parmensi al campo di Solda; segue una foto con dedica di
S.E. il Segretario del Partito alle Camicie Nere Parmensi.
(F.B.)

Titolo: «Il Parrocchiano istruito»
Sottotitolo: Periodico Nazionale, Gratuito Settimanale (e per ora Bimensile) di Educazione e
Istruzione Religiosa. Periodico nazionale – gratuito mensile di educazione e di istruzione religiosa (
dal 1928).
Luogo di pubblicazione: Parma, Strada S. Anna 1
Tipografia:  Tip. Già Cooperativa Parmense 
Durata: 15 gennaio 1926 –  dicembre 1932
Periodicità: settimanale.
Direttore responsabile: sacerdote Fabio Spigardi (fino al dicembre 1926). Sacerdote Giuseppe Orsi
(marzo 1927 – dicembre 1932)
Localizzazione: BPPr, Per. Parm. 121
 
 
Settimanale di vita cattolica, «Il Parrocchiano istruito» tratta tematiche di interesse generale per i
fedeli parmensi. In ogni numero si trovano le rubriche: “Vita di Maria”; “Cenni storici della
Chiesa”; “La regalità di Gesù Cristo e del Papa”; “La Parola del Papa”; “La Parola dei Vescovi” (a
turno viene riportato il discorso domenicale dei Vescovi che collaborano con la redazione); “Contro
la moda invereconda” (in generale si parla spesso della moda come motivo di corruzione, mentre la
figura di Maria viene indicata come modello di modestia e dedizione per tutte le donne cristiane) ;
si trovano inoltre i passi del Vangelo settimanale commentati; e le rubriche “Catechismo” e “Cenni
storici sulle missioni cattoliche”. Nel 1926 cadeva il VII Centenario della fondazione dell’ordine
Francescano, cui il settimanale dedica significativo rilievo, sino al numero di dicembre 1926, cui
segue una pausa fino a marzo 1927, a causa della morte del fondatore don Fabio Spigardi (1965-
1926). Nel gennaio 1928 Il «Parrocchiano Istruito» cambia copertina. Accompagnano il titolo un
illustrazione e la frase: «Figlio, non abbandonare la casa del Padre tuo». Viene introdotta una nuova
rubrica “Come dobbiamo educare i nostri figliuoli”. Ci si imbatte con frequenza insistente in
discorsi contro gli spettacoli cinematografici, propulsori di falsi idoli e di valori contrari a quelli
della morale cristiana. Il numero del 15 febbraio 1929, per festeggiare i Patti Lateranensi tra Stato
Pontificio e Regno d’Italia, scrive in prima pagina «11 febbraio 1929! Oggi la giustizia e la pace si
sono riabbracciate, oggi la benignità di un Pontefice, la magnanimità di un Sovrano, hanno ridato
pace alla coscienza travagliata di un popolo, oggi due grandi Uomini, il Card. Gasparri e il Duce
Mussolini, hanno rinnovato la firma di Carlo Magno, riconoscendo ciò che non era mai stato
perduto[…]». Lo stesso numero riporta un diario del viaggio in estremo oriente di Monsignor
Conforti, Vescovo di Parma. Ampi articoli illustrati con fotografie vengono pubblicati il 1 giugno
1932, in occasione della nomina del  nuovo Vescovo Mons. Evasio Colli, e successivamente ancora
il 1 settembre in occasione dell’insediamento uffciale. Nello stesso numero viene anche pubblicata
per esteso l’enciclica di Pio XI “Charitate Christi”.
(R.G.)
 
Titolo: «Il Partigiano»
Sottotitolo: Organo settimanale del Distaccamento Comando F.lli Zaccarini
Durata: 1 dicembre 1944 – 16 dicembre 1944
Fondatore e gerente: Gianni  
Direzione e redazione: Pippo e Fieramosca
Localizzazione: ISREC, ST/MI/f 16-17-18
 
«È per questo ultimo scopo che si creano i giornali in gruppi patriottici, attraverso di esso si
incomincia a esprimere il proprio pensiero, le idee, le critiche. Si educa e si abitua l’uomo alla libera
concezione della libertà di parola. Domani in regime democratico l’esprimere le proprie idee le
proprie aspirazioni attraverso la penna e la parola sarà un diritto e un dovere e noi oggi
incominciamo dando vita al “PARTIGIANO”». Nasce in onore dei fratelli Gino e Marco Zaccarini,
due giovani caduti mentre collaboravano con la stessa organizzazione clandestina antifascista che si
occupa della redazione del foglio a loro dedicato. Gli articoli sono dattiloscritti, mentre il titolo
della testata è disegnato a mano, a matita colorata blu e rossa, o a matita grigia. La stella simbolo
della resistenza accompagna la scritta «Il Partigiano».
Il foglio informa sulla vita interna del distaccamento, rammentando l’importanza di tutti i
collaboratori nelle loro varie attività: di combattimento vero e proprio, ma anche di coordinamento
dei gruppi, di informazione, di donazione, di raccolta e di distribuzioni di viveri, beni di prima
necessità e di indumenti. Inoltre un “Notiziario” aggiorna i lettori sulla situazione politica
internazionale, seguendo con grande attesa l’avanzata degli Alleati nel vecchio continente.
Il secondo numero pubblica un lungo editoriale che da solo rappresenta oltre la metà dell’intera
edizione, sull’importanza di non arrendersi e si non accettare tregue con il nemico, di non scendere
a patti con i nazi fascisti perché ciò rappresenterebbe un tradimento della causa di liberazione.
L’ultimo foglio conservato, parzialmente, all’Istituto Storico della Resistenza, è il terzo numero,
datato 16 dicembre 1944, titola in prima pagina «Disciplina, soprattutto, per chi non lo sapesse…»
ed insiste sull’importanza dell’osservazione di una disciplina ferrea e costante da parte dei
combattenti del “Corpo Volontari della Libertà”, in un momento cruciale della lotta di liberazione.
Vengono riferiti e deplorati episodi in cui alcuni «compagni lavativi», per mancanza di buona
volontà o trascuratezza nell’eseguire gli ordini ricevuti, hanno causato con i loro comportamenti
scorretti la morte di compagni e civili. Viene citato in particolare l’episodio di un rastrellamento
nazifascista tra Varsi e Bardi nel luglio dello stesso anno. Vengono scoraggiati anche episodi in cui
particolarismi esasperati e voglia di protagonismo hanno messo in pericoli i compagni durante
imboscate e rappresaglie. Si insiste in definitiva sul bisogno di attenersi scrupolosamente alla
disciplina, a mettere da parte viltà ed egoismo per non annullare e rinnegare quanto fatto nei
precedenti anni di lotta. A questo punto viene sottolineata una caratteristica importante
dell’antifascismo: «La lotta antifascista ebbe inizio al sorgere del fascismo stesso e fra questo, ed
una minuscola parte del popolo italiano cosciente non vi fu mai tregua. La lotta parlamentare
all’inizio per le pubbliche piazze e le vie delle città e dei paesi; lotta armata in seguito, e violenta
nella quale tanti operai e intellettuali lasciarono la vita combattendo per la libertà e per il
raggiungimento di quel governo democratico per il quale ancora oggi combattiamo». Viene
ricostruita quindi la storia complessiva della lotta al fascismo, che iniziò ben prima della creazione
dei gruppi di liberazione nazionale.
(R.G.)


Titolo: «Passeremo»
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma; Bollettino della III zona per i Fasci
di Fontanelle –Roccabianca – Roncocampocanneto – San Secondo – Sissa – Coltaro – Viarolo -
Trecasali
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Gazzetta di Parma
Durata: Gruppo II, n.6 (31 marzo 1942) 
Periodicità: quindicinale
Redattore capo: A cura dell’Ufficio Stampa Federazione dei Fasci di Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 69/1
 
Bollettino gratuito di 4 pagine dei Fasci di Combattimento. Il tema portante della propaganda
bellica, si concentra contro l’Inghilterra. In particolar modo l’analisi si focalizza sulla gelosia
dell’Inghilterra nei confronti dell’Italia in occasione dell’apertura del Canale di Suez. Il motivo
della gelosia è dato da diversi motivi: in primo luogo dalla posizione strategica della penisola
italiana nel Mediterraneo, che sempre la favorì nei secoli passati, e, di conseguenza, dalla lunghezza
delle sue coste e dalla facilità di approdo dei suoi porti. Ultimo, ma non per questo inferiore motivo,
lo spirito e l’intraprendenza economica temibile, si citano a riguardo i nomi di Cristoforo Colombo
e di Giovanni Caboto. L’unica possibilità per l’Inghilterra di salvare il predominio sui mari contro
un avversario tanto temibile è quello di “soffocare”. Dal 1870 cominciò infatti la sistematica
occupazione delle basi mediterranee. Altro articolo di grande interesse ha per titolo «L’uomo e la
guerra»: viene superato con il Fascismo il concetto di guerra come mera conquista o mezzo di
assurdo predominio e ad esso si sostituisce il principio romano della guerra come estremo mezzo di
giustizia tra i popoli. Da qui la necessità di educare il cittadino alla guerra. Le intime ragioni della
vittoria in Africa e in Spagna sono da ricercarsi in questa coscienza che non è militaristica, ma
indissolubilmente legata ad un rigoroso credito politico maturato attraverso una educazione della
coscienza nazionale. Grande risalto viene dato alla gigantesca azione giapponese, contro le
posizioni continentali e insulari britanniche in Asia, vede la bandiera del Sole Levante alzarsi sulle
piazzaforti di Hong Kong, di Singapore, di Rangoon, dopo una serie di battaglie d'annientamento
contro gli anglo-americani, che sbalordirono il mondo. Il 27 febbraio 1942 cade Singapore.
Seguono poi le notizie dei vari fasci provinciali, ad esempio l’offerta plebiscitaria delle fedi nuziali,
organizzata dai Fasci Femminili. Vengono pubblicate le lettere dei soldati dal fronte. Oltre alle
barzellette, si segnala una vignetta umoristica di A.Barilli. Importante infine un articolo dal titolo
«Reparti specializzati»: tre sono i reparti specializzati Fiat della GIL per la preparazione tecnica e
premilitare dei giovani: per autisti; per marinai; per avieri. Costituiti presso la sede centrale della
Fiat in Torino e presso ognuna delle filiali Fiat questi reparti preparano migliaia di giovani al
mestiere in vista del futuro utilizzo alle armi.
(F.B.)


