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13.01.10 / CULTURA / Ufficio Stampa

SANT’ILARIO 2010:IL SINDACO, “LA FORZA DI PARMA È NEI SUOI VALORI”

SANT’ILARIO 2010:IL SINDACO, “LA FORZA DI PARMA È NEI SUOI VALORI”


Parma, 13 gennaio 2010 - Parma ha tutte le caratteristiche per guardare oltre la crisi e diventare sempre più una città di grande qualità, capace di competere sulla scena della globalizzazione proprio grazie al patrimonio di bellezza, accoglienza e qualità della vita che rende unico il nostro modo di vivere. Nel tradizionale discorso in occasione della cerimonia per la consegna dei premi S. Ilario, il sindaco di Parma Pietro Vignali invita a guardare oltre la crisi, chiamando a raccolta tutta la comunità sui temi, le sfide, le priorità della città di domani. Sostiene che questa crisi è un punto di svolta e che non si può più andare verso il futuro con lo sguardo rivolto all’indietro, a un modo di pensare la politica, l’economia, lo sviluppo, la città che non permette di comprendere il nuovo. “Il salto di qualità vero che possiamo fare - spiega - sarà determinato più da valori e risorse civiche che da strutture e infrastrutture”. Per questo sarà importante innovare, ma sarà altrettanto importante educare e formare nuove generazioni e nuovi cittadini a quei valori che oggi rendono la nostra una comunità solidale e operosa. “E’ necessario passare dalla politica della città a quella dei cittadini”, spiega Vignali. Educazione, formazione, innovazione, sviluppo selettivo, un progetto equilibrato tra vocazioni tradizionali e nuove priorità, queste le parole chiave che il sindaco individua nel suo discorso per il futuro della città. Sintesi dell’intervento. 1. Un passaggio d’epoca. “E’ inutile continuare ad annunciare la fine della recessione, o invocare che “il paese riparta”, perché il paese, fortunatamente, non si è mai fermato e la nostra città ne è la testimonianza migliore, perché ha lottato con determinazione, direi con le unghie e con i denti, contro una contingenza tanto avversa. Noi invece ci troviamo di fronte ad un passaggio d'epoca, e se non ci sforziamo di cogliere gli elementi di rottura e di discontinuità, continueremo ad avanzare con lo sguardo rivolto all'indietro, senza capire dove stiamo andando e che stiamo entrando in uno scenario completamente nuovo”. 2. Il nuovo ruolo delle città. “La crisi è l'ingresso in un mondo completamente nuovo. Un mondo in cui innanzitutto le città assumono un ruolo sempre più centrale, sia dal punto di vista politico che sociale, e in cui la forma stessa delle città sta cambiando radicalmente. Molto lentamente dal punto di vista materiale, molto velocemente da un punto di vista dei suoi cittadini. Le città diventano soprattutto i luoghi dove creare quei beni immateriali e sociali, dove vivere quelle esperienze che nessuna rete informatica e nessuna globalizzazione può sostituire: la conoscenza, la relazione, la memoria, uno stile di vita più lento e in equilibrio con l'ambiente, l'accesso semplice a servizi avanzati, e la fruizione di una cultura di livello sempre più elevato. Allora il salto di qualità vero che noi dobbiamo fare sarà determinato più da valori immateriali e risorse civiche che da strutture e infrastrutture. Queste sono le sfide che la nostra città deve affrontare. Queste sono le nuove grandi opere che noi dobbiamo realizzare”. 3. Un progetto equilibrato tra tradizione e innovazione. “Dobbiamo avere la consapevolezza è che ci sono sì delle priorità, ma una città come la nostra deve avere più funzioni su cui articolare e progettare le proprie strategie di sviluppo. Parma ha ormai assunto le dimensioni di una città “plurima”, nel senso delle attività, della cultura e delle aspettative. Darsi delle priorità può sembrare giusto ma non è sufficiente. Certo, in un progetto equilibrato e non disordinato. E l'equilibrio ci viene se da una parte continuiamo a presidiare le vocazioni tradizionali che ci hanno fatto forti, il cibo e la cultura, e dall'altra se investiamo sulle nuove priorità su cui si gioca la sfida del cambiamento: l'educazione, la formazione, e l'innovazione”. 4. Vocazioni tradizionali: Cibo e cultura. “Oggi l’agroalimentare è la dimensione più significativa della nostra economia. Ma questo primato tende ad essere messo in discussione, se non riusciremo ad aggiornare il valore della nostra filiera (che purtroppo esporta una parte troppo modesta, soprattutto in rapporto alla qualità riconosciuta in tutto il mondo dei nostri prodotti), e soprattutto se non riusciremo ad allargare il presidio della nostra città a funzioni più evolute, come la formazione, la ricerca e la sicurezza alimentare. Il Teatro Regio, il Festival Verdi e la prossima costituzione del comitato per il Bicentenario sono certamente un primato che la nostra città deve vantare e difendere. Ma a queste occorre affiancare nuove grandi manifestazioni di alto livello e di pari qualità, rivolte a un pubblico diverso. La cultura deve laicizzarsi ed essere in grado di recepire una forte domanda in crescita: l’apertura proprio in questi giorni nel Palazzo del Governatore di nuovi spazi dedicati alla creatività e alla cultura contemporanea va in questa direzione Il nostro obiettivo è duplice: da una parte rendere la cultura sempre più accessibile, aumentando spazi, occasioni, opportunità sia per i cittadini di Parma sia per i turisti. Ma dall’altra dobbiamo fare di Parma un laboratorio in cui si crea e si produce nuova cultura. La cultura infatti non deve essere solo celebrazione del passato, ma anche motore di benessere e di sviluppo. La cultura infatti è un grande generatore di creatività, di attrattività e di talenti”. 