NOTIZIE / 13.01.22 / ISTITUZIONE

Sant'Ilario 2022, il discorso del Sindaco

L'ultimo discorso alla città del sindaco Federico Pizzarotti: "Saluto Parma senza rimpianti, ricco di un’esperienza che non può essere spiegata a parole: rifarei ogni cosa fatta, anche gli errori".

discorso sindaco

Concittadini e autorità, buongiorno a tutti.

Vi ringrazio per la presenza. In un periodo complesso come quello attuale, essere presenti vuol dire guardare avanti nonostante tutto: siamo qui perché la vita e i suoi ritmi devono proseguire.

Ringrazio e saluto le istituzioni, i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, la mia giunta, le autorità civili, militari e religiose, i membri della società civile e il mondo delle imprese.

Ringrazio e saluto con orgoglio chi oggi ha ricevuto la civica benemerenza, e stringo simbolicamente la mano ai nuovi premi Sant’Ilario.

Il vostro esempio ci permette di raccontare all’Italia e al mondo la Parma più bella: quella che lavora e inventa, che produce e realizza, che investe e crea. Una Parma che sa distinguersi grazie alla sua forza motrice: la qualità, la serietà, le eccellenze, la storia e le tradizioni, il suo saper fare.

Di tutti i momenti dell’anno, il giorno di Sant’Ilario è il più importante perché mette al centro il modo d’essere dei parmigiani, ne racconta l’intraprendenza e le qualità.

Conoscere la propria forza non è scontato. Una città è come un essere vivente che cresce e matura, ma vive anche momenti complessi in cui talvolta viene meno la consapevolezza di sé.

Si riduce, in sostanza, la propria autostima.

Nel corso della sua storia Parma ha vissuto quei momenti, seguiti da altrettanti periodi di rinascita culturale ed economica: nel tempo, anche la nostra città ha ripensato a se stessa alla ricerca del suo posto nel mondo.

È naturale che accada.

Oggi viviamo un momento in cui è fondamentale ripensare al proprio posto nel mondo, come se fossimo spettatori del passaggio tra un mondo che non c’è più e un altro in attesa di nascere.

Due anni fa il dibattito nazionale e cittadino era incentrato sul sogno di crescita di una nuova Europa, più vicina ai popoli e alle nazioni. Sia pur con visioni differenti del futuro, in quella fase di dibattito nessuno metteva in discussione la crescita e la prosperità delle nazioni.

È stata una discussione aspra, lo riconosco, ma interamente giocata nel campo politico: al di fuori di esso le città, l’Italia e l’Europa progredivano in qualità e solidità.

Parma era diventata Capitale Italiana della Cultura, e dopo un periodo di riconquista della propria autostima viveva una stagione di entusiasmo e ottimismo.

Poi, all’improvviso, il mondo è stato stravolto.

Nonostante i grandi sforzi profusi e quelli che insieme continueremo a realizzare, la grande battaglia al virus non è ancora finita: anche se non se ne parla più con i toni forti della prima ondata, e anche se siamo tornati a vivere con più serenità, dobbiamo ancora scrivere la parola fine al periodo pandemico.

La transizione tra “il prima” e “il dopo” pandemia rappresenta il passaggio tra un’epoca che muore e un’altra che nasce. Noi ci troviamo esattamente lì in mezzo, nel cuore profondo del cambiamento; navighiamo in un oceano che unisce due continenti: il vecchio è alle spalle, il Nuovo ci sta aspettando.

Ma se da una parte l’orizzonte è incerto, dall’altra stiamo assistendo alla stagione delle grandi occasioni.

Abitiamo una crepa della storia in cui le scelte politiche ed economiche, mai prima d’ora, saranno davvero determinanti per il futuro di ognuno.

Al tempo stesso le azioni del singolo stanno avendo un’influenza maggiore sul destino della città e del Paese, sulla vita sociale e su quella collettiva.

È fondamentale imprimerlo nella mente: navighiamo sulla stessa barca, e mai più di oggi siamo interpreti del nostro futuro e di quello di Parma.

IL FALSO MITO

Faccio parte di una generazione che ha vissuto un’epoca diversa da questa, un’epoca in cui tutto è stato possibile: la crescita economica e del lavoro, l’industrializzazione, l’innovazione tecnologica, la globalizzazione dei mercati e dei mezzi, la velocità degli spostamenti.

