Protezione Civile

FAQ

Elenco delle risposte alle domande più frequenti in merito al tema della Protezione Civile.

Protezione Civile
CHE COSA SI INTENDE PER PROTEZIONE CIVILE?

Per Protezione Civile si intende quel complesso di attività, anche preventive, che mirano alla sicurezza dei cittadini e dei loro beni minacciati o colpiti da eventi straordinari che richiedono risorse eccedenti quelle normalmente disponibili.


COME CHIEDERE SOCCORSO?

In caso d’emergenza, le eventuali richieste di soccorso devono essere chiare e, il più possibile, complete. È particolarmente importante poter fornire le seguenti informazioni: 

A)  Caratteristiche del tipo d’emergenza 

B)  Indirizzo esatto e indicazioni per raggiungere il sito coinvolto 

C)  Numero telefonico dal quale si chiama 

D)  Numero di persone in pericolo 

E)  Eventuale presenza di disabili, bambini, anziani o feriti


COME MI POSSO PREPARARE AL MEGLIO AL MANIFESTARSI DI UN'EVENTUALE CALAMITÀ?

1. Informarsi se il vostro comune ha un piano di Protezione Civile che spiega cosa fare in caso di calamità.

2. Preparare un piano di emergenza anche in famiglia, per decidere dove riunirsi in caso di terremoto. 

3. Tenere in casa una cassetta di pronto soccorso. E già che ci siete anche una torcia elettrica, un estintore e una radio a pile. 

4. Farsi spiegare dall'insegnante il piano di emergenza della scuola, e come comportarsi in una situazione di emergenza.


COSA È IL CODICE KEMLER?

Rappresenta un metodo codificato di identificazione delle sostanze pericolose viaggianti su strada o ferrovia.

 

Le indicazioni fornite riguardano:

  • dannosità alla salute del soccorritore;
  • equipaggiamento minimo consigliato per la protezione dei soccorritori;
  • precauzioni da prendere in attesa dei Vigili del Fuoco;

 

Ai sensi dei DD.MM 25/2/86 e 21/3/86 la codifica delle materie pericolose è riportata su un pannello arancione (30 X 40 cm) apposto su cisterne e contenitori trasportati su strada.


Sismico
CHE COS'È LA MAGNITUDO RICHTER?

La magnitudo è stata definita nel 1935 dal famoso sismologo C.F. Richter come misura oggettiva della quantità di energia elastica emessa durante un terremoto. La magnitudo può essere calcolata a partire dall’ampiezza delle onde sismiche registrate dai sismografi, ed è espressa attraverso un numero puro. In omaggio a C.F. Richter, si parla di “magnitudo Richter", o impropriamente di “Scala Richter".

Ogni incremento di una unità di magnitudo corrisponde ad un incremento di trenta volte dell’energia emessa. I terremoti più piccoli percettibili dall’uomo hanno una magnitudo intorno a 2,5, mentre quelli che possono provocare danni alle abitazioni e vittime hanno generalmente una magnitudo superiore a 5,5.


CHE COS'È LA SCALA MERCALLI?

L’intensità di un terremoto quantifica e classifica esclusivamente gli effetti provocati sull’ambiente, sulle cose e sull’uomo. Pertanto, a differenza della magnitudo, per uno stesso terremoto essa può assumere valori diversi in luoghi diversi. Di norma l’intensità diminuisce con l’aumentare della distanza dall’epicentro.

L’intensità di un terremoto viene espressa con la scala MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) più nota come scala Mercalli, dal nome del sismologo italiano dell’inizio del secolo che ha proposto una scala basata sugli effetti dei terremoti che si compone di dodici gradi. In genere l’uomo avverte terremoti a partire dal III grado, dal VI all’VIII si verificano danni alle abitazioni,  mentre a partire dal IX, si possono avere crolli totali e stravolgimenti del paesaggio (deformazioni del suolo,

frane, alterazioni del regime idrico).

Di seguito viene riportata grado per grado la classificazione della Scala Mercalli

I grado

Impercettibile

Rilevato soltanto da sismografi.

II grado

Molto leggero

Sentito soltanto da poche persone, in perfetta quiete, e ai piani superiori.

III grado

Leggero

Viene percepito come terremoto soltanto da poche persone all’interno delle case.

IV grado

Moderato

All’aperto il terremoto è percepito da pochi. È notato da molti nelle case dove gli oggetti tintinnano e scricchiolano.

V grado

Abbastanza forte

Scossa percepita da molti, anche all’aperto. Quasi tutti i dormienti si svegliano e qualcuno fugge all’aperto. In casa è avvertita da tutti, gli oggetti pendenti oscillano, porte e finestre sbattono, qualche vetro si rompe, soprammobili possono cadere e piccole quantità di liquido vengono versate da recipienti colmi e aperti.

VI grado

Forte

Il terremoto viene avvertito da tutti con paura e molti fuggono all’aperto. Liquidi si muovono fortemente; quadri cadono dalle pareti e oggetti dagli scaffali; porcellane si frantumano; oggetti assai stabili vengono spostati o rovesciati; piccole campane in cappelle e chiese battono. Case isolate, solidamente costruite subiscono danni leggeri (spaccature e caduta dell’intonaco di soffitti e di pareti). Danni più forti agli edifici mal costruiti e qualche tegola e pietra di camino cade.

VII grado

Molto forte

Grandi campane rintoccano. Corsi d’acqua, stagni e laghi si agitano e s’intorbidiscono. Danni moderati a numerosi edifici costruiti solidamente (piccole spaccature nei muri; caduta di pezzi piuttosto grandi dell’intonaco, a volte anche di mattoni). Caduta di tegole. Molti fumaioli lesionati al punto da cadere sopra il tetto danneggiandolo. Decorazioni mal fissate cadono da torri e costruzioni alte. Possibile distruzione di case mal costruite.

VIII grado

Rovinoso

Anche mobili pesanti vengono spostati o rovesciati. Statue, monumenti in chiese, in cimiteri e parchi pubblici, ruotano sul proprio piedistallo oppure si rovesciano. Solidi muri di cinta in pietra crollano. Circa un quarto delle case si lesiona in modo grave, alcune crollano, molte diventano inabitabili. In terreni bagnati si ha l’espulsione di sabbia e di melma.

IX grado

Distruttivo

Circa la metà di case in pietra sono distrutte; molte crollano; la maggior parte è inabitabile.