Titolo: «La Piccola Rivista»
Sottotitolo: Mensile di legislazione, giurisprudenza, amministrazione, contabilità e notizie varie ad
uso delle Istituzioni Pubbliche di assistenza e beneficenza, Congregazioni di Carità, Ospedali, Asili
ecc., e dei Comitati di Patronato dell’Opera Maternità ed Infanzia, dei Comitati locali e degli Enti
Opere Assistenziali (1933-193434); ad uso delle Istituzioni Pubbliche di assistenza e beneficenza e
dei Comitati di Patronato O.N.M.I. ed E.O.A. (1935
Appendice: Raccolta legislativa annotata (tutti i numeri 1935-1941)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografie Riunite Donati
Schedato: luglio 1933 - 
Periodicità: mensile
Direttore respnsabile : Sacchi Adolfo(1933-34) Ardiccio Casanova (direttore e fondatore,1935-
1941)
Collocazione: BPPr Per Parm 89 
 


Titolo:  «Il Piccolo del Corriere emiliano»
Sottotitolo: Settimanale sportivo – mondano – politico 
Supplemento: 
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Officina Grafica Freshing. La Bodonianana dal num. 15, anno II del 12 aprile 1926
Durata: 7 settembre 1925 - 31 maggio 1926.
Periodicità: settimanale. Esce il Lunedì.
Direttore: dott. Pietro Solari
Direttore responsabile: rag. Giuseppe Dovara (citato anche come redattore responsabile).
Dal gennaio 1926 viene citato solo Giuseppe Dovara.
Localizzazione: BPPr Giorn. Parm. 63/1
 
«Interprete fedele della Parma sportiva» si definisce «il Piccolo», ed effettivamente la prima e la
seconda pagina (su un totale di 4) sono sempre dedicate allo sport. In terza pagina troviamo la
“Cronaca cittadina”, in quarta pagina gli sport minori e le “Postille mondane a tempo di blues”, a
cura del redattore Nino Bocchi. In seconda, terza e quarta pagina è sempre presente pubblicità di
attività commerciali e studi medici. Nel primo numero il giornale si presenta come supplemento
settimanale riservato agli abbonati del Corriere Emiliano. Una lettera ai lettori, firmata dal Rag.
Dovara, presenta l’iniziativa come una volontà della redazione di fornire ai lettori «allo scoccare del
mezzodì e prima d’ogni giornale di altre città, ampi resoconti e precise notizie sui principali
avvenimenti sportivi che si son svolti, non solo nella ristretta cerchia delle nostre mura, ma in tutta
Italia». Le vittorie sportive italiane sono sempre esaltate e non prive di toni nazionalistici. Sul primo
numero, del 7 settembre 1925, in merito alla vittoria delle Alfa Romeo al circuito di Monza, si
legge: «La clamorosa vittoria riportata dall’industria e dagli uomini italiani a Monza, non può non
aver colmato di legittima esultanza tutti coloro che nelle competizioni sportive vedono una delle
espressioni  più moderne della vitalità e della gagliardia della nostra razza. Il genio italiano ha
ancora una volta trionfato decisamente sovra le industrie d’ogni paese ed ogni continente ed il
valore, la maestria dei nostri guidatori si sono imposti al cospetto dei più celebrati nomi d’oltre
oceano».  Questa “celebrazione della rapidità” viene esaltata da un telegramma di Gabriele
D’annunzio ai costruttori, pubblicato nell’articolo. I risultati del Parma Football club, ovviamente,
fanno notizia, tra una «clamorosa vittoria» e una «dolorosa sconfitta». Il calcio figura tra gli sport
più seguiti dalla redazione. Oltre al Parma, ha un posto d’onore la squadra Nazionale, seguita nei
risultati riportati in patria e all’estero, e le squadre della provincia e delle città vicine, dirette rivali
del Parma in campionato. Si pubblicano note tecniche dedicate al calcio, sui ruoli dei giocatori, i
termini tecnici, le regole ufficiali. Anche il ciclismo, e l’atletica vengono seguiti con regolarità,
mentre una piccola rubrica viene sempre dedicata al tiro al pallino. La cronaca cittadina riporta
piccoli episodi, curiosità: liti notturne causate da gelosia, cani smarriti, furti in casa, il ferimento di
una cuoca mentre maneggiava una forchetta. Si racconta di ubriachi feriti e della curiosa
coincidenza di due persone presentatesi lo stesso giorno all’Ospedale Maggiore per «morsicatura di
cane». Un’attenzione particolare è sempre rivolta alla programmazione dei teatri e dei
cinematografi, e alla recensione degli spettacoli cittadini. Uno spettacolo in onore di Benito
Mussolini viene organizzato al Teatro Regio il 29 ottobre 1925. Il ricavato della serata di gala sarà
devoluto a favore del fondo per la costruzione del monumento dedicato a Filippo Corridoni. Nel
numero successivo verrà riportato il grande successo della visita di Mussolini alla sede delle
Corporazioni di Parma, «cerimonia fascisticamente rapida», in occasione delle Feste Corridoniane,
celebrate nell’Oltretorrente alla presenza dei genitori e della sorella dell’eroe defunto. In occasione
della festa, viene eletta una “Reginetta dell’Oltretorrente”, Rina Albertini, di Traversetolo,
particolare che sollevò una certa polemica tra i cittadini, che avrebbero preferito alla “forestiera” 
una reginetta originaria del quartiere. Si fa appello ai lettori e a tutti i cittadini ad aderire alla
“sottoscrizione pro Dollaro” indetta dal Duce. La redazione minaccia di pubblicare senza indugio i
nomi dei club sportivi che vergognosamente non aderiranno. Il primo numero del 1926, datato 4
gennaio, apre informando i lettori del cambio di direzione, assunta ora dal Ragionier Dovara, e del
cambio di proprietà: seguendo le sorti del Corriere Emiliano, Il Piccolo è ora pienamente controllato
dalla Federazione provinciale fascista. Si afferma: «Come giornale del lunedì, continuerà a dare
ampio resoconto dei principali avvenimenti sportivi cittadini e nazionali, ma curerà e darà sempre
maggior sviluppo alla cronaca cittadina ed agli avvenimenti politici della Domenica, in modo da
rendersi gradito – quanto più possibile – alla cittadinanza». Il numero 5 del febbraio 1926, in quarta
pagina, in una rubrica dedicata alle  signore, informa le lettrici femminili delle mode per il nuovo
anno; in particolare si acclama la nascita di un nuovo tipo di calza di lana e seta, che presenta il
doppio vantaggio di unire eleganza e protezione dal rigore del clima invernale: «mentre le signore
inglesi e americane si sono affrettate ad infilare le loro estremità inferiori in grossi calzettoni di lana
piuttosto antiestetici, la Signora italiana, maestra di raffinatezza ed eleganza, ha cercato la giusta via
di mezzo, fra la velatissima calza estiva ed il calzettone anglosassone». Il genio italiano si vede
anche dalle calze. Negli ultimi numeri si riscontra una tendenza a concedere maggior spazio alla
politica nazionale. Interessante il numero 15, del 13 aprile, che titola «Le trionfali accoglienze di
Tripoli all’on. Mussolini», descrivendo il viaggio compiuto dal Duce in Tripolitania, colonia
italiana, e il discorso pronunciato da Mussolini in occasione dell’incontro con il sindaco di Tripoli
Hassuna Pascià e con la popolazione araba, tradotto in simultanea dall’interprete ufficiale del
Governo.
(R.G.)
 


Titolo: «Il Piccolo Fiore»
Sottotitolo: Periodico Mensile dei Padri Carmelitani Scalzi – Parma 
Luogo di pubblicazione: Piazza C.Battisti (1925) - Parma, Borgo Sant’Antonio, 2 (1927) – Borgo
San Biagio 12.
Tipografia:  
Unione Tipografica Parmense (Anno I, n.1 febbraio 1925 - Anno II, n.3 marzo 1926); Cooperativa
Tipo-litografica Parmense (Anno II, n.4 aprile 1926 - Anno IV, gennaio 1528); La Tipografica
Parmense (Anno IV, n.3  marzo 1528 - Anno V, n.2  febbraio 1929)
Durata: da Anno I, n.1 febbraio 1925 ad Anno V, n.2 Febbraio 1929)
Periodicità: Mensile
Amministratore: Direzione e Amministrazione presso i Padri Carmelitani Scalzi – Oratorio dei
Rossi – Parma – Via Garibaldi, 60
Gerente (responsabile): Padre Stanislao Pederzani
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Padre Stanislao Pederzani
Localizzazione: BPPr, Per. Cess. 821
 
In testata a questa piccola pubblicazione di una decina di pagine complessive, troviamo una
immaginetta votiva di Santa Teresa del Bambin Gesù e una fotografia della facciata della Chiesa
dell’Oratorio dei Rossi in Via Garibaldi a Parma. La stessa immaginetta ricorre in prima pagina con
la frase: «E dopo la mia morte farò cadere una pioggia di Rose». Santa Teresa del Bambin Gesù
nasce il 2 gennaio 1873 ed entra nel Monastero delle Carmelitane Scalze di Lisieux: muore il 30
settembre 1897 a 24 anni. Proclamata Beata da Papa Pio XI il 29 maggio 1923, venne santificata il
17 maggio 1925. Il n.6, Anno I, è un numero speciale che parla del giorno della Santificazione nella
basilica di San Pietro a Roma. La Prima guarigione miracolosa fu quella di Suor Gabriella, affetta
da artrosinovite cronica di natura tubercolare. Per tale malattia era costretta ad indossare un busto in
ferro. La Seconda guarigione miracolosa fu quella della signoria Maria Pellemans. In ogni numero
del Piccolo Fiore troviamo stralci tratti dal Diario scritto da Madre Agnese del Gesù (al secolo
Paolina, sorella della santa), che va dal 15 maggio al 30 settembre 1897, un manoscritto dal titolo:
“Fisionomia morale di Suor Teresa del Bambino Gesù, durante la sua ultima malattia, desunta dalle
sue parole testuali, raccolte da me e annotate su un taccuino, via via che la Serva di Dio parlava”. Il
Diario, usato nei processi canonici di Beatificazione e Canonizzazione di Santa Teresina, è ora parte
della Storia di Santa Teresa, pubblicato da Padre Saverio di Santa Teresa, Carmelitano Scalzo di
Roma. Questi brani vengono offerti, con qualche commento, «a pascolo dei nostri lettori». Altro
evento da cui non è possibile prescindere, per meglio comprendere il Piccolo Fiore è il Breve in
data 29 luglio 1925 con cui il Sommo Pontefice Pio XI, assecondando le preghiere
dell’eminentissimo Cardinale Van Rossum, prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, ha
proclamato Santa Teresina “protettrice celeste dell’Opera Pia di San Pietro” organo di apostolato
per il reclutamento e la formazione del clero indigeno. Santa Teresa è patrona delle missioni
Cattoliche di tutto il mondo, lo stesso titolo e gli stessi onori e diritti liturgici tributati a San
Francesco Saverio. Da qui il grande risalto dato alla pubblicazione di lettere tratte da “Les Annales
de S.Thérèse de Liseux” tra cui, a titolo esemplificativo: la conversione di un condannato ai lavori
forzati a Caienna, isola della Guiana Francesce; l’esorcismo di una giovanetta copta posseduta dal
demonio; la conversione di un capo cannibale delle Isole Salomone (Oceania). Rubriche sempre
presenti nel periodico sono “Carità di Preghiere”: un elenco di persone che chiede preghiere per
problemi personale da parte dei lettori del giornale; “Pioggia di Rose”: una serie di lettere di devoti
che ringraziano la Santina per aiuto ricevuto, intercessione, guarigione malattie e miracoli; “Pensieri
della Santina”: pillole di saggezza tratte da frasi pronunciate dalla Santa e infine “Anniversari della
Santina”: tutto quello che accadde nel mese in questione alla Santa (tratto dalla sua biografia): il suo
esempio sia paradigmatico per tutti i fedeli. Rubrica tutta dedicata alle giovinette è quella dal titolo
“Le Teresine”, Compagnia religiosa votata alla Santa che forma le bimbe e giovani ragazze ad
essere future mamme e ad allontanarsi dalla gioventù femminile, «oggi molto sviata, leggera e
frivola». Un avvenimento importante è quello riportato dal n.7, Anno II,  Luglio 1926: il 6 giugno si
è fatta solennemente erezione canonica della “Pia Unione di Santa Teresa del Bambino Gesù”. Si è
venuta ufficialmente a costituire la Famiglia spirituale della Santina. E’ aperta a tutti i fedeli
cristiani di entrambi i sessi e di qualsiasi età. Gli aderenti si impegnano a vivere secondo l’esempio
della Santa e a favorire le vocazioni sacerdotali, religiose e missionarie; sono inoltre obbligati a
recitare tutti i giorni la giaculatoria (ad ogni giaculatoria corrisponde una indulgenza di 300 giorni),
a partecipare a funzioni e feste, a portare la medaglia benedetta recante l’effige di Santa Teresa. Di
rilevanza l’articolo del n.11, Anno II,  Novembre 1926: il presidente del Consiglio d’Italia S.E. On.
Benito Mussolini attribuisce a Santa Teresa una protezione tutta particolare della sua persona.
Quando avvenne il primo attentato contro la sua persona, i familiari attribuirono l’incolumità alla
protezione della santa. A dimostrazione della Sua devozione mandò personalmente alla Chiesa di
Santa Teresa dei Padri Carmelitani Scalzi in Roma un mazzo di fiori e un cero per l’altare della
Santina. Il n.10; anno IV,  Ottobre 1928 è un numero speciale, in quanto viene presentato l’album
della Canonizzazione di Santa Teresa, edito a cura del Monastero di Lisieux. E’ un volume di 139
pagine in carta di lusso, formato 27 x 37 illustrato da 130 fotografie oltre a incisioni in tricromie.
Costo 92 franchi francesi. A titolo esplicativo, vengono mostrate delle immagini in bianco e nero.
(F.B.)


