È aperta a Palazzo Pigorini la mostra fotografica ZHDAT' dalle Alpi alla Siberia paesaggi di oggi storie di ieri (1914 -1920) di Fabio Pasini, a cura di Andrea Tinterri.

La mostra è organizzata con il patrocinio e la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Parma, con il contributo del Museo Fondazione Storico del Trentino e il sostegno di CePIM – Interporto di Parma e Credem.

L'esposizione, ad ingresso gratuito, sarà aperta sino all'11 marzo, dal giovedì al lunedì dalle 9.00 alle 18.00.

La Storia come momento di sintesi e la fotografia come forma di pacificazione: potrebbero essere queste le linee guida di un viaggio disorientante, di una produzione fotografica che vede due tappe distinte, ma racchiuse all'interno di una stessa narrazione, di uno stesso racconto unitario. Le Dolomiti e la Siberia, la montagna e il deserto di ghiaccio che sembra cancellare qualunque possibile forma di ribellione, fisica e intellettuale. È di questi due luoghi che racconta il progetto ZHDAT’ del fotografo Fabio Pasini, di quello strano intreccio che passa per gli anni della Prima Guerra Mondiale: “Ho iniziato questo progetto grazie all'incarico per un giornale, un servizio sui trekking lungo il fronte della Prima Guerra Mondiale. Una volta inviato il pezzo ho avuto la netta sensazione che mancasse qualcosa: mi sembrava di aver proposto buoni sentieri, ma di non aver rappresentato realmente cosa fossero state, un secolo fa, quelle montagne. Ho iniziato così a viaggiare nel tempo e man mano aumentava la conoscenza e la consapevolezza di ciò che era accaduto. Ho sentito la necessità di rappresentare la drammaticità nascosta in quelle icone di bellezza. Spesso, tornando da quelle escursioni mi ritrovavo con i miei amici trentini e alla fine si arrivava sempre a parlare della Russia. Gli italiani d’Austria, ossia i trentini e i giuliani che erano sotto l’Impero Austro-ungarico, iniziarono la guerra nel 1914 e vennero chiamati sul Fronte Orientale per fare guerra alla Russia. Molti morirono in quel primo anno di conflitto e molti furono fatti prigionieri nella grande Siberia”.

È in questo modo che prende forma il racconto e si sviluppa in due momenti distinti, un primo sul "fronte dolomitico”, un secondo sull'infinito silenzio siberiano; esperienze consequenziali non decise a priori, ma frutto di una conoscenza progressiva che ha reso necessaria un'integrazione geografica/iconografica al progetto. Due momenti distinti che anche tecnicamente vedono la loro restituzione attraverso forme antitetiche: dal foro stenopeico al banco ottico. Il primo accompagnato da stampe di piccolo formato, un qualcosa di intimo, da nascondere o conservare come preghiera laica, come forma bidimensionale del ricordo, il secondo tradotto in un formato ampio, che potesse accogliere l’estensione della steppa e l’uniformità del paesaggio.

Fabio Pasini - Nato a San Secondo Parmense nel 1968, unisce la lunga esperienza in campo sportivo ed esplorativo, alla professione di fotografo, concentrandosi su impegnative spedizioni in Artico (Groenlandia, Terra di Baffin, Islanda, Svalbard, Norvegia) e in altre terre remote come l’Isola di Capo Horn e l’inlandsis patagonico cileno, solo per citare alcune importanti tappe. Percorsi che hanno maturato ricerche fotografiche di lunga durata, “Into The Poem”, “Attesa”, “Sky Tower” “Zhdat’” e progetti editoriali che guardano al reportage come “Norvegia: Lofoten ski&kayak” (2006), “Lezioni di Kayak” (2008), “Dal Garda alla Marmolada Trekking e pensieri sul fronte della Prima Guerra Mondiale” (2017). Collabora da più di dieci anni con SportWeek e, sempre come fotografo, per aziende di moda e abbigliamento sportivo. Negli ultimi anni l’esperienza fotografica unita allo stretto rapporto con la montagna ha permesso di maturare una riflessione sulla storia dei luoghi, soprattutto sui percorsi legati alla Prima Guerra Mondiale, un esempio evidente di tale progettualità è il lavoro “Zhdat’: dalle Alpi alla Siberia. Paesaggi di oggi, storie di ieri”.