X grado

Completamente distruttivo

Gravissima distruzione di circa 3/4 degli edifici, la maggior parte crolla. Ponti subiscono gravi lesioni; argini e dighe sono notevolmente danneggiati, binari leggermente piegati e tubature troncate, rotte e schiacciate. Nelle strade si formano crepe. Sul terreno si creano spaccature larghe alcuni decimetri; vengono prodotte frane e smottamenti. Le sorgenti subiscono frequenti cambiamenti di livello dell’acqua.

XI grado

Catastrofico

Crollo di tutti gli edifici in muratura. Binari si piegano fortemente e si spezzano. Crollano i ponti. Tubature interrate vengono spaccate in modo irreparabile. Nel terreno si manifestano mutamenti di notevole estensione, a seconda della natura del suolo, si aprono grandi crepe e spaccature; sono frequenti lo sfaldamento di terreni e la caduta di massi.

XII grado

Grandemente catastrofico

Non regge alcuna opera dell’uomo. Lo sconvolgimento del paesaggio assume aspetti grandiosi. Corsi d’acqua subiscono mutamenti, si formano cascate, scompaiono laghi e deviano fiumi.


COME CI SI DIFENDE DAI TERREMOTI?

I terremoti non si possono evitare. L’unica arma per la riduzione del rischio sismico è la prevenzione, che comprende: fare una completa classificazione sismica dei Comuni; costruire seguendo precise norme tecniche antisismiche; adottare comportamenti corretti e realizzare piani di emergenza comunali necessari per organizzare un tempestivo soccorso alla popolazione colpita.

 

 


COME INTERVIENE LA PROTEZIONE CIVILE IN CASO DI TERREMOTO?

Il terremoto non si può prevedere, per questo la Protezione Civile deve essere sempre pronta ad intervenire quando avviene una scossa sismica.

Il nostro territorio è tenuto sotto controllo attraverso una serie di strumenti chiamati sismografi in grado di registrare anche la più piccola vibrazione del terreno.

Tutti questi strumenti sono collegati con una sala di controllo che, quando avviene un forte terremoto, avvisa la protezione civile comunicando dove è avvenuto (epicentro) e quanto è stato forte (magnitudo). La protezione civile si mette immediatamente in contatto con le zone colpite ed organizza i soccorsi.

Dopo un terremoto il problema più importante è quello di sistemare tutte le persone che sono rimaste senza casa. Vengono montate le tende, le cucine da campo per fornire pasti caldi e si cominciano a pulire le strade dai calcinacci.

Nel minor tempo possibile i tecnici della protezione civile controllano tutte le case per stabilire se sono sicure e se le persone che ci abitavano possono rientrare. Tutto il lavoro svolto dalla protezione civile ha lo scopo di far tornare rapidamente le persone alla vita normale, di tutti i giorni.

Qualche volta i danni che hanno subito le case devono essere riparati prima che le persone possano tornare ad abitarci e per fare questo e farlo bene c'è bisogno di tempo.

In questo caso la protezione civile si occupa di realizzare dei villaggi di casette prefabbricate dove le persone potranno attendere che la loro casa venga riparata.


COME MI COMPORTO DURANTE UN TERREMOTO?

Di seguito vengono elencate alcune regole di comportamento generali:

 

a) Se vi trovate in casa cercate riparo in prossimità di strutture sicure e solide (per esempio sotto un tavolo o sotto il vano delle porte) evitando di uscire per le scale o con l'ascensore ed aspettate la fine della scossa.

b) Se vi trovate all'aperto, rimanete in luoghi sicuri, dove cioè non ci sono strutture, edifici, alberi o linee elettriche che potrebbero crollare.

c) Se viaggiate in automobile fermarvi in un luogo sicuro (non sotto un albero, su o sotto un ponte) e rimanete all'interno dell'auto finché il terremoto è passato.

d) Se vi trovate in montagna, osservate i dintorni, riparatevi da caduta massi, frane o alberi che possono cadere.

e) Se vi trovate al mare allontanatevi dalla spiaggia, potrebbe verificarsi un maremoto o tsunami.

f) Se vi trovate in barca allontanatevi dalla costa, le onde di maremoto non sono praticamente avvertibili al largo.


COME POSSO CONOSCERE LA ZONA SISMICA IN CUI È CLASSIFICATO IL MIO COMUNE?

Ciascuna Regione ha pubblicato, con un proprio decreto, l'elenco dei Comuni con l'attribuzione ad una delle 4 zone sismiche.

Puoi quindi rivolgerti alla tua Regione o al tuo Comune per conoscere la classificazione sismica del territorio in cui vivi.


COME POSSO RICONOSCERE UN MURO MAESTRO DOVE VIENE SUGGERITO DI RIPARARSI IN CASO DI TERREMOTO?

Per sapere quale muro è portante bisognerebbe conoscere come è costruito l'edificio. In assenza di questo può aiutare il fatto che i muri esterni sono sempre portanti negli edifici in muratura e sono comunque più resistenti negli edifici in cemento armato.

Per quelli interni può aiutare lo spessore: muri più larghi sono più resistenti (anche se non portanti).
Conviene quindi, come suggerimento generale, raggiugere il muro nel quale è ricavata la finestra e, se la stanza ha due muri esterni, l'angolo fra questi, infatti i muri d'angolo, intersezione di muri con direzioni diverse, irrigidiscono tutta la parete.


COME SI MISURANO I TERREMOTI?

I terremoti si misurano ricorrendo a Magnitudo e Intensità.

La Magnitudo (frequentemente misurata attraverso la scala Richter) e l'Intensità macrosismica (misurata tramite la scala Mercalli Cancani Sieberg) sono le due misure principali della "forza" di un terremoto.

Le due scale non sono equivalenti: la magnitudo è una misura dell'energia sprigionata da un terremoto nel punto in cui esso si è originato (ipocentro). L'intensità è invece una misura degli effetti che il terremoto ha prodotto sull'uomo, sugli edifici presenti nell'area colpita dal sisma, sull'ambiente.
La magnitudo è una misura fisica che dipende soltanto dall'energia sprigionata dal terremoto nel punto in cui si è generato. Grazie allo sviluppo delle tecnologie e alla disponibilità di dati in formato numerico utilizzabili direttamente dai calcolatori elettronici è oggi possibile calcolare la magnitudo di un evento sismico in tempi brevi.
Per fissare il valore preciso d'intensità è invece necessario attendere la raccolta dei dati oggettivi sui danni prodotti dal terremoto.

E' possibile in ogni modo, conoscendo la magnitudo, associare ad essa un'intensità teorica presunta. Tale intensità teorica viene tempestivamente comunicata alla Protezione Civile ed è quella riportata dagli organi di informazione.