Era un’epoca di promesse e di fatti, uno di quei momenti della vita in cui ogni cosa diventava possibile e a portata di mano.

Il mondo aveva avuto un’accelerazione poderosa e noi, giovani di vent’anni, vivevamo nel cuore di quella accelerazione.

Anche Parma cresceva attorno a me: la vedevo espandersi e mi accorgevo che le strade e i palazzi, a poco a poco, rimpiazzavano i campi.

Dopo quella accelerazione, durata 20 anni, qualcosa è cambiato in noi e attorno a noi.

Ero un giovane venticinquenne, avevo un lavoro che mi soddisfaceva, mi sarei sposato a breve e vivevo la vita che ho sempre desiderato.

Correvano gli anni 2000, il mondo stava entrando in un’altra fase storica e di lì a breve avrebbe fatto i conti con nuovi fantasmi: le Torri Gemelle, la grande crisi economica, la rottura del patto di fiducia tra l’Europa e parte dei suoi cittadini, i primi sintomi della crisi greca, le ripercussioni sulla vita di tutti i giorni.

Per la prima volta dopo diverso tempo, in momenti a noi intimi e personali, ci siamo domandati quale futuro ci attendesse, perché tutto sembrava precario o sul punto di esplodere.

Quando la vita si scontra con i primi cedimenti del mondo, viene da chiedersi quale sia il proprio posto nel mondo.

Me lo sono chiesto spesso.

È allora che ho iniziato a pensare alla politica, ad attivarmi per me e per gli altri, immaginando che le azioni del singolo potessero influire positivamente sulla vita della comunità.

Mi sono detto che il primo passo era di non restare indifferenti a tutto questo.

Anche Parma, come il mondo e l’Europa, stava vivendo la sua stagione di crisi, l’abbiamo tutti impressa nella memoria.

Ma in fondo il problema non era solo nostro: per le strade, per le vie, nelle piazze d’Italia e d’Europa si vendeva un modello di vita simile a un mito: quello della crescita a costo zero.

Anzi, peggio: crescita infinita da mettere sul conto dei figli.

Il problema è che nell’epoca che ci stiamo lasciando alle spalle si pensava di cercare il benessere in tutti i posti sbagliati. Chi oggi guarda al vecchio mondo come il luogo da cui iniziare una nuova vita, o chi pensa di tornare indietro attraverso il risentimento e la nostalgia, continua a vendere quel falso mito.

Un mito che ha saputo fare breccia tra le persone. La pandemia, poi, sta agendo come acceleratore di sentimenti: “tornare indietro” è diventato un pensiero quasi comune.

Ma il passato è davvero l’unico momento della vita che non esiste più, e l’epoca alle nostre spalle, tanto per cominciare, non è mai stata così grande come si racconta.

Adesso, in questa situazione, non si tratta più di vincere una crisi, ma di superare quell’epoca.

Lo dobbiamo fare non solo pensando ai prossimi cinque anni, ma ai prossimi 10, 20, 30 anni, quando poi saranno i nostri figli a scegliere il cammino del mondo.

Per questo oggi, se guardiamo il Paese da una visuale più ampia, ci sembra tutto più confuso e indefinito: siamo di fronte a una pagina bianca del mondo che abbiamo, ora, il diritto e dovere di riempire.

Ci piaccia o no il cambiamento è in atto, noi dobbiamo decidere se governarlo o subirlo.

Lo stesso mito ci fa credere che le cose cambiano in meglio se saranno gli altri a pensarci per noi.

Così, spesso ci gettiamo tra le braccia di chi dice “Se scegli me, tutto sarà facile e migliore”.

Ma nulla si ottiene con facilità, abbiamo perso il senso della complessità: non esistono uomini forti al comando né maghi risolutori, perché non esistono soluzioni facili a problemi complessi.

In questo cambiamento ognuno di noi avrà un ruolo determinante.

Possiamo scegliere di marciare insieme o camminare divisi, entrambe le strade sono possibili ma la seconda ha un prezzo troppo alto: Parma ha bisogno di tutte le sue energie in vista di un unico obiettivo: una vita quotidiana migliore per tutti.

Negli ultimi 10 anni abbiamo scelto di agire uniti riconoscendo alla città un’unica grande anima, e lo abbiamo fatto secondo questo motto: se Parma fa squadra non la batte nessuno.

IL CAMMINO INTRAPRESO

Lo abbiamo fatto perché riteniamo che le sfide da affrontare richiedono uno sforzo che il Comune, da solo, non può affrontare.

