WELFARE / 11.11.17

“Shakespeare in Alta Sicurezza”

Alla IV Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere “Destini Incrociati” . video

2017 Carlo laboratorio teatro

La quarta edizione della Rassegna Nazionale “Destini Incrociati” promossa dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e l’Università Roma Tre, vedrà tra le proiezioni selezionate il film documentario realizzato dal Centro Video del Comune di Parma “Shakespeare in Alta Sicurezza”  che racconta l’esperienza di “Teatro in carcere” condotta da Franca Tragni e Carlo Ferrari  all’interno della sezione di massima sicurezza della casa circondariale di Parma.  

Il Comune di Parma da molti anni investe su progettazioni volte a sviluppare processi di umanizzazione del carcere, per l’assessora al Welfare Laura Rossi “creare ponti tra ciò che è la realtà del carcere e la normalità, costruire possibili reinserimenti sociali è un dovere delle Istituzioni”.

La forza educativa-inclusiva del teatro ha creato anche grazie alla collaborazioni di tutto il personale, del direttore Carlo Berdini e del garante dei detenuti del Comune di Parma Roberto Cavalieri un miglioramento delle condizioni di vita delle persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. 

Il laboratorio teatrale è stato progettato e realizzato dall'associazione culturale Progetti&Teatro che da ormai tredici anni cura il percorso all’interno dell’istituto Penitenziario.

Nelle personalità di Franca Tragni e di Carlo Ferrari attori e registi il percorso teatrale trova la massima espressione per la passione e la professionalità che da sempre li contraddistingue.

“Tredici anni! Tredici anni fa siamo entrati e non ne siamo più usciti o almeno non del tutto. Una parte di noi rimane sempre ‘dentro’ perché il carcere ti segna indelebilmente e non puoi fare a meno di pensarci. I volti, le vite che ci hanno raccontato, le storie che abbiamo inventato... inventare vite, vestire altri panni questo facciamo! Guardare con gli occhi di Amleto, respirare l’aria di Macbeth, piangere le lacrime di Triboulet, è la catarsi“ - commenta così Franca Tragni l’esperienza del lavoro in carcere.

Tanta emozione traspare anche dagli occhi di Carlo Ferrari: “Questa percorso ci ha arricchito come persone, come insegnanti e come attori e da quando grazie alla collaborazione preziosa dei  tutto il personale dell’istituto Penitenziario siamo riusciti ad aprire gli spettacoli a ‘spettatori esterni’, pensiamo di avere condiviso con il ‘mondo esterno’ questa nostra ricchezza”.

Per la quarta edizione della Rassegna Nazionale di Teatro in Carcere “Destini Incrociati” si svolgerà dal 15 al 17 Novembre presso il Teatro Palladium a Roma, è previsto un cartellone essenziale di spettacoli frutto di laboratori produttivi realizzati con detenuti all’interno di altrettanti istituti nazionali. Alle proiezioni saranno abbinati conferenze, mostre e convegni.

Il film documentario “Shakespeare in Ata Sicurezza” è stato selezionato, tra più di 50 video inviati, da una giuria composta da:  Ivana Conte, Vito Minoia, Valeria Ottolenghi, Gianfranco Pedullà, Valentina Venturini.

Lettera di Franca e Carlo sull'esperienza del laboratorio

  “Massima libertà” tredici anni dentro un’esperienza oltre il teatro. 

Il teatro l’abbiamo sempre inteso come esperienza di verità, abbiamo cercato di allontanare il concetto di finzione, chiedendo a noi stessi di essere veri in scena e nello stesso tempo di insegnare attraverso il teatro questa verità.

L’esperienza laboratoriale maturata in carcere in questi dodici anni e in altrettanti anni condivisi a contatto con varie esperienze nel mondo del sociale e della disabilità, ci ha aiutato a capire sempre più che la disciplina teatrale è incontro verso l’altro è verità nascosta da fare vivere e condividere, è poesia e sentimento è leggerezza ed intimità… è libertà! Questa “libertà” l’abbiamo condivisa con i vari detenuti incontrati in questi dodici anni di attività teatrale presso l’Istituto penitenziario di Parma, prima nel reparto circondariale, poi nella sezione paraplegici ed infine nella sezione Alta Sicurezza.

Una “libertà” creata attraverso l’agire teatrale, poca finzione e molta verità, fatta di sguardi, azioni, parole, sorrisi, rabbia, angosce, pentimenti, paure, desideri, aspettative. Una “libertà” scandita anche dal tempo, il tempo delle lezioni, il tempo della scrittura, dell'ascolto, della correzione, dell'improvvisazione, delle pause, anche quelle delle sigarette, il tempo dell'attesa, dei tempi morti, il tempo della lettura del copione, della memoria che sembrava non trovare mai posto, delle azioni, della messa in scena, della sostituzione, il tempo della paura del poco tempo, delle prove f

inali, dell'emozione, il tempo di andare in scena, di incontrare il pubblico, di mettersi alla prova, di essere in quel momento, in quell’istante di verità teatrale, liberi!  E poi, in un attimo quasi nemico, si spengono le luci della scena e arriva il tempo dei saluti che diventano più pesanti del solito perché sono di fretta, (il tempo del carcere è meno di un respiro), le strette di mano, gli abbracci, quel senso di vuoto, di abbandono, di fine, del dopo, quando tutto è finito, quando quell'appuntamento teatrale settimanale si è esaurito, in attesa che si ripresenti dopo lunghi mesi. "Ci vediamo di nuovo a novembre, intanto per altri sette anni io sono qua" Rivedremo lui, come nuovi volti, ascolteremo nuove storie, storie che a volte sembrano infinite, sembrano non esaurirsi mai.

L’ascolto è memoria della vita è parte fondamentale del teatro, si attinge dal vissuto dell’individuo per creare la verità teatrale che tanto ci sta a cuore.  Il carcere è una parte di quella verità che non puoi non ascoltare perché è ben presente e in questi anni pur alleggerendola l’abbiamo ascoltata e proiettata in scena. Coralità, unione di intenti, forza del gruppo, aiuto reciproco, anche questo abbiamo chiesto e ci è stato dato.

Una presenza di attori/detenuti, liberi nel pensiero, nell’agire teatrale, nella propria creatività di artisti. Il teatro non lascia possibilità di replica o ci credi o sei prigioniero della sua finzione.

Siamo andati incontro alla verità perché non potevamo fingere di non essere in carcere, perché eravamo parte di un gruppo, di un’esperienza da condividere, da confrontare, da fare vivere. Dall’incontro tra mondi diversi, nascono visioni diverse dei tanti mondi esistenti, e il teatro in carcere è anche questo; vedere con altri occhi, togliere una pelle ed indossarne un’altra magari più semplice da accettare e da manifestare di quella che realmente ci appartiene.

Insieme abbiamo fatto teatro e insieme continueremo a farlo, insieme parleremo, insieme scriveremo e faremo ancora azioni, ci metteremo ancora alla prova attraverso i nostri sguardi, i nostri gesti. Faremo ancora teatro insieme e con la massima libertà.

Carlo e Franca

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