 

MAGNITUDO

1.0-2.3

2.4-2.7

2.8-3.1

3.2-3.6

3.7-4.1

4.2-4.6

4.7-5.1

5.2-5.5

INTENSITA'

I

II

III

IV

V

VI

VII

VII


COSA COMPORTA LA CLASSIFICAZIONE SISMICA DEL MIO COMUNE?

Nei Comuni classificati sismici, chiunque costruisca una nuova abitazione o intervenga su una abitazione esistente è obbligato a farlo rispettando la normativa antisismica, cioè criteri particolari di progettazione e realizzazione degli edifici.

 


COSA È LA CLASSIFICAZIONE SISMICA

Sulla base della frequenza ed intensità dei terremoti del passato, interpretati alla luce delle moderne tecniche di analisi della pericolosità, tutto il territorio italiano è stato classificato in quattro zone sismiche che prevedono l’applicazione di livelli crescenti di azioni da considerare per la progettazione delle costruzioni (massime per la Zona 1). La classificazione del territorio è iniziata nel 1909 ed è stata aggiornata numerose volte fino all’attuale, disposta nel 2003, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Di seguito vengono elencate le 4 zone della classificazione simica:

Zona 1:  È la zona più pericolosa, dove possono verificarsi forti terremoti. Comprende 716 Comuni

Zona 2:  Nei Comuni inseriti in questa zona possono verificarsi terremoti abbastanza forti. Comprende 2.324 Comuni

Zona 3:  I Comuni inseriti in questa zona possono essere soggetti a scuotimenti modesti. Comprende 1.634 Comuni

Zona 4:  È la meno pericolosa. Nei Comuni inseriti in questa zona le possibilità di danni sismici sono basse. Comprende 3.427 Comuni


COSA SUCCEDE ALLE CASE DURANTE IL TERREMOTO?

Quando la terra si scuote, si scuotano anche le case! Il problema è ce la faranno ad arrivare in fondo alla scossa ancora in piedi?

Il fatto è che molte case, specialmente le più vecchie, sono state costruite per resistere a pesi e spinte verticali ma un terremoto le scuote anche in senso orrizzontale.

Se una casa non è stata progettata per resistere a queste forze laterali, allora può crollare come un castello di carte. La tua sicurezza dipende soprattutto dalla casa in cui abiti, informati su come e quando è stata costruita.


COS'È IL RISCHIO SISMICO?

Quando in un territorio è possibile subire un danno a causa del terremoto, si parla di rischio sismico.

Le conseguenze del terremoto dipendono, però, dal luogo dove capita: se avviene in un deserto, dove nulla può essere danneggiato, il rischio è nullo; se avviene in una città affollata, il rischio di subire danni sarà molto grande.

Il terremoto è un fenomeno naturale, improvviso ed imprevedibile, che dura molto poco. Avere paura del terremoto è normale, ma bisogna imparare a conoscerlo e sapere come comportarsi per ridurre al minimo le sue conseguenze.

 


DA COSA DIPENDE IL RISCHIO SISMICO?

Per definire il livello di rischio di un territorio occorre conoscere la sua sismicità, cioè quanto spesso avvengono i terremoti e quanto sono forti, ma anche il modo in cui l’uomo ha costruito le sue opere, quanti e quali sono i beni esposti, quanto densamente è popolato. Infatti, a parità di frequenza e di intensità dei terremoti, il rischio è nullo laddove non esistono edifici, beni esposti, popolazione; mentre aree densamente popolate, o caratterizzate da costruzioni poco resistenti allo scuotimento di un’onda sismica, presentano un rischio elevato.

 


DOVE E PERCHÈ SI VERIFICANO I TERREMOTI?

I terremoti  si concentrano in genere in zone ben delimitate.
Con la teoria della tettonica a placche è stata data una spiegazione della distribuzione degli eventi sismici e dei vulcani, e di alcuni fenomeni morfologici come la formazione delle grandi catene montuose.

Questa teoria afferma che i terremoti tendono in genere a concentrarsi lungo i margini tra le diverse placche (o zolle) componenti lo strato più superficiale del nostro pianeta (la litosfera). I terremoti possono verificarsi in prossimità di vulcani attivi e di catene montuose di recente formazione.

Anche la sismicità della penisola italiana presenta una sua caratteristica distribuzione interpretabile con la teoria della tettonica a placche. La penisola italiana, come tutto il bacino del Mediterraneo, è interessata da un'intensa attività sismica che si verifica in aree che sono state identificate secondo tale teoria come sede di equilibri dinamici tra la zolla Africana e quella Eurasiatica. In particolare si ha una notevole attività sismica lungo la catena appenninica e l'arco calabro, ossia in corrispondenza delle strutture che sono state identificate come zone di interazione tra la zolla Africana e quella Eurasiatica.

 

ESISTE UNA RELAZIONE TRA IL CLIMA E IL VERIFICARSI DI TERREMOTI ED ERUZIONI VULCANICHE?

Non sembra esistere alcuna relazione tra il verificarsi di terremoti e il clima.

Tutti i riferimenti ad un tempo da "terremoti", particolarmente secco o particolarmente piovoso, che abbondano nelle cronache storiche, sono da considerare frutto di credenze del tutto prive di validità scientifica.

Al contrario, l'attività vulcanica può avere un forte impatto sul clima attraverso l'emissione di ceneri.

 


ESISTONO DIVERSE SCALE DI MAGNITUDO. PERCHÈ?

Il concetto di Magnitudo è stato introdotto nel 1935 da Richter per rispondere alla necessità di esprimere in forma quantitativa e non soggettiva la "forza" di un terremoto.

La Magnitudo Richter, detta anche Magnitudo Locale (Ml), si esprime attraverso il logaritmo decimale del rapporto fra l'ampiezza registrata da un particolare strumento, il pendolo torsionale Wood-Anderson, e una ampiezza di riferimento. La Magnitudo Richter può essere calcolata solo per terremoti che avvengono a distanza minore di 600 km dalla stazione che ha registrato l'evento.

Per supplire alla limitazione sulla distanza posta dalla definizione della Magnitudo Richter, sono state introdotte altre scale di Magnitudo che consentono di esprimere l'energia irradiata da un terremoto. La maggior parte delle Magnitudo si basa sull'ampiezza massima del sismogramma registrato o sul rapporto fra l'ampiezza e il periodo delle onde sismiche utilizzate per il calcolo della Magnitudo.