Quelle sfide sono ancora in corso, sono le sfide che ci traghetteranno nell’epoca nuova:

a)     rimanere connessi allo sviluppo delle altre città Europee, attraverso i tanti legami creati, dimostrando che Parma non è un isolotto solitario in mezzo al mare, ma un vivace centro culturale pronto a imprimere sviluppo e impresa, turismo e lavoro, trasformazione e innovazione;

 

b)     garantire ai cittadini sempre un’alta qualità della vita e della vivibilità, perché il progresso non è soltanto tecnologico o infrastrutturale, ma umano, ambientale e sociale: vivere in una città che mantiene alto lo standard di vita significa governare il cambiamento e mai subirlo;

 

c)     Dimenticare il falso mito dell’espansione territoriale: Parma è bella e vivibile perché a dimensione umana, così dovrà restare. Il falso mito la voleva cementificata, estesa e vasta, in poche parole lontana da se stessa, come snaturata. Una città non è data solo dai suoi confini, ma dai suoi obiettivi: noi dobbiamo far vivere e rigenerare gli spazi già esistenti senza produrne di nuovi; dobbiamo strappare dal disuso luoghi che il tempo ha destinato al degrado, senza sommare altro cemento; dobbiamo mantenere Parma in espansione culturale all’interno della sua dimensione naturale.

 

d)     Poi c’è la grande sfida ambientale, che sta interessando movimenti culturali e mobilita grandi piazze, nazioni e interi continenti. Qualcuno dirà: alle sfide ambientali ci penseranno i capi di governo e gli Stati. Sbagliato: nessuna città potrà chiamarsi fuori, nessun cittadino può dirsi indifferente.

Nel 2014 un’alluvione ha colpito la città, ci ha costretti a settimane di grande emergenza e difficoltà. L’alluvione nel nostro territorio è un evento raro: le statistiche dicono che potrebbe manifestarsi una volta ogni qualche centinaio d’anni.

Eppure è accaduto, e i tempi di ritorno sono sempre minori.

O ci giochiamo quei numeri aspettando ancora il caso, oppure ci diciamo che qualcosa sta cambiando e che noi non possiamo fare finta di nulla.

La dimensione ambientale è lo spazio entro cui esistiamo: una città deve sempre esprimere il proprio punto di vista. Parma lo sta facendo e, mi auguro, continuerà a farlo. Continueremo ad assistere alla crescita e al miglioramento delle infrastrutture come l’aeroporto, l’Alta Velocità e le linee stradali che meglio ci uniranno alle città vicine: sono importanti perché collegano Parma al mondo e il mondo a Parma.

Ma al tempo stesso dobbiamo essere capaci di scegliere la via della transizione ecologica in ogni ambito della vita: nell’architettura, nella trasformazione urbana e dell’energia, nei servizi al cittadino e nei trasporti, nell’educazione e anche nell’istruzione.

e)     Il tassello finale è quello della cultura. Una parola difficile da racchiudere in un solo significato. Nei due anni che ci hanno visto Capitale Italiana ci siamo resi conto che possedere oggetti preziosi o “produrre eventi” di pregio non significa “avere cultura”. Cultura è la capacità che abbiamo di comprendere la vita, il luogo che abitiamo, il rapporto umano con le altre persone.

Non si ha cultura solo se si ha conoscenza delle cose, si ha cultura quando si ha coscienza e comprensione del contesto che ci circonda, della relazione tra noi e gli altri esseri umani.

Perciò è sbagliato dire “fare cultura”, se vogliamo intendere una città a vocazione culturale: è un modo di dire di chi insegue il falso mito: la cultura non può essere ridotta a un giro di valzer o a una somma di eventi, perché non è uno svago; cultura vuol dire riaffermare i propri valori, le proprie tradizioni, la propria essenza.

È la sostanza di Parma, Parma è cultura: la sua bellezza ed eleganza, la storia e la tradizione, la solidarietà e la tolleranza, l’antifascismo e la libertà, la partecipazione e la democrazia, l’impresa e l’innovazione, il giallo dell’alba e il blu del nostro torrente; è il progresso che esprime nel tempo.

Essere stati Capitali della Cultura, oltreché un privilegio, è significato scendere nel cuore di Parma per portare in superficie il suo enorme potenziale e la sua vitalità.