Titolo: «Il “Piccone” in montagna»
Sottotitolo: Viva Franci – Viva Barbieri – Viva gli eroi della Libertà 
Tipografia:  Stampato in proprio
Durata: 2 marzo 1945 – 12 aprile 1945
Direttore (responsabile e/o provvisorio):il Commissario Pol. della 143 Brigata.
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): 
Localizzazione: ISREC ST/MI/e 3-4-5-6-9-10-11
 
 
Ciclostile creato dalla 143ma Brigata Assalto Garibalidi, «Il Piccone in Montagna» segue le ultime
fasi della lotta di liberazione descrivendone le vicende sul piano nazionale, internazionale, e sul
vicinissimo piano della brigata. Vengono ripercorse in ogni numero, in una sorta di storia a puntate,
le azioni compiute dalla Brigata dalla sua nascita in avanti. Si ricordano gli eroi – i compagni caduti
mentre combattevano o portavano a compimento azioni utili alla causa – e con un tono molto più
leggero, si illustrano attraverso disegni e brevi didascalie le debolezze, i sogni, le banali
disavventure quotidiane de membri della brigata. L’ironia di questi disegni si rivela indubbiamente
essere il tratto distintivo del foglio, la cui redazione fu molto prolifica rispetto ad esperienze simili –
11 numeri in poco più di un mese. La rubrica “Rassegna dalla Stampa” riporta discorsi di Togliatti,
brani tratti da testate di tiratura nazionale – «L’Unità», «Il Popolo di Roma», – come da altri fogli
prodotti da brigate partigiane delle zone circostanti, il che testimonia una circolazione di tutto
riguardo della stampa all’interno di alcuni gruppi partigiani.
(R.G.)
 

Titolo: «Primavera»
Sottotitolo: Rivista mensile illustrata
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Pelati dei Fratelli Godi
Durata: gennaio-dicembre 1927
Periodicità: mensile irregolare
Direzione e amministrazione: Congregazione Mariana Collegio S.Orsola, Parma
Direttore responsabile: don Lamberto Torricelli
Localizzazione: BPPr Per. Parm. 60
 
Rivista ideata e redatta dal Collegio delle Madri Orsoline di Parma, «Primavera» non si limita a
pubblicare spunti di riflessione religiosa, come accade solitamente per i bollettini religiosi, bensì
arricchisce le proprie pagine di articoli artistico-letterari di un certo interesse. Si legge nell’ultimo
numero che la rivista era nata per festeggiare l’anno cinquantenario della Congregazione Mariana, e
che in dicembre la redazione chiude i battenti per aver assolto al proprio compito di Omaggio a
Maria Vergine. La copertina, stampata con bei caratteri liberty, ospita la riproduzione di un disegno
a matita con tre fanciulle dagli abiti quattrocenteschi e incoronate d’alloro, che danzano in cerchio,
una sorta di rivisitazione del mito delle tre grazie, accompagnate dalla citazione dantesca «Tre
donne in giro dalla destra ruota/venian danzando» (Purg. XXIX). Il primo articolo, dal titolo «La
Gran Donna», è sempre dedicato al culto mariano. Pregevoli interventi storico-artistici sono
delegate alla penna esperta di Giovanni Copertini, e gli argomenti sono per lo più relativi al
patrimonio cittadino: il Battistero, le sculture del Duomo, l’opera di Correggio a Parma, la
Pinacoteca allestita dai Farnese (oggi Galleria Nazionale), ma non mancano pregevoli interventi
sull’arte sacra italiana in generale. Si commemorano, in occasione degli anniversari di nascita o di
morte, personaggi quali Foscolo, Beethoven, Correggio. È presente una rubrica dedicata all’arte
della decorazione della porcellana: alcuni articoli, firmati Il Ceramista e illustrati con pregevoli
pezzi provenienti dal Museo delle Missioni Estere di Parma, illustrano la storia della porcellana
cinese; altri sono dedicati alle ceramiche faentine; altri alla tecnica della decorazione, della quale
tradizionalmente vi sono stati corsi dedicati presso le sedi delle Orsoline. Ampio spazio è dedicato a
seguire, nella "Cronaca missionaria", il viaggio delle prime consorelle partite per la Cina, regione
del Hwai-se: Assunta Franzelli, Gabriella Valsecchi, Rosa Saveria Cesarini, Anna Giuseppina
Severi e Vincenza Ferrari. Il primo numero segue la loro partenza e inizia e pubblicare
l’interessante corrispondenza delle madri missionarie. Le suore dovevano prendere parte attiva
all’educazione femminile presso la missione cinese affidata ai Padri Gesuiti di Torino, e le loro
lettere, spedite durante il lunghissimo viaggio via mare, contengono interessanti spunti di carattere
etnografico. Le lettere pubblicate sono accompagnate da belle fotografie che illustrano al lettore i
luoghi e le popolazioni di cui si parla nella corrispondenza. Nell’ultimo numero si legge dell’arrivo
in sede definitiva delle missionarie e si ringrazia quanti abbiano contribuito con invii di indumenti,
medicinali ed altri materiali utili ai bambini cinesi ospiti delle missioni. Vengono pubblicate le vite
dei santi che dovevano essere presi a modello dalle converse, dalle fanciulle che frequentavano il
Collegio, e dalle lettrici: Santa Teresa di Lisieux, San Francesco, Santa Caterina da Siena, Giovanna
d’Arco, Santa Chiara e altri, con una forte predominanza di figure femminili. Una novella a puntate,
dal titolo «Il Segreto di Karkus» e dall’ambientazione esotica (ghiacci polari), viene pubblicata in
chiusura; anch’essa è illustrata con disegni a matita.Si indicono concorsi a premio (sono concorsi di
critica letteraria, di componimento poetico, di decorazione ceramica e di disegno) e giochi a premio
(sciarade, indovinelli, giochi di enigmistica). Troviamo un primo numero speciale in occasione del
cinquantenario della fondazione della Congregazione parmigiana delle Orsoline Figlie di Maria
(giugno-luglio), con una copertina illustrata con un immagine della Madonna. La rivista in questo
caso, oltre a conservare le normali sezioni, racconta gli spazi e la vita all’interno del convento di
Parma. Anche l’edizione di dicembre, ultimo numero della rivista, è straordinaria perché
interamente rivolta ad illustrare il culto mariano. Si pubblicano poesie, canzoni, preghiere dedicate
alla Vergine; si visitano e descrivono con immagini e parole i principali edifici di culto mete di
pellegrinaggi mariani in provincia, in Italia e nel mondo, si descrive la devozione per la Vergine da
parte di santi, papi e re, ma anche l’adorazione resa forte dalla fede popolare.
(R.G.)

Titolo: «La Proprietà e la Casa»
Sottotitolo: Organo dell’Associazione Proprietari di case di Parma e Provincia. Ufficio di
consulenza legale, tecnica e fiscale. 
A partire da Anno II n.4/5 (mag/giu 1928) diventa: Organo della Federazione Fascista tra
Proprietari di fabbricati di Parma e Provincia
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografie Riunite Donati
Durata: da Anno I, n.1 (marzo 1927) ad Anno II, n.5/6 (giugno/luglio 1928) 
Periodicità: mensile (ma con irregolarità)
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Avv. Giuseppe Pizzetti; Aldo Pellegri a partire da Anno II,
n.1/2 (gen/feb) 1928 
Localizzazione: BPPr., Giorn. Parm. 52/4
 
Questa pubblicazione, già dall’editoriale del primo numero spiega le proprie finalità: «Il titolo del
nostro giornale per se stesso spiega il nostro programma: noi vogliamo tutelare i legittimi interessi
della proprietà edilizia armonizzandoli e coordinandoli secondo le direttive del Governo Nazionale
con i supremi interessi del Paese». A seguire, nel n.2 (aprile 1927) vengono enunciati i capisaldi del
programma dell’Associazione tra cui «La proprietà edilizia rappresenta una forza economica,
sociale e politica che non è possibile ignorarla ed è assurdo trascurarla; La proprietà edilizia possa e
debba essere inquadrata e riconosciuta nella compagine sindacale dello stato; Il Governo Nazionale
Fascista avrà nella Proprietà Edilizia uno strumento a molteplici funzioni ed uffici di carattere
statale giacché essa potrà essere organo consultivo dell’amministrazione dello Stato». Tutti questi
programmi si concretizzeranno poi quando nel maggio 1928 l’Associazione diventerà “Organo
della Federazione Fascista tra Proprietari di fabbricati di parma e Provincia”. Il fine dichiarato di
questo giornale è quindi quello di tutelare, giuridicamente e fiscalmente i proprietari sia nelle
diatribe con gli inquilini (significativo è a tal proposito il n.5 dell’ottobre 1927) che con i problemi
derivanti dal rapporto con il Comune di Parma stesso, come nel caso esplicato nel n.2 dell’aprile
1927 dal titolo «Interessi cittadini circa la fognatura» dove si denuncia che la parte di spesa a carico
dei proprietari edilizi sembrava eccessiva e inesplicabile. Da un esame approfondito risultava che
agli utenti veniva addossata anche la spesa per il materiale di consolidamento della strada e per il
materiale di recupero. La tutela dell’associazione dava sostegno ai suoi associati sia in caso di
problemi legati alla quiete pubblica come nel caso dei cittadini di Borgo Retto (n.3, mag. 1927) che
si erano rivolti all’associazione perché appoggiasse una sua protesta contro l’apertura di una nuova
casa di tolleranza in quella via, già allietata dalla presenza di altre case consimili, sia in caso di
problemi legati alle infrastrutture come nel caso della richiesta di intervento delle autorità
competenti da parte dei cittadini dell’Oltretorrente, le cui cantine erano costantemente allagate con
20 cm e più di acqua con il conseguente danno che ne derivava (n.2, apr. 1927). Nella
pubblicazione trovano inoltre ampio spazio i decreti e le sentenze della Cassazione del Regno,
riguardanti la questione della servitù di passaggio, la frode in locazione, la determinazione del
canone e i Regi Decreti riguardanti questioni importanti come gli sfratti, le licenze e gli aumenti dei
canoni di affitto. L’associazione garantisce inoltre la consulenza tecnica e legale gratuita per i soci.
(F.B.)