Tra queste scale si possono ricordare le Magnitudo di Volume (mb) (b sta per "body waves" ovvero onde di volume) usate per misurare terremoti avvenuti a una distanza superiore ai 600 km e basate sull'uso delle onde di volume (generalmente le onde S). Un'altra magnitudo è quella calcolata sulle onde superficiali: la Magnitudo Superficiale (Ms).

Al fine di calcolare la Magnitudo di terremoti piccoli o moderati a distanza locale o regionale è stata introdotta nel 1972 la Magnitudo di Durata (Md). Il suo calcolo è basato sulla misura della durata del sismogramma. Il concetto di base è quello di ritenere a ragione che maggiore è la Magnitudo di un evento, maggiore sarà la durata della registrazione. Essendo molto semplice e immediato misurare la durata del sismogramma, la Magnitudo di Durata, dal 1980, è entrata nel novero dei parametri che vengono forniti alla Protezione Civile. Gli altri sono la localizzazione dell'evento e la sua intensità teorica.

Si può dimostrare che la Magnitudo di un evento sismico è strettamente connessa con l'energia irradiata dall'ipocentro. Una relazione lega la magnitudo sviluppata dal terremoto al logaritmo decimale dell'energia. A partire da questa relazione è possibile ricavare che una variazione 1 in Magnitudo equivale a un incremento di energia di circa 30 volte.

 


IL RISCHIO SISMICO SI PUÒ PREVENIRE?

Prevenire il rischio sismico significa ridurre gli effetti di un terremoto, intervenendo prima di tutto sulla qualità degli edifici.

Per questo il territorio nazionale è stato classificato in quattro zone sismiche nelle quali devono essere applicate delle speciali norme per le costruzioni, con livelli di protezione crescente ( massimo in Zona 1).

 


IL TERREMOTO È PREVEDIBILE? E IL MAREMOTO?

Prevedere un terremoto significa sapere in anticipo DOVE avverrà, QUANDO avverrà QUANTO sarà forte.

Allo stato attuale delle conoscenze, la previsione dei terremoti non è possibile. Quello che possiamo prevedere è, in molti casi, DOVE e QUANTO forti potranno essere i futuri terremoti di una regione, ma non sappiamo dire con esattezza QUANDO.

Il maremoto, viceversa, può essere "previsto", una volta che si conosce la posizione e la magnitudo del terremoto che potrebbe averlo generato. Considerata la velocità di propagazione delle onde di maremoto (alcune centinaia di km/ora), il tempo di percorso da queste onde per raggiungere coste distanti migliaia di chilometri è di alcune ore.

C'è quindi il tempo per attivare procedure di allertamento.

Nel Pacifico esiste un sistema di allerta di questo tipo il "Pacific Tsunami Warning Center"

http://ptwc.weather.gov/

Non esiste un tale sistema ad esempio nell'Oceano Indiano dove si è verificato il grande maremoto del 26 Dicembre 2004


QUAL È LA DEFINIZIONE DI TERREMOTO?

Un terremoto (dal latino terrae motu ossia movimento della terra) è un rapido movimento della superficie terrestre dovuto al brusco rilascio dell'energia accumulatasi all'interno della Terra in un punto ideale chiamato ipocentro o fuoco. Il punto sulla superficie della Terra, posto sulla verticale dell'ipocentro è detto epicentro.

 


QUAL È STATO IL TERREMOTO PIÚ FORTE MAI REGISTRATO IN TUTTO IL MONDO?

Il terremoto piú forte è stato registrato in Cile nel 1960, e ha provocato una frattura nel terreno lunga 1500 km;

Alcuni sismologi hanno calcolato una magnitudo di 9.6

 


QUALI SONO LE AREE, IN ITALIA, A PIÙ ELEVATO RISCHIO SISMICO?

Il terremoto è un fenomeno che interessa l'intero territorio nazionale.

Il 40% della popolazione italiana vive in zone con un livello medio-alto di pericolosità sismica.

Le aree della penisola con il livello di rischio sismico più elevato si trovano lungo l'appennino centro-meridionale, in Calabria e in Sicilia orientale.

 

 


QUANDO LA SCOSSA È FINITA, È FINITO ANCHE IL TERREMOTO?

Questo è impossibile dirlo. Spesso ci sono altre scosse più piccole, dette repliche.

Altre volte possono arrivare anche scosse più grandi. Nel dubbio, bisogna stare molto molto attenti e continuare a comportarsi in modo calmo e responsabile. Sì, perchè i danni provocati dal terremoto richiedono spesso soccorsi, organizzazione e molto lavoro.

Si può dire che la parte difficile comincia ora:

1. Finita la scossa, uscire in strada con calma. Indossare le scarpe per non ferirsi i piedi con i vetri rotti.

2. Uscendo di casa chiudere gli interruttori generali del gas ed elettricità, per sicurezza.

3. Soccorrere chi è in difficoltà, ma non muovere i feriti gravi.

4. Raggiungere uno spazio aperto lontano da edifici pericolanti.

5. Non curiosare in giro! Seguire le istruzioni del piano di emergenza e le indicazioni della Protezione civile.

6. Telefonate solo in caso di stretta necessità, per non intasare le linee.

7. Non usare l'auto mobile per non intralciare i soccorsi.


QUANTE REPLICHE CI POSSONO ESSERE DOPO UN TERREMOTO?

Una scossa viene generalmente seguita da numerose, talvolta anche migliaia di repliche (scosse di assestamento).

La maggior parte però non vengono percepite.

Col tempo (settimane/mesi) le repliche diminuiscono, sia di numero che di intensità.


QUANTI TERREMOTI SI VERIFICANO IN MEDIA NELL'ARCO DI UN ANNO IN ITALIA?

In Italia l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, mediante l'analisi delle registrazioni della Rete Sismica Nazionale Centralizzata (RSNC), localizza dai 1700 ai 2500 eventi di magnitudo pari o superiore a 2.5 ogni anno.

Dalla analisi della sismicità storica è emerso che in media in Italia ogni cento anni si verificano più di cento terremoti di magnitudo compresa tra 5.0 e 6.0 e dai 5 ai 10 terremoti di magnitudo superiore a 6.0

Di seguito in tabella vengono illustrati i più forti terremoti (Magnitudo > 6.5) avvenuti nell'ultimo secolo in Italia:

 

Localizzazione

Magnitudo

Intensità

Vittime

8/9/1905 Calabria

M=6.8

I=X

557 vittime

28/12/1908 Calabro Messinese

M=7.1

I=XI

80.000 vittime

13/1/1915 Avezzano

M=6.9

I=XI

33.000 vittime

23/7/1930 Irpinia

M=6.7

I=X

1.404 vittime

6/5/1976 Friuli

M=6.6

I=X

965 vittime

23/11/1980 Irpinia-Basilicata

M=6.8

I=X

3.000 vittime


QUANTO DURA UN TERREMOTO?