C’è ancora tanta strada da fare, il cammino non può dirsi concluso, ma è stata accesa un’opportunità che la città deve continuare a cogliere.

PARMA DEVE ESSERE UNA FAMIGLIA

Le sfide elencate non sono da iniziare: le stiamo già affrontando, perché se c’è una cosa che la città ha fatto è stata credere in se stessa quando tutto sembrava perduto.

Parma ha creduto in se stessa e ha fatto bene: negli ultimi anni la città è tornata.

Oggi sono tante le persone che dall’Europa e dal mondo raggiungono Parma, molte di più di quelle che arrivavano dieci anni fa.

Sono stati fatti molti investimenti e tanti progetti vedranno la luce: nella scuola, nella mobilità, nel verde pubblico, nelle infrastrutture, nella digitalizzazione e nella transizione ecologica.

Le imprese crescono, la città ha saputo tenere il ritmo del progresso e oggi è prima nella classifica nazionale per qualità della vita. Non è stato facile arrivare sin qui, ma è la pura verità: Parma ha “tenuto botta” e ha dimostrato più solidità di tante realtà italiane.

Ne dobbiamo andare fieri.

Ma non possiamo dirci che tutto va per il meglio, non sarebbe un discorso pienamente reale.

Siamo immersi in un mondo che vive numerosi problemi: conviviamo con una pandemia che continua a limitare la nostra libertà; le piccole e medie imprese tornano a crescere, vero, ma hanno avuto uno stop importante, e per sopravvivere sono state costrette ad attingere dal proprio fondo risparmi: non sono ancora uscite dalla crisi; la disoccupazione resta alta in tutto il Paese; il lavoro precario o troppo mobile, poi, rende il futuro sempre più incerto.

Nelle strade e nelle piazze si respira un’atmosfera strana, sono attraversate da un velo latente di incertezza: vi è incertezza su quando finirà la pandemia, su quello che avverrà appena dopo, sulle conseguenze sociali che sta causando, incertezza sui costi delle materie prime e dell’energia, sul futuro in relazione al mondo che cambia e che, giocoforza, è già cambiato.

Conviviamo con una generazione di ragazze e ragazzi che vivrà economicamente peggio dei propri genitori.

Una generazione che vive spesso di interazione e rapporti umani, ma per due anni ha dovuto fare i conti con la solitudine della pandemia.

Una generazione che ha creato un vuoto profondo attorno a sé, e questo vuoto lo sta colmando con la rabbia e il risentimento.

A questa parte di mondo dobbiamo rivolgere la nostra massima attenzione. Faccio appello a tutte le forze vive della città, che sono numerose e presenti. Faccio appello alle realtà sociali che vivono la strada, alle associazioni sportive, alla scuola e alle famiglie che curano la crescita dei nostri ragazzi, alle forze dell’ordine e a tutte le istituzioni presenti: se ci limitiamo a parlare di “baby gang” pensando che la soluzione sia una ramanzina e due multe, se pensiamo che il ragazzo straniero sia il cattivo e quello parmigiano il buono che si fa influenzare, se non facciamo qualcosa di davvero differente rischiamo di perdere per sempre i nostri figli.

Forse il mondo sta correndo troppo veloce, oppure è diventato più cinico e freddo: ma non può lasciare indietro i suoi figli. Non può non affrontare i problemi rimasti ancora irrisolti.

Serve una nuova alleanza che torni a guardare in faccia la fragilità delle persone e dei rapporti umani; si ha bisogno di una politica che sappia garantire solidità al sistema e infondere sicurezza ai cittadini, perché in questi anni pandemici tutti abbiamo provato il vuoto e la paura. Chi più e chi meno, tutti abbiamo avvertito nell’animo il freddo glaciale della solitudine.

Quel freddo e quella paura le dovete immaginare dentro all’animo di un bambino o di un giovane ragazzo: vanno moltiplicate per cento.

Forse più di prima, serve camminare in avanti senza farsi ingannare dal richiamo nostalgico di un passato mai stato migliore.

Avanti, sì, ma insieme.

Immaginate di fare un gioco molto semplice: prendete in mano un rametto e spezzatelo. Non è difficile, lo spezzerete con facilità. Ora immaginate di unire a quel rametto tanti altri rametti, e provate di nuovo. Non ci riuscirete. Ecco, quella è la famiglia. Una famiglia unita non si spezzerà mai.