Titolo: «La pubblicità»
Sottotitolo: Rassegna settimanale parmense.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Zerbini
Durata: 11 febbraio – 28 luglio 1928 
Periodicità: settimanale
Direttore responsabile: Alfonso Sacchi.
Localizzazione: BPPR, Misc. Giorn. Parm. A 89/2
 
«Lo scopo del presente giornale è di far conoscere a quante più persone è possibile tutti gli
spettacoli che si svolgeranno in Parma settimanalmente e di far conoscere al pubblico i migliori
commercianti e l’indirizzo dei migliori e più noti professionisti della città», recita l’articolo di
presentazione sul primo numero de «La Pubblicità». Una doppia anima, quindi, apertamente
dichiarata e facilmente intuibile dalle sue pagine, caratterizza il settimanale: da una parte gli
spettacoli, teatrali, di lirica e di prosa, e cinematografici; dall’altra il mondo degli annunci
commerciali. Va da sé che molte illustrazioni contraddistinguano le quattro pagine del giornale,
distribuito gratuitamente per le strade o consegnato al proprio indirizzo per chi ne faccia richiesta.
Ci sono le fotografie degli artisti dell’opera, intensi primi piani o ritratti in abito da scena, ma anche
quelle dei divi e delle dive del cinema, già allora soprattutto statunitense, e i grandi cartelloni, a
volte a tutta pagina, o i fotogrammi delle scene, dei primi blockbuster. A caratteri cubitali leggiamo
i nomi dei produttori, delle case cinematografiche, degli attori che hanno fatto la storia del cinema,
e che facevano sognare la città nelle sale di proiezione: l’Edison, il Lux, il Cinema-Teatro San
Giovanni, il Supercinema Orfeo. È inoltre la pubblicità che da il nome alla testata, in cui troviamo
parole e mestieri quasi scomparsi: la modista, i tappezzieri, le radio – i primi mezzi di
comunicazione di massa –, i sarti specializzati in divise militari, macchine da cucire, i primi
elettrodomestici e le primissime automobili, vendute in apposite “Agenzie” concessionarie. Brevi
articoli di notizie e curiosità da tutto il mondo riempiono gli spazi tra i vari annunci. L’ultimo
numero (luglio 1929) annuncia la sospensione di un mese per le vacanze estive, e il ritorno a
settembre in un formato più grande con pagine letterarie e di cronaca mondana, ma non ci risulta
che l’intento sia stato attuato.
(R.G.)

 

Titolo: «Rassegna mensile» (prosecuzione di «Rassegna mensile», supplemento de «Il Giornale»)1.
Sottotitolo: Direttore P. Brunazzi – Parma – ( 1928). Diretta da Priamo Brunazzi (1929).
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina grafica Fresching
Durata: gennaio 1928 – marzo 1929.
Periodicità: mensile
Direttore responsabile: Priamo Brunazzi
Redattore responsabile: Giuseppe Balestrazzi
Localizzazione:BPPr PER. PARM. 75.
 
«Rassegna mensile», nella nuova veste di rivista autonoma, mantiene l’impronta tradizionale di
organo dell’Associazione Nazionale di Mutilati e Invalidi di guerra e l’impianto ideologico che la
rivista aveva nel 1927, anno in cui nasceva ed usciva a completamento de Il Giornale. Del resto
anche gli annunci pubblicitari pubblicati nelle ultime pagine – sensibilmente aumentati di numero – 
continuano a promettere, a conferma di ciò, sconti e riduzioni speciali per invalidi di guerra e
combattenti. Il formato è leggermente diminuito e la copertina abbandona i bei colori per
un’illustrazione in bianco e nero. Si concede maggiore spazio, nella edizione indipendente, agli
articoli economici, di agricoltura e allevamento;  vengono inoltre regolarmente pubblicati novelle e
racconti, ambientati al fronte o nelle desolate campagne dove le donne aspettavano, spesso invano,
il ritorno dei loro mariti e figli. Nel numero di aprile 1928 un articolo dal curioso titolo
«L’architettonica del cranio di Lenin», descrive l’autopsia ufficiale del cranio del fondatore
dell’URSS, riferendone le osservazioni fisiognomiche tratte dall’incaricato ufficiale, dottor Vogt, e
riportate dal giornale sovietico Pravda. Lo scopo dell’articolo è confutare, o quanto meno mettere in
dubbio, il referto ufficiale che voleva porre scientificamente Lenin tra le menti più brillanti
dell’umanità. Viene criticata in primis, ma in maniera più contenuta, la logica su cui si basa la teoria
russa, quindi la scienza fisionomica che proprio l’italiano Cesare Lombroso aveva affinato, resa
famosa e applicato alla criminologia, perché ritenuta troppo arida e incompleta se non si tiene conto
di un’altra scienza “nuova” per i medici del Novecento: la psicologia; invece si dubita apertamente
dell’obiettività dello studio, forse offuscato dall’ammirazione nutrita dall’URSS per il proprio padre
della patria. Il numero di luglio 1928 pubblica un racconto di Corrado Govoni, uno dei maggiori
rappresentanti del movimento letterario del crepuscolarismo italiano. Nel numero successivo le
prime pagine sono dedicate alla descrizione, corredata di immagini fotografiche, del Monumento
alla Vittoria eretto a Bolzano, opera dell’architetto Marcello Piacentini commissionata nel 1926 dal
governo italiano. Il monumento venne affidato, per la cura e la custodia, all’Associazione nazionale
Mutilati, motivo di grande onore per tutti gli associati. La medesima edizione ospita un breve
racconto del drammaturgo russo Anton Cechov. Iniziano ad essere pubblicati articoli e novelle di
autrici femminili. Nel gennaio1929 il periodico riprende il formato originario e la copertina
riacquista i colori, in una illustrazione semplice e dall’atmosfera naturalistica firmata da Erberto
Carboni. Nel numero successivo anche la cornice grafica della pagina-sommario verrà affidata alla
raffinata immaginazione dell’artista parmigiano; in questo numero viene pubblicata una lettera
autografa di Cesare Battisti al Re.  Nel 1929 ricompaiono due pagine raccolte sotto il titolo Il
Giornale, ma non come testata giornalistica. Un sottotitolo indica «Notizie della Sezione di Parma
dell’Associazione Nazionale fra Mutilati ed Invalidi di guerra». Viene inaugurata una rubrica di
grafologia, che continua per i tre numeri pubblicati nell’arco dell’anno. L’ultimo numero porta in
apertura un pezzo firmato da Pietro Barba, dal titolo «Non siamo soltanto degli scampati», in cui,
rievocando gli orrori dei giorni di guerra che ogni ex combattente porta con se, e lo strazio per i
compagni caduti, si afferma che i superstiti sono tornati come esecutori delle ultime volontà dei
soldati morti: «una patria più giusta e più luminosa». L’articolo ben suggella la morale del
periodico, in chiusura di pubblicazione. (R.G.)
                                               
1
 Vd. «Il Giornale – Rassegna mensile».

 


Titolo: «Ricordando i Nostri Eroi»
Sottotitolo: Quindicinale di Notizie e Articoli a ricordo dei Caduti di Guerra. Pubblica le
Comunicazioni dell’Ufficio Centrale Cura e Onoranze ai Caduti
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Stamperia Bodoniana
Durata: da Anno VII, n.1 (1 gen. 1928) ad Anno VII, n. 15/16 (1/15 ago. 1928) 
Periodicità: settimanale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Ten. Colonnello  Giuseppe Folco; da Anno VII, n.9 (1
mag. 1928) Arrigo Pozzi
Localizzazione: BPPr, Giorn. Parm. 52/4
 
 
Pubblicazione settimanale di 6 pagine con tiratura a livello nazionale. Questo giornale si pone come
preciso compito il ricordo della fulgente gloria dei nostri morti e informare sull’opera meravigliosa
dell’Ufficio Cure ed Onoranze alle salme dei Caduti. Tale ufficio sorse subito dopo l’armistizio
quando le varie unità militari, dislocate nel territorio dell’ex zona di guerra, attesero a un primo
risanamento del campo di battaglia, raccogliendo salme sparse e assestando i cimiteri. Da allora
l’ufficio lavora incessantemente per il ritrovamento delle salme, per la sistemazione dei Santuari a
ricordo dei Caduti e per informare i familiari delle vittime di eventuali riconoscimenti. Nella
Grande Guerra sono periti 700.000 italiani e come dice l’editoriale del n.1: «700.000! ma un grande
popolo non conta i suoi morti se non per onorarli, dando loro prova tangibile della sua memore
riconoscenza, del suo culto perenne». A tal proposito, grande importanza riveste a pag. 2 la rubrica
a tutta pagina “I Nostri Eroi” che ogni numero ospita 2/3 storie di valore e coraggio. Tale rubrica è
fatta in collaborazione con le famiglie dei Caduti che possono inviare alla Redazione del giornale la
foto del loro caro, corredata da una breve biografia e dai fatti salienti della sua partecipazione al
conflitto, fino al triste epilogo. L’identificazione delle salme dei caduti è una priorità per la
pubblicazione e l’Ufficio da cui dipende. Quando questo accade, si è contenti per il duro lavoro
svolto, come nel caso del Sig. Giovanni Condino da Paola che perse nel terremoto di Messina 5 figli
e la moglie (la salma di quest’ultima venne rintracciata 13 anni dopo il sisma). L’unico figlio
sopravvissuto, chiamato alle armi, cadde il 22/10/1915. Il padre desolato chiese di poter sapere dove
fosse sepolta la salma. Visto il caso particolarmente pietoso, dopo approfondite ricerche si riuscì a
trovare la Slama che corrispondeva perfettamente alla descrizione medica del giovane e alle
mostrine del suo reggimento. I fatti dei attualità politica vengono solamente sfiorati dalla
pubblicazione, il fuoco rimane concentrato nella celebrazione del passato: a tal proposito anche la
scomparsa del Generale Armando Diaz, morto  il 29 febbraio 1928, nel n.5 è occasione per una
celebrazione delle sue imprese e delle sue vittorie contro l’Austria sul Grappa e sul Piave.
Analogamente la lettera che il Duca d’Aosta S.A. Emanuele Filiberto di Savoia e comandante
dell’Invitta manda alla famiglia di Francesco Baracca, è occasione per ricordare le memorabili gesta
dell’asso dell’aviazione, medaglia d’oro al valore militare grazie alle sue 34 vittorie aeree. Altro
grande tema della pubblicazione è la sistemazione del cimiteri di guerra, veri e propri Sacrari al
valore militare. Tra essi  ricordiamo il “Generale Papa” nella tormentata zona di Oslavia, il Procol
immerso nella pace dei boschi alpini e il grandioso Redipuglia. Ai trentamila eroi che montano di
guardia al Redipuglia, sui formidabili bastioni dell’Isonzo; al grande cimitero consacrato alla gloria
degli “Invitti della Terza Armata” sono dedicati ampi servizi con scenografiche fotografie. Da
segnalare la rubrica “Effemeride della Grande Guerra” e a pag.4  il “Notiziario dalle Sezioni”: con
notizie da tutto il nord Italia. Con l’avvicendarsi alla direzione di Arrigo Pozzi, il tono della
pubblicazione non cambia.
(F.B.)