La durata della percezione di un terremoto dipende dalla magnitudo dell'evento, dalla distanza dell'epicentro e dalla geologia del suolo sul quale ci si trova.

Lo scuotimento in un sito costituito da sedimenti incoerenti può durare tre volte di più che in un sito compatto.

Nel caso in cui il sisma sia avvertito all'interno di un edificio, l'altezza dello stabile e la tipologia edilizia influenzano fortemente l'intensità e la durata della percezione dell'evento.

In genere i terremoti di bassa intensità sono percepiti per pochi secondi mentre i forti lo sono per meno di un minuto.


RISCHIO E PERICOLO SISMICO SONO EQUIVALENTI?

Il rischio sismico, in una determinata area, può essere misurato dal danno che ci si può aspettare, in un intervallo di tempo stabilito, a seguito dei terremoti. Può essere espresso in termini di vittime, costo economico, danno alle costruzioni. Rischio e pericolo non sono la stessa cosa: il pericolo è rappresentato dal terremoto che può colpire una certa area (la causa); il rischio è rappresentato dalle sue possibili conseguenze, cioè dal danno che ci si può attendere (l’effetto). Nella definizione del rischio, infatti, intervengono oltre la pericolosità le caratteristiche del territorio.

RISCHIO SISMICO = TERREMOTI x EDIFICI VULNERABILI x BENI ESPOSTI

 


SI POSSONO PREVEDERE TERREMOTI SULLA BASE DEL COMPORTAMENTO DI ANIMALI?

Alcuni animali sono sicuramente più sensibili delle persone, però anche loro possono solo sentire cose che si possono anche misurare fisicamente.

Finora ne misurazioni fisiche, ne l'osservazione di animali hanno portato a delle previsioni attendibili.

 


Idrogeologico
CHE COSA È IL PIANO TERRITORIALE DI COORDINAMENTO PROVINCIALE (P.T.C.P.)?

Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (P.T.C.P.) riconosce e caratterizza il sistema ambientale con le sue articolazioni in rapporto al sistema insediativo e fissando gli indirizzi per lo sviluppo dei centri urbani e delle aree produttive.

Gli obiettivi connessi alla tutela e valorizzazione riguardano in particolare la salvaguardia e la ricostruzione degli ecosistemi fluviali, ormai pericolosamente rarefatti, la conservazione e il miglioramento del paesaggio attraverso interventi di recupero naturalistico, la riorganizzazione di questi ambiti considerati marginali finalizzata alla creazione di luoghi attrezzati per la pubblica fruizione, per la didattica e per la sperimentazione di soluzioni innovative. Tutto questo allo scopo di invertire la tendenza innescata dall’attività antropica che, alterando gli equilibri idrodinamici dei corsi d’acqua, ha portato alla progressiva riduzione degli spazi di pertinenza fluviale e della differenziazione degli habitat a seguito dell’aumento della uniformità ambientale. Nell’ambito della tutela, il piano provinciale ha inoltre assunto un carattere operativo individuando gli interventi prioritari da programmare per la riduzione del rischio idraulico


CHE COSA È LA PIENA DI RIFERIMENTO?

Viene fissato in 200 anni il tempo di ritorno (TR) della piena di riferimento e determinato il livello idrico corrispondente, si assume quindi come portata di riferimento quella corrispondente a suddetta piena.


COME MI COMPORTO SE MI TROVO PER STRADA DURANTE UN'ALLUVIONE?

Di seguito vengono riportati alcuni consigli utili nell’eventualità si verifichi una tale situazione:

A)  Non cercare di raggiungere ad ogni costo la destinazione stabilita e di ricongiungere tutti i componenti della famiglia. In caso di emergenza è molto importante lasciare le strade il più possibile sgombre, per non intralciare le operazioni di soccorso. È opportuno ricordare, ad esempio, che ogni scuola ha un responsabile per la gestione dell’emergenza, per cui bambini e ragazzi sono comunque tutelati

B)  Evitare di recarsi e di sostare su ponti, sottopassi e sponde dei corsi d’acqua

C)  Se una strada è stata allagata è necessario segnalarlo agli automobilisti che sopraggiungono ed avvisare le autorità

D)  Non percorrere strade in pendenza, soprattutto se interessate dallo scorrere di acque

E)  Non transitare in aree allagate, nè a piedi, nè con mezzi, anche quando l’evento sembra concluso


COME MI COMPORTO SE SI VERIFICA UN'ALLUVIONE?

Chiudere la corrente elettrica e il gas

Limitare l’uso del telefono

Non usare ascensori e montacarichi

Evacuare immediatamente se si riceve l’ordine dalle autorità preposte: la mancata esecuzione di questo ordine può mettere a rischio i soccorritori

Non abbandonare gli animali domestici

Rimanere in casa se non si corre il rischio di essere allagati


COME SI VERIFICA UN'ALLUVIONE?

Il bacino idrografico è l’area di territorio delimitato da rilievi che assumono il nome e la funzione di “spartiacque”, dividendo l’acqua piovana tra bacini diversi. La pioggia che cade all’interno di un bacino idrografico in parte sarà trattenuta dal terreno e dalla vegetazione, in parte si infiltrerà alimentando le falde sotterranee, in parte raggiungerà il corso d’acqua che scorre nel bacino. Ogni bacino idrografico ha una sua specifica capacità di regimazione idrica; se le precipitazioni sono molto intense o molto prolungate, la quantità d’acqua che raggiunge il corso d’acqua può crescere in modo significativo. Il fiume si ingrossa, fino a raggiungere il livello cosiddetto “di piena”. Se, in queste condizioni, il fiume incontra un restringimento dell’alveo, a volte causato anche solo dall’occlusione delle luci di un ponte causata dall’accumulo di alberi e altri materiali trasportati dalla corrente, oppure provoca il cedimento di un argine, anche in un solo punto, l’altezza dell’acqua supererà quella degli argini e le acque cominceranno a fuoriuscire, allagando il territorio circostante, le campagne ed i centri abitati provocando l’alluvione.


COSA È UTILE TENERE PRONTO IN CASO DI EMERGENZA?