5. Nuove priorità: Educazione, formazione e innovazione. “Se l'obiettivo è prepararci al futuro, tre sono le vere priorità che ci dobbiamo dare: l'educazione, la formazione, e l'innovazione. Educazione per noi significa rinnovare nelle nuove generazioni e nei nuovi cittadini quei valori che oggi rendono la nostra una comunità solidale e operosa. Non è automatico né scontato che dentro un cambiamento storico così profondo, una comunità sappia trasmettere la sua identità, mantenendo i tratti che l’hanno distinta. Senza dimenticare che anche il rispetto della legalità non è automatico ma va insegnato e trasmesso. Poi c’è il tema della formazione, cioè dell’educazione al lavoro. È necessario aiutare le nuove generazioni e i nuovi cittadini ad acquisire tutte le competenze e ad accedere a tutte le opportunità che innalzino la qualità del loro lavoro. L’integrazione dei nuovi migranti è tutt’altro che di facile soluzione e necessita di un impegno formativo determinato e costante. La sfida della creazione degli artigiani del nuovo millennio potrebbe consentire di integrare e valorizzare le chance della multi etnicità. Il riconoscimento e il rispetto dell’altro non derivano solo da una opzione etica ma costituiscono una necessità storica. Al di fuori della quale c’è il conflitto, la disintegrazione, la paralisi. Il tema dell’educazione e della formazione è fortemente legato all’altra priorità che dobbiamo affrontare, quello dell’innovazione. Perché l’innovazione passa innanzitutto attraverso la qualità del capitale umano. La grande sfida è in quella innovazione che abbatte i costi, migliora l’efficienza, incrementa la soddisfazione dell’utenza e degli operatori. Per questo stiamo operando su due fronti. Quello dell’innovazione tecnologica e sul fronte dell’innovazione per le imprese.” 6. Sinergie pubblico e privato per il nuovo Welfare. “Innovazione è anche superare gli anacronistici paletti delle distinzioni tra pubblico e privato. Il coinvolgimento del privato non è solo un'opportunità, ma una necessità. Con l'attuale ritmo di crescita della domanda, i nostri servizi rischieranno di non avere più né la sostenibilità economica né la soddisfazione da parte dei cittadini. Dobbiamo arrivare ad una rimodulazione del nostro sistema di welfare, che non può che passare da una concezione politica e sociale diversa da quella che ha caratterizzato il sistema precedente. Noi proseguiamo decisi su questo percorso di sussidiarietà, che abbiamo iniziato da tempo e di cui siamo orgogliosi: da Parmainfanzia ad Engioi, dalla nuova Asp ai Welfare Comunity Center, fino al nuovo progetto di housing sociale. Quello della casa, infatti, è un bisogno primario, e la soddisfazione di questo bisogno rappresenta una priorità assoluta di questa Amministrazione”. 7. Dalla politica della città a quella dei cittadini. “Aggiornare le nostre vocazioni tradizionali, cultura e cibo, e rispondere ai bisogni emergenti, la casa, la formazione e il lavoro. Queste le nostre priorità. Da perseguire tenendo fede ai nostri valori di sempre: la famiglia, la sussidiarietà e il civismo, che sono i valori guida con cui vogliamo affrontare la complessità superando gli interessi di parte. Educazione e innovazione, invece, sono gli ingredienti principali per uno sviluppo selettivo e qualitativo della nostra economia. Uno sviluppo selettivo e qualitativo in una dialettica tra due dimensioni: l’identità e l’appartenenza. Dove l’identità fa riferimento a quel substrato di valori, tradizioni, caratteri fondanti, e l’appartenenza fa riferimento al ruolo che Parma deve svolgere in una rete territoriale più ampia. Come è stato in questi anni, la bussola, il faro che ci orienta deve essere la capacità di svolgere un ruolo che non si riduca alla buona amministrazione, all’ottimizzazione delle risorse, al controllo dei costi. Una politica che di fronte a questa svolta epocale non si assuma la responsabilità di scelte forti, criticabili ma necessarie, e di rimettere eventualmente in discussione decisioni prese in momenti completamente diversi, sarebbe una politica ora più che mai dannosa, soprattutto per il futuro delle prossime generazioni. Occorre passare dalla politica della città alla politica dei cittadini, intesa come funzione primaria del vivere sociale, persuasi come siamo che la crescita dell’individuo deve andare di pari passo con quella della comunità”.

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