Titolo: «Rivista Critica del diritto del Lavoro e della Responsabilità civile» 
Luogo di pubblicazione: Milano
Tipografia:  Officine Grafiche Fresching
Schedato: 1936-1937
Periodicità: bimestrale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. Dott. Eugenio Morelli,  Avv. Filippo Ungaro
Redattore capo: Avv. Alfonso Cortini 
Collocazione: BPPr Per 180


Titolo: «Rivista Critica della Responsabilità civile e del diritto del lavoro»
Sottotitolo: Già diretta dall’On. Prof. Avv. Arrigo Solmi 
Luogo di pubblicazione: Milano
Tipografia:  Officine Grafiche Fresching
Schedato: 1938-1941
Periodicità: bimestrale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. Domenico Riccardo Peretti Griva,  Avv. Filippo
Ungaro (Giovanni Robimarga sostituisce quest’ultimo da marzo 1940)
Redattore capo: Avv. Alfonso Cortini 
Collocazione: BPPr Per 180

Titolo: «Rivista Critica di Infortunistica – Assicurazioni e Responsabilità Civile» (1926-33)
Luogo di pubblicazione: Milano
Tipografia:  Officine Grafiche Fresching
Schedato: 1926-1933
Periodicità: annuale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. Dott. Giuseppe Sanarelli, Prof. Avv. Agostino
Lanzillo (1926-27); Prof. Dott. Luigi Simonetta, Prof. Avv. Arrigo Solmi (1928-1933)
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): 
Redattore capo: Avv. Guido Gentile (1926-27); Avv. Alfonso Cortini (1928-1933)
Collocazione: BPPr Per 180

Titolo: «Rivista Critica di Infortunistica – Responsabilità Civile e Contratto di Lavoro» (1934-
35)
Luogo di pubblicazione: Milano
Tipografia:  Officine Grafiche Fresching
Schedato: 1934-1935
Periodicità: annuale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Prof. Dott. Eugenio Morelli, Prof. Avv. Arrigo Solmi
(1934-35)
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): 
Redattore capo: Avv. Alfonso Cortini 
Collocazione: BPPr Per 180
 
 

Titolo: «La Rocca»
Sottotitolo: Foglio d’ordini quindicinale del fascio di Noceto. A partire da Anno II, n.1 diventa:
Bollettino quindicinale dei fasci di combattimento della IV zona per i fasci di Noceto, Medesano,
Cella di Noceto, Varano Marchesi. 
Luogo di pubblicazione: Noceto
Tipografia:  A. Castelli
Durata: Da Anno I, n.1 (28 ott.1941) a Anno II, n.13 (31 magg. 1942) 
Periodicità: Quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Direzione Casa Littoria
Redattore capo: A cura dell’ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma
Localizzazione: BPPr., Misc. Gior. Parm. A 83
 
 
Questo bollettino quindicinale gratuito di quattro pagine, nel primo numero (Anno I, n.1 28 ott.
1941), con il suo editoriale dal titolo «Panorama», che occupa tutta la pagina, si presenta ai suoi
lettori spiegandole ragioni di questa guerra. Con il secondo numero, si cambia anno fascista e la
pubblicazione reca in calce alla pagina Anno II, n.1 (15 nov. 1941); con l’anno cambia anche il
sottotitolo, che diventa: “Bollettino quindicinale dei fasci di combattimento della IV zona per i
Fasci di Noceto, Medesano, Cella di Noceto, Varano Marchesi”. Resta l’editoriale dal consueto
titolo «Panorama» che, ancora una volta punta l’attenzione sulle volontà di vittoria della nazione.
La guerra d’Africa occupa sempre un posto di primo piano nel bollettino, soprattutto per l’eroica
difesa degli avamposti compiuta dai nostri soldati contro gli Inglesi; a partire dal n.3 (14 dic. 1941)
il mirino si sposta contro gli Stati Uniti, ormai protagonisti delle vicende belliche. Il nuovo nemico
viene messo alla berlina dalle sferzanti parole dell’editoriale: «Guerra agli Stati Uniti. (…)
masticatori di caramelle, tracannatori di grappa, soldati lucidi da parata, per averli visti, conosciuti e
sperimentati nell’altra guerra, possiamo dire che è molto più facile che un paracadutista dell’Asse
scenda nel cuore di New York che un soldato americano metta piede e combatta in Europa» e non si
cela una profondo piacere nello scoprire come l’alleato giapponese riesca a tenere in scacco gli
anglo-americani nella guerra del Pacifico: «Con la caduta di Hong Kong, l’occupazione deli Guam,
Lixon e Borneo, l’investimento della Malacca (…) Queste sono le nespole che i giapponesi hanno
inviato agli americani ed inglesi per la preparazione del loro tradizionale “blum pudding” dolce
natalizio» n.7 (15 feb. 1942). L’attenzione alle vicende internazionali si focalizza anche sulla
questione indiana: «In quel lontano possedimento che sta seguendo le sorti di Hon-Kong, della
Malacca e di Singapore, l’Inghilterra ha inviato d’urgenza Cripps, l’uomo su cui è popolarizzata
tutta l’attenzione e la fiducia dell’Impero e degli Stati Uniti nella speranza che riesca a fare ciò che
non hanno fatto gli uomini politici. Riuscirà quest’uomo  balzato improvvisamente alla ribalta degli
avvenimenti mondiali, questo messaggero volante a compiere il miracolo di salvare l’India?» n.10
(31 mar. 1942). La Campagna di Russia, ormai in pieno svolgimento è la protagonista di un ampio
intervento sul n.12 Anno II (maggio 1942): Toccante la rubrica “Eroi Nocetani” in cui si raccontano
le gesta di valorosi soldati di origini nocetane periti in guerra tra cui: «1° aviere Dario Camogli
Marconista. “Se nel cielo incontri la morte, girale attorno e falle la corte” così dice il motto della
terza Squadriglia del XII stormo. Cade nei cieli del Belgio il 28 sett 41» (Anno II, n.5, 15 gen.
1942); Sempre a proposito di coraggio e valore, da segnalare una affermazione fatta dal Generale
Rommel, stratega e coordinatore, in collaborazione col Generale Bastico, della situazione militare
in Cirenaica. «(…) Il soldato tedesco con le sue gesta, ha sbalordito il mondo; il soldato italiano con
le sue imprese ha impressionato i tedeschi».
(F.B.)


Titolo: «Sentinella Fascista»
Sottotitolo: Bollettino del Fascio di Bedonia (Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma)
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: da Anno I, n.4 (15 dicembre 1941) a Anno I, n.8 (15 marzo 1942). Manca il n.7
Periodicità: Quindicinale
Amministratore: Direzione e Amministrazione Casa del Fascio - Bedonia
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura dell’Ufficio Stampa e Propaganda della
Federazione dei Fasci di Combattimento - Parma
Localizzazione: BPPr. Misc. Giorn. Parm. A83
 
Bollettino gratuito di 4 pagine dei Fasci di Combattimento. La prima pagina si occupa delle vicende
internazionali di guerra. Nel n.4 è riportato il discorso pronunciato dal ministro degli Esteri tedesco
Von Ribbentropp, a conclusione convegno antibolscevico di Berlino: vengono analizzati i fattori
che, secondo il ministro tedesco porteranno alla vittoria l’Asse, quali il fatto che «Italia e Germania
sono di fatto inattaccabili sul continente; dal punto di vista economico i cereali e le materie prime
occupate in Russia coprono a usura il fabbisogno dell’Europa: non servono più a nulla le sanzioni;
che gli Usa entrino o no in guerra non cambia nulla; l’Inghilterra finirà per soccombere, la Russia è
praticamente conquistata». Grande spazio è dato all’analisi del problema della Russia tuttavia,
mentre l’ostilità si appunta contro la classe dirigente russa, che ha portato la nazione al
disfacimento, parole di commiserazione e compassione vengono spese per i suoi abitanti. A questo
proposito è significativo un passo del n.4 (15 dic. 1941) dove la campagna di Russia è vista come
un grande Crociata per la liberazione di un popolo oppresso: «Non chiedermi di odiare la Russia. La
storia di questo popolo è una storia di martirio di umana e profonda sofferenza e può suscitare
compassione, pietà ma non odio. (…) L’individuo non ha mai avuto nel programma bolscevico
importanza alcuna, è sempre stato considerato una molecola che doveva essere soppressa se non
contribuiva o se almeno non sopportava passivamente. (…) come possiamo odiarla questa larva che
avrebbe potuto essere un uomo? ». Non manca poi la celebrazione del valore militare dei nostri
combattenti dal fronte cui si alternano le commoventi lettere dal fronte, valga ad esempio nel n.5 (1
gen. 1942): « Lettere dal fronte: Ippolito Niccolini è caduto. Ne da notizia in una lunga lettera in cui
viene raccontata la fine valorosa il fratello Mario. (…) Erano le 16.30. Povero Ippolito; la sua
preoccupazione era di saper fare ciò che io faccio. Ha saputo fare ciò che io non saprò mai. Io non
sono capace di combattere così» a epiche gesta di eroi senza nome ma i cui gesti diventano simboli
di una guerra combattuta col cuore dai soldati al fronte: «Da una corrispondenza pervenuta
dall’Africa Settentrionale si apprende che un sergente dei bersaglieri, ferito al braccio dallo scoppio
di una granata, non ha voluto ritirarsi dal combattimento, ha proseguito nell’azione e, chiesto e
ottenuto un coltello, ha reciso il resto del braccio penzolante e lo ha scaraventato contro un carro
armato nemico che avanzava. (…) nel deserto marmarico tanto lontano dalla patria, in un’atmosfera
arroventata dagli elementi e dalle esplosioni della battaglia, quel sergente identifica 45 milioni di
italiani protesi in una lotta mortale, era la sfida di un popolo angariato contro il nemico oppressore,
quella mano senza vita, scagliata in un supremo sforzo quale ultima arma contro un carro armato,
era la maledizione di un lavoratore italiano contro la potenza dell’oro» (n.8, 15 mar. 1942). Non
manca una profonda e sentita commemorazione alla figura del Duca d’Aosta, spentosi dopo aver
contratto febbri malariche, prigioniero degli inglesi.
(F.B.)


Titolo: «Si va Oltre»
Sottotitolo: Bollettino della X zona per i Fasci di Calestano – Felino – Sala Baganza -  Terenzo
Tipografia:  Tipografia Gazzetta di Parma
Durata: Anno I, n.1, (16 nov.1941) 
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura dell’Ufficio Stampa della Federazione dei fasci di
Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Gior. Parm. A 74
 
 
Bollettino quindicinale gratuito di 4 pagine. A prologo di questa pubblicazione quindicinale un
articolo di fondo che esprime le finalità del bollettino: «I Fasci di combattimento di Calestano,
Felino, Sala Baganza, Terenzo, iniziano con questo numero la pubblicazione del quindicinale
bollettino che vuol essere un foglio di combattimento del fronte interno e vuole recare la viva voce
di casa ai gloriosi combattenti di terra, di mare e del cielo, che combattono eroicamente sui vari
fronti. Foglio di fede e verità questo bollettino riporterà gli echi dei momenti di grande rilievo
dell’azione vittoriosa condotta dall’Asse contro il mondo plutocratico ed il bolscevismo». Sempre
in prima pagina campeggia una fotografia di ampie dimensioni del Duce, in visita a Parma, per la
consegna della “Spiga d’Oro”, importante riconoscimento del regime, agli agricoltori della
provincia. Articolo di notevole interesse è quello in seconda pagina, in cui si spiega cosa sia il
fronte interno: «Il fronte interno è la guerra nella sua accezione più semplice e più vera, è guerra
con sacrifici, con le avversità; è retrovia dove si lavora, si soffre, si combatte, dove si creano e si
organizzano i mezzi per la vittoria. (…)». Ricorre poi, come in tutti i bollettini, la rubrica “Vita e
Attività dei Fasci” dove vengono presi in esame una serie di provvedimenti, vengono date notizie a
carattere locale e particolare, dedicate all’attività dei Fasci femminili, consigli agli agricoltori e
moniti contro i “soliti” sobillatori. In ultima pagina, grassetto e incorniciato in nero, il monito
“Ricordate”: «Ogni vostra parola può essere un arma offerta al nemico. Sul luogo di lavoro o nella
casa, nelle strade, ogni accenno a questioni militari può essere raccolto da persone infide o
malaccorte e arrivare oltre i confini. Il nemico spia nell’ombra ogni movimento di truppe o di navi
per tendere il suo agguato. Dipende da voi impedirlo. Basta tacere!»
(F.B.)