In casa è sempre utile avere a portata di mano:

Radio portatile funzionante

Torcia elettrica

Batterie di riserva

Una copia delle chiavi di casa

Fotocopie dei documenti di tutti gli abitanti della casa

Kit di pronto soccorso

Valori

Ricambio di vestiario e scarpe


COSA FARE IN CASO DI ALLERTA-METEO?

Il preavviso meteoidrologico di allerta è emanato entro le 12 ore precedenti l’evento temuto, generalmente almeno 24 ore prima. E’ importante ricordare che tutti i comportamenti devono essere adattati alle specifiche situazioni, poiché ogni emergenza ha le proprie caratteristiche e criticità. Qualora venga comunicato il preavviso di intense precipitazioni, chi abita o lavora in aree a rischio può adottare le seguenti precauzioni generali:

Mantenersi costantemente informati sullo stato di allerta e sull’evolversi della situazione, prestando attenzione agli avvisi diffusi attraverso i vari strumenti e mezzi di comunicazione

Seguire le indicazioni fornite dalle Autorità

Se si risiede ai piani bassi, verificare la disponibilità ad essere ospitati da chi abita ai piani superiori.

Se si risiede ai piani alti, rendersi disponibili ad accogliere chi abita ai piani inferiori


COSA SONO LE FASCE FLUVIALI?

Per il perseguimento degli obiettivi del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI), l’ambito territoriale è suddiviso in fasce dette Fasce Fluviali secondo la seguente classificazione:

Fascia di deflusso della piena (Fascia A): costituita dalla porzione di alveo sede prevalente del deflusso della corrente per la piena di riferimento, o costituita dall'insieme delle forme fluviali riattivabili durante gli stati di piena; Fissato in 200 anni il tempo di ritorno (TR) della piena di riferimento e determinato il livello idrico corrispondente, si assume come delimitazione convenzionale della fascia: la porzione ove defluisce almeno l'80% di tale portata. All'esterno di tale fascia la velocità della corrente deve essere minore o uguale a 0.4 m/s (criterio prevalente nei corsi d'acqua mono o pluricursali); il limite esterno delle forme fluviali potenzialmente attive per la portata con TR di 200 anni (criterio prevalente nei corsi d'acqua ramificati). (Allegato 3 "Metodo di delimitazione delle fasce fluviali" al Titolo II delle Norme tecniche di attuazione del PAI).

Fascia di esondazione (Fascia B): esterna alla precedente, costituita dalla porzione di territorio interessata da inondazione al verificarsi della piena di riferimento. Il Piano indica come limite di progetto tra la Fascia B e la Fascia C le opere idrauliche programmate per la difesa del territorio, che una volta realizzate costituiranno i nuovi confini della Fascia B.

Area di inondazione per piena catastrofica (Fascia C): costituita dalla porzione di territorio esterna alla precedente (Fascia B), che può essere interessata da inondazione al verificarsi di eventi di piena più gravosi di quella di riferimento


IN CASO DI ALLERTA QUALI ACCORGIMENTI POSSONO ADOTTARE LE PERSONE CHE VIVONO E LAVORANO IN AREE A RISCHIO

Conoscere i segnali di allerta e di evacuazione

Fare una riserva di acqua potabile e di cibo

Tenere pronti indumenti e vestiario per più di una persona

Sapere come chiudere centralmente elettricità e gas

Portare al riparo le autovetture

Riempire una tanica di scorta di carburante per l’auto

Trasferire mobili e suppellettili ai piani superiori

Rimuovere sostanze tossiche (pestici, insetticidi) dall’area a rischio per prevenire inquinamenti


QUALI SONO IN CORRETTI COMPORTAMENTI VOLTI ALLA PREVENZIONE PER GLI EVENTI ATMOSFERICI VIOLENTI?

In caso di eventi atmosferici particolarmente violenti ecco dieci regole fondamentali da osservare :

In casa: rimuovere da terrazzi e balconi tutto cio’ che puo’ ostacolare i discendenti (gronde e canali)

Verificare periodicamente in cantine, garage e locali interrati il buon funzionamento degli impianti (se presenti) di sollevamento dell’ acqua , pompe di svuotamento , tombini e pozzetti di scarico.

In caso di fortissime piogge con fulmini, e’ buona norma disattivare il contatore e scollegare dall’ antenna apparati Tv , computer e HI_FI.

All’ esterno: attraversando strade con piccolo battente d’ acqua in auto, ridurre velocità per evitare effetti di scarsa aderenza.

In caso di allagamenti evitare di attraversare arre inondate se non sono noti profondità dell’ acqua e morfologia del terreno.

In caso di acque alluvionali o a regime torrentizio, restare all’ interno delle abitazioni per non essere trascinati dalla corrente .

In caso di acque superficiali ruscellanti che possono invadere locali abitati , disattivare tutti gli impianti a rete e spostarsi ai piani superiori con dotazioni di prima necessità.

Per chi risiede in aree depresse (quota inferiore a corsi d’ acqua della zona) o notoriamente soggette a fenomeni alluvionali e nubifragi, e’ consigliabile provvedere ad equipaggiamenti adatti a tali situazioni (stivali, torce elettriche ecc.)

In caso di allagamenti con isolamento ed impossibilitò di evacuazione , è più prudente attendere che avventurarsi in operazioni di auto – salvamento.

Evitare di permanere comunque in locali con presenza di apparecchiature in tensione in caso di eventi alluvionali, allagamenti e nubifragi.


SE ABITO IN UNA CASA ALLUVIONATA COME MI COMPORTO NEL RIENTRARE IN CASA A CESSATO PERICOLO

Prima di entrare nella propria abitazione verificare le condizioni di sicurezza della stessa, ovvero che non siano in atto collassi e che le condizioni dell’edificio non presentino evidenti segni di cedimenti strutturali

Durante la prima ispezione interna indossare scarpe con suola antiscivolo e usare una lampada a batteria

Buttare tutti i cibi, anche in scatola, che sono stati in contatto con l’acqua


CHE COSA È IL PIANO STRALCIO PER L'ASSETTO IDROGEOLOGICO (PAI)?

Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PAI) è lo strumento attuato dall’Autorità di Bacino del fiume Po, ai sensi della L. 183/89, allo scopo di garantire al territorio del bacino del fiume Po un livello di sicurezza adeguato rispetto ai fenomeni di dissesto idraulico e idrogeologico.

Il Piano, oltre a definire prescrizioni immediatamente vincolanti, prescrive che, gli Enti territorialmente interessati dal Piano sono tenuti a rispettare le prescrizioni nel settore urbanistico, con l’obbligo di adeguare i propri strumenti urbanistici.