Parma può essere una famiglia unita, una grande famiglia. Se cammina compatta verso una vita migliore per tutti, se non lascia indietro nessuno, se crede che queste non siano soltanto parole, non può essere spezzata dalla rabbia.

IL PIANO DI RIPRESA

Il cammino è ormai iniziato e il sentiero già tracciato.

Da 10 anni Parma marcia convinta verso qualcosa di migliore, verso un mondo nuovo che attende il suo arrivo.

Se chiudo gli occhi e la immagino tra 10 anni, la vedo esattamente così: a vocazione europea e fiorente nel turismo; allacciata al mondo da nuove infrastrutture ma immersa in una dimensione a misura d’uomo; con una qualità della vita alta; in espansione culturale; granitica e risoluta nel campo dei diritti e delle fragilità, affinché nessuno resti indietro.

Il cammino è iniziato nel 2012 e ancora non si è concluso. Per la verità non si concluderà mai: una città forte procede in avanti senza mai voltarsi indietro, arriva in orario all’appuntamento con la storia, continua a superare se stessa perfezionandosi negli anni.

Per fare questo servono fattori interni – li abbiamo elencati - ed elementi esterni: ovvero, serve che l’Italia proceda nella stessa direzione.

Parma vive e prospera grazie alle sue capacità e qualità, è vero, ma serve che la Nazione tracci la strada del progresso e della rinascita.

L’epoca nuova non aspetta solo noi, attende l’Italia intera.

Per limitare la grave crisi provocata dalla pandemia, l’Europa ha avviato il suo personale piano Marshall, l’Italia l’ha declinato nel PNRR: Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Ironia della sorte: le forze che oggi vivono di risentimento e di passato, sono le stesse che fino a ieri avrebbero voluto abbandonare l’Europa. Invece l’Europa ha dimostrato a loro e a tutti la sua importanza nei momenti di crisi.

Una strada fuori dall’Europa, oggi, è una strada piena di macerie e di caos.

In questi giorni abbiamo perso un grande europeista, il presidente del parlamento Europeo David Sassoli.

Ci ha fatto visita nel 2020, quando dopo il periodo più difficile, Parma riprendeva il cammino di Capitale Italiana della Cultura.

Una persona capace di ascoltare, quanto di ispirare, forte nei valori e gentile nei modi.

Vorrei ricordarlo con una sua frase, che faccio mia, e che può oggi ispirare tutti noi:

«Abbiamo visto nuovi muri, i nostri confini in alcuni casi sono diventati i confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità.

La disuguaglianza non è più né tollerabile né accettabile. Il dovere delle istituzioni europee è di proteggere i più deboli»

Grazie David, continueremo su questa strada.

Oggi infatti, come negli anni ’50, sia pur con le dovute proporzioni, la nostra generazione vive un nuovo piano Marshall che, esattamente come allora, ci traghetterà nel cuore dell’epoca nuova.

 

Non ci è permesso perdere l’appuntamento con la storia: il PNRR è il fattore esterno che ci aiuterà a proseguire il cammino delle riforme già avviate.

Mi accorgo però di una certa lentezza nel tradurre in atti concreti i miliardi di investimenti che arriveranno da Bruxelles. I sindaci sono pronti a trasformare in realtà le riforme in tutti i campi della vita: sociale, urbanistico, ambientale, digitale, ecologico, educativo ed economico.

Parma stessa è pronta.

Ma c’è bisogno di maggior chiarezza sulla distribuzione delle risorse e sulle modalità di utilizzo. Se vogliamo che gli investimenti diventino atti concreti, il governo deve darci gli strumenti necessari. Da questo palco, oggi, posso affermare con convinzione e forza che noi sindaci siamo pronti a fare la nostra parte, come sempre. Saremo certamente al fianco del governo, ma le città dovranno essere interlocutrici del piano di rinascita, non meri esecutori. C’è urgenza di riprendere in mano la vita di tutti i giorni, e noi più di tutti avvertiamo i bisogni e le esigenze dei nostri concittadini: chiedono di poter tornare a vivere in sicurezza e serenità.

Dire “rinasce l’Italia”, quindi, non è solo la speranza di riprendere in mano il tempo della vita, è un dovere che ci deve spingere ad agire.

CONCLUSIONI

Agire.

Tengo molto a questa parola, ha un significato profondo. Quando ero alla ricerca del mio posto nel mondo sentivo che non dovevo fermarmi.