 


Titolo: «Lo Specchio»
Sottotitolo: Periodico settimanale del Distaccamento “Germoni Gino”.
Luogo di pubblicazione: Base X (Terra senza donne)
Tipografia:  stampato in proprio
Durata: 16 novembre 1944 – 24 novembre 1944
Periodicità: irregolare
Localizzazione: ISREC ST/MI/f 24-25
 
Formato da un singolo foglio ciclostilato, «Lo Specchio» pubblica, dalla «Base X», definita anche
«Terra senza donne», le ultime notizie dal fronte italiano e dagli altri fronti, articoli in cui si incita a
seguire i principi fondatori del distaccamento «disciplina, onestà, ordine», e la rubrica fissa “Un po’
di critica ci vuole”, elemento di autocritica interna, che diventerà il fiore all’occhiello della
pubblicazione. Il terzo numero infatti elogia l’attività redazionale fino ad allora prodotta,
ammirando l’effetto positivo ottenuto dagli articoli del foglio sul distaccamento grazie alla critica di
cui la redazione si fa portavoce: le riprovazioni  avanzate a determinati comportamenti, ed in
particolare alla disorganizzazione generale, hanno aiutato a migliorare lo spirito di squadra e
rinnovato l’interesse popolare per la lotta contro il nazifascismo. Una particolarità del foglio,
importante per capire quale fosse la disponibilità di mezzi delle redazioni un po’ improvvisate di
questi fogli partigiani: «Lo Specchio» viene dattiloscritto su carta di riuso, in particolare su carta
intestata con le iniziali SWP all’interno di un piccolo disegno in cui un fabbro forgia le lettere
stesse, e con parti fisse scritte in tedesco (il corrispettivo di intestazioni fisse come “Milano, il….” (
“alla cortese attenzione di”, “dalla compagnia….., reparto….”). Probabilmente la carta era stata
sequestrata durante l’attacco ad un comando tedesco, o sottratta ad un comune in cui
precedentemente era stato stanziato un manipolo dell’esercito nazista. Questo ci ricorda come anche
i beni ai nostri occhi di scarso valore, come la carta, fossero oggetto di saccheggio in tempi di
restrizioni estreme, e come potessero diventare utili ai più diversi scopi.
(R.G.)


Titolo: «La Spiga»
Sottotitolo: Bollettino della XII zona per i Fasci di Traversetolo – Basilicanova – Lesignano Bagni
– Neviano Arduini
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia Gazzetta di Parma
Durata: Gruppo II, n.2, Parma 26 novembre 1941
Periodicità: quindicinale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): A cura dell’Ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di
Combattimento
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 72
 
Bollettino di 4 pagine, gratuito. In prima pagina, orgogliosamente incorniciato, un articolo dal titolo
«La superba risposta» di cui viene proposta qualche riga: «Alle disposizioni emanate in Italia in
materia di razionamenti, fece eco gongolante la propaganda nemica che non sapendo di quale
tempra sia l’ossatura della Nuova Italia Fascista considerò avvicinarsi il momento in cui questo
popolo che non può essere piegato dalle armi sarebbe stato fiaccato nel suo spirito di resistenza
dalla fame». La volontà di sacrificio del popolo italiano viene celebrata ed esaltata, mentre i
pronostici fatti dai nemici vengono inevitabilmente smentiti dai fatti ed anche derisi. Sempre
presente poi, in ogni bollettino, la tematica della “consegna dei cereali all’ammasso” al fine del
razionamento. I produttori devono consegnare i cereali, fatte salve le quote che possono trattenere
per uso personale e per essere riutilizzate a semina. A pag. 2 del bollettino si trova a tutta pagina
«Diario di Fede», stralci di un diario, scritti da una donna italiana, Maria Caniglia, sorpresa a
Bengasi durante la temporanea occupazione inglese. Il 6 febbraio 1941 la città, popolata da molti
italiani, ma indifendibile, nelle condizioni di debolezza in cui era ridotta l'armata italo-tedesca,
viene occupata dagli inglesi. Vengono narrate le ruberie di masserizie da parte dei soldati
australiani. Il 3 aprile i nazi-fascisti riescono a riprendere la città (ma solo per pochi mesi: il 25
dicembre 1941 la città cadrà definitivamente). Il diario si ferma il 3 aprile con le parole di gioia
dalla donna nel vedere le bandiere italiane sventolare nuovamente nella città. A margine di tale
vicenda va ricordato che un film dal titolo “Bengasi 1941” è il punto più alto della cinematografia
di propaganda fascista, e forse dell’intero cinema italiano anteguerra. Il film esce nel 1942 e ottiene
numerosi riconoscimenti come la Coppa Mussolini quale miglior film italiano presentato alla
Mostra del Cinema di Venezia (N.d.C.). Chiude il bollettino la rubrica “Vita e attività dei Fasci”
con brevi notizie dai paesi della XI zona.
(F.B.)

Titolo: «Temi Emiliana» [Prosecuzione di “Temi Emiliani”]
Luogo di pubblicazione: Selci Umbro; Padova; Milano
Tipografia:  Soc. Anonima Tipografica “Pliniana” – Selci Umbro; dal 1931 Casa Ed. Dott. Antonio
Milani, Padova; dal 1939 Casa Ed. Giuseppe Principato Messina-Milano; dal 1940 Ed. Dott.
A.Giuffré, Milano
Schedato: dal Gennaio 1931 al Dicembre 1943
Periodicità: mensile (dal 1934 al 1939 annuale)
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Avv. Prof. Aurelio Candian
Redattore capo: Pietro Neri
Collocazione: BPPr, Per 329

Titolo: «Tener duro!».
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma –  Bollettino per la VI zona per i
Fasci di Fornovo – Collecchio – Citerna.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia «Gazzetta di Parma». Tipografia C. Cavanna – Borgo Val di Taro (solo per
l’edizione del 16 febbraio 1942).
Durata: novembre 1941 – febbraio 1942.
Periodicità: irregolare.
A cura di: Ufficio stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento.
Localizzazione: BPPr Misc. Giorn. Parm. A 73.
 
«Foglio di fede e di verità», che si propone come quindicinale, ma uscirà con soli sei numeri
complessivi, intende essere la voce del fronte interno per i fasci di combattimento di Fornovo,
Collecchio e Citerna, e per i soldati originari di questa zona impegnati sui vari fronti del conflitto
mondiale. Un’illustrazione accompagna l’ordine fascista che dà titolo al foglio: sono due mani, una
stringe il pugnale, l’altra le spighe di grano, ad indicare la doppia vittoria fascista, quella auspicata
della guerra e quella del grano, il doppio impegno dei lettori, in questo periodo in cui alcuni sono
lontani a combattere, altri nei campi a lavorare, la doppia anima di «Tener duro!» che si rivolge sia
a chi si trova fisicamente nell’esercito, sia a chi combatte da casa la lunghissima battaglia della vita
quotidiana in guerra. La prima pagina del periodico tratta notizie di interesse generale e nazionale,
le tre pagine seguenti della vita e delle attività dei vari fasci. Il primo numero apre con la notizia
della consegna della avvenuta consegna da parte del Duce della Spiga d’oro ai contadini della
provincia di Parma. Gli articoli in generale insistono particolarmente sulla lotto contro
l’accaparramento dei beni a scopo di speculazione, contro il bolscevismo «obbrobrio dell’uomo» (1
dicembre 1941), contro la politica inglese e americana, ed in particolare contro la presenza marina
degli alleati nel Mediterraneo, per “vocazione naturale “ mare dell’Impero di Roma, in tutte le
epoche.
(R.G.)


Titolo: «Vincere!…E vinceremo!»
Sottotitolo: Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma – Bollettino della VI zona, per i Fasci
di Bardi – Varano Melegari –Varsi – Vianino.
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Tipografia “Gazzetta di Parma” (n.2); Tipografia C. Cavanna Borgo Val di Taro (n.3); 
Durata: Mancante il numero 1. Numero 2, del 1 dicembre 1941 – numero 3 del 16 febbraio 1942.
Accanto all’indicazione dell’anno in numeri arabi viene riportata la datazione anno XX, secondo il
calendario fascista.
Periodicità: mensile.
A cura dell’ufficio stampa della Federazione italiana dei Fasci di Combattimento di Parma.
Localizzazione: BPPr Misc. Giorn. Parm. A 70
 
Voce della federazione dei Fasci di combattimento parmense per le sezioni di Bardi, Varano de’
Melegari, Varsi e Vianino, «Vincere!...E vinceremo!» è un mensile dalla vita breve, illustrato con
vignette satiriche e fotografie in piccolo formato dei protagonisti degli articoli proposti. La
pubblicazione,  nel titolo tanto benaugurale quanto pretenzioso,  riecheggia per il tono e i termini
scelti, nella ridondanza di espedienti grafici volti a rendere il discorso dal vivo (l’abbondanza di
punti di sospensione e di esclamazioni)  i discorsi  di Mussolini. Gli articoli sono tutti anonimi,
tranne uno, in prima pagina nel numero 3, firmato con lo pseudonimo “Manganello”. La testata ha
una estrema connotazione politica nazionalista e anti-semita. Il numero 2 pubblica un articolo in cui
si rende noto un documento «stampato da Nilus insieme al Sinodo Russo, nella stamperia Sergy
Troitsk. Consegnato a lui da una Russa che l’aveva sottratto ad una delle più inaccessibili
congreghe Sionistiche a Basilea», in cui si rende noto un complotto sionista per impadronirsi,
attraverso il controllo della stampa e della finanza internazionale,  del governo mondiale. Si afferma
che tutte le copie stampate dell’originale furono distrutte, tranne due, di cui una esposta al «Brizish
(sic) Museum di Londra». Non si trova accenno alcuno a come il documento sia arrivato in
redazione, ma si afferma che l’articolo «deve servire per aprire gli occhi ai dubbiosi, ai melensi
pietisti e agli incorreggibili mormoratori». Le due pagine centrali sono dedicate alle singole sezioni
locali. Il Fascio di Bardi riporta minuziosamente le donazioni elargite a favore dei soldati: non solo
offerte in denaro, ma soprattutto in grammi di lana e in pelli di coniglio, per fabbricare indumenti.
Si annoverano anche le offerte di libri e riviste per i prigionieri di guerra italiani. Si invitano inoltre
le famiglie dei soldati impegnati al fronte a fornire gli indirizzi dei presidi militari dei propri
congiunti, per inviare loro gratuitamente una copia del Bollettino. La quarta pagina ospita un
intervento sul fascismo russo, e in particolare viene presentata l’Unione Fascista Russa,
un’organizzazione politica formata da emigrati russi all’estero, e nata nel 1922 dall’opera di alcuni
studenti originari della Manciuria affascinati dai discorsi di Mussolini. L’U.F.R. lavora con la
finalità di destituire il giogo «giudaico-bolscevico» creato dalla «sommossa organizzata dagli agenti
del giudaismo e della massoneria cosmopolita ed effettuata dagli stati più infimi della popolazione
russa». Il terzo numero, nella rubrica "Albo della gloria" presenta la figura di Giacomo Rossi,
emigrato in Eritrea al seguito delle truppe italiane e stabilitosi a Cheren, dove ebbe in concessione
un appezzamento e impiantò una rigogliosa piantagione di banane, «che divenne rapidamente
modello ed esempio a quanti altri cercarono il benessere nella esplorazione di terre d’Africa a scopo
di renderle proficue per essi e per la Patria». Nello stesso numero, la sezione del Fascio di Varsi
offre un corso gratuito di «Cultura, educazione fisica ed economia domestica» alle Giovani Italiane 
e Giovani Fasciste. Il numero si chiude con una pagina interamente dedicata a «Profezie, fatti e
misfatti» di Winston Churchill, le cui iniziali formano la scritta «Water Closet», con affermazioni
estrapolate dai discorsi del primo ministro inglese, smentite dai fatti, o semplicemente ridicole agli
occhi dell’Ufficio Stampa della Federazione dei Fasci di Combattimento di Parma, curatrice della
pubblicazione.
(R.G.)