Incendi
CHE COSA POSSIAMO FARE PER EVITARE INCENDI?

Quello che tutti noi possiamo fare è rispettare alcune norme comportamentali semplici ma efficaci:

a) Non accendete falò e fuochi nei boschi durante le scampagnate e servitevi delle apposite aree attrezzate

b) Quando fate escursioni nei boschi non parcheggiate l'automobile a contatto con l'erba secca: il calore della marmitta può innescare un incendio

c) Non abbandonate rifiuti sul terreno, perché facilmente infiammabili, riponeteli negli appositi contenitori

d) Non gettare mai mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi

e) Nei mesi più caldi non bruciate le stoppie, la paglia e altri residui vegetali in modo incontrollato

 

In caso di avvistamento di un incendio non avvicinarsi alle fiamme e chiamare il 1515 del Corpo Forestale dello Stato o il 115 dei Vigili del Fuoco o i numeri che le diverse Regioni mettono a disposizione.

Il numero verde della Regione Emilia-Romagna per la segnalazione degli incendi boschivi è 800841051

 

La chiamata è gratuita


CHI SI OCCUPA DELLE STRUTTURE ANTINCENDIO?

La Provincia coordina le strutture impegnate a livello locale per le funzioni di avvistamento e spegnimento degli incendi, predisponendo convenzioni e protocolli di intesa.
Organizza corsi di formazione per operatori volontari di antincendio boschivo e provvede agli equipaggiamenti di protezione individuale.

I sindaci, in qualità di autorità locali di protezione civile, organizzano con le strutture comunali e il volontariato ogni attività necessaria a coadiuvare le operazioni di antincendio boschivo.

Il Volontariato di protezione civile interviene sotto coordinamento di Regione e Province, in stretto raccordo con il Corpo Forestale e i Vigili del Fuoco.


Non solo d'estate. Il territorio è a rischio incendi anche in altri periodi dell'anno, in particolar modo d'inverno.
La Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna assicura la presenza costante di personale specializzato tramite convenzioni stipulate con Corpo Forestale, Vigili del Fuoco, Volontariato.
Attiva interventi di monitoraggio, vigilanza, prevenzione ed anche estinzione se si presentano le condizioni di rischio.


COME INTERVENIRE IN CASO D'INCENDIO DOMESTICO?

Per affrontare un principio d’incendio è sufficiente mettere in pratica alcuni semplici consigli:

A)  se prende fuoco una pentola, per spegnerla basterà appoggiarci sopra un coperchio, in modo da soffocare le fiamme;

B)  se i vestiti indossati prendono fuoco non si deve correre (l’aria alimenta il fuoco!), bisogna cercare di spogliarsi o cercare di soffocare le fiamme rotolandosi per terra o coprendosi con una coperta;

C)  se prende fuoco un apparecchio elettrico o una parte dell’impianto elettrico prima di tentare di spegnerlo bisogna staccare la corrente;

Ricorda di non utilizzare l’acqua per spegnere un incendio di origine elettrica: potresti prendere una forte scossa! L’ acqua non si deve usare nemmeno per spegnere incendi che interessano petrolio o benzina, perché tali sostanze galleggiano sull’acqua e possono diffondere l’incendio in altri luoghi


COME POSSO SEGNALARE LA PRESENZA DI UN INCENDIO?

Chiamate uno dei seguenti numeri di telefono:

1515 (numero nazionale di pronto intervento del Corpo Forestale dello Stato)

115 (numero nazionale di pronto intervento del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco)

8008-41051 (numero verde regionale Corpo Forestale dello Stato - Regione Emilia-Romagna)

la telefonata è gratuita.


Mantenete la calma e parlate con chiarezza

Dite subito il vostro nome, cognome e numero telefonico dal quale state chiamando (se cade la linea potrete essere richiamati).

Indicate con la maggior precisione possibile la località e il Comune dell'area che sta bruciando.

Segnalate le dimensioni dell'incendio e se sul posto ci sono già persone che stanno intervenendo per spegnere le fiamme.

Attendete la conferma del messaggio ricevuto prima di riagganciare.


COME PREVENIRE UN INCENDIO DOMESTICO?

È necessario mettere in pratica alcuni piccoli accorgimenti che possono essere così riassunti:

A)  non fumare, se lo fai non fumare a letto;

B)  non lasciare incustodite pentole su fornelli accesi e tenere lontano il materiale combustibile;

C)  prevedere un controllo periodico da parte di un tecnico qualificato dell’impianto di riscaldamento, della canna fumaria e della cucina;

D)  non tenere fiammiferi e accendini alla portata di bambini;

E)  non tenere liquidi infiammabili vicino a fonti di calore;

F)  non impiegare apparecchi a gas o a fiamma libera (compresi i caminetti) in locali privi di aerazione adeguata.


COSA COMPRENDE LA LOTTA AGLI INCENDI BOSCHIVI IN EMILIA-ROMAGNA?

Gli interventi di lotta attiva contro gli incendi boschivi, in applicazione della legge n.353/2000, comprendono le attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento, allarme e spegnimento da terra e con mezzi aerei.
A livello regionale le principali strutture operative e gli Enti impegnati contro gli incendio boschivi sono:

Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna

Prefetture

Corpo Forestale dello Stato

Corpo nazionale dei vigili del fuoco

Province

Comuni e Comunità montane

Volontari di Protezione Civile


Gli interventi antincendio boschivo sono coordinati dalla Protezione Civile della Regione e dalle Province avvalendosi del Corpo Forestale dello Stato, dei Vigili del Fuoco e del Volontariato di Protezione Civile.

La Protezione Civile della Regione Emilia-Romagna attiva in estate, nei mesi più critici, la SOUP (Sala Operativa Unificata Permanente) operativa tutti i giorni dalle ore 8 alle 20.

In ogni Provincia è attivato il Centro Operativo Provinciale ove pervengono le segnalazioni di incendio, tramite i numeri utili indicati.


COSA SI DEVE FARE IN CASO DI INCENDIO BOSCHIVO?

CHIAMATE UNO DEI SEGUENTI NUMERI


1515: Numero nazionale di pronto intervento del corpo forestale dello stato


115: Numero nazionale di pronto intervento del corpo nazionale dei vigili del fuoco


8008-41051: Numero verde regionale (corpo forestale dello stato-regione Emilia-Romagna) per la segnalazione degli incendi boschivi


LA TELEFONATA è GRATUITA!