Sono stati diversi i momenti della vita in cui ho sentito l’esigenza di mettermi in discussione. Di rimettermi a cercare una dimensione nuova.

Là fuori, tante volte il vento non soffia a nostro favore: sembra che tutto sia sul punto di franare.

In quei momenti se ci si ascolta si è spinti  ad agire. Si sente l’esigenza di fare qualcosa per se stessi che possa essere utile anche agli altri.

Ho scelto di percorrere un sentiero in salita, ma l’ho fatto con la convinzione di non guardare indietro, di non cercare nel passato il mio futuro.

Per me significa davvero tanto essere qui con tutti voi: sono arrivato al termine di una grande salita. Se mi guardo indietro, se guardo a valle, solo ora mi accorgo di quanta strada è stata fatta e di quanto il mondo, e me con lui, sia cambiato.

A pensarci mi tornano alla mente tutte le esperienze ed emozioni vissute.

Avevo 39 anni quando ho varcato la porta del Comune, sono entrato con la voglia giovane, impertinente e irruenta di cambiare Parma.

“Possiamo immaginare una Parma migliore di quella che ci hanno lasciato”, dicevo.

Ma alla fine è Parma che cambia te.

Non è solo un discorso legato all’età che avanza: se da qui guardo i volti delle persone che conosco mi accorgo e rifletto sul tempo che scorre.

Mio fratello aveva otto anni quando ho indossato per la prima volta il Tricolore: “Se Federico è il sindaco, io sono il vicesindaco”, diceva orgoglioso ai suoi compagni di classe. Ora ne ha 18 e i suoi sogni non sono più quelli di un bambino, sono quelli di un adolescente.

Ma non è questo il punto, quello che importa non è il tempo che se ne va. Fare il sindaco di Parma ti mette a confronto con la città. Non parlo della città rappresentata dai palazzi, dalle strade, dai borghi o dalla somma di tutte queste cose.

Parlo di una città che ti guarda dentro quando tu guardi dentro di lei, nel cuore profondo delle sue diverse anime.

Provi a unirle insieme, una a una, per scoprire l’immagine che ne viene fuori, come fosse un grande mosaico. Parlo di conoscerla come se fosse lei stessa ad avermi rivelato il suo segreto più prezioso.

Parma è eterna e plasma i suoi cittadini.

Siamo ospiti di una città che continuerà a vivere e a solcare la storia anche quando non ci saremo più.

Parma ascolterà altri discorsi di Sant’Ilario, vivrà altre crisi, si rialzerà altre volte e conoscerà altri sindaci.

Alla fine tutte le cose scorreranno via come le rapide di un fiume, ma lei resterà.

Lei resta sempre.

Per questo non possiamo pensare a Parma guardando indietro, faremmo un torto a una città che nella sua vita ha sempre camminato avanti.

Se potessi tornare indietro non è per rivivere il passato, ma per ritrovare quel ragazzo che si è messo in gioco cercando il suo posto nel mondo.

Sarebbe un viaggio nella vita di un adolescente che suona con la chitarra e sogna un giorno di fare qualcosa di importante.

Se lo incontrassi e gli raccontassi tutta la strada sin qui fatta, ci crederebbe? Ci avrebbe creduto che un giorno avrebbe sistemato le strade e i quartieri che da ragazzo solcava con la Bmx?

Che sarebbe ritornato nella sua vecchia scuola, tra i vecchi banchi, ma con la fascia Tricolore al petto?

che l’area abbandonata dell’ex cral Bormioli, uno dei cuori del suo quartiere, quella in cui aveva passato tanti pomeriggi estivi, sarebbe tornata a vivere con nuovi progetti e attività sportive?

Che in una calda giornata di giugno, prima ancora di festeggiare i quarant’anni, la sua vita avrebbe conosciuto un’accelerazione improvvisa, e lui sarebbe cresciuto troppo in fretta rispetto a quello che avrebbe voluto ancora realizzare?

Ma questa storia, in fondo, è la storia di chiunque di voi che a Parma ha avuto la sua occasione: ogni nostro sacrificio ci ha portato a essere le persone che siamo, e se guardiamo dentro di noi sappiamo che alla fine ne è valsa la pena.

Alla luce di questo, Parma non merita il nostro ottimismo e il nostro entusiasmo? Certamente sì, e merita anche il nostro coraggio, perché ci vuole coraggio a guardare avanti lasciandosi alle spalle le cose passate.