 Titolo: «Vita Nuova»
Sottotitolo: dei cattolici parmensi. Dal 1929: Settimanale di Azione Cattolica.
Luogo di pubblicazione: Parma.
Tipografia:  La Bodoniana. Officine grafiche Fresching dal 1931.
Durata: gennaio 1926 – dicembre 1934. Riprende nel novembre 1945.
Periodicità: settimanale.
Direttore responsabile: Giovanni Del Monte (gennaio 1919- dicembre 1934). Giuseppe Cavalli
(novembre 1945).
Direttore: Francesco Oppici (1931-1932); Vigenio Soncini (dicembre 1932-agosto 1934).
Redattore: Mons. Enrico Grassi (agosto-dicembre 1934).
Amministratore: Igino Guardiani (dicembre 1932- dicembre 1934).
Localizzazione: EC, Per. 4; BPPr Giorn. Parm. 47
 
«Settimanale di Azione Cattolica», come recita il sottotitolo, «Vita Nuova» propone articoli di vita
spirituale, brani di vangelo (quello della domenica corrispondente ad ogni uscita), inviti a
partecipare a ritiri spirituali, sempre contraddistinti da una rigorosa separazione dei sessi, e
solitamente “chiusi” per le donne – simili quindi alla vita di clausura, senza contatti con il mondo
esterno – e “semichiusi” per gli uomini. In seconda pagina si trova la rubrica "Giovinezza cristiana
– pro pontefice et ecclesia", con il motto «Dio Famiglia Patria» che fiancheggia il titolo. In quarta
pagina la rubrica “Corrispondenze” con le notizie religiose dalla provincia. Una interessante
polemica nasce tra le sue pagine nel luglio 1926: la prima facciata pubblica un decreto del Prefetto
di Parma in cui si ordina il sequestro del numero precedente di «Vita Nuova». La ragione del
sequestro era da ricondursi ad un breve trafiletto pubblicato nel numero del 3 luglio, in prima
pagina, in cui si legge: «La Giunta Centrale dell’azione cattolica ha espresso il suo rammarico pel
fatto che sotto altissime protezioni e con la partecipazione di pubbliche autorità, si vogliono
pubblicare le “Opera Omnia” di Gabriele D’Annunzio condannate dalla Chiesa per la loro nefanda
influenza morale». L’articolo viene esplicitamente citato nel decreto prefettizio, che la redazione
pubblica aggiungendo: «Non facciamo commenti, che non ci sarebbero permessi». La polemica anti
dannunziana viene rinnovata in altra occasione, quella della posa della prima pietra, a Bolzano, del
Monumento della Vittoria – monumento che con il tempo non ha mai smesso di suscitare polemiche
– contenente una pergamena con un testo dettato dall’autore in cui compariva la parola «dio» in
minuscolo. Si dedica molta importanza all’educazione morale dei giovani, e in particolar modo
delle fanciulle, delle quali si deplorano i comportamenti «moderni» troppo liberi e non consoni alla
morale cristiana, quali il seguire la moda, il frequentare i locali dove si praticano balli contrari al
buon costume, le letture «pagane» –  sono compresi anche i romanzi d’amore –, la poca attenzione
per la vita e l’economia domestica e il disprezzo, in alcuni casi, di un sano interesse per la castità.
Un’esortazione contro le vacanze estive come «tempo pericoloso per i giovani» durante l’estate del
1926 si legge nel primo numero di agosto: «È facile che nella campagna, alle rive del mare si
facciano nuove conoscenze non buone, si contraggano relazioni pericolose. Se poi vi mancasse la
sorveglianza dei genitori o di qualche educatore, ti so dir io che non pochi trovano la morte morale.
Ai bagni di mare specialmente!». Il numero del 6 novembre pubblica un articolo di spalla
fortemente critico nei confronti di un discorso tenuto dal Senatore Giovanni Gentile in occasione
dell’inaugurazione dell’anno accademico presso l’Università di Bologna. I temi trattati, e contestati
dalla redazione, sono principalmente due: l’incompatibilità fra scienza e fede e la separazione di
stato e chiesa. L’articolo si conclude affermando che le teorie di Gentile non solo non apportano
nulla di moderno alla politica liberale, ma che la storia insegna in modo radicalmente pratico che
«le sovranità assolute, che pretesero contenere la Chiesa sotto il loro despotismo, finirono non
soltanto nella passeggera Canossa, ma nel definitivo scoglio di Sant’Elena, mentre il capo della
Chiesa, esiliato ritorna, morto risuscita, perennemente assiso sulla rocca che ha sfidato i secoli e le
vicende umane». Contro l’idealismo crociano troviamo un ulteriore intervento in data 9 giugno
1928, in cui il nodo della questione rimane il rapporto tra stato e chiesa. Un fondo contro il
nazionalismo esagerato, firmato «Vita Nuova», è proposto ai lettori il 9 aprile 1927. Della dottrina
politica si condannano soprattutto l’esaltazione per l’antica Roma, pagana, e la necessarietà della
guerra;  a questi ideali ovviamente viene contrapposta la morale cattolica, basata sul cristianesimo e
sull’uguaglianza degli uomini. Il numero del 7 maggio 1927 accoglie positivamente le nuova Carta
del Lavoro proposta dal Sindacato fascista, per intenzioni affini alla morale cattolica. L’anno 1929
in febbraio celebra un grande avvenimento per la sempre aperta questione dei rapporti tra stato e
chiesa, la firma dei Patti Lateranensi. Il numero del 16 febbraio titola a tutta pagina: «Il giorno 11
febbraio 1929, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Lateranense è stata firmata la pace tra la
Chiesa e l’Italia. Gloria a Dio!Viva il Papa, viva il Re!». Tutta la prima pagina e metà della seconda
sono dedicate ad illustrare i dettagli della convenzione tra Governo e Stato pontificio che dopo
quasi sessant’anni metteva fine alla cosiddetta “Questione romana”. Un mese dopo si apre, di
conseguenza, in vista delle imminenti elezioni, una nuova questione tra le pagine di «Vita Nuova»:
quella della partecipazione attiva dei cattolici alla vita politica, finalmente possibile una volta sanata
la ferita aperta nel 1870. Il 26 settembre 1931 si annuncia l’arrivo a Parma di Sua Maestà Vittorio
Emanuele III, previsto nella giornata seguente per l’inaugurazione del Monumento alla Vittoria. Il 7
novembre invece, una prima pagina listata a lutto annuncia la morte del “Vescovo Santo”
Monsignor Conforti. I numeri successivi celebrano la figura umana e religiosa di un vescovo molto
amato dai parmigiani. La prima pagina del 22 aprile 1933 titola a grandi caratteri: «Per la
benedizione del gagliardetto del Duce, Alleluja!» e dà comunicazione del dono offerto da Mussolini
all’associazione giovanile cattolica Silvio Pellico della Parrocchia di San Giuseppe a Parma. Tre
immagini accompagnano gli articoli: un mezzo busto di Monsignor Colli, nuovo Vescovo di Parma,
un ritratto a Cavallo del Duce, scattato a Parma dal fotografo Pietro Vaghi (la fotografia è
autografata), e un’immagine della bandiera-gagliardetto, con il ricamo in oro “A.C.I. SILVIO
PELLICO PARMA – DUX”. Nel novembre 1945 «Vita Nuova» tornerà, letteralmente, a nuova
vita. Un editoriale dal titolo «Ripresa», annuncia il ritorno della voce ufficiale della diocesi di
Parma, all’indomani della tragedia bellica.
(R.G.)


Titolo: «Vita Rurale»
Sottotitolo: Bollettino Mensile della Unione Provinciale Fascista Lavoratori dell’Agricoltura di
Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia: Officina Grafica Fresching; dall’Anno V, n.1 (gen. 1941) Tipografia del giornale “Il
Corriere Emiliano”; dall’Anno VI, n.1 (gen. 1942) Tipografia della Gazzetta di Parma
Durata: da Anno I, n.4 (apr. 1937) al n. 12 (dic. 1937); si salta ad Anno V da n. 1 (gen. 1941) al
n.6 (giu. 1941); si salta ad Anno VI, n.1 (gen. 1942) 
Periodicità: Mensile
Gerente (responsabile): Fernando Campagnoli; Alberto Vigorita a partire da Anno V, n.2 (feb.
1941)
Localizzazione: BPPr., Misc. Giorn. Parm. B 124/1
 
Il bollettino rurale è dedicato agli agricoltori e al mondo delle campagne, in quegli anni
completamente differente dal mondo cittadino, fatto di lavoratori e borghesi. Il bollettino agricolo è
rivolto ai contadini e alle loro famiglie, quella parte della società rurale più incolta e in molti casi
quasi analfabeta. È logico che il linguaggio sia molto più elementare rispetto ai bollettini scritti per
gli abitanti delle città tra cui era facile ci fossero, accanto alla gente semplice non solo
commercianti, ma anche professionisti o comunque persone istruite. Quindi già dal primo numero
emerge questa semplicità nel linguaggio, pochi concetti ma ben spiegati. La prima pagina
solitamente riporta il Notiziario dell’Unione in cui vengono tutelati gli interessi degli agricoltori
come le condizioni contrattuali di compartecipazione per le diverse colture (pomodoro, zucchero,
cipolla, grano duro) o le proposte della commissione confederale per il perfezionamento e lo
sviluppo della assistenza igienico-sanitaria e della previdenza a favore dei lavoratori
dell’agricoltura. Anche alla figura della  donna e al suo ruolo di lavoratrice è dedicata particolare
attenzione, sia nel riportare i termini del Contratto collettivo di lavoro per le mondariso, sia nel
proporre estratti dal discorso del Duce alle donne fasciste adunate a Roma il 20 giugno 1937, sia
prodigandosi in consigli per aiutare la massaia rurale a scegliere le galline da tenere
nell’allevamento e quelle soggette a deficienze. Una parte importantissima e fondamentale del
bollettino è quello relativo alle malattie che possono essere contratte dal contadino nello
svolgimento del suo lavoro. Spesso nelle campagne il medico era una figura poco presente, quindi
con questo utilissimo bollettino si aiutavano le famiglie rurali a conoscere le malattie che potevano
essere contratte, attraverso la minuziosa descrizione dei loro sintomi e come intervenire per curarle,
almeno inizialmente, con la profilassi e gli eventuali rimedi, prima di rivolgersi a un medico (tra le
più comuni: tetano, idrofobia causata dai cani randagi e  anchilostomiasi (si prende con il bere
acqua inquinata). Oltre alle malattie comuni nel n.9 (sett. 1937) vengono elencate le cosiddette
malattie professionali, quelle cioè che il contadino può prendere lavorando della stalla (afta
epizootica; actinomicosi; morva; carbonchio; febbre melitense) nel porcile (trichinosi e tenia) e
nella piccionaia (pneumoconiosi). Importante a questo proposito è la circolare confederale
sull’igiene e ricoveri degli animali (n.8, ago. 1937). Vengono anche prese in esame le malattie
connesse all’ambiente rurale come la tubercolosi (n.11, nov 1937): oltre a descriverne i sintomi si
l’attenzione agli errori che ne agevolano la trasmissione. Altre malattie similmente trattate sono il
reumatismo articolare acuto e il tifo. Altro importante aspetto della politica fascista a sostegno delle
campagne è l’assegno familiare ai contadini come premio alla politica demografica delle campagne.
In ogni numero poi viene pubblicata la fotografia di un mezzadro particolarmente “devoto” a questa
politica demografica. A sostegno di questa politica è una legge che permette ai padri di famiglie
numerose si essere assunti per primi e licenziati per ultimi. Importanti, a pag.4 di ogni numero, sono
le Note agricole del mese con la tabella dei prezzi all’ingrosso di frumento, granoturco, granaglie,
foraggi, bovini da macello, latticini, estratto concentrato di pomodoro,concimi minerali, etc.
Vengono poi di volta in volta segnalate le pratiche in uso nelle campagne ma assolutamente da
condannare perché compromettenti il raccolto, ad ex. la crimatura e la sfogliatura del mais. Con
l’anno V cambia la tipografia che stampa il bollettino (Tiporafia del Corriere Emiliano) e cambia
anche il formato del foglio, che diviene più grande. Con il grandissimo cambiamento intervenuto, la
guerra, il tono del bollettino cambia radicalmente e ai rurali vengono date notizie riguardanti il
trattamento ai congiunti dei combattenti considerati dispersi, l’attività assistenziale con le pensioni
raddoppiate alle vedove e agli orfani di guerra. A questi si aggiungono categorici doveri:
risparmiare frumento nella pianificazione casalinga e mantenere il silenzio e il riserbo. Importanti
poi le notizie agricole del fascio che informano sulle caratteristiche e prezzi per il granoturco per
miscela, dà chiarimenti sulla vendita e macellazione dei suini e informa per un più rigoroso
oscuramento nelle zone rurali. Con l’Anno VI, n.1 (gen. 1942) cambia ancora la tipografia
(Tipografia Gazzetta di Parma) e il formato del bollettino torna piccolo, ma il tono del mensile non
cambia.
(F.B.)
 