Se scoprite un piccolo focolaio di incendio, prima di tutto segnalatelo tramite i numeri di telefono indicati. 
Tentate, se potete, di spegnerlo ma solo se siete certi di una via di fuga : una strada o un corso d'acqua.
In ogni caso, mettetevi con le spalle al vento, battete una frasca o un ramo verde la piccola zona incendiata fino a soffocare il fuoco.

Se malauguratamente rischiate di essere raggiunti dal fuoco, conviene tentare di aggirarlo lungo i fianchi, dove l'intensità delle fiamme è minore, passare nella zona già bruciata, e mettendovi in posizione di sicurezza, sopravento, attendete i soccorsi.

E' bene non sostare in luoghi sovrastanti l'incendio o in zone verso le quali soffi il vento.

Non abbandonate l'abitazione, o il ricovero in muratura, se non siete certi che la via di fuga sia praticabile.
Segnalate la vostra presenza e, per proteggervi dal fumo sigillate porte e finestre con nastro adesivo e panni bagnati.

Non sostare lungo le strade in prossimità dell'incendio: potreste intralciare le squadre di intervento.
Se la strada è chiusa, non accodatevi e tornate indietro.

Non attraversate la strada invasa dal fumo e dalle fiamme.

Indicate alle squadre antincendio le strade o i sentieri che conoscete e mettete a disposizione le vostre riserve d'acqua.


È IL COMPORTAMENTO DELL'UOMO LA PRINCIPALE CAUSA DEGLI INCENDI?

Purtroppo SI, questo succede sia per incuria e distrazione, che per dolo.

Per Incuria: molte persone lasciano incustoditi fuochi utilizzati per bruciare le erbacce o per cucinare durante un pic-nic, o gettano sigarette ancora accese dal finestrino.

Per dolo: ci sono persone che appiccano gli incendi in maniera volontaria con la precisa intenzione di bruciare grandi zone di territorio per poterne ricavare vantaggi economici. In questo modo si mette in pericolo non solo la sopravvivenza del bosco ma la vita delle persone che abitano nelle sue vicinanze.

 


IN COSA CONSISTE IL RISCHIO INCENDIO BOSCHIVO?

Come tutti gli ambienti naturali anche il bosco è messo in continuo pericolo da comportamenti scorretti da parte dell’uomo.

In particolare l’accensione di un fuoco e il suo espandersi incontrollato può dare origine all’incendio, fenomeno che soprattutto d’estate mette in serio pericolo la sopravvivenza di questo nostro amico.

 

 


QUALI SONO I COMPORTAMENTI CORRETTI DA TENERE PER EVITARE DI PROVOCARE INCENDI?

Di seguito vengono sinteticamente elencati alcuni comportamenti che possono evitare l'innesco di incendi:

 

  • Non accendere fuochi, soprattutto nella stagione secca #1#
  • Non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi
  • Non abbandonare rifiuti sul terreno ma riporli negli appositi contenitori, l’esposizione prolungata agli agenti atmosferici potrebbe innescare reazioni di combustione
  • Non parcheggiare le auto sopra l’erba secca, soprattutto se ha la marmitta catalittica

QUALI SONO I CONSIGLI DI PRIMO SOCCORSO?

Abiti in fiamme:

Cercate con ogni mezzo di soffocare le fiamme, anche rotolandovi per terra.
Non correte, i movimenti e l'aria aumentano le fiamme.
Se capita a una persona vicina a voi, soffocate le fiamme (con una coperta, o liquido non infiammabile) e chiamate aiuto.
Non cercate di togliere dalla pelle i vestiti bruciati ma recatevi rapidamente al pronto soccorso.


Fumo:

Allontanatevi tenendovi sopravento e mettete un fazzoletto umido davanti alla bocca per respirare meno fumo.
Se una persona vicina si sente male a causa del fumo, trascinatela lontano mantenendovi sopravento e cercate subito aiuto.


Piccole scottature:

Se vi scottate una mano mettetela sotto l'acqua fredda o altro liquido innocuo.
Ricoprite con una stoffa pulita che non perda peli.
Non usate cerotti, alcool, olio o grassi sulla bruciatura.
Se la scottatura è grave andate al pronto soccorso.


Piccole ferite:

Lavate la ferita con acqua corrente.
Pulite intorno alla ferita con acqua e sapone.
Se la ferita è grave disinfettate. bendate con garza e andate al pronto soccorso.
In caso di aggravamenti, telefonate al 118 per consigli.


QUALI SONO LE SANZIONI PER CHI PROVOCA UN INCENDIO?

Chi, in violazione delle prescrizioni, adotta comportamenti che possono innescare un incendio nel bosco, rischia sanzioni amministrative fino a 10.000 Euro.

Chi invece provoca un incendio, oltre al pagamento dei danni arrecati e delle spese sostenute per lo spegnimento, viene punito penalmente.
Se l'incendio è causato volontariamente in maniera dolosa il colpevole è punito con la reclusione da 4 a 10 anni.

Se invece l'incendio viene causato in maniera involontaria, per negligenza, imprudenza o imperizia, il colpevole rischia la reclusione da 1 a 5 anni.


QUANDO NASCE UN INCENDIO?

In generale il fuoco nasce quando sono presenti 3 elementi:

 

  • Il combustibile: tutto ciò che può bruciare (es. la carta, il legno, la benzina…)
  • Il comburente: l’ossigeno presente nell’aria
  • Il calore: tutto ciò che può provocare l’aumento della temperatura (es. un fiammifero o una sigaretta accesa, una scintilla, un fulmine…)

 

Se solo uno di questi tre elementi viene a mancare non ci può essere la combustione (ossia il fuoco quando brucia).


Black out
CHE COS'È IL BLACK OUT?

Il black out è una interruzione della fornitura di energia elettrica. Può essere locale, se riguarda una porzione ristretta del territorio, oppure esteso, se interessa uno o più Comuni o aree anche molto più vaste, fino ad assumere portata regionale o addirittura nazionale, come si verificò il 23 settembre 2003. Può essere provocato da interruzioni o sovraccarichi improvvisi della rete elettrica, dovuti a guasti alle centrali o alle linee.

 

COME MI COMPORTO IN CASO DI BLACK OUT?

In caso di interruzione, evitate l’uso di ascensori, se invece siete rimasti bloccati, munirsi di telefonino per chiedere aiuto, informazioni e aggiornamenti sull'emergenza in corso.

Per verificare se i prodotti surgelati non si sono deteriorati, mettete un cubetto di ghiaccio in frigo, se al successivo controllo il cubetto si è sciolto è consigliabile non utilizzare i prodotti

Spegnere il personal computer se non utilizzato.

 


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