Ma non partiamo da zero, fortunatamente. È vero quando si dice che siamo nani sulle spalle dei giganti: portiamo il peso di una città che ha più di duemila anni, ogni singolo muro di Parma ha vissuto migliaia e migliaia di vite.

Dobbiamo averne rispetto.

Il segreto più prezioso di Parma è conoscerla nel suo cuore per averne, infine, rispetto. È quel che ho provato a fare assieme a tutte le persone che hanno affrontato con me il grande viaggio, giunto oggi sul viale della sera.

Non sono tutte qui, ma le voglio ringraziare.

Ringrazio le forze vive di Parma, culturali, sportive, associative, formative, imprenditoriali, con cui in questi anni abbiamo collaborato.

Ringrazio i dipendenti comunali, vera anima ed energia del Comune.

E nello specifico le persone a me più vicine che mi hanno supportato, e sopportato: Irene, Donatella, Alessandro, Marco, Marcello e Francesco.

Ringrazio i consiglieri comunali di maggioranza, di questo e del precedente mandato.

A volte mi sembra non si siano resi conto del grande lavoro fatto, e a cui ancora una volta voglio rendere il merito, della determinazione e lungimiranza nell’azione.

Ringrazio chi fa e chi ha fatto parte della mia Giunta, persone con cui ho condiviso momenti di entusiasmo e di grande difficoltà, e senza le quali non avrei realizzato nulla.

La credibilità di Capelli fondamentale nei nostri esordi, e le competenze e la determinazione del “Prof” Ferretti nel risanare il bilancio del Comune.

La caparbietà di Folli nel rivoluzionare il nostro modo di concepire i rifiuti, e la risolutezza della Ferraris nel vedere nuove funzioni in luoghi della cultura abbandonati.

La capacità di ascolto e l’entusiasmo di Marani, e la costruzione di un nuovo modello di partecipazione della Paci.

Le capacità organizzative di Casa nel realizzare un modello di promozione della città e delle nostre eccellenze alimentari, e la concretezza della Rossi nel consolidare con competenza un sistema di servizi alla persona in momenti difficili.

L’entusiasmo della Seletti, nell’innovare e stabilizzare i servizi educativi, e la lungimiranza della Benassi nelle scelte sulla nostra mobilità del futuro.

La pianificazione attenta e la capacità di negoziazione di Alinovi, e la risolutezza di Bosi.

Infine Guerra, che ha guidato con grande competenza e visione il lungo viaggio di Capitale della Cultura, durato alla fine tutto il mandato.

Fatemi poi ringraziare Cinzia, perché più volte sono stato sul punto di non farcela, e lei c’è sempre stata per farmi rialzare.

Ringrazio infine chi oggi ascolta le mie parole.

Avevamo un obiettivo quando tutto è iniziato, lasciare il Comune migliore di come lo abbiamo trovato: pieno di debiti e di cantieri bloccati.

Quell’obiettivo è stato raggiunto e nessuno potrà toglierlo dal petto della città, che oggi si è guadagnata il rispetto e la stima di tutte le città italiane.

Saluto Parma senza rimpianti, ricco di un’esperienza che non può essere spiegata a parole: rifarei ogni cosa fatta, anche gli errori.

Gli errori non sono da buttare via, la vita è disseminata di errori: diventano una buona strada se ci camminiamo sopra, l’importante è ricordarli per non commetterli nuovamente.

Parma lo ha fatto ed è cresciuta, questo è ciò che importa, ora serve continuare su questa nuova strada.

In fondo, ognuno di noi sceglie di interpretare una storia, in questo mondo. E prendere parte a una trama ha sempre un prezzo: errori, fatica, passione, sudore, impegno. Non possiamo tirarci indietro.

Perché come diceva mia nonna Maria: “Chi non fa non sbaglia mai!”.

E’ con le nostre mani e la volontà che modelliamo il mondo.

Noi dobbiamo solo scegliere di andare avanti senza fermarci.

C’è una frase di Pavese in cui ritrovo lo spirito di questo momento: “C'è una vita da vivere, ci sono delle biciclette da inforcare, marciapiedi da passeggiare e tramonti da godere. La Natura insomma ci chiama, e noi seguiamo il suo appello”.

Ora c’è un’epoca da lasciarsi alle spalle, c’è un futuro da scoprire e conquistare.

Buon sant’Ilario a tutti, arrivederci Parma.

Partecipano | Pizzarotti Federico

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