 
 Titolo: «Vittoria Italia!»
Sottotitolo: Quindicinale del Gruppo Rionale Fascista “Filippo Corridoni” Federazione dei Fasci di
Combattimento di Parma
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Stabilimento Tipografico G.Ferrari e Figli
Durata: Anno II, n.5  15 gennaio 1942 
Periodicità: quindicinale 
Redattore capo: Gruppo Rionale Fascista “F.Corridoni”
Localizzazione: BPPr, Misc. Giorn. Parm. A 70
 
 
Bollettino quindicinale gratuito di 4 pagine. In prima pagina, un editoriale tratto da XX Aprile
dell’anno XIX di E.Amicucci, Sottosegretario di Stato per le Corporazioni dal titolo «Guerra
sociale. Civiltà del lavoro»: si tratta di una “antologia” di citazioni tratte da discorsi del Duce,
spiegate e sviscerate in tutti i loro significati di propaganda e di celebrazione del Regime, la cui
vittoria corrisponde alla giustizia sociale, auspicata non solo per l’Italia, ma per tutto il mondo. La
vittoria delle armi è vista come la vittoria del lavoro. Interessante la rubrica dal titolo “Nel Corpo di
Guardia” dove, un immaginario capoposto spiega a un camerata, in maniera semplice e didattica, le
parole cardini della propaganda del regime. In questo numero la parola su cui ruota il monologo del
capoposto è “Ordine Nuovo”. A pag.3 una rubrica dal titolo “Da e per tutti i fronti” con
comunicazioni di servizio, anche ironiche e divertenti, tra i rappresentanti del Fascio Rionale e i
commilitoni lontani o al fronte. Altra rubrica, dal titolo “Notiziario del Gruppo” racconta della festa
della Befana Fascista per 850 bimbi del gruppo, organizzata con la collaborazione del Fascio
femminile. Questi bimbi hanno ricevuto dalle mani del Segretario Generale e dei gerarchi presenti
dei doni: «(…) una divisa, scarpe solide, una utile maglietta, un volume di amena lettura, un utile
giocattolo e una sugosa arancia», il tutto corredato da fotografie in bianco e nero. A pag.4
comunicazioni per i Fasci Femminili con avvisi per la distribuzione di galline ovaiole e notizie utili
all’incremento della coltivazione delle piante erbacee oleoginose. Sempre a pag.4 troviamo un
articolo di uno studente dal titolo «Il fronte interno». Un ampio articolo gonfio di retorica dove
vengono analizzati i 18 mesi di guerra, visti come 18 mesi di trionfi. Il bollettino si conclude con la
rubrica “Coll ch’ha vist la lon’na …”: una serie di battute scherzose, giochi di parole e notizie
simpatiche per sdrammatizzare e raccontare gli eventi drammatici della guerra in modo scanzonato,
il tutto rigorosamente in diletto.
(F.B.)

Titolo: «La Voce di Parma e de l’Università»
[l’8 aprile 1929 momentaneamente sostituita dal numero unico «Il Lunedì»]
Sottotitolo: Settimanale del Gruppo Universitario Fascista dal Anno I, n.10 (15 aprile 1929) diventa
Bollettino settimanale del Gruppo Universitario Fascista
Luogo di pubblicazione: Parma
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: da Anno I, n.1 (11 feb. 1929) a Anno II, n.7 (24 mar. 1930)
Periodicità: Settimanale
Direttore (responsabile e/o provvisorio): Dott. Silvio Laureri; per il numero Anno I, n.11 (22 apr.
1929)  Vincenzo Casoli, poi nuovamente Silvio Laureri
Vicedirettore (responsabile e/o provvisorio): Leonida Fietta; da Anno I, n.7 (25 mar. 1929) Eugenio
Bassanini; da Anno I, n.10 (15 apr. 1929) Cesare Zavattini e da Anno I, n.13 (6 mag. 1929) Leonida
Fietta
Redattore capo: Nino Bocchi; a partire da Anno I, n.10 (15 apr. 1929) Giuseppe Stefanini
Collaboratori: Dott. Tito Melissari, segretario di redazione e redattore; Dott. Ugo Bertolucci e
Tonino Volpi, redattori
Localizzazione: BPPr, Giorn. Parm. 52/4
 
 
Questo periodico del Gruppo Universitario Fascista esce settimanalmente e si compone solitamente
di 4 pagine, ed eccezionalmente di 6 pagine, nel caso di un supplemento dedicato ad uno spettacolo
cinematografico. Solitamente in prima pagina si trova l’editoriale a sfondo politico, in seconda
pagina la cronaca con episodi anche curiosi (come nel n.18 del 1929 in cui viene narrata dalla penna
di Nino Guareschi la terribile vicenda dei parmigiani Brezzi e Fornari e dei loro sei mesi di
prigionia fra i predoni del deserto libico); in terza pagina con la rubrica “Quel che avviene in Città”
vengono narrati i diversi avvenimenti della vita cittadina come il ballo della Croce Rossa e trovano
spazio anche le lettere dei cittadini. Lo sport occupa invece la quarta pagina. È la critica
cinematografica però il leitmotiv che supporta la pubblicazione. A tutta pagina sono gli interventi
che pubblicizzano l’uscita nelle sale cinematografiche di opere quali il “Krassin”, film che narra le
vicende dei formidabili sforzi del rompighiaccio russo, che operò il salvataggio degli eroi
dell’Italia, dell’anteprima mondiale del film “Ali” della Paramount con Clara Bow e Gary Cooper, o
ancora “Anna Karenina” con Greta Garbo. Osservazioni pungenti e sarcastiche si ritrovano contro
le attrici, più occupate ad apparire nella veste di femme fatale che nei panni di brave attrici: «Non
commettano la loro carriera alle ditte fornitrici delle proprie toilettes e che esigono menzione sulle
affiches teatrali. Non pensino di richiamare pubblico e ammiratori con audaci abbigliamenti e
suggestivi nudi e scollature. Ma cerchino di imitare le gloriose attrici che le hanno precedute e che
hanno avuto dell’arte una concezione altissima e che a questa si accostavano con le trepidazioni, i
pudori, le purità delle vestali». Da segnalare nel n.1 un interessantissimo editoriale che racconta la
genesi dei celeberrimi canti della rivoluzione (in particolar modo “Giovinezza”, vero e proprio inno
del Fascismo). L’8 aprile 1929 esce il numero unico «Il Lunedì» che si giustifica in questo modo:
«La Voce di parma costretta da indugi procedurali riguardanti la gerenza e la condirezione del
giornale, deve sospendere momentaneamente le pubblicazioni: la brevissima sosta servirà a
riorganizzare il settimanale al quale collaboreranno le più insigni firme della città». Da segnalare
infine nei numeri 27-28-30-35-36, divertenti xilografie umoristiche di Nino Guareschi e la saltuaria
presenza della rubrica “Vecchi e vivi ricordi della Russia” con terribili racconti di violenze gratuite
e giustizia sommaria perpetrate dai russi contro la loro stessa gente.
(F.B.)


Titolo: «Voci d’Oltre mare»
Sottotitolo: Bollettino missionario illustrato per la gioventù. Periodico mensile missionario (gennaio
1930)
Luogo di pubblicazione: Parma.
Tipografia:  Officina Grafica Fresching
Durata: gennaio 1926 - dicembre1932. Non sono conservati i numeri pubblicati nel 1928.
Periodicità: mensile
Amministrazione:Istituto Missioni Estere Parma
Direttore responsabile: Giovanni Bonardi
Localizzazione: Biblioteca Saveriana, Parma; BPPr Per. Parm. 74.
 
 
Rivista fondata all’inizio degli anni Venti dai Padri missionari Saveriani, «Voci d’Oltremare»
prosegue con la pubblicazione settimanale di pagine dedicate alla gioventù italiana. Sicuramente
dovevano affascinare gli sguardi dei giovani le curiosità dal mondo, le lettere di corrispondenza da
missioni presenti in tutti i continenti, le narrazioni di popoli lontani e dei loro costumi, illustrate
dapprima con disegni, e a partire dall’inizio degli anni Trenta con immagini fotografiche che
offrivano un rapporto maggiormente diretto con la realtà. Alcuni articoli, riletti con sensibilità
moderna, risentono della mentalità razzista che vuole lo straniero, e peggio ancora il non cristiano,
«mostruoso» («La morte dell’idolo mostruoso» è il titolo di un articolo che racconta la distruzione,
in Cina, della statua di una divinità buddista nel numero di gennaio 1929), selvaggio e quasi non
umano. Il numero di gennaio 1926 pubblica un intervento dal titolo «I Pigmei»; leggiamo: «Si
vedono tante volte specialmente nei giorni di Natale e Capodanno sui reclame, sulle cartoline di
augurio e nei negozi di chincaglierie le curiose figurine dei nani o Pigmei, vestiti ora di rosso ora di
verde, dalla barba bianca che arriva quasi fino ai loro piccoli piedi e dall’espressione di vivace
furberia». La descrizione lascia supporre che i Pigmei siano creature fantastiche create
dall’immaginazione umana e vivi solo nel folklore popolare. Ma il numero successivo, nel quale
continua l’articolo, ci rassicura: «essi sono degli uomini, e solo tutti i loro caratteri sono un po’
esagerati». Nel numero del febbraio 1932 troviamo inoltre pubblicate le fotografie di alcune delle
punizioni corporali più diffuse nelle scuole elementari cinesi: la ripetizione della lezione in
ginocchio, i colpi di verga sulle mani e i colpi di verga sul corpo. 
«Voci d'Oltremare» per quanto interessante soffre quindi del pregiudizio anti-straniero – ed in particolar modo anti-pagano – fortunatamente sbiadito, ma fortemente presente nel mondo cattolico di allora.
(R.G.)

 

 

 

 

 
 
   Portale dedicato alla Storia di Parma e a Parma nella Storia, a cura dell'Istituzione delle Biblioteche di Parma
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